Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

Ascolta tutti i contributi radiofonici

Voglia di gelato?

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Chi ci si può trovare davanti alla porta quando si ordina attraverso le piattaforme del food delivery? Quali rischi si corre a pedalare tutto il giorno per misere paghe? Quanti chilometri percorre un rider durante un turno di lavoro? Che rapporto ha con i dispatcher e quali contraddizioni si portano dietro queste nuovo figure lavorative, nell’organigramma delle tech startup?

Abbiamo ripercorso inseme ad Effe, lavoratore di Deliveroo fin dai suoi esordi a Torino, le varie tappe che hanno portato allo sciopero di maggio e a quello più recente di mercoledì 27 settembre. Soffermandoci sui particolari che spesso non emergono a una prima occhiata distratta sullo sciamare colorato dei fattorini in giro per la città.

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Dirty boulevard

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Nel gennaio del 2014 a Gamonal, quartiere popolare della spagnola Burgos, la lotta contro la costruzione di un nuovo boulevard si diffonde tra la maggior parte degli abitanti e brucia in fretta, con determinazione, fino a decretare il ritiro del progetto da parte delle istituzioni. Abbiamo sviscerato il racconto degli accadimenti ma soprattutto alcuni passaggi critici e interessanti con un compagno del posto: il rischio di recupero del conflitto da parte dei partiti e delle associazioni locali in cerca solo di un’onda da cavalcare per accumulare consenso; le modalità organizzative della lotta; l’intervento più o meno ragionato di alcuni compagni presenti da tempo in quel quartiere; le caratteristiche di una città che sembra  aver mantenuto la sua “vocazione” industriale e il conseguente tessuto sociale; una rete di rapporti di vicinato forgiata dal fuoco di numerose precedenti battaglie.

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Reclusione ad alta quota


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Continuano le audio-passeggiate de Il Marconista sui sentieri dello scenario montano che, sbirciando tra gli scorci di borghi disabitati e spazi in disuso, questa volta si imbatte nei progetti di chi vorrebbe creare nuove forme e strutture funzionali alla detenzione. Non più il maxicarcere che, oramai da quarant’anni, regna sull’architettura della reclusione, ma forme più piccole e diffuse, a minore impatto economico, in grado di integrare detenzione, lavoro “utile” sottopagato e riutilizzo di borghi montani abbandonati.

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Sentieri di sfruttamento

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Dietro ogni cartolina si celano quei colpi di piccone e scalpello che trasformano una materia informe o oramai obsoleta in un quadretto armonico, dove ogni elemento sembra superare le rigidità e le repulsioni reciproche. E’ in quest’ottica che va letto il progetto di ricerca e promozione culturale ad opera della Compagnia di SanPaolo denominato “Torino e le Alpi”, così come la narrazione elaborata dall’associazione Dislivelli alle origini del progetto. Uno degli obiettivi propagandati sarebbe quello di intrecciare il profitto derivante da un nuovo “turismo sostenibile” con il lavoro gratuito o sottopagato dei richiedenti asilo, dislocati nei vari centri di seconda accoglienza dei comuni alpini. […]

Dalla frontiera alla metropoli

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Lo smantellamento delle tendopoli e degli enormi baraccati eretti a ridosso delle frontiere cosiddette “calde” sta giungendo come una secchiata di acqua gelida per migliaia di persone migranti che riponevano da molti mesi, se non anni, una strenua speranza nell’attraversamento della frontiera. Lo sgombero della jungle di Calais non fa eccezione, tuttavia tra le cataste di laminati e le tende sventrate molte persone si sono lasciate alle spalle questo delta di rottami per riversarsi nelle città, iniziando ad arrangiarsi dando vita anche ad accampamenti abusivi, come nel caso della stazione del metrò Stalingrad a Parigi. Proprio qui, facendo i conti con l’amarezza di dover ricalcolare in fretta le proprie aspettative perché costretti a restare, hanno deciso di provare a lottare: non più per la propria possibilità di movimento ma per soddisfare i primi bisogni di vita.

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La “costruzione” dell’immaginario alpino

 

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Le alpi non sono sempre state passibili dello stesso sguardo. A partire dalla fine del XVIII secolo l’ambiente montano viene investito da un nuovo tipo di rappresentazione che coincide temporalmente con l’affermarsi dell’importanza dei contesti urbani. Da quel momento la montagna, prima vista come paesaggio disarmonico se non financo come ostacolo fisico, diventa meta turistica e oggetto del sapere geografico e successivamente di quello della pianificazione territoriale.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Nuotano?

