La pacchia è finita

La resistenza contro lo sgombero dell'Asilo e contro gli arresti per associazione sovversiva si è propagata dal tetto di via Alessandria 12 alle strade di Torino. E da qui ha raggiunto altre città oltrepassando anche i confini nazionali, alimentata dai nuovi arresti durante i cortei. Quello che segue è una raccolta di tutte le azioni di solidarietà che è appena cominciata.

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Poste Brulé

10 Aprile. Genova. Nella notte incendiati e distrutti diversi mezzi delle Poste Italiane. Nel comunicato di rivendicazione viene fatto un breve cenno alle politiche italiane in materia di immigrazione e si ricorda il ruolo diretto delle Poste nella deportazione dei senza documenti. Azione rivendicata anche per tutti i compagni colpiti dalla repressione, caduti in combattimento o uccel di bosco.

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16 Marzo. Atene. Un presidio in solidarietà con i compagni arrestati a Torino e Trento indetto davanti all’ambasciata italiana si trasforma in un corteo che percorre le strade del centro fino ad arrivare ad Exarchia.

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Scuola Italiana

7 Marzo. Atene. Lasciate scritte e lanciati trikakia nei pressi della Scuola Italiana in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e Torino e contro lo sgombero dell’Asilo.

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In banca

7 Marzo. Roma. Nella notte colpita vetrina e sportello bancomat di una filiale Intesa SanPaolo in solidarietà con i compagni arrestati a Torino. Qui il comunicato.

Sodexo

6 Marzo. Graz (Austria). Incendiato un veicolo della Sodexo in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e a Torino. La ditta francese è stata scelta come bersaglio per il suo ruolo di collaboratrice all’interno del sistema delle deportazioni.

Archeologia

6 Marzo. Atene. Bruciato un camion dell’Associazione Italiana di Archeologia e lasciate scritte sull’entrata del palazzo. I Carabinieri in questi giorni sono ad Atene per tenere corsi di aggiornamento alla polizia greca sulla sicurezza dei beni archeologici. Azione in solidarietà ai compagni arrestati in Italia e contro lo sgombero dell’Asilo; nel comunicato di rivendicazione si fa una breve storia della repressione contro gli anarchici nel nostro paese.

A Torpignattara

2 Marzo. Roma. Un corteo di circa 500 persone ha percorso le strade dei quartieri Prenestino e Torpignattara, gridando la rabbia contro padroni, politici e controllo sociale. Scritte, manifesti, volantini e interventi hanno espresso la solidarietà ai compagni e alle compagne arrestati a Torino e Trento, ricordando anche quelli detenuti per precedenti operazioni repressive.

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Corteino zeneize

1 Marzo. Genova. Un presidio indetto contro il razzismo di stato e il DDL Sicurezza si trasforma in un corteino di un centinaio di persone che percorre le vie del centro storico tra cori ed interventi, in solidarietà agli arrestati dell’operazione “Scintilla” e “Renata”.

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Pausa caffè

1 Marzo. Milano. Blitz pomeridiano nel centralissimo store della Lavazza in Piazza San Fedele. Lanciati volantini dentro al locale, esposti striscioni, lasciate scritte sulle vetrate e fatto un intervento per ricordare il ruolo della Lavazza nella riqualificazione di Aurora e nel conseguente sgombero dell’Asilo. Un esagitato responsabile per tutta risposta chiude le serrande con i clienti dentro.

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La sede della Lega

1 Marzo. Fagnano Olona (VA). Vetrine rotte, un estintore aperto all’interno, l’immancabile scritta “la pacchia è finita” e pure una bandiera rubata: questo è il bilancio che hanno dovuto constatare questa mattina i militanti della Lega del piccolo paese del varesotto dopo che qualcuno ha deciso di andare a visitare la sede del partito ieri notte.

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Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Guida autonoma

17 gennaio. Il primo minibus elettrico a guida autonoma ha iniziato a circolare a Torino all’interno del campus Onu, lungo il Po. Olli, questo il nome dato al veicolo, è stato costruito con parti stampate in 3D ed è il risultato di una collaborazione tra Città, Itc-Ilo dell’Onu, Reale Mutua e Local Motors. Al suo interno vi saranno due persone che percepiscono il reddito di cittadinanza e che svolgeranno la funzione di steward e hostess.

Non solo ostelli

17 gennaio. Non solo ostelli e mercati di lusso, ma anche nuove forme di housing sociale. La sperimentazione “creativa” nella riqualificazione di Porta Palazzo continua ed entro il 2023 è prevista la costruzione di un complesso di appartamenti popolari che ammonterebbero a ben  … 37! Lo stabile prescelto è quello di Piazza della Repubblica 13, sarà dotato di svariati confort come aree giochi per bambini e un sistema altamente innovativo per l’approvigionamento energetico a pannelli solari. Ecco come l’obiettivo del cosidetto mix sociale in certe zone della città, lungi dall’avere un reale impatto sulle condizioni diffuse di crisi e povertà delle persone sfruttate, si adopera per rendere la pillola del cambiamento e della gentrificazione meno amara.

Apre Combo

16 gennaio. Lunedì prossimo si inaugurerà il nuovo ostello di Porta Palazzo, veicolo cruciale di riqualificazione, denominato Combo. L’assessore Alberto Sacco, in una intervista promozionale pubblicata da poco sul web, si è lasciato sfuggire un dettaglio interessante che la dice lunga sulla considerazione che lorsignori hanno delle persone che hanno sempre abitato e attraversato il quartiere: infatti secondo l’assessore il progetto di ostello contriubuirà a “far tornare i cittadini di Torino a Porta Palazzo” … come se chi ci è sempre stato non sia altro che un abitante di serie B.

Pennarelli e sfruttamento

16 gennaio. In mattinata si è tenuta l’udienza per tre lavoratori della Pakiging.srl contro i propri datori, accusati di averli brutalmente sfruttati nella fabbrica che imballava pennarelli, in strada del Cascinotto ai confini con San Mauro. I dipendenti, tutti africani, sotto il ricatto del rinnovo del permesso di soggiorno, erano costretti a lavorare 11 ore al giorno per 150 euro al mese, pagando 50 euro la consegna delle buste paga. Quando i lavoratori si sono decisi a chiedere un aumento i proprietari cinesi hanno deciso di liquidare l’attività, licenziare tutti, aprirne una nuova e assumere altri dipendenti. L’udienza è stata accompagnata da un presidio organizzato dalla CUB.

Fuga sulla Fiesta

 16 gennaio. Nella notte, una Ford Fiesta non si ferma a un posto di blocco, un poliziotto spara un colpo contro l’auto che continua la sua fuga tra Mirafiori, Moncalieri e Nichelino. Venti minuti di inseguimento che ha coinvolto una decina di volanti, più o meno la metà di quelle impegnate a quell’ora in tutta la città. Prima di riuscire a fermarlo tre volanti della polizia sono rimaste danneggiate, una schiantandosi contro un autobus Gtt fuori servizio, e sei poliziotti leggermente feriti.

