mercoledì, aprile 14, 2021
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Venticinque anni di opposizione al progetto Tav Torino-Lione

Venticinque anni di opposizione al progetto Tav Torino-Lione

Riceviamo da Mario Cavargna, presidente di Pro Natura Piemonte, e volentieri pubblichiamo. Nell’immagine il primo logo No Tav.

Era il 15 luglio 1990: 25 anni fa, quando, in risposta ad un incontro a Torino tra il ministro dei Trasporti Bernini ed il comitato Promotore per l’Alta Velocità Lione – Torino – Trieste, presieduto da Umberto Agnelli, Pro Natura faceva partire da Bussoleno un telegramma al ministro stesso ed alla Commissione Lavori Pubblici della Camera, di questo tenore “Rifiutiamo ipotesi di collocazione di una nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità in Val di Susa, e di una ulteriore compromissione di un territorio già penalizzato da traforo, autostrada, linee ad alta tensione, grandi impianti idroelettrici ecc …” il testo venne inviato a nome del Coordinamento delle associazioni ambientaliste della Valle di Susa, allora impegnate su più fronti: i lavori dell’autostrada del Frejus, il piano cave, l’elettrodotto ad altissima tensione, la cementificazione della Dora e gli impianti idroelettrici che sottendevano tutta l’asta della Dora Riparia e della Ripa. E’ l’atto iniziale della opposizione al progetto di una nuova linea ferroviaria Torino Lione: sin dall’inizio si tratta di un atto frutto di una analisi documentata, perché, anche se in Italia si sapeva quasi nulla, Pro Natura si era procurata dai corrispondenti francesi la documentazione, ben più avanzata, che era disponibile oltr’Alpe. Occorrerà un anno per avere una prima informazione ed un confronto in valle; sei anni perché compaia il logo No Tav che sarà l’emblema del movimento di opposizione alla nuova linea, adottato un paio di mesi prima della prima grande manifestazione, fatta a Sant’Ambrogio nel 1996. Occorreranno ancora 5 anni per avere la bandiera, nata alla vigilia di Genova 2001, ed altri 4 anni per quel motto “sarà dura” che ha espresso, meglio di qualunque altro, la determinazione a battersi per una giustizia negata.

Dal 1996, ci sono state almeno 34 grandi marce, dai 3.000 partecipanti della prima ai 50.000 e più che hanno marciato a Torino, Susa e Chiomonte in parecchie circostanze. Tre acquisti collettivi di terreni da parte di oltre mille persone, uno striscione da Guinnes di 500 metri dipinto da 250 noti artisti, un Consiglio tenuto da 33 amministrazioni comunali in piazza Castello a Torino per ribadire il No e 32.000 firme raccolte in un paio di mesi, per portarle all’Unione Europea.

La lotta No Tav, solo negli ultimi anni, ha avuto concerti, una toccante serata da parte di due pianisti di fama e l’omaggio di molti artisti internazionali di passaggio in Italia: ultima, Joan Baez. A livello della massima dirigenza europea, pur nel rispetto delle diverse posizioni, ha raccolto riconoscimenti e vittorie legali, che non ha avuto in Italia.

A partire dal 2006, ci sono state riunioni dei Comitati mediamente ogni quindici giorni; sul piano tecnico scientifico, il pool di professori del Politecnico di Torino, coadiuvati da altri esperti, ha formato un comitato apposito che ha affrontato 7 valutazioni di impatto ambientale studiando ed analizzando, per ognuna di esse, non meno di 70 dossier di documenti, corrispondenti ogni volta ad un metro cubo di materia cartacea, e 3 corpose integrazioni delle stesse. Gli avvocati del team e quelli della Comunità Montana della Bassa Val di Susa hanno redatto una decina di ricorsi al TAR, tutti finiti schiacciati dal criterio della giustizia amministrativa che giudica prevalente l’interesse dell’ente pubblico che promuove l’opera.

