La pacchia è finita

La resistenza contro lo sgombero dell'Asilo e contro gli arresti per associazione sovversiva si è propagata dal tetto di via Alessandria 12 alle strade di Torino. E da qui ha raggiunto altre città oltrepassando anche i confini nazionali, alimentata dai nuovi arresti durante i cortei. Quello che segue è una raccolta di tutte le azioni di solidarietà che è appena cominciata.

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Poste Brulé

10 Aprile. Genova. Nella notte incendiati e distrutti diversi mezzi delle Poste Italiane. Nel comunicato di rivendicazione viene fatto un breve cenno alle politiche italiane in materia di immigrazione e si ricorda il ruolo diretto delle Poste nella deportazione dei senza documenti. Azione rivendicata anche per tutti i compagni colpiti dalla repressione, caduti in combattimento o uccel di bosco.

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16 Marzo. Atene. Un presidio in solidarietà con i compagni arrestati a Torino e Trento indetto davanti all’ambasciata italiana si trasforma in un corteo che percorre le strade del centro fino ad arrivare ad Exarchia.

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Scuola Italiana

7 Marzo. Atene. Lasciate scritte e lanciati trikakia nei pressi della Scuola Italiana in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e Torino e contro lo sgombero dell’Asilo.

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In banca

7 Marzo. Roma. Nella notte colpita vetrina e sportello bancomat di una filiale Intesa SanPaolo in solidarietà con i compagni arrestati a Torino. Qui il comunicato.

Sodexo

6 Marzo. Graz (Austria). Incendiato un veicolo della Sodexo in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e a Torino. La ditta francese è stata scelta come bersaglio per il suo ruolo di collaboratrice all’interno del sistema delle deportazioni.

Archeologia

6 Marzo. Atene. Bruciato un camion dell’Associazione Italiana di Archeologia e lasciate scritte sull’entrata del palazzo. I Carabinieri in questi giorni sono ad Atene per tenere corsi di aggiornamento alla polizia greca sulla sicurezza dei beni archeologici. Azione in solidarietà ai compagni arrestati in Italia e contro lo sgombero dell’Asilo; nel comunicato di rivendicazione si fa una breve storia della repressione contro gli anarchici nel nostro paese.

A Torpignattara

2 Marzo. Roma. Un corteo di circa 500 persone ha percorso le strade dei quartieri Prenestino e Torpignattara, gridando la rabbia contro padroni, politici e controllo sociale. Scritte, manifesti, volantini e interventi hanno espresso la solidarietà ai compagni e alle compagne arrestati a Torino e Trento, ricordando anche quelli detenuti per precedenti operazioni repressive.

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Corteino zeneize

1 Marzo. Genova. Un presidio indetto contro il razzismo di stato e il DDL Sicurezza si trasforma in un corteino di un centinaio di persone che percorre le vie del centro storico tra cori ed interventi, in solidarietà agli arrestati dell’operazione “Scintilla” e “Renata”.

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Pausa caffè

1 Marzo. Milano. Blitz pomeridiano nel centralissimo store della Lavazza in Piazza San Fedele. Lanciati volantini dentro al locale, esposti striscioni, lasciate scritte sulle vetrate e fatto un intervento per ricordare il ruolo della Lavazza nella riqualificazione di Aurora e nel conseguente sgombero dell’Asilo. Un esagitato responsabile per tutta risposta chiude le serrande con i clienti dentro.

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[…]

La sede della Lega

1 Marzo. Fagnano Olona (VA). Vetrine rotte, un estintore aperto all’interno, l’immancabile scritta “la pacchia è finita” e pure una bandiera rubata: questo è il bilancio che hanno dovuto constatare questa mattina i militanti della Lega del piccolo paese del varesotto dopo che qualcuno ha deciso di andare a visitare la sede del partito ieri notte.

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Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Occhio su Patrizia

4 dicembre. Con un po’ di ritardo riportiamo una notizia emersa da qualche chiacchiera con un abitante di Aurora. Pare che oramai da un mesetto le scritte in via Aosta contro la consigliera Patrizia Alessi, da sempre in prima linea contro il “degrado” e per lo sgombero dell’ex-Asilo Occupato, siano state cancellate. Fino a qui ordinaria amministrazione, se non fosse per una telecamerina scura comparsa poco dopo sul palazzo di fronte, che punta proprio l’ingresso dell’edificio dove abita la paladina di Fratelli d’Italia. Dopo le varie invettive che hanno suscitato l’inimicizia non solo di un pugno di anarchiche e anarchici ma anche di una lunga serie di abitanti del quartiere, c’è da credere che la signora Alessi e chi le sta dietro vogliano scampare il rischio di un Airola-bis.

Homes4All

4 dicembre. Se la media nazionale è di un nucleo famigliare sotto sfratto ogni 419, Torino brilla col suo rapporto 1:241. Quella che i giornali hanno sempre definito “emergenza sfratti” e che per un anno abbondante sembrava sopita o messa sotto il tappeto, è tornata agli onori delle cronache. Torino conta, nel 2018, 2264 pratiche, di cui il 93% per morosità. La risposta dell’amministrazione però non tarda ad arrivare, con la sua formula di intevento esiguo (in rapporto alla diffusione del problema sociale) e mirato (rispetto alle iniezioni politiche a sostegno di un mercato immobiliare in costante difficoltà) nella collaborazione tra pubblico e privato. Homes4All è il nuovo progetto che tramite la società NewCo rileverà alloggi di privati o provenienti da aste giudiziarie (quindi già sottratti a qualche insolvente o affittuario!) per concederli a canoni calmierati. Per il momento sono pronti 50 alloggi.