Più decoro in Santa Giulia

14 gennaio. Il prefetto di Torino Claudio Palomba ha inaugurato il primo tavolo sulla sicurezza all’interno dell’Accordo per la sicurezza integrata e per lo sviluppo della città, siglato anche da sindaca, Regione e ministero dell’Interno. Difesa del decoro, guerra all’abusivismo, stretta sugli alcolici e illuminazione potenziata nelle periferie, questi alcuni nodi su cui si giocherà la partita volta a costruire una Torino pronta ad attarrre turisti, in vista delle ATP Finals del 2021. Il quartiere o meglio la zona prescelta per iniziare questo lungo cammino è Santa Giulia.

Futurando Borgo Rossini

14 gennaio. L’ex fabbrica Pastore tra corso Novara e via Perugia, l’ex mercato dei fiori adiacente l’ufficio immigrazione di corso Verona, l’ex Scalo vanchiglia, sono alcuni dei punti di rilancio che l’amminastrione e una serie di imprenditori hanno scelto per procedere a spron battuto nella riqualificazione di Borgo Rossini. L’idea è quella di incentivare la “natura” universitaria del quartiere, partendo proprio dall’ex fabbrica che da mesi porta i segni di un cantiere a pieno regime: uno studentato da 350 posti, un supermercato Coop, parcheggi, un giardino urbano, un ristorante, il tutto a una manciata di metri dal Campus Einaudi. Anche gli altri luoghi vedranno intrecciarsi questo mix di residenzialità e servizi. Particolare attenzione invece la dedichiamo all’ ex mercato dei fiori, al posto del quale sorgerà una palestra ma che l’amministrazione si è premurata di sgomberare già dai suoi occupanti abusivi, in un gesto di umanità della regina Inverno, Chiara Appendino.

14 misure

18 dicembre. Due arresti e dodici misure cautelari minori, tra obblighi di firma e divieti di dimora, sono state spiccate dal tribunale di Torino contro alcuni dei partecipanti alla marcia del 27 luglio contro il cantiere TAV di Chiomonte. Le accuse sono di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento, danneggiamento e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Sfratto e pistola

16 dicembre. Corso Sclopis, zona Valentino, l’ennesimo sfratto in una città in cui le pratiche di sgombero forzato dell’alloggio sono tornate a crescere dopo lo stallo dello scorso anno. Un uomo ha deciso di tentare un’ultima resistenza, forse scomposta e disperata come altre volte ci è capitato di leggere sulle pagine delle cronache. Proprio mentre la procedura di sfratto coatto sembrava conclusa, l’uomo si è chiuso nell’appartamento insieme al delegato della proprietà, ha estratto una pistola e ha minacciato di togliersi la vita. la polizia accorsa sul posto ha sfondato la porta e ha tratto in arresto l’uomo, con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, oltre che una denuncia per minacce aggravate.

Occhio su Patrizia

4 dicembre. Con un po’ di ritardo riportiamo una notizia emersa da qualche chiacchiera con un abitante di Aurora. Pare che oramai da un mesetto le scritte in via Aosta contro la consigliera Patrizia Alessi, da sempre in prima linea contro il “degrado” e per lo sgombero dell’ex-Asilo Occupato, siano state cancellate. Fino a qui ordinaria amministrazione, se non fosse per una telecamerina scura comparsa poco dopo sul palazzo di fronte, che punta proprio l’ingresso dell’edificio dove abita la paladina di Fratelli d’Italia. Dopo le varie invettive che hanno suscitato l’inimicizia non solo di un pugno di anarchiche e anarchici ma anche di una lunga serie di abitanti del quartiere, c’è da credere che la signora Alessi e chi le sta dietro vogliano scampare il rischio di un Airola-bis.

Homes4All

4 dicembre. Se la media nazionale è di un nucleo famigliare sotto sfratto ogni 419, Torino brilla col suo rapporto 1:241. Quella che i giornali hanno sempre definito “emergenza sfratti” e che per un anno abbondante sembrava sopita o messa sotto il tappeto, è tornata agli onori delle cronache. Torino conta, nel 2018, 2264 pratiche, di cui il 93% per morosità. La risposta dell’amministrazione però non tarda ad arrivare, con la sua formula di intevento esiguo (in rapporto alla diffusione del problema sociale) e mirato (rispetto alle iniezioni politiche a sostegno di un mercato immobiliare in costante difficoltà) nella collaborazione tra pubblico e privato. Homes4All è il nuovo progetto che tramite la società NewCo rileverà alloggi di privati o provenienti da aste giudiziarie (quindi già sottratti a qualche insolvente o affittuario!) per concederli a canoni calmierati. Per il momento sono pronti 50 alloggi.

Droni al Valentino

4 dicembre. La sorveglianza aerea con droni a volo automatico, in Italia, è una prerogativa esclusivamente militare … ancora per poco. La sindaca Appendino, infatti, ha deciso di dare vita a una drone unit (della sezione di investigazione scientifica della Polizia Locale) composta di tre velivoli e cinque piloti da terra, che controlleranno la funzionalità delle macchine. Il progetto si chiama Turincod (Turin City Operation by Drones) e prevede, per il prossimo anno, la sperimentazione del controllo ad alta quota al di sopra del Parco Valentino. I velivoli saranno dotati di telecamere ad alta definizione e termocamere, per vedere di notte e oltre le chiome degli alberi. Il progetto è portato avanti in partnership con Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), Politecnico e Tim per lo sviluppo della tecnologia 5g di telefonia mobile. La prima fase partirà a breve e riguarda la sensibilizzazione della popolazione al controllo aereo.

Riders sotto controllo

4 dicembre. La Procura di Torino ha deciso di indagare sulle aziende e sui ciclofattorini che ogni giorno attraversano la città con i loro zaini colorati. Un’ “indagine esplorativa” affidata al pm Pacileo che permetterà agli agenti in servizio sulle volanti di fermare a campione i riders per chiedergli che tipo di attività svolgono per le piattaforme e come sono organizzati. L’altro lato della medaglia è che questi paladini della “regolarità” potranno così individuare anche quei lavoratori e lavoratrici immigrate senza documenti, che pur di raccimolare qualche soldo chiedono in prestito l’account di amici e conoscenti o più semplicemente lavorano per dei privati utilizzando l’armamentario delle piattaforme (Glovo, Deliveroo, Uber, ecc.) preso in prestito da qualche lavoratore regolare. Infine non solo verranno svolti controlli sulle aziende in merito all’idoneità dei dispositivi di sicurezza forniti e delle norme igeniche, ma potranno essere messi anche i sigilli su quelle biciclette considerate non a norma.

Disperazione a Porta Pila

3 dicembre. La polizia municipale ha sequestarto il banco di un signore marocchino di 32 anni, poichè montato abusivamente in un posteggio non assegnato nel mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo. Il signore preso dalla disperazione è tornato in serata in piazza e si è cosparso di benzina minacciando di darsi fuoco. Salvo poi essere bloccato da una volante giunta sul posto.

