Il “sistema Kaleidos”

Il 22 gennaio dello scorso anno la polizia arresta 16 persone, 7 tradotte in carcere e 9 ai domiciliari, con l’accusa di aver truccato appalti pubblici per il valore di 10 milioni di euro. I reati contestati sono di turbativa d’asta e corruzione.
Due degli arrestati sono personaggi molto conosciuti nel saronnese, nonché esponenti del direttivo della Compagnia delle Opere di Saronno. Un’altra è dirigente ALER, mentre nell’indagine sono coinvolte Ferrovie Nord, Metropolitana Milanese e i Comuni di Como e di Castellanza.
Al centro delle indagini vi è una società con sede a Saronno, la Kaleidos Srl, esperta di auto a noleggio per aziende pubbliche e private, legata alla Compagnia delle Opere, e la Sems, società partecipata al 31,5 per cento dalla stessa Kaleidos e per il resto da Ferrovie Nord, che ha sede in piazzale Cadorna 14 a Milano, stesso indirizzo di FNM. A capo del cda della Sems siede nientemeno che Gaetano Giussani, fratello di don Luigi, fondatore di CL.
Sei degli arrestati lavoravano direttamente per la Kaleidos, mentre altri due, secondo investigatori e inquirenti, sono ritenuti vicini alla Compagnia delle Opere.
Al centro delle indagini vi è Massimo Vanzulli, presidente della società Kaleidos, amministratore delegato della Sems, e inserito nel direttivo della CdO saronnese. Il compito di Vanzulli, secondo il GIP, «è quello d’intessere relazioni di amicizia coi pubblici funzionari, rapporti che poi vengono strumentalizzati alle finalità illecite degli operativi di Kaleidos». Secondo l’accusa la Kaleidos poteva far intervenire in suo favore anche l’ex ad di Trenord Giuseppe Biesuz, arrestato nel mese di dicembre 2013 nell’ambito di un’altra inchiesta sul fallimento di una società che lo vede imputato per bancarotta.
A quanto sostenuto da polizia e magistrati la Kaleidos dettava quindi le linee per configurare gare su misura, tanto da arrivare a consigliare i funzionari regionali sulle condizioni da includere negli appalti, a volte chiedendo perfino che si “alzasse la base d’asta” per ottenere guadagni più vantaggiosi. Grazie a questo meccanismo la Sems, scrivono i carabinieri – riusciva ad accaparrarsi circa tre quarti dei contratti finanziati con contributi regionali, per quasi 20 milioni di euro”. Denaro pubblico, per il “60-65 per cento coperto da Regione Lombardia e per il restante dagli enti locali”.
Secondo quanto sostenuto dalla magistratura la Kaleidos sarebbe riuscita per anni a mettere le mani su appalti pubblici da migliaia di euro, solo “grazie a una rete di collusioni e contatti”. Grazie a rapporti con quella che i pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio chiamano “una vastissima rete fra imprenditori e professionisti”, che andavano avanti grazie alla “comune appartenenza” al movimento di Comunione e liberazione.
Lo stesso Vanzulli dice: “Sicuramente sono a conoscenza che i funzionari (della Regione), con cui mi sono relazionato, si rifanno alla comune appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione”. E benchè sostenga “che io offrivo un prodotto tecnicamente competitivo”, subito dopo è costretto ad ammettere come “ritengo che tale comune appartenenza mi abbia favorito”. E non basta. Per essere ancora più dettagliati, l’ex manager ricorda ai magistrati come “il valore delle mie capacità relazionali e l’efficacia delle stesse sono riconducibili alla mia appartenenza alla Compagnia delle Opere, appartenenza che ha influito sulla gestione degli appalti oggetto del processo penale”.
Da questa come da altre indagini sembra insomma che nel corso del ventennio della presidenza di Roberto Formigoni (non indagato in questo filone, ma rappresentanza di spicco di CL), funzionari della stessa area politica avvantaggiavano spudoratamente aziende della “stessa appartenenza”.