Droni al Valentino

4 dicembre. La sorveglianza aerea con droni a volo automatico, in Italia, è una prerogativa esclusivamente militare … ancora per poco. La sindaca Appendino, infatti, ha deciso di dare vita a una drone unit (della sezione di investigazione scientifica della Polizia Locale) composta di tre velivoli e cinque piloti da terra, che controlleranno la funzionalità delle macchine. Il progetto si chiama Turincod (Turin City Operation by Drones) e prevede, per il prossimo anno, la sperimentazione del controllo ad alta quota al di sopra del Parco Valentino. I velivoli saranno dotati di telecamere ad alta definizione e termocamere, per vedere di notte e oltre le chiome degli alberi. Il progetto è portato avanti in partnership con Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), Politecnico e Tim per lo sviluppo della tecnologia 5g di telefonia mobile. La prima fase partirà a breve e riguarda la sensibilizzazione della popolazione al controllo aereo.

Riders sotto controllo

4 dicembre. La Procura di Torino ha deciso di indagare sulle aziende e sui ciclofattorini che ogni giorno attraversano la città con i loro zaini colorati. Un’ “indagine esplorativa” affidata al pm Pacileo che permetterà agli agenti in servizio sulle volanti di fermare a campione i riders per chiedergli che tipo di attività svolgono per le piattaforme e come sono organizzati. L’altro lato della medaglia è che questi paladini della “regolarità” potranno così individuare anche quei lavoratori e lavoratrici immigrate senza documenti, che pur di raccimolare qualche soldo chiedono in prestito l’account di amici e conoscenti o più semplicemente lavorano per dei privati utilizzando l’armamentario delle piattaforme (Glovo, Deliveroo, Uber, ecc.) preso in prestito da qualche lavoratore regolare. Infine non solo verranno svolti controlli sulle aziende in merito all’idoneità dei dispositivi di sicurezza forniti e delle norme igeniche, ma potranno essere messi anche i sigilli su quelle biciclette considerate non a norma.

Disperazione a Porta Pila

3 dicembre. La polizia municipale ha sequestarto il banco di un signore marocchino di 32 anni, poichè montato abusivamente in un posteggio non assegnato nel mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo. Il signore preso dalla disperazione è tornato in serata in piazza e si è cosparso di benzina minacciando di darsi fuoco. Salvo poi essere bloccato da una volante giunta sul posto.

Cinque banche danneggiate

27 novembre. Riportiamo una notizia appresa da Roundrobin: cinque banche sono state danneggiate in solidarietà con compagni e compagne trentine inquisite per l’operazione Renata. Attenti lettori ci hanno inoltre segnalato una notizia apparsa sui media tutt’altro che controinformativi che riporta di una “pazzo” armato di piccone che si sarebbe aggirato per le vie di Vanchiglietta a caccia di altrettanti istituti bancari. Che i due episodi coincidano o che piuttosto e auspicabilmente si tratti di una proliferazione di astio verso le banche, ci paiono entrambe notizie degne di nota! [https://www.torinotoday.it/cronaca/picconate-banche-vanchiglietta.html]

Anche i carramba sui tram

28 novembre. Anche i carabinieri colgono al balzo il carosello di controlli che si sta dispigando in queste settiamne sui mezzi Gtt. Una residente di corso Giulio Cesare avrebbe infatti avvistato due tram 4 incolonnati, fermi alla fermata “Carmagnola”, mentre due carabinieri in moto erano intenti ad effettuare controlli sul primo mezzo. Non si hanno notizia di persone poratte via.

Ancora controlli sui bus

19 novembre. Le pagine della stampa locale elogiano i risultati dell’ultima ed ennesima operazione di controllo sui bus di Torino: decine di agenti del V Comando e del Reparto Operativo Speciale della Polizia Locale, accompagnati dal Nucleo Cinofilo, hanno bloccato alcuni mezzi delle linee 11 e 77 identificando 580 persone. Alcune contravvenzioni staccate e una multa per possesso di una piccola quantità di marjuana, nulla di più, anche se le pagine dei giornali e delle rispettive versioni digitali non fanno parola di alcune operazioni che parallelamente si sono svolte sui mezzi della linea 4. Sempre nella giornata di oggi alcuni conoscenti di zona hanno visto più di un tram fermato dalla polizia e messo a setaccio da cima a fondo. Non ci è dato sapere con quali esiti, per quanto sul posto gli agenti si siano recati con tutto il necessaire, compresa una camionetta vuota posta sui binari in testa al tram per portare via eventuali fermati. Ciò che però è stato notato in modo incontrovertibile è il volto arcigno incofanato nella testona bionda del vicequestore Alice Rolando, il che farebbe supporre la direzione o partecipazione alquanto attiva del Commissariato di Barriera di Milano.

Non abbiamo amici in Comune

19 novembre. Le volanti della Digos presidiano gli ingressi della Cavallerizza già dalla tarda serata di lunedì, chiedono i documenti a qualche occasionale avventore e gli ricordano che l’indomani è previsto lo sgombero dello stabile. Unico barlume di resistenza Casa Riderz, dove un pugnetto di temerari aspetta l’arrivo massiccio delle forze dell’ordine dietro alcuni cancelli barricati per l’occasione. Le camionette chiudono gli ingressi già dalle tre del mattino e aspetteranno alcune ore prima di entrare all’opera. I riders vengono identificati e gli viene concesso di portare via tutte le loro cose, in casa come in ciclofficina. Per il pomeriggio è fissato un appuntamento alle 17:00, si presentano una cinquantina di solidali e sotto una pioggia sottile un nuovo coro rimbalza tra il colonnato di via Po: “La casa è dei rider e non si tocca, ogni politicante deve chiuder la bocca!!”. Il giro prosegue per le vie del centro quando qualcuno riconosce il signor Bellanca, portavoce della sindaca Appendino probabilmente appena uscito da lavoro … ops, scusate, Social Media & Digital Manager, come ci tiene lui stesso a precisare. Piovono insulti, questi ben più forti dell’umidiccio oramai attaccato alle giacche, ed ogni sua raffazzonata risposta non fa che aumentare la rabbia dei presenti. Infine tra gli ultimi cori si appende uno striscione davanti al Comune che ricorda le responsabilità della giunta nello sgombero di Casa Riderz e ci si scioglie in Piazza Castello.