Cinque banche danneggiate

27 novembre. Riportiamo una notizia appresa da Roundrobin: cinque banche sono state danneggiate in solidarietà con compagni e compagne trentine inquisite per l’operazione Renata. Attenti lettori ci hanno inoltre segnalato una notizia apparsa sui media tutt’altro che controinformativi che riporta di una “pazzo” armato di piccone che si sarebbe aggirato per le vie di Vanchiglietta a caccia di altrettanti istituti bancari. Che i due episodi coincidano o che piuttosto e auspicabilmente si tratti di una proliferazione di astio verso le banche, ci paiono entrambe notizie degne di nota! [https://www.torinotoday.it/cronaca/picconate-banche-vanchiglietta.html]

Anche i carramba sui tram

28 novembre. Anche i carabinieri colgono al balzo il carosello di controlli che si sta dispigando in queste settiamne sui mezzi Gtt. Una residente di corso Giulio Cesare avrebbe infatti avvistato due tram 4 incolonnati, fermi alla fermata “Carmagnola”, mentre due carabinieri in moto erano intenti ad effettuare controlli sul primo mezzo. Non si hanno notizia di persone poratte via.

Ancora controlli sui bus

19 novembre. Le pagine della stampa locale elogiano i risultati dell’ultima ed ennesima operazione di controllo sui bus di Torino: decine di agenti del V Comando e del Reparto Operativo Speciale della Polizia Locale, accompagnati dal Nucleo Cinofilo, hanno bloccato alcuni mezzi delle linee 11 e 77 identificando 580 persone. Alcune contravvenzioni staccate e una multa per possesso di una piccola quantità di marjuana, nulla di più, anche se le pagine dei giornali e delle rispettive versioni digitali non fanno parola di alcune operazioni che parallelamente si sono svolte sui mezzi della linea 4. Sempre nella giornata di oggi alcuni conoscenti di zona hanno visto più di un tram fermato dalla polizia e messo a setaccio da cima a fondo. Non ci è dato sapere con quali esiti, per quanto sul posto gli agenti si siano recati con tutto il necessaire, compresa una camionetta vuota posta sui binari in testa al tram per portare via eventuali fermati. Ciò che però è stato notato in modo incontrovertibile è il volto arcigno incofanato nella testona bionda del vicequestore Alice Rolando, il che farebbe supporre la direzione o partecipazione alquanto attiva del Commissariato di Barriera di Milano.

Non abbiamo amici in Comune

19 novembre. Le volanti della Digos presidiano gli ingressi della Cavallerizza già dalla tarda serata di lunedì, chiedono i documenti a qualche occasionale avventore e gli ricordano che l’indomani è previsto lo sgombero dello stabile. Unico barlume di resistenza Casa Riderz, dove un pugnetto di temerari aspetta l’arrivo massiccio delle forze dell’ordine dietro alcuni cancelli barricati per l’occasione. Le camionette chiudono gli ingressi già dalle tre del mattino e aspetteranno alcune ore prima di entrare all’opera. I riders vengono identificati e gli viene concesso di portare via tutte le loro cose, in casa come in ciclofficina. Per il pomeriggio è fissato un appuntamento alle 17:00, si presentano una cinquantina di solidali e sotto una pioggia sottile un nuovo coro rimbalza tra il colonnato di via Po: “La casa è dei rider e non si tocca, ogni politicante deve chiuder la bocca!!”. Il giro prosegue per le vie del centro quando qualcuno riconosce il signor Bellanca, portavoce della sindaca Appendino probabilmente appena uscito da lavoro … ops, scusate, Social Media & Digital Manager, come ci tiene lui stesso a precisare. Piovono insulti, questi ben più forti dell’umidiccio oramai attaccato alle giacche, ed ogni sua raffazzonata risposta non fa che aumentare la rabbia dei presenti. Infine tra gli ultimi cori si appende uno striscione davanti al Comune che ricorda le responsabilità della giunta nello sgombero di Casa Riderz e ci si scioglie in Piazza Castello.

Flixbus

28 agosto. Sono decine e decine gli economici pullman della linea Flixbus che ogni mese attraversano il confine verso la Francia, e ritorno. A differenza dei treni e del sistema ferroviario, ampiamente controllato da telecamere e pol.fer sui mezzi, i pullman sembrano essere ancora dei mezzi più discreti su cui viaggiare, ma non è sempre così. In arrivo da Parigi uno di questi giganti verdi a quattro ruote è stato fermato al casello di Avigliana da una volante della stradale e a bordo è stato trovato un ragazzo tunisino su cui pendeva un definitivo di alcuni mesi. La polizia ha così deciso di accompagnarlo al carcere delle Vallette.

TFR

28 agosto. A distanza di dieci mesi dalla scadenza del suo contratto a tempo determinato, non rinnovato, un barista ha deciso di riservare un bel trattamento di fine rapporto al proprietario del locale. In nottata ha deciso di prendere un taxi e recarsi sul posto, infrangere le vetrate del bar, rompere la porta, ribaltare un po’ di suppellettili e bottiglie e infine prelevare il contenuto del registratore di cassa. Purtroppo alcuni vicini vedendo l’accaduto hanno contattato la polizia e l’ex barista è stato tratto in arresto.

Germi

9 agosto. Nel quartiere di Parella alcuni residenti sparano con una scacciacani contro dei ragazzi in strada accusati di essere dei pusher e qualcun altro li insegue con un manganello.

Sperimentazione?

8 agosto. In Piemonte - riportano i quotidiani - parte la “sperimentazione” dei rimpatri volontari per stranieri in cambio dell’elargizione di un compenso monetario. Il primo test dovrebbe avvenire su alcune persone sgomberate dall’ex-Moi. I rimpatri volontari sono già da anni parte integrante dei meccanismi di espulsione, sembrerebbe un rafforzamento dell’istituto più che una sperimentazione.

In Aurora, guarda caso

6 agosto. Per l’ex gallettificio militare di via Modena, un tempo occupato, arriva il finanziamento da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’obiettivo è trasformare la struttura in un centro di documentazione e archivio che preveda anche un’aula studio per gli studenti del vicino Campus Einaudi.

Se la paura cambiasse di campo

26 luglio. Un uomo nigeriano viene fermato dalla polizia per un controllo dei documenti. Non avendo un permesso di soggiorno in regola, il ragazzo si è rifiutato di essere identificato. La scena ha attirato l’attenzione di altri stranieri che hanno circondato gli agenti e hanno reso vane le loro richieste finché sono intervenute altre volanti, un poliziotto fuori servizio di passaggio e una coppia di solerti cittadini armati di spray al peperoncino. Il ragazzo che non ha mostrato i documenti è stato tratto in arresto.