27 novembre. Alcune bici GoBee.Bike, destinate a incrementare i servizi sharing della città, finiscono nel Po. Le bici sono state scaricate a Torino appena la settimana scorsa, hanno un lucchetto Gps collegato a un app che permette di lasciarle ovunque, letteralmente.

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Tentativi

27 novembre. Tre ragazzi detenuti nel carcere minorile Ferrante-Aporti appiccano il fuoco alla loro cella. Vengono portati in ospedale per ustioni e intossicazione da fumo.

Nuova occupazione

18 novembre.  Nasce l’Edera Squat in via Pianezza 115.

Bici alla mano

14 ottobre. Alcuni lavoratori in bicicletta di Deliveroo hanno manifestato nel centro città contro i vertici dell’azienda, che da mesi stanno ignorando completamente le loro rivendicazioni. La protesta è iniziata in piazza Carlo Alberto per poi attraversare, insieme ad alcuni solidali accorsi per l’occasione, via Roma e via Garibaldi. L’invito diffuso ai passanti e a chiunque voglia solidarizzare è stato quello di contattare il supporto clienti di Deliveroo e riportare le richieste dei rider.

G7

30 settembre. Per i disordini durante il corteo di contestazione al G7 di di Scienza, Lavoro e Industria, partito da Torino e arrivato al centro di Venaria dove si teneva il summit, vengono effettuati due arresti, uno dei quali a quanto sembrerebbe con flagranza differita. Se fosse accertato sarebbe uno dei primi assaggi delle potenzialità della legge Minniti-Orlando.

Frittata in street parade

28 settembre. Durante la street parade che ha attraversato le vie di San Salvario nel contesto della mobilitazione contro il G7, alcuni manifestanti hanno lanciato delle uova di vernice sulla facciata della Fondazione Agnelli di via Giacosa, che tra le altre cose ospita anche la sede torinese di Foodora. Altri manifestanti lungo il percorso hanno chiuso simbolicamente un Carrefour e attacchinato sopra una sede della CISL.

Deadline

5 settembre: una trentina di studenti e solidali ha presidiato dalla mattina gli accessi del laboratorio Manituana, situato di fronte a “Palazzo Nuovo”, in segno di protesta contro la decisione dell’Università di rientrare in possesso degli spazi occupati tre anni fa e da allora utilizzati come aule studio e non solo. Nessuno sgombero è stato eseguito in giornata ma la sorte del Manituana è ancora incerta data l’intenzione dell’Università di ristrutturare gli spazi per adibirli, casualmente, ad aule studio.

Sotto casa

3 settembre. Nella notte nel quartiere Aurora, sotto la sua abitazione in via Cremona, il senatore M5S Alberto Airola è stato aggredito da due ragazzi nordafricani che andandosene gli avrebbero portato via il cellulare. Non è chiaro se a scatenare il tutto sia stato un precedente alterco.

L’episodio, oltre a scatenare la solidarietà bipartisan di colleghi e affini del senatore, è stato il pretesto per etichettare Aurora come “terra di nessuno” e chiedere per questo la chiusura dei parchi di zona e presidi fissi di polizia.

In gran segreto

3 settembre. Al circolo Anatra Zoppa, nel cuore di Barriera di Milano, si è tenuto un incontro a porte chiuse tra la sindaca Appendino e il suo entourage di consiglieri per rinsaldare le fila post pausa estiva. Tra i vari temi scottanti affrontati ci sono le sorti della linea 2 della metro, il rinnovo dei vertici Smat e l’ipotesi di amministrazione controllata per far fronte all’affaire Gtt.

Di carcere si muore

30 agosto. Un detenuto del carcere Lorusso e Cotugno di Torino si è tolto la vita nella sua cella impiccandosi con delle lenzuola. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) commenta: la colpa è della mancanza di organico.

Nella stessa giornata nel carcere pisano Don Bosco un altro detenuto di 21 anni si è impiccato scatenando la rivolta degli altri reclusi che nella notte hanno gettato oggetti nei corridoi, allagato alcuni locali e dato fuoco a lenzuola e cuscini.

Con questi due suicidi sale a quaranta il numero di detenuti morti nelle patrie galere da inizio 2017.

