mercoledì, ottobre 21, 2020
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Maxiprocesso contro i no tav: l’accusa chiede 2 secoli di condanne!

È il momento delle richieste esemplari…

Al termine di una lunga giornata di dibattimento la procura torinese, nelle vesti dei pm Pedrotta e Quaglino, ha fatto richiesta di condanne per un ammontare di 208 anni per i 53 no tav del maxiprocesso per i giorni del 27 giugno e 3 luglio!
Condanne esagerate ed esemplari per provare a piegare una lotta e fare da spauracchio a un movimento che da sempre ha saputo coniugare una lotta in difesa del territorio con una pratica conflittuale e di resistenza e che da sempre ci mette la faccia e rivendica le sue azioni.
La Valle che resiste e non si arrende, nelle menti dei PM non solo non può esistere, ma va denigrata e annientata.
Purtroppo non han fatto i conti con chi la Valsusa la vive, muntagnin testardi che non cambiano idea!

Alleghiamo la trascrizione della requisitoria e un contributo di Radio BlackOut

da Radio Blackout

“Non siamo qui per giudicare la grande opera, né delle decisione di questore e prefetto, che comunque non possono essere causa di giustificazione per i reati commessi”.
Non poteva essere più chiara la Pm Emanuela Pedrotta nell’introdurre oggi una delle ultime udienze del maxiprocesso che vede a giudizio 53 attivisti imputati per gli scontri dell’estate 2011 alla Maddalena di Chiomonte.

E se l’inizio tradisce già un’impronta, questa non può che confermarsi nel prosieguo della requisitoria. La Pm dismette i panni giuridici per sconfinare nel giudizio etico quando non nell’insulto vero e proprio: se agli imputati viene inizialmente contestato l’uso di una “violenza estrema e ingiustificata”, in un passaggio successivo viene stigmatizzato “atteggiamento di scherno e arroganza che hanno in quest’aula”, per poi liquidare i comportamenti dei notav a giudizio come in preda a “istinti primordiali”.

La presenza in aula degli imputati e del pubblico accorso in solidarietà non poteva tollerare questo atteggiamento di scherno e disprezzo e hanno quindi protestato con slogan e fischi. L’udienza è stata quindi sospesa per mezz’ora, per poi riprendere, a porte chiuse, dopo l’espulsione dei tre accusati. Successivamente agli imputati e al pubblico è stato addirittura imposto di abbandonare il cortile antistante l’aula-bunker.

Un’ascoltatrice presente ci racconta il clima di questa mattinata surreale 

audio

 

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