Ex Moi in dirittura di arrivo

16 luglio. Cambio di rotta e sopratutto accelerata nella gestione dello sgombero delle palazzine Ex Moi. Il Ministero dell’Interno ha preso in mano la partita e ha deciso che gli ultimi 400 abitanti dovranno uscire entro metà agosto, invece che la fine dell’anno come era stato più volte dichiarato. Quello che li aspetta sarà l’inserimento in dei progetti, per i primi 200, mentre per gli altrettanti restanti si tratterà di ricollocarli in centri di accoglienza o inserirli nel nuovo piano di incentivazione dei rimpatri volontari assistiti. Oltre alle due tranche del Viminale pari a 2 milioni di euro stanziati per lo sgombero delle palazzine, la nuova giunta regionale capitanata da Cirio ha ulteriormente stanziato 500 mila euro.

La campagna del suk

5 luglio. Nonostante le indiscrezioni sembra che non sia ancora giunto il momento dello sgombero del balòn di canale Molassi e San Pietro in Vincoli. Nonostante le pressioni di alcuni politici, Marrone e Alessi in prima linea,e della sindaca, il Prefetto consiglia di procedere con calma. Chi piazza i teli in quella parte del mercato, solidali e abitanti della zona che ritengono ingiusto lo spostamento si sono ancora una volta organizzati e dati appuntamento per un presidio notturno. La politica attuata da chi gestisce la città pare una campagna volta allo sfiancamento: l’allarme sgombero viene a tratti rinnovato diffondendo ansia e agitazione tra i mercatari, la data man mano posticipata mentre l’estate avanza e tanti saranno fuori porta. Intanto per le prossime due settimane un cantiere sta occupando la maggior parte del canale acciottolato impedendo di fatto la stesura della merce.

In difesa dei 7 nani, 17 misure

4 luglio. “Tutti i nodi vengono al pettine” sembrano dire negli uffici della Procura torinese. Qualsiasi gesto di insubordinazione, minimamente riottoso, capace di interferire la claustrofobica normalità cittadina, con calma, verrà scritto su delle carte, guarnito da narrazioni poliziesche potrà essere materia d’indagine. Nella mattina di giovedì in giro per l’Italia sono stati affibbiati gli arresti domiciliari a sette militanti e comminate le firme ad altri dieci in merito alle contestazioni avvenute attorno al G7 a Torino. Non si tratta di vendetta e neanche un tentativo di boicottare le prossime attività personali o ricreative in programma delle persone coinvolte, ma del rituale svolgimento dell’apparato repressivo, sempre più pronto a spegnere qualsiasi scintilla e ad abbassare l’asticella delle possibilità di “dissentire” praticamente, scendendo in strada, lottando.

Nova Coop e Aurora

3 luglio. Continua la riqualificazione in quel di Aurora, coi suoi microinterventi ma anche decisamente macro. È il caso dell’ex fabbrica Pastore, all’angolo tra via Perugia e via Padova, in via di demolizione per far posto a una futura area residenziale, spazi dedicati al settore terziario e un supermercato. Dietro a tutto si riscontra il nome della società Nova Coop.

Canicola alle Molinette

3 luglio. L’emergenza caldo arriva alle Molinette ma sopratutto arriva l’emergenza posti letto. Il Pronto Soccorso dell’ospedale si è riempito di pazienti, sopratutto anziani colpiti dalla canicola di qeusti giorni, che sono rimasti per ore infiniti in attesa di essere ricoverati. Posti letto chiusi, come vuole la politica sanitaria degli ultimi anni che procede imperterrita, e pochi infermieri in corsia.

Fuori dagli uffici

2 luglio. Parte il “progetto di sicurezza rafforzata” voluto dal questore De Matteis, che prevede la possibilità per i poliziotti d’ufficio di allungare il proprio turno di lavoro e svolgere pattugliamenti a piedi in particolari zone sensibili della città, in primis il parco del Valentino.

Regali dal prefetto

20 giugno. Si chiama “Accordo per la sicurezza e lo sviluppo della città di Torino” ed è stato redatto dal prefetto della città, nonché inviato a Roma per valutare la possibilità che il governo ne finanzi almeno una parte. Un progetto che prevede il coinvolgimento di varie realtà territoriali e che parte dall’ormai famigerato incremento della videosorveglianza nei quartieri, con sgravi fiscali IMU e TASI per i commercianti che aderiranno. L’obiettivo è dispiegare l’intero piano entro le ATP Finals del 2021. Centrale sarà il ruolo delle Circoscrizioni, protagoniste dei «tavoli di osservazione» con associazioni, comitati di zona, forze dell’ordine e gli stessi dirigenti prefettizi. Gli obiettivi sono svariati, da definire gli orari per la vendita di alcolici a un controllo attento dell’abusivismo commerciale; dalla “tutela del patrimonio immobiliare” per scongiurare le occupazioni, al porre limiti alle “locazioni sconsiderate” sopratutto nelle zone ad alta densità di immigrati. Insomma, la guerra alla povertà e ai poveri continua a spron battuto.

18 giorni

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15 giugno. Calato uno striscione in Piazza Castello, sopra un’impalcatura montata davanti alla facciata di un palazzo, in occasione del diciottesimo giorno di sciopero della fame di Silvia e Anna.

Pneumatici in fiamme

14 giugno. I vigili del fuoco sono accorsi questa mattina in corso Regina per sedare l’incendio di alcuni pneumatici posizionati in mezzo alla strada. Il blocco è stato fatto in solidarietà con Silvia e Anna, come si deduce da una scritta lasciata sull’asfalto.

Lo specchio dei ciechi

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6 giugno. Lo sportello dello Specchio dei Tempi, sito in via Santa Maria, è stato ricoperto di manifesti in solidarietà con la protesta di Silvia e Anna.

Vendere il vuoto

6 giugno. Dopo tre anni di indecisioni viene rilanciato il progetto Open for Business, ideato all’indomani della vittoria di Chiara Appendino. Si tratta di un piano strategico per favorire l’insediamento di nuove imprese e l’arrivo di investimenti in aree vuote e in zone ex industriali. Gli assi di sviluppo sono gli stessi definiti ai tempi della giunta Fassino: Thyssen, Manifattura Tabacchi, Moi, Palazzo del Lavoro, ex Gondrand, Tne, ex Toroc, ex Superga, Regaldi, Officine Grandi Motori, Motovelodromo. In Comune, l’assessore Sacco ha firmato una delibera affidando al Ceip, il Centro estero per l’internazionalizzazione, 100 mila euro per organizzare una serie di missioni nelle quali provare a “vendere” le aree dismesse.

Corso Giulio Cesare 45 sotto sgombero

Diario

Continua l’opera di pulizia sociale portata avanti con particolare solerzia nei quartieri di Torino nord. Operazioni più vistose si alternano ad attività di routine, miscelando iniziative di maquillage alla rimozione tout court di materiali di scarto: l’apertura del Mercato Centrale e la caccia ai venditori di menta al mercato di Porta Palazzo, la cacciata di una parte di balonari e i lavori di ripavimentazione in Borgo Dora,  lo sgombero militare dell’Asilo e la prossima inaugurazione di Combo in piazza della Repubblica, e poi sigilli alle saracinesche di tanti bar malfrequentati, i controlli sistematici agli angoli delle strade e i rastrellamenti su autobus e tram in Aurora e Barriera di Milano. Piccoli e grandi iniziative che abitualmente  scandiscono il ritmo della guerra contro i poveri e che vuoi per il clima politico generale, vuoi per gli ingenti investimenti in zona negli ultimi tempi ha conosciuto una certa intensificazione.