Le notizie, le interpretazioni e le strategie sono stati dibattuti in circa un centinaio di grandi riunioni pubbliche ed per presidiare i punti critici di questa vicenda, il Movimento ha costruito e gestito 10 bellissimi presidi che sono diventati anche fulcro di attività etiche sociali: 5 di essi sono ancora completamente in funzione. Dal punto di vista della informazione esterna: i due settimanali della valle di Susa, hanno dedicato all’argomento l’80% dei 13.000 articoli in totale pubblicati dai due settimanali più “La Stampa” in questi 25 anni. Il loro numero è andato progressivamente aumentando man mano che le vicende diventavano più stringenti ed i promotori ritenevano che avessero bisogno di un supporto. Il maggior quotidiano torinese, negli ultimi dieci anni, ha dedicato mediamente alla Torino – Lione 180 articoli all’anno, il 98% dei quali a favore, con un taglio della informazione che ha contribuito non poco a rafforzare la rabbia dei cittadini interessati che, vivendo le cose sul posto, ne avevano tutt’altra esperienza. La stessa quantità o pochissimo di più, vale anche per l’edizione torinese di “La Repubblica”, che ha tenuto strettamente il medesimo indirizzo. Sugli abitanti di Torino e provincia si è quindi riversata una massa media di 400 articoli all’anno a favore della Torino – Lione, più una non meno frequente e non meno propagandistica informazione televisiva sia sui canali nazionali che su quello del TG3 Piemonte. Ma, nonostante tutto questo e l’autorevolezza dei testimonial politici, l’incondizionato appoggio dei partiti che avevano la totalità dei seggi nel penultimo Parlamento e quello dei sindacati, con rare e preziose eccezioni, non si è riusciti a creare in Torino o nelle zone interessate una opinione Si Tav capace di manifestarsi autonomamente.

La lotta contro il progetto della Torino – Lione ha superato in durata ogni altra battaglia ambientale europea ed è stata ispiratrice e sostegno di decine di altre lotte analoghe in tutta Italia ed in almeno altri tre stati europei. E’ stata anche determinante per cancellare l’insultante acronimo di Nimby con cui si definiva la opposizione alle grandi opere e per lanciare, al suo posto, il concetto di Grande Opera Inutile. E’ stata anche la ispiratrice di un metodo di lotta basato su tre pilastri: i cittadini, le amministrazioni locali ed i tecnici, in modo che ognuno sostenga l’altro.

Probabilmente nessun’altra battaglia di questo tipo ha prodotto tanta informazione. Solo per conto di Pro Natura sono state scritte 2.300 pagine di analisi più 700 di cronaca storica. Ma, soprattutto, le sono stati interamente dedicati, sino ad ora, ben 62 libri di indirizzo tecnico o sociologico, escludendo i tanti opuscoli e le molte tesi di laurea. Dei 62 libri specifici che sono stati pubblicati, 60 sono contro l’opera, 2 sono a favore, questi due ultimi a firma dell’attuale commissario preposto dal Governo alla realizzazione del progetto. Nel conteggio non sono comprese le pubblicazioni e i video fatti, a spese delle istituzioni, per promuovere il progetto. I tre principali siti gestiti dal movimento vantano numeri di contatti da capogiro, dalle 700.000 visite totalizzate da “Ambiente Valsusa” ai video con punte di 5.000 visite delle pagine di documenti nei giorni più caldi della vicenda, alle 4.300 pagine con 750.000 visite in 12 anni e mezzo per il sito “No Tav Torino”, a numeri analoghi per quello di “No Tav info”, senza dimenticare i contributi tecnici del sito di “Spinta dal Bass” e di “Presidio Europa” che si relaziona specificatamente con le istituzioni europee.