Giudici che scrivono, giudici che uccidono

11 luglio. Arriva sulle pagine di cronaca, a distanze di mesi, la notizia della morte di un detenuto nel carcere delle Vallette. Il decesso è stato causato dal mancato ricovero del detenuto che era affetto da patologie gravi e negli ultimi tempi aveva subito un peggioramento. In una relazione del direttore sanitario del carcere era stato indicato il «concreto rischio di morte» del recluso, nonostante ciò, i giudici del tribunale di Sorveglianza avevano negato l’uscita dal carcere dichiarando «Il quadro clinico appare certamente compromesso, le sue condizioni lo esporrebbero a identico rischio anche all’esterno del carcere, ove anzi egli sarebbe esposto a condizioni di vita meno controllate anche sotto il profilo sanitario».

Senza alluminio

10 luglio. Gli operai della Comital, azienda leader nel settore della lavorazione dell’alluminio per alimenti, hanno deciso di scioperare. L’azienda, acquisita due anni fa dal gruppo francese Aedi, è in difficili condizioni finanziarie: dopo varie perdite negli ultimi due anni, non è riuscita più a investire. Ora sta utilizzando la cassa integrazione, non per mancanza di commesse, ma di materie prime da utilizzare.

Copertoni infuocati

9 luglio. A tarda sera l’autostrada Torino-Bardonecchia viene chiusa poiché nella regione Prapontin, sotto il comune di Susa, alcuni incappucciati hanno sistemato e infuocato dei copertoni sulla carreggiata.

Problemi in Casa Farinelli

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4 luglio. Gli abitanti di Casa Farinelli, struttura comunale che ospita famiglie in stress abitativo, sono scesi in strada fino a tarda notte per protestare contro le condizioni in cui sono costretti a vivere. A esacerbare la situazione è stata la scomparsa di un bimbo di appena due anni, figlio di una delle sei famiglie ospitate presso la struttura, nonostante all’interno delle mura di via Farinelli ci siano operatori addetti alla sorveglianza continua dei temporanei inquilini. Gli ospiti richiedono una condizione abitativa meno precaria, che vengano velocizzati i tempi per l’assegnazione delle case popolari che gli sono state promesse entrando nel progetto, cosicché possano tornare ad essere indipendenti e responsabili di sé stessi e dei propri figli. A visitare il sit-in e a tranquillizzare i protestanti è arrivata Mirella Cerniglia, responsabile della gestione dell’emergenza abitativa in città. È giunta anche la poliza, con i colori d’ordinanza e in abiti borghesi, a invitare a rientrare all’interno della struttura.

Effimera

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5 luglio. Sull’asfalto davanti alla Lavazza trapela, appenna cancellata, una grossa scritta: “Gip Busato aguzzina - Tutti liberi”.

L’assedio degli artisti

4 luglio. L’obiettivo dell’associazione Kaninchen-Haus è mutare lo stabile fatiscente di via La Salle 16 in un condominio-museo e trasformare i 200 attuali abitanti in una comunità: gruppi di artisti vivranno per un periodo di tempo determinato negli appartamenti, dove verranno organizzate mostre, concerti, talk, incontri letterari e poetici, o laboratori dedicati all’artigianato. I responsabili dell’associazione che ha vinto il bando lanciato dalla Siae e dalla Compagnia di San Paolo, ossia i performers Brice Coniglio, ipotizzano che possano essere costruiti portalettere artistici, luci di diverso colore illuminare ogni piano, il cortile trasformarsi in palco per spettacoli aperti al pubblico e “che le persone migliorino le loro relazioni grazie all’arte, capace di produrre un cambiamento estetico, sociale e culturale”. La portineria, ora blindata per evitare l’ingresso di senzatetto, sarà affidata a studenti universitari di sociologia che investigheranno sui sogni e desideri degli abitanti della via.

Torino fa scuola

4 luglio. Dei giovani giapponesi della Shibuya University Onlus hanno visitato le case del quartiere di San Salvario e Barriera di Milano interessati  a esperienze di innovazione e rigenerazione urbana e sociale. La Shibuya è una Onlus che promuove stili di vita e valori nuovi. Sakio Yasuaki, presidente della Onlus spiega”Il modello giapponese dei 20-30enni era far carriera in un’azienda, tutta la società guardava al successo economico. Ora non è più così, non per tutti. La visione della vita sta cambiando e guarda a valori completamente diversi“.

