mercoledì, ottobre 21, 2020
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Colpo di scena al processo, la difesa notav cita i PM Rinaudo e Padalino

Colpo di scena al processo, la difesa notav cita i PM Rinaudo e Padalino

Colpo di scena in tribunale a Torino durante il processo a sette dei nove fermati durante la passeggiata notturna in Clarea del 19 luglio 2013. La difesa ha citato come testimoni i due PM con l’elmetto che sostengono l’accusa, Antonio Rinaudo e Andrea Padalino.

Quella notte i fermati denunciarono violenze e percosse da parte degli agenti, Marta denunciò pubblicamente ed in Procura di essere stata picchiata, abusata sessualmente ed ingiuriata anche da un’agente donna.
Marta è già stata prosciolta dalle accuse, mentre i suoi compagni sono stati tutti rinviati a giudizio. La posizione degli agenti che la picchiarono, le toccarono il seno e la vagina e le diedero ripetutamente della puttana, è stata archiviata e nessuna indagine fu mai iniziata per le violenze denunciate dagli altri manifestanti.

I due magistrati quella notte erano presenti all’interno del perimetro insieme alle forze dell’ordine, e sono gli stessi che hanno sostenuto l’accusa nei confronti di tutti i fermati.

Oggi invece in aula, richiesta la loro testimonianza da parte dei legali dei notav, hanno dichiarato: «In effetti noi eravamo nel cantiere. Ma stavamo svolgendo attività di indagine: ed è previsto dal codice che le indagini si possano effettuare di persona. L’area, poi, è molto vasta e di tutto quello che accadde quella notte non vedemmo nulla».
Tanto è bastato al tribunale per non ammetterli come testimoni.

Ma noi ci ricordiamo ancora cosa dichiararono i due PM a La Repubblica pochi giorni dopo i fatti: “Siamo titolari di gran parte delle inchieste sui disordini legati alla protesta No Tav e volevamo renderci conto di persona della realtà del fenomeno. In più sapevamo che c’ era in programma questa manifestazione notturna e sulla base dell’ esperienza pregressa e anche di certe indicazioni inequivoche che arrivavano dai siti vicini alle frange più estreme del movimento era plausibile che ci sarebbero stati degli scontri”, “siamo rimasti sino alle tre, l’ attacco al cantiere è stato di una violenza inaudita. Ci sono stati lanci di sassi, razzi tirati ad altezza d’ uomo e soprattutto l’ uso pericolosissimo di bottiglie molotov. Il tutto secondo una strategia militare che pareva studiata nei minimi dettagli. Ora ci siamo fatti un’ idea precisa di quello che accade veramente in quelle notti”, “ eravamo lì esclusivamente per capire di cosa si parla in realtà quando si fa riferimento agli attacchi al cantiere. Un conto infatti è leggere i rapporti, un altro è vedere di persona che cosa accade quando si parla di “passeggiate notturne” alle reti di recinzione”.

Oltre alle evidenti dichiarazioni contraddittorie, non emerge spontanea la domanda: che ci facevano lì quella notte?

Indagavano su cosa? Su quello che doveva ancora accadere? E ammesso che indagassero su altro, già che erano presenti durante il compimento di un reato non dovrebbero testimoniare?
E poi non si deve credere che la Giustizia nelle sedi torinesi sia asservita alla lobby del TAV.

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