Questi sono, a grandi linee, i dati che hanno portato agli arresti di cui sopra. Ma per comprendere appieno le implicazioni di questa vicenda bisogna spendere due parole su cosa sono CL e la Compagnia delle Opere.
Il movimento di Comunione e Liberazione (abbreviato in CL) nasce nel ’68 in ambienti universitari milanesi. In poco tempo si diffonde in tutta Italia e anche all’estero.
CL si presenta come un movimento ecclesiale di educazione alla vita di fede, e non è mai stato ufficialmente legato a nessun partito politico. Tuttavia sono molto numerosi gli aderenti a CL che si occupano di politica, all’interno delle università come nell’amministrazione di comuni, provincie e regioni. E’ proprio dalle Università che parte il potere di CL, e la presenza di questa organizzazione al loro interno è sostenuta dalla presentazione di liste per le elezioni universitarie cielline (Obiettivo Studenti, Student Office, ecc) come dalla gestione di cooperative con servizi di copisteria e libreria (CUSL). Inoltre CL si è dotata di una rivista ufficiale, il mensile Tracce, e di una casa editrice, la Jaca Book.
Al di fuori dell’ambito universitario la presenza ciellina è rappresentata principalmente dalla Compagnia delle Opere. Questa è una associazione di tipo imprenditoriale, presente principalmente in Italia, con 40 sedi (di cui una a Saronno), che associa circa 34.000 imprese e circa 1.000 associazioni no-profit. La CdO si può considerare a tutti gli effetti il braccio operativo del movimento ciellino in ambito imprenditoriale e finanziario. La presenza della CdO è molto forte soprattutto in Lombardia, dove hanno luogo la sua sede nazionale, a Milano, oltre a ben 12 delle sue sedi locali.

Interessante è però capire come CL e la CdO agiscono.
La lobby di DioSecondo lo scrittore del libro “La lobby di Dio”, il modello, in gergo ciellino, si chiama “amicizia operativa”. La teoria di Pinotti Ferruccio, lo scrittore di questo libro-inchiesta, è che oggi sempre più imprese, complice la crisi finanziaria, si avvicinino a CL per godere dell’ombrello protettivo della Compagnia delle opere. Pinotti indaga sui rapporti del movimento con Berlusconi fin dagli anni Settanta, sui legami con la sinistra e con la Lega Nord. Dall’università alla scuola, alla sanità, alla finanza, all’edilizia, ai servizi sociali e all’assistenza, quello legato a CL sarebbe un business che vale miliardi di euro e capace di sedurre tutti, imprenditori, politici e uomini d’affari.
Questa tesi pare essere confermata dalle numerose inchieste scoppiate negli anni, Oil for Food, Why Not, La Cascina, oltre a quella della Procura di Padova sui fondi Ue o i procedimenti che hanno toccato la sanità lombarda.
Insomma, da questa come da molte altre inchieste pare emergere quello che chi è prima o poi entrato in contatto con CL sa già: CL e CdO costituiscono delle lobby di potere, dei gruppi chiusi che gestiscono il proprio potere, politico ed economico, in maniera clientelare, favorendo gli aderenti al proprio gruppo, e in questo modo penalizzando chiunque ne sia al di fuori.
Questa lobby di potere pare aver ottenuto il suo massimo splendore con gli anni di governo regionale di Formigoni, il Celeste. «Un sistema di potere come quello di Formigoni, CL, non esiste in alcun punto del Paese», scrisse il giornalista Eugenio Scalfari. «Nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere. Negli ospedali, nell’assistenza, nell’università, tutto è diretto da quattro-cinque persone».
Durante il governo Formigoni erano, non a caso, parecchi i ciellini al comando dei giusti gangli di potere: Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture e mobilità, presente nel cda della Sea, la società di gestione degli aeroporti di Milano, e nei consigli di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica. Giulio Boscagli, assessore alla Famiglia e solidarietà sociale, cognato di Formigoni, rappresenta la Regione anche nel cda del Politecnico di Milano.
Romano Colozzi, assessore ai Rapporti istituzionali e Risorse e finanze e nel cda di Aifa, Agenzia italiana del farmaco. Gianni Rossoni, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, presidente del comitato regionale Artigiancassa, la banca che ha come business la gestione dei fondi pubblici a favore dello sviluppo e del finanziamento del settore artigiano.
La lista potrebbe proseguire a lungo (per chi voglia approfondire segnaliamo questo link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/22/il-sistema-di-potere-di-comunione-e-liberazione/51990/) e mette bene in evidenza come il Celeste abbia saputo, in piena attitudine ciellina, mettere i propri uomini nei punti giusti, per controllare di fatto ogni movimento economico, e non solo.