Torino capitale

4 luglio. Con 3.388 sfratti eseguiti nel 2016 in città e provincia Torino è in cima alla classifica dei capoluoghi di regione italiani con il maggior numero di sfratti. Tra le Regioni il Piemonte conferma questo primato con quasi 7mila provvedimenti di sfratto, oltre 13mila richieste di esecuzione e quasi 5mila interventi eseguiti. Significativo il fatto che rispetto al 2015 gli sfratti eseguiti in regione siano più che raddoppiati a differenza del resto d’Italia dove il numero è invece in calo. Anche nel rapporto tra sfratti e abitanti Torino conferma il suo primato con uno sfratto ogni 241 famiglie mentre la media nazionale si ferma a uno ogni 419 nuclei familiari. I dati sono contenuti in un rapporto del Ministero dell’Interno reso pubblico da poco.

Blitz in via Germagnano

30 giugno. I carabinieri di Olte Dora hanno perquisito 14 veicoli e identicato 52 persone durante un’operazione di monitoraggio del campo rom disposta dalla prefettura.

Controlli a tappeto

1 luglio. Nel fine settimana hanno preso luogo controlli straordinari nelle stazioni ferroviarie del Piemonte e Valle d’Aosta. I poliziotti hanno eseguito i controlli su viaggiatori e relativi bagagli con l’utilizzo di metal detector e altri strumenti di recente acquisizione da parte della PolFer. Sono state identificate complessivamente 430 persone, di cui 9 sono state rilasciate dall’autorità giudiziaria a piede libero. A Porta Nuova sono stati fermati due ladri d’abiti e un giovane writer. Il graffitaro quattordicenne è stato denunciato all’autorità giudiziaria minorile per deturpamento e sanzionato al pagamento di una multa di 500 euro in quanto occupava una zona ferroviaria interdetta.

Un bel pugno in faccia

27 giugno. Sul 4, mentre attraversa Barriera di Milano, un giovane ragazzo nero si difende dalle provocazioni di un fascista colpendolo con un pugno in faccia. Il fascio è costretto a scendere dal tram, sanguinante, guardato torvo da parecchie persone; nonostante ciò continua a recitare il saluto “Sieg Heil”.

Esasperazione

27 giugno. Alla sede dell’Inps in corso Giulio Cesare 290 una donna si dà fuoco agli sportelli. È da sei mesi che è stata lincenziata, poichè il servizio di pulizie che offriva da dieci anni a una birreria è stato esternalizzato. Ed è da sei mesi che è rimasta incastrata in procedure burocratiche che non le permettono di ottenere l’indenizzo di disoccupazione che gli spetta. All’ennesima richiesta di paziente attesa da parte degli impiegati Inps la signora si è cosparsa di alcol e si è data fuoco. Ora è in pericolo di vita.

Periferie sicure

26 giugno. Nell’ambito di un’operazione a carattere nazionale che ha interessato 13 città italiane, tra il 15 maggio e il 3 giugno si è intensificata l’attività di controlo delle forze dell’ordine anche nei quartieri periferici e in quelli della movida torinesi. Il bilancio in città è di 1059 persone controllate di cui 58 denunciate a piede libero e 22 arrestate. 14 le persone trovate senza i documenti in regola per le quali è stata avviata la procedura di espulsione. Sequestrati inoltre ingenti quantità di sostanze stupefacenti e comminate 43 multe a 35 esercizi commerciali.

Dalla gru

20 giugno. Un uomo si arrampica sulla gru posizionata tra corso Vigevano e via Cigna per protestare contro l’affidamento dei propri figli. È rimasto per tre ore in cima all’argano, vestito da V per vendetta, con uno striscione e un megafono, accusando il sindaco di Torino e le forze di polizia dell’ingiustizia della sua attuale condizione.

Evasione e giustizia fai-da-te

16 giugno. La signora rom arrestata per aver investito un uomo in scooter lungo strada dell’areoporto è evasa dal carcere. La famiglia del motociclista e coloro che si sono mobilitati dopo l’incidente dello scorso maggio assieme ai militanti di Casapound e Forza Nuova per chiedere la chiusura definitiva e lo sgombero di tutti i campi nomadi di Torino, ora, dichiarano di offrire una taglia sulla testa della fuggitiva e di impegnarsi direttamente nelle ricerche.

Rabbia Frocia

16 giugno. Durante la notte sono comparse delle scritte sui muri del Cinema Massimo, in piazza Palazzo di Città e sui muri del deposito GTT di corso Trapani contro il Lovers Film Festival e il Piemonte Pride: “LA NOSTRA RABBIA NON È UN FESTIVAL”, “LA NOSTRA RABBIA NON SI COMPRA”, “I CONFINI NON SONO UN CLAIM”.