Continua a pag. 33736

macerie @ Gennaio 16, 2020

Alcuni aggiornamenti sparsi

Diario

Tra buone e brutte notizie, diamo aggiornamenti circa alcune delle ultime inchieste e relative misure cautelari.

Silvia, agli arresti domiciliari da fine settembre per l’operazione Scintilla è stata liberata e sottoposta alla misura non detentiva del divieto di dimora dal comune di Torino. Silvia era oramai prossima alla scadenza termini oltre i quali non si può più mantenere una misura cautelare detentiva, così la pm Pedrotta ha deciso di muoversi in anticipo per evitare che restasse completamente libera e sostituire la misura.

Peppe, arrestato in quel di Verona a novembre, è stato trasferito nel carcere di Alessandria. Per scrivergli: Giuseppe Sciacca, c/o Casa di Reclusione San Michele, Strada Alessandria 50/A, 15121 San Michele (AL).

Domenico Colosimo, sottoposto al divieto di dimora da Torino per gli scontri del 9 febbraio dopo lo sgombero dell’Asilo Occupato, ha subito un aggravamento della misure con l’obbligo di firma, a causa di una violazione della precedente prescrizione. Non essendosi presentato a firmare è stato ulteriormente tratto in arresto e ora si trova al carcere delle Vallette. Per scrivergli: Domenico Colosimo, c/o c.c. Lorusso e Cutugno, via M.A. Aglietta 35, 10151, Torino.

macerie @ Gennaio 15, 2020

Gli aguzzini si vendicano

Diario

 

È partita in grande stile la vendetta, di chi conduce la macchina delle espulsioni, contro i reclusi del Cpr torinese, che da ormai un paio di mesi le stanno provando tutte per farla uscir di strada e capottare definitivamente. Nella mattinata di lunedì, le forze dell’ordine sono entrati in forze nel Centro per arrestare 5 ragazzi accusati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento; nel corso dell’irruzione non hanno lesinato colpi e manganellate contro i reclusi che gli capitavano tra i piedi: a due di loro è stata rotta la mano e a uno il piede. Chi si trovava nell’area verde, da poco distrutta, è stato poi trasferito nella viola che ha quindi riaperto i battenti dopo la rivolta di fine novembre. Più di una decina di reclusi sono stati portati via ed espulsi. Prima di andarsene la polizia ha infine provveduto a sequestrare numerosi telefoni, così da impedire ai reclusi di comunicare con amici e solidali “fuori” e dar conto di quel che accade all’interno delle mura. Evidentemente gli audio e i video, usciti negli ultimi giorni, devono aver dato non poco fastidio alle varie autorità cittadine e a Gepsa, che gestisce la struttura.

Un’operazione simile è stata condotta dalle forze dell’ordine nel Cpr di Gradisca dove, a poche ore dal corteo, nella notte di sabato gli agenti sono entrati nel Centro picchiando alcuni reclusi e portando via le sim card a chi aveva parlato al telefono durante le iniziative. La reazione dei reclusi non si è fatta attendere e nel pomeriggio di domenica, nell’ala più vicina alla strada, sono stati rotti i vetri e staccati i letti dal pavimento, 8 ragazzi sono poi riusciti a raggiungere e scavalcare il muro e fuggire. Tre di loro sono purtroppo stati ripresi dopo poco ma gli altri sono riusciti a far perdere le proprie tracce. Dentro il Centro la rivolta è continuata: molti materassi sono stati dati alle fiamme e gli estintori sono stati vuotati nei cameroni completando il danneggiamento delle strutture.

Le rivolte nei Cpr degli ultimi mesi hanno creato notevoli danni. E queste rivolte sono contagiose, come insegna la ventennale storia della detenzione amministrativa in Italia, tante volte le scintille accese in un Centro sono riuscite a prendere anche a centinaia di chilometri di distanza. Chi governa lo sa bene e non può permettersi che queste strutture vengano messe nuovamente in ginocchio proprio mentre il Ministro degli Interni continua a sbandierare ai quattro venti della prossima apertura di altri Cpr. Gli ultimi arresti, pestaggi, espulsioni e sequestri dei telefoni hanno il chiaro intento di intimidire i reclusi e recidere a un tempo i legami con i solidali “fuori”, in modo che nulla di quanto accade “dentro” riesca a filtrare all’esterno.

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macerie @ Gennaio 14, 2020

Presidio e corteo

Diario

Cominciamo dalla fine. Salutati i reclusi e messe vie casse e generatore, il presidio si trasforma in corteo, lascia corso Brunelleschi e imbocca via Monginevro verso via Mazzarello, per provare a fare un giro attorno al Cpr. Celerini e borghesi, presi un po’ alla sprovvista, devono farsi una bella corsetta per riuscire a schierarsi davanti la testa del corteo e bloccarne il percorso. Il corteo prende quindi la direzione opposta e dopo un giro rumoroso per il quartiere torna davanti al Cpr, dove si scioglie. Un finale diverso dal solito per un presidio che ha visto crescere col tempo il numero di solidali, più di 150 alla fine, e di camionette della Celere, provenienti gli uni e gli altri dalla manifestazione No Tav in centro città.

Che si trattasse di un momento particolare, all’interno del Cpr, lo si poteva intuire da subito, il tempo di qualche coro e un intervento al microfono e da oltre le mura del Centro si vede spuntare il busto di un recluso che, dal tetto dell’area blu, si sbraccia per salutare il presidio. Negli ultimi giorni la tensione dentro il Cpr è riamsta alta, i reclusi hanno infatti continuato a protestare per far aggiustare le docce rotte e ottenere materassi, visto che tanti, dopo le rivolte, sono costretti a dormire nelle sale mensa e per di più per terra. Come abbiamo già avuto modo di ricordare, a fronte di una trentina di posti attualmente disponibili, il Centro continua infatti a rinchiudere più di ottanta persone, nonostante alcuni reclusi siano stati nel frattempo espulsi e altri, invece, abbiano ottenuto la libertà. Chi volesse vedere le condizioni all’interno del Cpr torinese, attraverso un video girato dai reclusi, può farlo cliccando qui.