Questa formidabile opposizione, che ha coinvolto persone di ogni tipo, è maturata di fronte ad una chiusura totale delle Amministrazioni di riesaminare le ragioni per cui era stato proposto questo progetto man mano che queste, invece di avere uno sviluppo positivo, mostravano un netto ed irreversibile andamento negativo. Gli incontri tecnici reali, tra il movimento e le controparti, cioè quelli che non sono stati solo una sorta di rappresentazione obbligata, sono stati poco meno di 50, ma tutti si sono arenati di fronte alla impossibilità dei tecnici dei proponenti di mettere in discussione il dato politico predeterminato: cioè un “quadruplicamento del volume dei traffici”. Un punto fisso nato quasi per sbaglio in una dichiarazione dei ministri dei Trasporti italiano e francese, firmata a Modane, nel 2000, quando per il documento conclusivo, un funzionario distratto, applicò la parola “quadruplicamento”, che in quel momento si riferiva solo al progetto di raddoppio dei binari esistenti (in modo di parlare della nuova linea senza evocare l’immagine di grandi cantieri), appunto ai volumi di traffico per cui il progetto andava previsto. Ma non si può ricordare questi 25 anni di impegno e di lotta senza ricordare che il Movimento che si oppone alla Torino – Lione è un Movimento nonviolento. Decine di grandi manifestazioni in paesi e città, ed anche nel cuore di Torino, si sono sempre risolte senza il minimo incidente, spesso con un gruppo di No Tav che, dietro al corteo, raccoglieva carte e bottiglie per lasciare intonsi i viali cittadini, nonostante le autorità di Polizia avessero sigillato, per sicurezza, tutti i cestini dei rifiuti.

L’occupazione dell’area di Venaus nel 2005 è stato lo straripamento di un fiume di popolo offeso.

A giugno e luglio 2011 il Movimento ha mostrato una presenza di manifestanti impressionante, ma è restata nei termini concordati, mentre i giovani e la forza pubblica si sono feriti per delle reti, ordinate dalle autorità, che semplicemente non dovevano esistere perché gli espropri sono poi stati fatti solo un anno dopo; inoltre non c’era neppure la decisione per l’appalto del tunnel e, in realtà, non esistevano scadenze vincolanti. Su quanto è successo in quella occasione, moltissimi hanno compreso la frustrazione di chi ha visto la forza pubblica piegarsi a così incredibili compromessi per coprire le zone di ombra della politica.

Questi fatti impongono di non chiudere il ricordo dei primi 25 anni di questa lotta senza ricordare l’azione della Procura di Torino che, nella severità e nella creatività delle incriminazioni, è sembrata inserirsi nella questione con un indirizzo repressivo, più che di legittimo contrasto, che si è tradotto, sino ad ora, nel rinvio a processo di circa 200 persone. E senza ricordare che, a fronte di questo, c’è stato il grande impegno del legal team che ha lavorato per difendere gli accusati e sostenere il movimento in queste circostanze.

A margine dei processi conclusi è doloroso notare anche che la stessa Magistratura che, nel corso delle udienze, ha rifiutato di argomentare sulle vicende del progetto, abbia poi sostanziato le proprie condanne premettendo una attestazione della correttezza dell’iter di approvazione che è stata fornita da chi era attore di quelle procedure.

La situazione attuale è piena di incognite per entrambe le parti: il contributo concesso dalla Commissione Europea è un contentino politico alla richiesta puramente politica dei governi italiano e francese, ma non è l’aiuto che questi chiedevano per vederne la fine. I traffici stanno calando e l’attuale negoziato doganale interatlantico, TTIP, prospetta un ulteriore calo del 30% degli scambi intereuropei.

Ed è in questo quadro che, il 15 luglio 2015, si chiudono e si aprono i 25 anni di questa lotta unica ed esemplare, anche in campo internazionale, che, in chi l’ha vista da vicino, ha prodotto la certezza di aver visto il meglio dell’impegno e della attenzione ai problemi civili ed ambientali.

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