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Solidarietà interregionale

10 giugno. Giorno di sciopero per i lavoratori di H&M dei negozi di via Roma, di Beinasco e dell’Area 12. Molto alta l’adesione per un’iniziativa di protesta contro i licenziamenti collettivi annunciati dall’azienda in tre punti vendita di Lombardia e Veneto. È la prima volta che l’azienda prende una simile iniziativa e non sembra intenzionata a ricollocare nessun lavoratore mentre apre nuovi punti vendita. L’obiettivo sembra essere quello di liberarsi di dipendenti assunti prima dell’introduzione del Jobs act per sostituirli con altri meno tutelati.

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10 giugno. Un presidio organizzato da Casa Pound e dal comitato Noi di Barriera si è svolto a qualche decina di metri dal campo rom di via Germagnano per chiederne la chiusura. La polizia in assetto antisommossa si è schierata per evitare contatti tra i manifestanti e gli abitanti del campo.

Alcol free

9 giugno. Entra in vigore il divieto di vendere bevande alcoliche da asporto, dalle 20 fino alle 6 del mattino, per gli esercizi commerciali di
piazza Vittorio, San Salvario e Vanchiglia. L’ordinanza terminerà il 30 settembre e prevede la chiusura da 7 a 30 giorni per i trasgressori.

Italia-Israele

8 giugno. Presentato ieri, al 32esimo piano del grattacielo di Intesa San Paolo, un rapporto della Fondazione Studi Ricerche sul Mezzogiorno che individua nell’agritech e nell’industria portuale i due settori più promettenti di interscambio tra Italia e Israele. Nell’ambito dei rapporti tra i due Paesi la città di Torino svolge un ruolo di primo piano come testimoniano la presenza all’incontro di esponenti del Politecnico, della Camera di Commercio e della Compagnia di San Paolo. Particolarmente attiva naturalmente la banca Intesa che recentemente ha siglato importanti accordi con la Camera di Commercio israeliana, con la banca Leumi e con il centro di innovazione The Flor di Tel Aviv.

Buste in tribunale

7 giugno. Due buste contenenti polvere da sparo, fili elettrici e batterie sono state intercettate nel locale di smistamento della corrispondenza del tribunale di Torino. Indirizzate ai pm Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna sono state aperte da agenti del reparto artificieri.

Attorno a via Germagnano

31 maggio. È durato quattro ore, fin dopo la mezzanotte, il blocco a intermittenza del traffico su corso Vercelli da parte di alcune persone che vivono nei pressi di piazza Rebaudengo. A scatenare la protesta alcuni roghi di rifiuti appiccati nei pressi del campo rom di via Germagnano. Le persone scese in strada avrebbero tentato anche di dirigersi verso il campo, senza riuscirci per l’intervento di un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che hanno bloccato gli accessi.

Guardie e commessi in blocco

29 maggio. Due ore di blocco dei cancelli davanti al centro di distribuzione della Lidl di Volpiano hanno impedito l’ingresso e l’uscita di una ventina di camion. A portare avanti la protesta una cinquantina di dipendenti della Securpolice, azienda di vigilanza, e della Sigilog, società  specializzata nella logistica, che lavorano in appalto nei discounts. Alcuni lavoratori sono arrivati anche da altre regioni per protestare contro i bassi salari e i ritardi nei pagamenti. La strada è stata liberata dopo l’intervento di un legale del Lidl che ha promesso un incontro con i responsabili delle due società appaltatrici.

Daspo urbano

29 maggio. Due ragazzi ventenni di origine egiziana rischiano di essere colpiti dal Daspo urbano, il provvedimento, contenuto nel cosiddetto decreto Minniti, che consente di interdire l’accesso a determinate zone della città a chi vi commette reati. Il quartiere da cui potrebbero essere banditi è quello di San Salvario in cui avrebbero strappato una collanina d’oro dal collo di un passante.

Rioccupato il Fenix

13 maggio. Occupato uno stabile di proprietà del comune all’interno dei Giardini Reali all’angolo con via Rossini. L’edificio era già stato occupato e sgomberato nel 2005 in vista delle Olimpiadi invernali dell’anno successivo.

Presidio di Natale

Diario

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Venerdì 15 dicembre - ORE 18,00 - DISCUSSIONE ALLE SERRANDE di Corso Giulio Cesare 45 con alcuni compagni greci che si organizzano e lottano contro i centri di detenzione ed espulsione ad Atene.