Durante il presidio c’è stato poi modo di ascoltare come stavano andando le iniziative che si stavano svolgendo in contemporanea a Gradisca e Ponte Galeria a Roma, davanti ai rispettivi Cpr. Venendo infine alla controparte ci sembra importante segnalare il nutrito gruppo di municipali in moto, allertati probabilmente per star dietro alla biciclettata, prevista inizialmente prima del presidio, e annullata poi negli ultimi giorni. Non si può certo dire che il nemico sia disposto a farsi trovare impreparato…

In conclusione, vi segnaliamo la possibilità di ascoltare direttamente dalle voci dei reclusi, in un audio andato in onda sulle frequenze di Radio Blackout, le recenti rivolte che hanno messo per l’ennesima volta in ginocchio la detenzione amministrativa torinese.

macerie @ Gennaio 12, 2020

Oltre lo sguardo

Diario

 

macerie @ Gennaio 11, 2020

Cpr, così fan tutti

Diario

Rivolte su rivolte, sono queste ad aver dato il ritmo agli ultimi sei mesi dentro al Cpr di c.so Brunelleschi: un poco alla volta o con vampate più incandescenti, il centro è per l’ennesima volta pressocché distrutto. Non di un motto si tratta, non di retorica, quando si urla là fuori che quella gabbia deve bruciare è perché i reclusi delle prigioni per irregolari hanno dimostrato in ventidue anni di detenzione amminitrativa che è un afflato comune, che si ripete nonostante cambino gli “ospiti”, che esplode nonostante la minaccia della repressione, che continua a indicare con rotta chiara la direzione per la libertà, senza permessi o domandine.

Nelle ultime settimane l’amministrazione del centro ha continuato a tenere alto il numero dei detenuti, circa cento, nonostante due aree fuori uso, e da ciò che si vede dentro dentro forse già in ristrutturazione; così le salette da pranzo sono state trasformate in camere e coperte ammassate hanno fatto da letto. Dopo la rivolta di domenica, con ulteriori danneggiamenti all’area verde e rossa, la situazione si è fatta ingestibile e dunque sono avvenute alcune liberazioni per mancanza di spazio, quelle di cui si è certi sono sei, qualcuno invece purtroppo è stato espulso. Ad oggi ci sono dunque solo tre stanze aperte all’area blu e una alla bianca, per un totale di trenta posti.

Dei sette ragazzi portati alle Vallette, uno è stato ricondotto subito in c.so Brunelleschi, gli altri si sono visti appioppare un processo per direttissima con udienza rinviata ad aprile e conseguente ritorno “express” al Cpr in regime di isolamento e senza telefono, questione di non poco conto.

In attesa di nuove informazioni è necessario sostenere questa dimostrazione di libertà con un presidio sotto alla prigione per senza-documenti torinese, in concomitanza ai presidi sotto al Cpr di Gradisca (recentemente riaperto) e di Ponte Galeria.

Appuntamento sabato 11 gennaio alle 16 h in c.so Brunelleschi all’angolo con via Monginevro, la biciclettata prevista da Piazza Castello è invece annullata.

Finché i posti rimasti arrivino a 0, perché di tutte quelle gabbie solo macerie.

macerie @ Gennaio 8, 2020

Nella notte…- Aggiornato

Diario

A meno di un mese dalle ultime rivolte, i reclusi hanno riiniziato, ieri sera, la loro opera di demolizione del Cpr di corso Brunelleschi. Il fuoco comincia a divampare sul far della mezzanotte nelle aree verde e rossa per poi diffondersi anche all’area bianca. L’unica area integra resta quindi la blu. Mentre le fiamme avvolgono le gabbie in cui si trovavano rinchiusi, i reclusi sono nel cortile, circondati dalla polizia. Fuori dal Centro, all’improvviso arriva un gruppo di solidali e per qualche minuto, assieme al fumo, da entrambi i lati del muro sale verso il cielo il grido: «Libertà». 

Se volete vedere il video sull’ultima rivolta, girato dai reclusi, potete cliccare qui.

Da qualche settimana, oramai, quello di corso Brunelleschi non è più ‘unico Cpr in funzione nel nord italia. Un altro Centro ha infatti aperto a Gradisca d’Isonzo. Il progetto, strombazzato in più occasioni dal governo, di aprire un Cpr in ogni regione sembra cominci pian piano a prender consistenza. Il maggior ostacolo continuano ad essere la rabbia e il coraggio dei reclusi: oltre alle rivolte che abbiamo raccontato negli ultimi tempi, non si contano le proteste e gli atti di resistenza individuali o di piccoli gruppi che scandiscono il tempo nel Centro di corso Brunelleschi, e anche in quello di Gradisca, a pochi giorni dall’apertura, a quanto sembra i reclusi hanno dato vita a proteste e episodi di resistenza.

Aggiornamento: La vendetta di chi conduce la macchina delle espulsioni non si è fatta attendere. Nel pomeriggio di domenica, a poche ore dalla rivolta, dopo che i pompieri hanno spento le fiamme nelle aree incendiate, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa entrano in forze, prima nell’area verde e poi in quella rossa, pestando i reclusi e sottoponendoli a perquisizioni corporali. Al temine dell’operazione sette ragazzi vengono portati via e arrestati come responsabili degli incendi. L’unica area con unità abitative agibili all’interno di corso Brunelleschi resta la blu, nelle altre i reclusi sono costretti a passare la notte in saletta o all’aperto, senza coperte.

Sabato 11 gennaio, sono in programma due presidi sotto i Cpr di Torino e Gradisca.

Il minimo che si possa fare è far sentire la nostra solidarietà a chi continua con determinazione e coraggio a ribellarsi, perchè di questi Centri non restino che macerie…

macerie @ Gennaio 5, 2020

Come Amazon: il modello logistico su chi immigra in Europa

Diario

Di seguito riportiamo un’interessante descrizione e analisi di un compagno che nei tempi di repressione ha studiato gli apparati che si occupano di gestire i flussi migratori, dove tratta della gestione “logistica” che si sta cercando di imprimire agli uomini e alle donne che intraprendono il viaggio della fortuna verso l’Europa. Sarà uno dei due contributi di sua penna che pubblicheremo nei prossimi giorni, scritti nati dall’esigenza di comprendere quali livelli burocratici e operativi si concretizzino in strutture come il Cpr e di come vengano da una governance internazionale che si avvale delle nuove tecnologie così come delle retoriche politiche, che siano queste palesemente repressive o con sfumature più umanitarie.

Ogni giorno le frontiere esterne dell’Unione Europea sono interessate da flussi e movimenti: i porti, gli aeroporti e i valichi terrestri sono i luoghi fisici del passaggio di merci e ogni anno di milioni e milioni di persone. Lo spazio Schengen, infatti, è un forte polo d’attrattiva per gli scambi e per il transito di numerose categorie di soggetti portatori ognuno di valori, investimenti e consumi differenti.