Flixbus

28 agosto. Sono decine e decine gli economici pullman della linea Flixbus che ogni mese attraversano il confine verso la Francia, e ritorno. A differenza dei treni e del sistema ferroviario, ampiamente controllato da telecamere e pol.fer sui mezzi, i pullman sembrano essere ancora dei mezzi più discreti su cui viaggiare, ma non è sempre così. In arrivo da Parigi uno di questi giganti verdi a quattro ruote è stato fermato al casello di Avigliana da una volante della stradale e a bordo è stato trovato un ragazzo tunisino su cui pendeva un definitivo di alcuni mesi. La polizia ha così deciso di accompagnarlo al carcere delle Vallette.

TFR

28 agosto. A distanza di dieci mesi dalla scadenza del suo contratto a tempo determinato, non rinnovato, un barista ha deciso di riservare un bel trattamento di fine rapporto al proprietario del locale. In nottata ha deciso di prendere un taxi e recarsi sul posto, infrangere le vetrate del bar, rompere la porta, ribaltare un po’ di suppellettili e bottiglie e infine prelevare il contenuto del registratore di cassa. Purtroppo alcuni vicini vedendo l’accaduto hanno contattato la polizia e l’ex barista è stato tratto in arresto.

Germi

9 agosto. Nel quartiere di Parella alcuni residenti sparano con una scacciacani contro dei ragazzi in strada accusati di essere dei pusher e qualcun altro li insegue con un manganello.

Sperimentazione?

8 agosto. In Piemonte - riportano i quotidiani - parte la “sperimentazione” dei rimpatri volontari per stranieri in cambio dell’elargizione di un compenso monetario. Il primo test dovrebbe avvenire su alcune persone sgomberate dall’ex-Moi. I rimpatri volontari sono già da anni parte integrante dei meccanismi di espulsione, sembrerebbe un rafforzamento dell’istituto più che una sperimentazione.

In Aurora, guarda caso

6 agosto. Per l’ex gallettificio militare di via Modena, un tempo occupato, arriva il finanziamento da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’obiettivo è trasformare la struttura in un centro di documentazione e archivio che preveda anche un’aula studio per gli studenti del vicino Campus Einaudi.

Se la paura cambiasse di campo

26 luglio. Un uomo nigeriano viene fermato dalla polizia per un controllo dei documenti. Non avendo un permesso di soggiorno in regola, il ragazzo si è rifiutato di essere identificato. La scena ha attirato l’attenzione di altri stranieri che hanno circondato gli agenti e hanno reso vane le loro richieste finché sono intervenute altre volanti, un poliziotto fuori servizio di passaggio e una coppia di solerti cittadini armati di spray al peperoncino. Il ragazzo che non ha mostrato i documenti è stato tratto in arresto.

Ex Moi in dirittura di arrivo

16 luglio. Cambio di rotta e sopratutto accelerata nella gestione dello sgombero delle palazzine Ex Moi. Il Ministero dell’Interno ha preso in mano la partita e ha deciso che gli ultimi 400 abitanti dovranno uscire entro metà agosto, invece che la fine dell’anno come era stato più volte dichiarato. Quello che li aspetta sarà l’inserimento in dei progetti, per i primi 200, mentre per gli altrettanti restanti si tratterà di ricollocarli in centri di accoglienza o inserirli nel nuovo piano di incentivazione dei rimpatri volontari assistiti. Oltre alle due tranche del Viminale pari a 2 milioni di euro stanziati per lo sgombero delle palazzine, la nuova giunta regionale capitanata da Cirio ha ulteriormente stanziato 500 mila euro.

La campagna del suk

5 luglio. Nonostante le indiscrezioni sembra che non sia ancora giunto il momento dello sgombero del balòn di canale Molassi e San Pietro in Vincoli. Nonostante le pressioni di alcuni politici, Marrone e Alessi in prima linea,e della sindaca, il Prefetto consiglia di procedere con calma. Chi piazza i teli in quella parte del mercato, solidali e abitanti della zona che ritengono ingiusto lo spostamento si sono ancora una volta organizzati e dati appuntamento per un presidio notturno. La politica attuata da chi gestisce la città pare una campagna volta allo sfiancamento: l’allarme sgombero viene a tratti rinnovato diffondendo ansia e agitazione tra i mercatari, la data man mano posticipata mentre l’estate avanza e tanti saranno fuori porta. Intanto per le prossime due settimane un cantiere sta occupando la maggior parte del canale acciottolato impedendo di fatto la stesura della merce.

In difesa dei 7 nani, 17 misure

4 luglio. “Tutti i nodi vengono al pettine” sembrano dire negli uffici della Procura torinese. Qualsiasi gesto di insubordinazione, minimamente riottoso, capace di interferire la claustrofobica normalità cittadina, con calma, verrà scritto su delle carte, guarnito da narrazioni poliziesche potrà essere materia d’indagine. Nella mattina di giovedì in giro per l’Italia sono stati affibbiati gli arresti domiciliari a sette militanti e comminate le firme ad altri dieci in merito alle contestazioni avvenute attorno al G7 a Torino. Non si tratta di vendetta e neanche un tentativo di boicottare le prossime attività personali o ricreative in programma delle persone coinvolte, ma del rituale svolgimento dell’apparato repressivo, sempre più pronto a spegnere qualsiasi scintilla e ad abbassare l’asticella delle possibilità di “dissentire” praticamente, scendendo in strada, lottando.