Insomma, quello che ci dice la vicenda Kaleidos è che una parte di questi tentacoli vede allungare le sue propaggini anche qui, sul territorio del nostro comune (ed è scontato crederlo, se si pensa a quanto siamo vicini a Milano, e a quanti personaggi, anche politici, legati a CL ci siano nel nostro Comune).

Come detto, non è tanto quel che viene fuori da questa inchiesta che ci sorprende, considerando la pregressa conoscenza del mondo ciellino.
Quello che invece ci lascia amareggiati è constatare come questa vicenda, di indubbia gravità, sia dal punto di vista politico, dato che mostra come vi sia della corruzione nelle pubbliche amministrazioni, sia sul piano economico, dato che è proprio coi soldi di tutti che questi personaggi si sarebbero arricchiti (“Le mazzette – come ha infatti spiegato il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo – venivano caricate sul prezzo degli appalti e quindi sulla collettività”), pare essere passata del tutto in secondo piano, sia sui quotidiani locali, dove sono stati spesi solo alcuni brevi e poco incisivi articoli, sia sul fronte dell’opinione pubblica, che non sembra essersi indignata né un minimo arrabbiata, di fronte a questa presunta ruberia ai danni della collettività.
Nessuna dichiarazione dei politici, locali oppure no, è stata rilasciata a riguardo, al di là di alcune uscite ultra garantiste.
Quando Riccardo Picco viene trovato morto nel lago di Varese tutti i politici locali si stringono intorno alla famiglia. Picco, direttore generale dell’assessorato all’agricoltura della Regione Lombardia, viene considerato da tutti come un brav’uomo, tanto che vengono subito zittite le malelingue che lo vogliono coinvolto nella vicenda Kaleidos, scoppiata proprio qualche tempo prima della sua morte. Quando mesi dopo i PM confermeranno però il coinvolgimento di Picco nel “sistema Kaleidos” nessuno spenderà una parola a riguardo.
La vicenda Kaleidos è passata talmente in sordina che nessuno si stupisce di vedere, da qualche tempo, le macchine elettriche della ditta Sems disponibili per il car-sharing all’esterno della stazione saronnese.
Tutto pare essere passato sotto silenzio, per la salvaguardia del quieto vivere saronnese e degli interessi economici dei soliti noti.

FONTI:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/07/news/vincevo_gli_appalti_del_pirellone_perch_erano_tutti_di_cl_come_me-77894468/

http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/12/15/news/pirellone_finivano_agli_amici_di_cl_i_contributi_per_le_auto_ecologiche-73574842/

http://www.ilmondo.it/economia/2013-01-23/lombardia-scandalo-kaleidos-quei-fili-che-portano-alla-compagnia-delle-opere-cielle_183211.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/milano/terremoto-lombardia-arresti-appalti-truccati-sul-noleggio-877672.html

http://247.libero.it/lfocus/19464921/1/i-pm-picco-era-nel-sistema-kaleidos/

http://www.infonodo.org/node/35553

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/22/il-sistema-di-potere-di-comunione-e-liberazione/51990/

http://it.wikipedia.org/wiki/Comunione_e_liberazione

http://www.cloroalclero.com/?p=2944

Senza casa e senza lavoro da tre anni…

Se i dati diramati dalle agenzie statistiche non mentono, l’emergenza abitata cresce velocemente su tutto il territorio nazionale, parallelamente e in conseguenza anche S_ABITATIVA_SITO_larger_featured_imagedella crescente disoccupazione.
E’ sempre più evidente che questo fenomeno non interessi più solo le fasce più “deboli” della società; emblematica è a riguardo la vicenda di un geometra saronnese. Da tre anni senza lavoro, si confronta con l’impossibilità di trovare i soldi per pagarsi un affitto e per il proprio sostentamento.
A poco sarà valsa probabilmente, se non ad
alzare l’attenzione sulla sua situazione, la protesta messa in atto qualche giorno fa presso lo stabile comunale. Il saronnese si è simbolicamente accampato, con sacco a pelo al seguito, all’interno del suddetto palazzo per denunciare pubblicamente il proprio stato e le omissioni della Pubblica Amministrazione.
Questi casi di emergenzialità appaiono sempre più connessi tra loro, e c’è da credere che nei prossimi mesi
situazioni simili si riproporranno con insistenza.