domenica, febbraio 5, 2023
Ultime notizie
Home » Documenti » L’ordine dei torturatori
L’ordine dei torturatori

L’ordine dei torturatori

Ieri l’Europa, a 15 anni di distanza dalla notte della «macelleria messicana» compiuta dalla Polizia nella scuola Diaz, ha chiarito che quella vicenda «deve essere qualificata come tortura»: l’Italia va dunque condannata doppiamente, per il massacro dei manifestanti e per non avere ancora una legge adeguata a punire quel reato. La sentenza della Corte di Strasburgo è il risultato del ricorso di Arnaldo Cestaro, oggi 76enne: quella notte del 21 luglio 2001 era alla Diaz e fu uno degli 87 no global massacrati e feriti – su 93 che furono arrestati – durante quella che la Polizia definì una «perquisizione ad iniziativa autonoma» finalizzata alla ricerca di armi e black bloc dopo le devastazioni avvenute in mezza Genova durante le proteste contro il G8. «Questa sentenza è una cosa molto importante – ha commentato – quel che ho visto e subito è una cosa indegna in un sistema democratico».

I colpevoli di quella violenza – che la Cassazione ha definito «sadica e cinica» – sostiene la Corte di Strasburgo avrebbero dovuto essere puniti adeguatamente ma ciò non fu possibile «a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane». Chi «ha torturato» l’uomo, «non è mai stato identificato, anche perché entrando alla Diaz aveva il viso coperto, e non indossava un numero di identificazione, come invece richiede la Corte». Ed inoltre anche chi è stato processato e condannato «non ha scontato alcuna pena» poiché i reati sono caduti in prescrizione”. E questa è una colpa da imputare «alla mancanza in Italia del reato di tortura o di reati altrettanto gravi».

di Nicoletta Dosio

La Corte di Strasburgo sancisce ciò che da quattordici anni ripetono a gran voce coloro che vissero Genova 2001 contro il G8 e quanti, da tante parti del mondo, sentono come inferte a se stessi quelle torture e quelle offese.

Quanto siano violente e impunite le cosiddette “forze dell’ordine” là dove- come nel nostro paese- la parola “democrazia” è una foglia di fico per mascherare l’arbitrio di un potere sempre più arrogante e spregiatore di ogni giustizia, diritto e verità, lo sanno bene gli assassinati di polizia e le loro famiglie, lo sperimentanodirettamente coloro che si ribellano ai soprusi, sui territori devastati dalle grandi opere, nelle città della fame e degli sfratti, nei luoghi dello sfruttamento e della precarietà.

In Italia mai i Parlamenti hanno varato una legge contro la tortura né esistono segni identificativi sulle divise delle “forze dell’ordine”: il ricatto dei sindacati di polizia e dei sistemi di potere è, da sempre, più forte delle ragioni dei comitati contro la repressione, dei tanti umiliati e offesi che mai hanno trovato ascolto nei palazzi.

La sentenza della Corte europea non restituirà certo ad Haidi, Giuliano ed Elena la primavera infranta di Carlo, né basterà per ridare vita agli assassinati nelle camere di sicurezza o lungo le vie crucis degli arresti, ma sarà almeno una conferma alle denunce inascoltate e un riconoscimento per la tenacia di Arnaldo che da anni, in tante assemblee e manifestazioni, forte della sua semplicità e del suo fazzoletto rosso, ripete una verità scomoda, dando voce anche a coloro che voce non hanno mai avuto o non l’hanno più.

Non è certo un punto di arrivo, ma un punto di partenza perché la lotta collettiva contro l’ingiustizia sociale, per una vita degna di essere vissuta, trovi nuova forza e attiva, irriducibile speranza.

Commenti chiusi.

Scroll To Top