Nova Coop e Aurora

3 luglio. Continua la riqualificazione in quel di Aurora, coi suoi microinterventi ma anche decisamente macro. È il caso dell’ex fabbrica Pastore, all’angolo tra via Perugia e via Padova, in via di demolizione per far posto a una futura area residenziale, spazi dedicati al settore terziario e un supermercato. Dietro a tutto si riscontra il nome della società Nova Coop.

Canicola alle Molinette

3 luglio. L’emergenza caldo arriva alle Molinette ma sopratutto arriva l’emergenza posti letto. Il Pronto Soccorso dell’ospedale si è riempito di pazienti, sopratutto anziani colpiti dalla canicola di qeusti giorni, che sono rimasti per ore infiniti in attesa di essere ricoverati. Posti letto chiusi, come vuole la politica sanitaria degli ultimi anni che procede imperterrita, e pochi infermieri in corsia.

Fuori dagli uffici

2 luglio. Parte il “progetto di sicurezza rafforzata” voluto dal questore De Matteis, che prevede la possibilità per i poliziotti d’ufficio di allungare il proprio turno di lavoro e svolgere pattugliamenti a piedi in particolari zone sensibili della città, in primis il parco del Valentino.

Regali dal prefetto

20 giugno. Si chiama “Accordo per la sicurezza e lo sviluppo della città di Torino” ed è stato redatto dal prefetto della città, nonché inviato a Roma per valutare la possibilità che il governo ne finanzi almeno una parte. Un progetto che prevede il coinvolgimento di varie realtà territoriali e che parte dall’ormai famigerato incremento della videosorveglianza nei quartieri, con sgravi fiscali IMU e TASI per i commercianti che aderiranno. L’obiettivo è dispiegare l’intero piano entro le ATP Finals del 2021. Centrale sarà il ruolo delle Circoscrizioni, protagoniste dei «tavoli di osservazione» con associazioni, comitati di zona, forze dell’ordine e gli stessi dirigenti prefettizi. Gli obiettivi sono svariati, da definire gli orari per la vendita di alcolici a un controllo attento dell’abusivismo commerciale; dalla “tutela del patrimonio immobiliare” per scongiurare le occupazioni, al porre limiti alle “locazioni sconsiderate” sopratutto nelle zone ad alta densità di immigrati. Insomma, la guerra alla povertà e ai poveri continua a spron battuto.

18 giorni

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15 giugno. Calato uno striscione in Piazza Castello, sopra un’impalcatura montata davanti alla facciata di un palazzo, in occasione del diciottesimo giorno di sciopero della fame di Silvia e Anna.

Pneumatici in fiamme

14 giugno. I vigili del fuoco sono accorsi questa mattina in corso Regina per sedare l’incendio di alcuni pneumatici posizionati in mezzo alla strada. Il blocco è stato fatto in solidarietà con Silvia e Anna, come si deduce da una scritta lasciata sull’asfalto.

Lo specchio dei ciechi

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6 giugno. Lo sportello dello Specchio dei Tempi, sito in via Santa Maria, è stato ricoperto di manifesti in solidarietà con la protesta di Silvia e Anna.

Vendere il vuoto

6 giugno. Dopo tre anni di indecisioni viene rilanciato il progetto Open for Business, ideato all’indomani della vittoria di Chiara Appendino. Si tratta di un piano strategico per favorire l’insediamento di nuove imprese e l’arrivo di investimenti in aree vuote e in zone ex industriali. Gli assi di sviluppo sono gli stessi definiti ai tempi della giunta Fassino: Thyssen, Manifattura Tabacchi, Moi, Palazzo del Lavoro, ex Gondrand, Tne, ex Toroc, ex Superga, Regaldi, Officine Grandi Motori, Motovelodromo. In Comune, l’assessore Sacco ha firmato una delibera affidando al Ceip, il Centro estero per l’internazionalizzazione, 100 mila euro per organizzare una serie di missioni nelle quali provare a “vendere” le aree dismesse.

Originale costa troppo

5 giugno. “Prodotti di ottima qualità, parte destinati alle bancarelle della Crocetta” venivano assemblati e cuciti in un laboratorio abusivo di corso Regina 162. Etichette del marchio e di certificati di qualità contraffatti venivano aggiunti a giacche, abiti e scarpe. Gli agenti del commissariato Dora Vanchiglia hanno denunciato il “sarto” per ricettazione e contraffazione, messo sotto sequestro il locale, le macchine da cucire e la merce.

Il marketing del carcere

5 giugno. Il negozio Freedhome, concept store di prodotti provenienti dall’economia carceraria, viene ricoperto di manifesti in solidarietà a Silvia e Anna, contro la differenziazione dei detenuti, contro lo sfruttamento lavorativo dentro le carceri. Così si presenta il negozio contestato: ”Questo spazio è di proprietà del Comune di Torino. Con generosità e lungimiranza è stato messo a disposizione del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria che lo ha dato in uso a Extraliberi, cooperativa che lavora nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, alla dedizione di Monica Cristina Gallo, garante per i diritti dei detenuti del Comune di Torino e all’impegno della rete delle cooperative presenti all’interno dello store Freedhome, questo concept store è diventato realtà. Più che un semplice luogo, Freedhome è lo straordinario risultato della collaborazione tra istituzioni, professionisti, cooperative, manager, agenti di polizia penitenziaria, detenuti e volontari: storie diverse, a volte opposte e contrarie, che qui si incontrano sulla stessa strada.“ Qua il volantino distribuito per strada.