Sabato 16 dicembre - PRESIDIO AL CPR - ORE 15,00 - CORSO BRUNELLESCHI angolo VIA MONGINEVRO.

Fuoco ai Cpr, una cosa attuata e attuabile.

macerie @ Dicembre 14, 2017

Risposte

Diario

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Giovedì scorso si è tenuta l’udienza di riesame riguardo la carcerazione di Beppe, accusato di non aver risposto ad un controllo di polizia nella casa in cui era detenuto agli arresti domiciliari e per questo rinchiuso successivamente nel carcere delle Vallette da ormai un paio di mesi. A inizio settimana è arrivata la risposta dei giudici che hanno rigettato la richiesta di modificare la misura custodiale in carcere con quella degli arresti domiciliari. Le motivazioni di tale rifiuto sono ancora ignote e verranno rese pubbliche tra qualche giorno. Quello che è certo invece è che ci vorrà altro tempo per portare di nuovo la sua situazione di fronte a un giudice e forse si dovrà aspettare il 26 di gennaio, giorno dell’inizio del processo.

Intanto sempre in questi giorni il Gip Pasquariello ha rigettato l’istanza di liberazione per gli arrestati di agosto costringendo Cam, Larry, Fran e Antonio ancora in casa e Beppe dietro le sbarre.

Nella notte di ieri un saluto rumoroso ha rotto il silenzio intorno al penitenziario torinese per ricordare a Beppe che non è solo e per portare solidarietà a tutti coloro che sono rinchiusi dentro quelle infami mura.

Rinnoviamo quindi l’invito a scrivere a Beppe:

Giuseppe De Salvatore

Via M. A. Aglietta n 35

 10151 Torino

macerie @ Dicembre 14, 2017

Libertà l’ho vista dormire protetta da un filo spinato

Diario

 

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Fuochi d’artificio sul fare della fredda sera. Ieri con questo saluto pirotecnico un gruppo di nemici delle espulsioni si allontana dal Cpr torinese dopo un presidio di qualche ora, con la promessa di tornarci presto a portare anche solo una voce più alta delle mura. Nelle ultime settimane più volte le voci fuori si sono unite a quelle dentro, qualche auto arriva in c.so Brunelleschi per rompere la solitudine di chi lotta contro la struttura che lo imprigiona, per qualche minuto si urla insieme “Libertà!” prima che arrivino le volanti che presidiano 24 ore su 24 il perimetro fortificato del Centro.

I reclusi, dopo la rivolta del 13 novembre, subiscono un controllo ancor più afflittivo e alcuni di loro sono ancora rinchiusi nell’isolamento, altri due dormono al freddo in mensa dove il riscaldamento non c’è mai stato. Tuttavia non c’è mai neanche un dubbio nelle loro voci e la rivolta non è mai qualcosa di cui pentirsi ma sempre una questione di possibilità: stare là dentro fa schifo e quando si riesce a organizzarsi insieme va da sé.

Continua a pag. 32852

macerie @ Novembre 27, 2017

Oggi e domenica contro il Cpr

Diario

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macerie @ Novembre 24, 2017

Il paradigma di una società in crisi

Diario, Torino domani

 

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Entrare nel ventre vitreo del mostro è molto più facile del previsto.

È sufficiente dare il proprio nome alla receptionist per essere aggiunti alla lista di prezzolati partecipanti all’evento e in quattro e quattr’otto ritrovarsi sulla scala mobile del più discusso centro di potere torinese, il tempio israelitico griffato del nuovo millennio.

   «guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!».

No, non inganna il facile accesso, infatti l’evento che ci si appresta ad assistere dentro al grattacielo di Intesa Sanpaolo è così elitario, per contenuti e pubblicizzazione, che non c’è pericolo che arrivino persone sconvenienti. L’incontro è rivolto a la crème (de la merde) delle fondazioni bancarie e d’impresa, economisti, dirigenti delle cooperative, sindacalisti e giornalisti per presentare il Terzo Rapporto sul Secondo Welfare, a cura del Centro di Ricerca Einaudi. L’architettura svolge poi il suo compito - ça va sans dire - perché il palazzo è progettato con l’auditorium ai primi piani e per arrivarci vi è un’unica scala mobile. Non è dato vedere altro, si può solo entrare o uscire dalla sala in questione, al massimo andare in bagno.

In realtà gli indesiderabili ci sono, con l’odio stretto tra le mani, a raccogliere informazioni sulle future politiche con cui i signori cercheranno di gestire la vita agra del mondo prossimo.