I turisti, i manager, gli studenti, i trasportatori, i lavoratori a termine rappresentano un’immagine dominante, quella del cuore di questo movimento e, nello stesso momento, una parte del carburante necessario al sostentamento del sistema economico nostrano. Per questo genere di persone le frontiere sono tutt’altro che chiuse e l’immagine della Fortezza Europa un problema assai remoto. Accompagnata a questa vi è poi un’altra immagine mendace, prodotta soprattutto dal discorso mediatico e politico, che vedrebbe nell’Europa un territorio assaltato da orde di barconi. In realtà la quasi totalità del flusso migratorio in entrata, composto da chi diventerà presto irregolare, è rappresentato da un attraversamento di persone provviste di un visto d’ingresso. Un panorama, quindi, assai più sereno, meno caotico e minaccioso per l’attratività bulimica di televisioni e social. In modo speculare ai profili sopracitati, emerge, principalmente come target di una sovraesposizione mediatica in termini allarmistici, la massa degli escludibili, di chi preme alle frontiere e attraversa il mediterraneo rischiando la propria vita, di chi per status, spendibilità sul mercato o presunta pericolosità sociale, vede costruirsi attorno a sé l’abito dell’indesiderabile.

Di fronte a questo gruppo umano, prende consistenza il muro, la divisa, l’ostacolo insomma.

Approcciarsi alla questione migratoria, attraverso il netto e rigido schema interpretativo dell’aperto\chiuso, dal quale deriva la seducente, ma errata immagine della Fortezza, non aiuta a comprendere in pieno i meccanismi, le modalità e gli scopi attuali della frontiera europea. La Forteresse, insomma, non esiste in modo continuativo, più precisamente si palesa e opera a seconda del profilo economico e sociale della persona che sta tentando di eludere o varcare il confine.

Un tentativo descrittivo adeguato dovrebbe piuttosto esprimersi in termini di selettività, filtraggio e, in fin dei conti, di governance dei flussi. Attraverso questo frame emergono alcune nuove rappresentazioni come quella dello smart border e all’orizzonte, con un minimo di azzardo, la metafora della logistica. Questi concetti offrono un panorama molto diverso da ciò che si è spinti ad osservare, permettondo di cogliere dinamiche e meccanismi di selezione e management, messa a valore e sfruttamento della massa migrante, categorizzazione e concentramento fisico che non sono di immediata percezione. Si può delineare così una logica che lega tra loro i differenti luoghi del mondo migrante sparsi sul territorio europeo, siano essi gli snodi di transito del traffico, i centri d’accoglienza, i campi di lavoro, i centri per la detenzione amministrativa dei migranti o semplicemente le strade delle grandi città.

 

Lo smart border

 

Le frontiere, malgrado una sempre più crescente invasività di istituzioni e agenzie, presentano alti gradi di porosità, l’intero sistema di controllo dei transiti non è privo di criticità per gli addetti ai lavori. Vi sono, infatti, alcuni gravi difetti che minano alla base l’infallibilità del controllo e l’impermeabilità del confine stesso al flusso irregolare.

Le criticità fondamentali non si concentrano, come si vorrebbe credere, sui “viaggi della speranza” e sulla tragica situazione del Mediterraneo. Il fulcro della questione concerne, invece, gli snodi del traffico internazionale.

Il passaggio delle frontiere esterne attraverso procedure legali, in particolare permessi turistici di 90 giorni, è uno dei modi principali di entrata all’interno dello spazio Schengen da parte dei futuri irregolari. In rapporto a ciò, e quindi alla nodosa problematica dei cosiddetti overstayer, cioè dei migranti che permangono sul territorio irregolarmente allo scadere del loro visto, si è iniziata a sviluppare una metodologia di gestione particolare. Tale prassi è rivelatrice di un approccio che tende ad estendersi a tutta la questione migratoria, una cornice concettuale e operativa capace di intrecciare ragioni economiche e necessità repressive: da un lato permettere il passaggio di merci e persone, dall’altro tenere a bada o controllare i flussi irregolari. Il concetto di “Smart”, termine ormai di uso comune in vari settori del sociale, è venuto immediatamente in aiuto ai tecnici dell’Unione Europea. Esso indica l’intelligenza dei sistemi complessi nella selezione dei dati, la loro possibile autonomia decisionale, la loro articolazione e l’integrazione con l’ambiente umano. Nel caso delle frontiere, tale concetto assume una sua declinazione precisa, nata intorno alle problematiche dei valichi terrestri, ma forse, come già detto, generalizzabile a tutto l’approccio attuale di gestione del flusso migratorio.

L’idea dello “Smart Border” ha visto la luce nel 2008 all’interno di alcuni settori dell’Ue. Nel febbraio 2013 la Commissione europea presentò il primo gruppo di misure legislative volte a modificare la gestione delle frontiere esterne allo spazio Schengen. Successivamente sono stati apportati alcuni cambiamenti al testo iniziale, ma le varie discussioni tecniche, le analisi d’impatto e persino un progetto pilota hanno espresso, in ogni caso, parere positivo.

Il regolamento prodotto, chiamato anche “Smart Border Package”, troverà attuazione entro e non oltre il 2020. Il programma si compone di due pilastri fondamentali, ovvero due sistemi di registrazione e controllo complementari tra loro: l’RTP e l’EES. Entrambi saranno gestiti e supervisionati da un’agenzia dell’Ue chiamata Ue-LISA che si occupa della gestione dei tre principali sistemi IT su larga scala che trattano le richieste di visti, di asilo e lo scambio di informazioni nell’Unione, più precisamente: il sistema di informazione sui visti (VIS), il sistema di informazione Schengen (SISII) e Eurodac.

  Continua a pag. 33731

macerie @ Dicembre 29, 2019

Non si può vivere così

Diario

 

Quella di venerdì sera doveva essere un’iniziativa in sostegno ai lavoratori Domino’s e alla loro vertenza specifica e si è trasformata, invece, in una più ampia critica alle condizioni di lavoro cui sono sottoposti i tanti fattorini che attraversano questa città. La notizia del grave incidente che ha coinvolto un rider di Glovo, la sera prima, ha dato la spinta a intrecciare i discorsi, senza limitarsi ai problemi circoscritti a ogni singola azienda. Un incontro tra lotte particolari che è avvenuto non solo per la volontà e la convinzione di chi da tempo si muove sull’argomento, non tanto per una questione di teoria e analisi politica portata avanti da chi delle lotte ne ha fatto una causa di vita e il suo cruccio quotidiano. Ma per una spinta viscerale ed impulsiva … insomma, non poteva essere altrimenti. Continua a pag. 33732

macerie @ Dicembre 24, 2019

Calma apparente

Diario

Sono giorni in cui Torino è assurta agli onori della cronaca per l’utilizzo sperimentale dei droni nel controllo del parco del Valentino e per l’implementazione della videosorveglianza in città garantendo, a tutti i negozianti che istalleranno delle telecamere coordinate con le forze dell’ordine, degli sgravi sull’Imu e sulla Tasi. Misure di controllo 4.0 destinate a diventare sempre più pervasive senza però toglier spazio a quelle più tradizionali, che ultimamante come ci suggeriscono le cronache cittadine, vengono utilizzate con particolare vigore.