Atc e Casa Pound

4 giugno. In questa eterna campagna elettorale, pre e post elezioni, non manca Casa Pound che, nelle parole del suo esponente Matteo Rossino, torna a lamentarsi con la sindaca Appennino per la sua negligenza nei confronti delle periferie. Ancora una volta il punto su cui fare perno è lo spaccio, in particolare tra le case Atc di via Sospello nelle quali i fascistelli avrebbero anche esposto uno strisicone di protesta. Rossino termina la sua invettiva invitando i residenti di zona ad unirsi a loro in questa crociata.

I riders morti non si dimenticano

3 giugno. Una trentina di riders si sono incontrati questo pomeriggio in piazza Solferino per ricordare a gran voce chi sono i responsabili dei colleghi morti in strada nell’ultimo anno, in diverse città d’Europa. Al concentramento si sarebbero affacciati anche un paio di consiglieri pentastellati, subito mandati via dai fattorini perché “forse è il caso che inizino ad abituarsi questi personaggi al livore di chi hanno tradito o usato come passerella politica.” Hanno poi attraversato la città passando davanti all’Ispettorato del lavoro e al complesso di Mac Donald e Burger King di Palazzo Nuovo, presidiati dalla polizia. 

Sedi a 5 Stelle

2 giugno. Il Movimento 5 Stelle dichiara di voler aprire per la prima volta due sedi fisiche nella città di Torino. Si tratterebbe di una sorta di sportelli, aperti tutto il giorno, con la possibilità anche di ospitare convegni. In questo modo i pentastellati vorrebbero provare a colmare il vuoto di consensi che hanno riscontrato in quest’ultima tornata elettorale europea, a partire dalle periferie. Le due sedi infatti apriranno a Torino nord e sud, per ora stanno cercando i locali adatti.

Centoquindicesimo

4 giugno. L’ennesimo autobus Gtt prende fuoco a Moncalieri. Si contano centoquindici pullman in autocombustione nell’arco dell’ultima decade, con una frequenza in impennata negli ultimi due anni. Nei 21 giorni appena trascorsi sono 3 i pullman andati a fuoco.

Contrazioni

30 maggio. Mentre si chiudono i bandi di gara per il progetto “Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione della città di Torino” che coinvolgerà le strutture ospedaliere della “Città della Salute”, è stata annunciata la sospensione di alcuni reparti. Per carenze di personale e per permettere agli attuali lavoratori di usufruire delle ferie dei reparti saranno chiusi. Ormai da parecchio le nuove assunzioni di operatori sanitari e infermieri sono bloccate, mettendo in seria difficoltà l’offerta dei servizi.

Dalla padella alla brace

30 maggio. Non è il primo blitz di polizia che sgomina dozzine di persone che abitano in piccoli appartamenti. Questa volta i controlli sono avvenuti al civico 64 e 70 di via Cecchi. Dopo aver fatto irruzione negli appartamenti, aver trovato più di dieci persone che condividevano l’alloggio, i poliziotti hanno cacciato fuori di casa, accompagnato in questura e identificato tutti gli abitanti.

“Vogliamo i nostri soldi”

30maggio. Gli operai di un’azienda in subappalto all’impresa Zoppoli Pulcher e Grandi Lavori Fincosit sono saliti agli ultimi piani del palazzo della Reale Mutua srotolando degli striscioni. Hanno lavorato nella ristrutturazione del medesimo edificio in cui hanno protestato, ma non sono stati pagati perché la ditta Zoppoli Pulcher è fallita. Sono rimasti in cima al palazzo fino a che hanno ottenuto un incontro con il curatore fallimentare, l’ex proprietario, il Prefetto e i rappresentanti della Reale Immobiliare.

Cena e presidio contro il Cpr

Diario

macerie @ Dicembre 9, 2019

La Parola Dello Stato, La Mano Dello Stato

Diario

Lunedì 9 dicembre 17:00, Palazzo Nuovo

 

“LA PAROLA DELLO STATO, LA MANO DELLO STATO”
- legislazione sulla sicurezza, ordine pubblico e immaginario politico in Italia negli ultimi 20 anni -


L’eredità dell’alto conflitto sociale, dell’assalto al cielo, che ha caratterizzato gli anni ‘70 del bel paese si fa sempre più risicata e l’organizzazione socio-economica attuale sembrerebbe minare alla base la trasformazione di un malessere generalizzato in una reale possibilità di rivolta. D’altro lato lo Stato non ha mai dimenticato l’insubordinazione di classe che ha dovuto fronteggiare e negli ultimi decenni ha continuato ad affinare la propria panoplia, tra gestione emergenziale e militare di ogni problema sociale e la continua proliferazione di teorie repressive divenute celermente leggi, fino ad arrivare agli ultimi pacchetti sicurezza e all’aria asfissiante che li accompagna. Da Genova 2001, passando per Piazza San Giovanni, fino allo sgombero dell’Asilo, percorriamo con i membri del collettivo Prison Break Project, autori del libro Costruire Evasioni - sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico, le fasi che ci hanno portato a oggi.

A seguire aperitivo benefit compagni arrestati per il corteo 9 febbraio.

macerie @ Dicembre 8, 2019

Uno sguardo sulle Vallette

Diario

Vi proponiamo il racconto di una recente esperienza carceraria, quella di Federico, arrestato lo scorso 20 settembre per il corteo del 9 febbraio a Torino, in seguito allo sgombero dell’Asilo. Uscito ai domiciliari da poco, ci offre uno spaccato di chi è rinchiuso nel carcere “Lorusso e Cotugno”, di piccole esperienze di autorganizzazione “dentro” e del rapporto tra le vite ristrette e quelle che animano le strade di alcuni quartieri torinesi.