Continua a pag. 32843

macerie @ Novembre 23, 2017

Dal tribunale

Diario

 

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Lunedì si è concluso il primo atto del processo contro la resistenza agli sfratti realizzatasi in alcuni quartieri di Torino tra l’estate 2011 e la primavera del 2014. Il bilancio della sentenza è di 27 compagni condannati a pene che vanno da 1 anno ai 2 anni e 9 mesi di reclusione. Alcuni imputati sono stati condannati al risarcimento di qualche proprietario di casa costituitosi parte civile e dei loro avvocati. Due compagni sono stati invece assolti e le accuse più gravi - il sequestro - cadute per tutti. L’udienza è stata anche l’occasione per salutare Beppe che si trova ancora alle Vallette.

Il giorno seguente altri compagni hanno scelto di presentarsi all’udienza del processo in cui sono accusati di aver fatto violenza contro dei carabinieri per ostacolare un controllo di documenti, procedimento per il quale sono stati arrestati a maggio e per sei mesi sono stati rinchiusi prima in carcere e poi a casa con l’impossibilità di comunicare, per il quale ora hanno l’obbligo di firmare in maniera quotidiana in caserma. I compagni hanno deciso di trovarsi in aula per leggere una dichiarazione per precisare alcune cose.

Continua a pag. 32842

macerie @ Novembre 22, 2017

Di nuovo e finalmente, fuoco al Cpr

Diario

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Due notti fa i reclusi del Cpr torinese hanno dato fuoco all’area blu e a quella verde rendendo inagibili diverse stanze. La celere è arrivata immediatamente dispensando lacrimogeni e botte, insieme ai pompieri che hanno pensato bene di raffreddare gli animi lavando letteralmente i reclusi con le pompe dell’acqua. I celerini ci sono andati particolarmente pesanti con i manganelli e gli schiaffi soprattutto nell’area blu dove da dentro ci arrivano notizie di diversi feriti. Spenti gli incendi è stata effettuata una perquisizione alla ricerca dei temutissimi quanto efficaci accendini mentre fuori dalle mura dei fuochi di artificio hanno salutato i reclusi e portato solidarietà alla rivolta.

Continua a pag. 32839

macerie @ Novembre 15, 2017

Ogni tanto, buone nuove

Diario

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La frenesia che ha caratterizzato questi giorni ci ha impedito di dare tempestivamente una buona notizia che riguarda i compagni arrestati lo scorso maggio e che da allora, dopo un periodo di detenzione in carcere, hanno atteso chiusi dietro una porta di casa, silenziati e isolati dalle restrizioni.

Due giorni fa il giudice ha modificato per tutti e sei la misura cautelare degli arresti domiciliari tramutandola in firme giornaliere. Antonio, Giada, Fabiola e Greg sono quindi potuti uscire dalle abitazioni in cui erano ristretti mentre Cam, Antonio e Fran sono ancora agli arresti domiciliari senza restrizioni, perché sulla loro testa grava un ulteriore procedimento. Si tratta dell’operazione del 3 di agosto per la quale Lerry sta ancora scontando la detenzione preventiva ai domiciliari mentre Beppe è detenuto alle Vallette a causa dell’aggravamento di misura di cui già vi avevamo parlato.

Nell’inchiesta del 3 di agosto sono coinvolte anche Monica e Michela a cui è stato appioppato un divieto di dimora non ancora ritirato.

Se le misure cautelari inflitte quest’estate paiono essere ancora troppo fresche per immaginare una loro modifica, per l’inchiesta di maggio il processo è già iniziato e si avvia velocemente alla conclusione.

Il prossimo appuntamento in aula è previsto per il 21 di novembre al Tribunale di Torino, data in cui si potranno andare a salutare le persone ancora ristrette ai domiciliari.

Per il momento l’invito è di scrivere a Beppe, ancora detenuto, e di farsi sentire con chi, gravato dalle restrizioni, non ha potuto per mesi sentire voci amiche e vedere volti cari.

Per scrivere a Beppe:

Giuseppe De Salvatore

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno

via Maria Adelaide Aglietta 35

10149 Torino

macerie @ Novembre 9, 2017

Tentata fuga e altre storie

Diario

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Il cibo è una merda. Il più delle volte pranzo e cena vengono serviti marci al Cpr di c.so Brunelleschi. In molti decidono di non mangiarlo e di condividere quello dei pacchi di vettovaglie che arrivano da parenti e amici, in pochi si possono permettere di comprare qualche prodotto alimentare scegliendo dall’esosa lista che viene proposta.