Abbiamo scritto in più occasioni delle vicende relative al Balon e alla cacciata, manu militari, di una parte degli ambulanti, non ci siamo soffermati però un granchè sulla destinazione “offerta” loro, l’area di via Carcano. Una soluzione presentata come l’unica possibile, fatta accettare non tanto grazie al servizio navetta Balon-via Carcano offerto per i primi sabati dal Comune, ma attraverso strumenti ben più convincenti come i manganelli e gli scarponi della Celere e le multe da migliaia di euro della Polizia Municipale. La prima impressione che si ha nel metter piede in via Carcano è quella di una forte segregazione, dal forte connotato etnico per di più: gli italiani, tanto tra i venditori quanto tra i frequentatori del mercato, sono mosche bianche. Il mercato si svolge in un’area completamente recintata, con poche case nelle vicinanze e a pochi passi da una discarica dell’Amiat e dal Cimitero Monumentale, un luogo in cui non si può capitare per caso, in una zona  che non è certo di passaggio, a meno di dover buttar via una lavatrice vecchia o far visita a un proprio caro che non c’è più. Le autorità cittadine che hanno imposto questa nuova destinazione agli ambulanti avrebbero potuto scrivere sul cancello di via Carcano, a mo’ di epitaffio: «che la parte meno presentabile del Balon, quella che va al di là della dose di povertà necessaria a dar quel pizzico di folclore ad un mercato, continui pure a tentar di sopravvivere in qualche modo, purchè sia quanto più lontana e nascosta…»

Continua a pag. 33723

macerie @ Dicembre 18, 2019

Ancora un arresto

Diario

Nella mattina di martedì 17 dicembre Giuseppe, già in carcere per l’operazione Prometeo, è stato raggiunto da un altro mandato di arresto nell’ambito di un’operazione condotta dal Ros dei Carabinieri sotto la direzione del pool Antiterrorismo della Procura di Torino. È accusato di aver tentato di danneggiare e dare fuoco a un postamat in quel di Genova, episodio risalente a giugno 2016 e contenuto nella lista di episodi che sostanziano l’operazione Scintilla.

Per scrivergli:
Giuseppe Bruna
C. C. di Pavia
via Vigentina 85
27100 Pavia

macerie @ Dicembre 18, 2019

Gialla, viola e rossa - Aggiornato

Diario

Continua, pezzo dopo pezzo, l’opera di distruzione del Cpr di corso Brunelleschi da parte dei reclusi. Dopo la gialla e la viola, rese inagibili nelle scorse settimane, ieri è stata la volta dell’area rossa. I reclusi hanno incendiato materassi e quello che hanno trovato e sono poi saliti sui tetti, iniziando una battitura.

In poco tempo la Celere è entrata nell’area, circondando minacciosa i reclusi per tentare di riportarli alla calma. Nel frattempo, dopo il presidio di sabato, sul viale alberato di corso Brunelleschi si è nuovamente radunato un gruppo di solidali e per qualche minuto, da entrambi i lati del muro del Cpr, è salito al cielo l’urlo: libertà, libertà…

C’è un video fatto dai reclusi durante la rivolta di ieri, per guardarlo potete cliccare qui.

Aggiornamento. Stamattina 6 ragazzi dell‘area bianca, una delle poche ancora funzionanti, hanno tentavo di scappare dal Centro. Dopo averglielo impedito, alcuni finanzieri li hanno brutalmente picchiati utilizzando oltre ai manganelli anche uno sgabello di ferro. Un ragazzo ha la mano rotta e gli altri hanno evidenti segni in viso del pestaggio subito, nonostante questo nessuna ambulanza è stata fatta arrivare dal vicino ospedale Martini e qualcuno di loro è stato invece portato direttamente in isolamento. Nel frattempo chi era rinchiuso nell’area rossa ha comunque trascorso la notte nelle strutture distrutte dalla rivolta di ieri, senza materassi e con le finestre rotte.

L’unico Cpr al momento funzionante nel nord Italia è a un passo dall’essere reso completamente inagibile dalla rabbia di chi vi è rinchiuso.

Facciamo sentire la nostra solidarietà a chi, con coraggio e forza, si sta rivoltando nel Centro di corso Brunelleschi.

 Presidio martedì 17 dicembre ore 18 in corso Brunelleschi

macerie @ Dicembre 16, 2019

Cena e presidio contro il Cpr

Diario

macerie @ Dicembre 9, 2019

La Parola Dello Stato, La Mano Dello Stato

Diario

Lunedì 9 dicembre 17:00, Palazzo Nuovo

 

“LA PAROLA DELLO STATO, LA MANO DELLO STATO”
- legislazione sulla sicurezza, ordine pubblico e immaginario politico in Italia negli ultimi 20 anni -


L’eredità dell’alto conflitto sociale, dell’assalto al cielo, che ha caratterizzato gli anni ‘70 del bel paese si fa sempre più risicata e l’organizzazione socio-economica attuale sembrerebbe minare alla base la trasformazione di un malessere generalizzato in una reale possibilità di rivolta. D’altro lato lo Stato non ha mai dimenticato l’insubordinazione di classe che ha dovuto fronteggiare e negli ultimi decenni ha continuato ad affinare la propria panoplia, tra gestione emergenziale e militare di ogni problema sociale e la continua proliferazione di teorie repressive divenute celermente leggi, fino ad arrivare agli ultimi pacchetti sicurezza e all’aria asfissiante che li accompagna. Da Genova 2001, passando per Piazza San Giovanni, fino allo sgombero dell’Asilo, percorriamo con i membri del collettivo Prison Break Project, autori del libro Costruire Evasioni - sguardi e saperi contro il diritto penale del nemico, le fasi che ci hanno portato a oggi.

A seguire aperitivo benefit compagni arrestati per il corteo 9 febbraio.

macerie @ Dicembre 8, 2019

Uno sguardo sulle Vallette

Diario

Vi proponiamo il racconto di una recente esperienza carceraria, quella di Federico, arrestato lo scorso 20 settembre per il corteo del 9 febbraio a Torino, in seguito allo sgombero dell’Asilo. Uscito ai domiciliari da poco, ci offre uno spaccato di chi è rinchiuso nel carcere “Lorusso e Cotugno”, di piccole esperienze di autorganizzazione “dentro” e del rapporto tra le vite ristrette e quelle che animano le strade di alcuni quartieri torinesi.

Un racconto trasmesso durante la trasmissione “Bello come una prigione che brucia” in onda su Radio Black Out. Per ascoltarlo potete cliccare qui .

macerie @ Dicembre 6, 2019

Effetto Domino’s … ci risiamo!

Diario

Era evidente che l’epopea dei lavoratori di Domino’s Pizza Torino non sarebbe finita con quel 29 giugno. Era evidente che quanto strappato quest’estate con la lotta sarebbe stato ben presto rimesso in discussione. La deadline dei contratti stipulati post-sciopero incombeva minacciosa già da diverse settimane, i rintocchi alla mezzanotte del 30 novembre non potevano risparmiare qualche testa saltata a mo’ di rappresaglia. Continua a pag. 33715

macerie @ Dicembre 4, 2019

Panni Sporchi