Un racconto trasmesso durante la trasmissione “Bello come una prigione che brucia” in onda su Radio Black Out. Per ascoltarlo potete cliccare qui .

macerie @ Dicembre 6, 2019

Effetto Domino’s … ci risiamo!

Diario

Era evidente che l’epopea dei lavoratori di Domino’s Pizza Torino non sarebbe finita con quel 29 giugno. Era evidente che quanto strappato quest’estate con la lotta sarebbe stato ben presto rimesso in discussione. La deadline dei contratti stipulati post-sciopero incombeva minacciosa già da diverse settimane, i rintocchi alla mezzanotte del 30 novembre non potevano risparmiare qualche testa saltata a mo’ di rappresaglia. Continua a pag. 33715

macerie @ Dicembre 4, 2019

Il Cpr a pezzi

Diario

 

L’unico Cpr aperto nel nord Italia perde letteralmente i pezzi. Gli incendi dei giorni scorsi hanno distrutto le aree viola e gialle. Alcuni reclusi sono stati spostati ed ammassati nelle restanti aree, altri invece sono stati portati via dal Centro di corso Brunelleschi, ma non si sa ancora dove con certezza. Alcune voci dei reclusi, confermate da qualche quotidiano locale, indicano il Cpr di Trapani come possibile destinazione, una soluzione che la direbbe lunga sulle attuali difficoltà dei governanti nella gestione dei senza-documenti; se alla strutturale carenza di centri detentivi si aggiungono danneggiamenti significativi a quelli esistenti, la macchina delle espulsioni rischia di finire pericolosamente fuori strada…

Nel frattempo, alcuni tra i reclusi rimasti in corso Brunelleschi continuano lo sciopero della fame, iniziato ormai una decina di giorni fa, nonostante l’atteggiamento particolarmente minaccioso tenuto dalle forze dell’ordine negli ultimi giorni, come mostrano le modalità con cui si sono svolte le perquisizioni il giorno dopo gli incendi. La celere è entrata nelle aree costringendo i reclusi a spogliarsi e restare a lungo completamente nudi, nonostante le temperature invernali.

In momenti come questi è quanto mai importante far sentire a chi lotta che non è solo, dimostrare che le sbarre e le mura non riescono a rendere invisibile ciò che accade dentro a chi si trova fuori. Per questo ricordiamo l’appuntamento di domani.

Domenica 1 dicembre ore 16.00 Presidio davanti al Cpr di corso Brunelleschi

macerie @ Novembre 30, 2019

Con i reclusi in lotta.

Diario

macerie @ Novembre 27, 2019

Libertà per Beppe!

Diario

Nella mattinata di ieri, è stato arrestato dalla digos di Torino in provincia di Verona, “Beppe” Sciacca. L’accusa è di fabbricazione, detenzione e trasporto di materiale esplosivo, per l’invio, nel 2016, di un plico esplosivo alla Ladisa, l’azienda che allora gestiva la mensa nel Cpr di Torino. Un episodio già contestato, insieme ad altri, ai compagni arrestati il 7 febbraio scorso all’interno dell’operazione Scintilla e non a caso in una nota della questura torinese l’arresto di ieri viene definito un corollario di questa operazione. In attesa di capire meglio le caratteristiche di questa inchiesta, vi diamo l’indirizzo del carcere nel quale è rinchiuso.

Giuseppe Sciacca   Casa Circondariale Montorio Via S. Michele 15 37141 Verona

macerie @ Novembre 27, 2019

Tra scioperi e fuoco

Diario

 

Lo sciopero della fame iniziato venerdì dai reclusi dell’area viola si è esteso oggi anche alle altre aree del Cpr: alla rossa, alla gialla, alla blu e alla bianca. Tutto il Cpr in questo momento è in sciopero della fame contro il peggioramento delle condizioni di reclusione, come sottolineano i reclusi con le loro rivendicazioni.

Accanto a questa mobilitazione ormai generale, continuano le azioni volte a impedire al Centro di funzionare, azioni che hanno accompagnato tutta la storia di questi luoghi di detenzione sin da quando si chiamavano Cpt. Nel pomeriggio di ieri i reclusi hanno dato fuoco ai materassi nelle aree blu e viola, rendendole di fatto inagibili, e sono stati comunque costretti a passarvi la notte dormendo per terra per l’assenza di materassi. Per spegnere il fuoco sono dovute entrare nel centro i mezzi dei pompieri, e una volta domate le fiamme è intervenuto anche un fabbro, per saldare la cancellata della viola danneggiata dall’incendio ed evitare che qualcuno potesse tentare la fuga. Nel frattempo fuori dal Centro, alcuni solidali sono riusciti, nonostante la pioggia, a far sentire le loro grida e incitare i reclusi, assicurando prima di andar via che sarebbero tornati presto.

Mentre scriviamo queste righe, i reclusi stanno discutendo su come andare avanti nella protesta e come coordinare le prossime iniziative tra le diverse aree, sotto gli occhi di un buon numero di celerini presenti nel Centro da oramai diverse ore per effettuare perquisizioni ed evitare  altre fiammate di rabbia.

Per saper quello che sta succedendo dentro al Cpr direttamente dalle parole dei reclusi, potete ascoltare la puntata di oggi di Macerie su Macerie andata in onda su Radio Black Out.

macerie @ Novembre 25, 2019

Malinverno: ultime dal Cpr

Diario

Nel C.P.R. di Corso Brunelleschi non si dorme mai. Dopo i numerosi tentativi di evasione, di cui l’ultimo riuscito pochi giorni fa dall’area Viola, e gli incendi di suppellettili appiccati con scadenza quasi regolare negli ultimi mesi, dal tardo pomeriggio di venerdì 22 novembre tutti i detenuti dell’area Viola hanno deciso di organizzarsi e iniziare insieme uno sciopero della fame. Per non abbassare la testa e rassegnarsi alle infauste condizioni in cui sono costretti a vivere. Condizioni rese ancor più dure dal complessivo taglio dei “servizi” all’interno dei Centri, in seguito alla riduzione dei fondi stanziati dal Governo alle ditte che li gestiscono. Continua a pag. 33702

macerie @ Novembre 23, 2019

Beni Comuni

Diario

È iniziato il conto alla rovescia per l’abbandono degli spazi della Cavallerizza. Un abbandono temporaneo e limitato, o sgombero dolce come è stato definito da più parti, causato dall’incendio di alcune settimane fa. Incendio che ha accelerato un percorso, quello sull’uso civico dei Beni Comuni, le cui basi erano state gettate nel corso degli ultimi anni e di cui avevamo già avuto modo di parlare ai tempi, nelle pagine di questo blog.

Che questo percorso fosse ben avviato, d’altronde, lo mostrano le rapide trattative tra autorità cittadine e cavallerizzi  le cui maggiori sorprese non emergono tanto dai contenuti dell’accordo - che garantiscono agli artisti di rientrare in alcune porzioni della Cavallerizza una volta ultimati i lavori di ristrutturazione, di ottenere dal Comune degli spazi per gli eventi già in programma e che promettono infine una soluzione abittiva a quanti tra loro ne hanno bisogno -, quanto dalla composizione delle due parti. In rappresentanza degli artisti creativi troviamo infatti l’ex vicesindaco, Guido Montanari, l’esperto di Beni Comuni nonchè giurista internazionale, Ugo Mattei in compagnia di qualche assessore della Giunta che durante i tavoli di trattativa qualche volta sedeva di qua e qualche volta di là. La porosità delle frontiere tra figuri istituzionali e sostenitori dei Beni Comuni, o tra Beni Comuni e Beni in Comune, del resto, non è certo una particolarità torinese. L’esperienza napoletana, stella polare dei benicomunisti sabaudi, è talmente ben avviata da questo punto di vista è riuscita a piazzare sulla poltrona dell’assessorato alla cultura una militante del centro sociale Insurgencia. Segno evidente della bontà del lavoro svolto, in sede elettorale e di contenimento del conflitto, dal carrozzone partenopeo dei Beni Comuni nei confronti di Giggino ‘a manetta.

Continua a pag. 33703

macerie @ Novembre 18, 2019

En cavale

Diario

Sono ormai trascorsi più di nove mesi dagli arresti per l’operazione Scintilla e non c’è alcuna novità sull’iter giudiziario. Le indagini non risultano ancora concluse e non si sa bene, dunque, quando inizierà il processo.

Se nulla sembra muoversi all’interno del Palazzo di Giustizia torinese, segnali diversi arrivano da oltralpe. Alcuni giorni fa, difatti, la borghese francese ha compiuto due perquisizioni a Parigi. Alla ricerca di Carla, la nostra compagna sfuggita all’arresto e latitante dal 9 febbraio scorso, si sono introdotti nelle abitazioni dei suoi genitori con un mandato di cattura europeo. Visto l’esito negativo della ricerca, i poliziotti hanno tentato quindi di far pressione sui suoi familiari, minacciando di arrestarli per favoreggiamento. Il fallimento dell’operazione non li ha scoraggiati e dopo qualche giorno, ancora a Parigi, i borghesi sono tornati nuovamente alla carica: introducendosi questa volta in un’occupazione e portando via una compagna, che avevano scambiato per Carla. Ci sono volute alcune ore per rendersi conto dell’errore e della magra figura che stavano facendo e rilasciare quindi la compagna fermata.

Difficile capire perché le ricerche di Carla si stiano intensificando proprio ora. Quali che ne siano le ragioni, approfittiamo dell’occasione offertaci da questi buchi nell’acqua per mandare un forte abbraccio alla nostra compagna, uccel di bosco dallo scorso febbraio.

macerie @ Novembre 16, 2019

L’aria che tira

Diario

macerie @ Novembre 13, 2019

Ai domiciliari

Diario

Dopo una cinquantina di giorni trascorsi alle Vallette, per aver partecipato al corteo del 9 febbraio dopo lo sgombero dell’Asilo, Amma, Federico e Patrick sono usciti dal carcere e si trovano ora ristretti agli arresti domiciliari.

macerie @ Novembre 12, 2019

Su e giù per il Balon

Diario

Da inizio ottobre la piazza di San Pietro in Vincoli è circondata da barriere di cemento. Dal giorno in cui è stata murata la piazza, il 4 ottobre, è stato impedito anche l’accesso al Canale Molassi a venditori e avventori del mercato, con cancelli chiusi e grande dispiegamento di poliziotti e vigili urbani. È stata così messa in atto una delibera comunale, voluta da Chiara Appendino e dalla sua giunta, del dicembre scorso che ordinava lo sgombero di una parte del Balon per mettere la parola fine allo storico mercato delle pulci torinese e alle possibilità di sopravvivenza dei venditori che lo animavano ogni sabato. Via il Balon, da spostare secondo la sindaca in via Carcano tra l’immondizia e il cimitero, e largo a banchi sempre più chic, con giacchette e accessori vintage da vendere a caro prezzo a turisti con la macchina fotografica al collo e ai nuovi (e sempre più abbienti) abitanti e avventori di Porta Palazzo.
Voleva essere la fine, ma così non è stato, e per alcune settimane si è dato vita a un mercato nella zona del Lungo Dora davanti al Sermig. All’alba di sabato 2 novembre, l’arroganza e le multe della polizia municipale, che avevano cercato di far desistere i balonari nei sabati precedenti, hanno lasciato il posto a blindati e poliziotti in assetto antisommossa che hanno allontanato con i manganelli chi, tra solidali, residenti e mercatari, tentava di ripetere il Balon lungo le rive della Dora.
Tutti rassegnati? A casa o in via Carcano, a pagare 8 euro (presto 13) per una piazzola in una gabbia di cemento all’associazione Vivibalon?

Continua a pag. 33695

macerie @ Novembre 12, 2019

Cronache dalla città in declino

Diario

Non si può certo dire che sia proprio un veloce colpo di spugna, perché quando le truppe dello stato sono giunte iermattina a costituire una nuova zona rossa ad Aurora e a presidiare la costruzione di un muro di gasbeton per impedire lo svolgimento della parte “indecorosa” del Balon del sabato, è stato subito chiaro il potere del dispositivo e quale retroterra abbia, cosa emani.

Il richiamo a confini e frontiere intrise di sangue si fa tangibile, l’isomorfismo tra territori di guerra e quello urbano si fa chiaro, ma non si pensi che sia il muro in sé, nella sua materialità, a essere l’ennesima greve mossa di un’amministrazione comunale senza testa fina. Si sta pur sempre parlando di un muretto che - sì - circonda tutta la piazza laterale al vecchio cimitero napoleonico di San Pietro in Vincoli, ma che è pur sempre alto un metro. I dispositivi che sanciscono un nuovo uso dello spazio in contesti delicati non sono mai meri elementi architettonici, ma sono costituiti soprattutto dalla presenza illuminante delle forze dell’ordine o dell’esercito per giorni (come probabilmente avverrà in questo caso), mesi (come per la zona rossa intorno all’ex-Asilo occupato), e persino anni in paesi in cui l’occupazione militare ha stabilito nuove territorializzazioni politiche (come nel fulgido esempio libico).

Il muro è dunque oltre sé stesso, è la parola finale dei governanti cittadini rispetto alla vexata quaestio della riqualificazione dello storico mercato delle pulci torinese e, con lente più ampia, dell’intero quartiere di Aurora. Il muro dice ai balonari cacciati: “voi siete zero”. Una parola oltremodo arrogante che esprime ancora una volta quali siano gli obiettivi strategici di valorizzazione della città e quanto siano un terreno di esclusione di massa dai quartieri centrali, dai servizi primari, da un campo di relazioni umane non gestito esclusivamente e pedantemente da istituzioni specializzate, che siano queste polizie, assistenti sociali e associazioni di quartiere. Una parola incontrovertibile che pone anche l’ultimo tassello alla figura di Chiara Appendino e della sua giunta, con i cari sedicenti dissidenti, consiglieri del campetto e del centro sociale, che garantiscono da mesi la sopravvivenza di questa amministrazione tra sgomberi, sordidi scandali svelati alla cittadinanza solo in piccolissima parte e, per concludere di grazia, un peggioramento progressivo della vita di quelle periferie “predilette” qualche anno fa.

Questo dispositivo svela però qualcosa di colossale in un’altra prospettiva, quella che guarda alla debolezza strutturale dell’attuale politica torinese e non solo, ne svela l’esigenza di far quadrare conti e idiosincrasie col manganello e il manganello, perché la famosa rinascità economica della città stenta a farsi sentire e i pochi investimenti massicci che arrivano vanno tutelati come oasi nel deserto da guardie rabbiose e squallide.

Il muro, si diceva, ha rappresentato la parola finale dell’aministrazione comunale sulla questione.

Non vuol dire che il discorso sia chiuso.

macerie @ Ottobre 5, 2019

Ultime dal Cpr

Diario

L’estate è stata calda in corso Brunelleschi, scaldata ulteriormente dai fuochi appiccati a cadenza pressoché giornaliera, dalle rivolte, dallo stato di agitazione continuo e ostinato dei detenuti. Il Centro è un recinto e chi vi è rinchiuso passa le giornate ammassato, ogni sezione costringe circa quaranta uomini a una vita di rigida incuria.

Le sezioni agibili pare siano al momento quattro, quella verde è probabilmente fuori uso a causa delle rivolte e anche la cancellata interna fino alla settimana scorsa era danneggiata di misura. Dopo tre giorni di lavoro, un fabbro ha terminato aggiustamenti e modifiche ai cancelli e alle reti nella zona del campetto, spazio dedicato all’aria, rinforzando così il primo perimetro di ferro compromesso dai tentativi di evasione e danneggiamento delle ultime settimane.

La rabbia dentro è sempre strisciante e cerca di riprendere vigore collettivo, nel mentre arrivano notizie di riottosità individuali e  scioperi della fame, in particolare quello di un ragazzo georgiano, Amlet, che digiuna ormai da venti giorni chiedendo di non essere deportato nel suo paese di origine ma di poter tornare in Polonia, dove ha famiglia e documenti. Qualche giorno fa ha provato a evadere: stufo di aspettare il medico che non arrivava nonostante stesse molto male, ha cercato di scavare un buco sotto la recinzione ma è stato scoperto; gli hanno contestato danneggiamento, per cui l’hanno rinchiuso due giorni alle Vallette e rispedito di nuovo al Cpr. Sebbene abbia ricevuto un foglio dal tribunale di Torino in cui si sollecita la sua scarcerazione anche da corso Brunelleschi per via delle sue condizioni di salute, ancora viene tenuto dentro.

Non si arrende e vuole resistere.

macerie @ Ottobre 5, 2019

Panni Sporchi