Se non mangi la sbobba che ti servono, se non ti puoi permettere di acquistare altro - beh - tutti fattacci tuoi.

Qualche ragazzo arrivato dal Centro di Brindisi, trasferito nel capoluogo sabaudo a causa di lavori di ristrutturazione nel Cpr pugliese, dice che qui non si può permettere neanche di comprare il latte e che tutto dentro alle mura di c.so Brunelleschi ricorda la vita in catena di montaggio.

“Come in fabbrica sembra di stare qui! Vedi quasi sempre solo i lavoranti che fanno quello che gli dicono, i direttori e la polizia, e non si capisce mai come veramente funziona perché parli con questi che sono stronzi ma alla fine non contano un cazzo”.

Continua a pag. 32836

macerie @ Novembre 5, 2017

Lo sguardo dalla strada

Diario, Torino domani

Facendo due passi per le vie di Borgo Dora stamane si poteva assistere a una scena piuttosto scontata di questi tempi ma che mantiene la sua eloquenza. All’ex casa occupata di canale Molassi, sgomberata l’anno passato, i depositi al piano terra sono stati ripuliti e degli affaccendati commercianti stavano sistemando là dentro le loro costose mercanzie: quadri, lampadari art déco, sedie vintage.

Per il nuovo volto del Balon in molti si sono spesi, dall’associazione dei commercianti fino ad arrivare al progetto The Gate, e l’intento di cacciare i miserabili e far posto al mercato colorato da cartolina è stato perseguito con minuzia e costanza. Cacciati i venditori abusivi e gli occupanti di case, rastrellati con continue retate i senza-documenti, lo spazio è abbastanza ripulito per far posto a botteghe di pregio, localini per l’aperitivo e studenti di storytelling.

Dalla settimana scorsa poi, dopo i tristi fatti di cronaca che hanno interessato il suq della domenica, anche l’esistenza di una parte del Balon del sabato è stata messa in discussione. Si tratta di quella che è stata ribattezzata dall’amministrazione pentastellata “Barattolo”, come il suq domenicale, e che è stata differenziata dalle altre vie gestite dall’Associazione Commercianti.  Per il momento, e a detta della giunta, per due settimane la parte di mercato che si snoda tra San Pietro in Vincoli e il vecchio cimitero, la parte più povera del Balon, verrà sospesa seguendo le sorti del suq di via Carcano. Almeno questo è quello che il palazzo comunale ha riferito alla delegazione di ambulanti che mercoledì mattina, dopo un corteo partito dal cuore di Borgo Dora, si sono presentati sotto il Comune per protestare contro la sospensione del mercato, per molti unico e mal assortito modo per sostentarsi. Staremo a vedere se le promesse verranno mantenute, e se, aspetto sicuramente più interessante, gli ambulanti si organizzeranno di nuovo nel caso in cui ciò non dovesse avvenire.

Continua a pag. 32828

macerie @ Ottobre 26, 2017

La storia di Florence - parte II - sfratto e carcere

Diario

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Stamattina Florence, mentre accompagnava i figli all’asilo nella fascia oraria di permesso giornaliero, è incappata nei soliti carabinieri addetti al controllo dei suoi arresti domiciliari. Non le hanno fatto “troppe cerimonie” come quando qualche giorno fa le hanno messo le mani addosso per intimarle di lasciare la casa sotto sfratto in cui abita, ma con fare vago le hanno detto di recarsi alla stazione di c.so Regio Parco per alcune notifiche. Lei coscienziosamente si è preoccupata di doversi recare nella tana di costoro e ha espresso le sue perplessità.

“Non si preoccupi signora, deve solo parlarle il maresciallo Capobianco. Stia tranquilla anche se sfora il suo orario di permesso di uscita, lasci i bambini a scuola e passi in caserma”, le è stato risposto.

Ha capito subito che c’era poco da star tranquilla.

Continua a pag. 32826

macerie @ Ottobre 25, 2017

Attenzione!

Diario

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Da poco è stata raccontata la storia di Florence, una donna senza alcuna garanzia a cui aggrapparsi per vivere tranquilla. Come in tanti altri casi se i problemi si affrontano da soli si è costretti a mollare, a cedere alle minacce del padrone, alla violenza delle procedure. Si pensa, invece, che i legami di solidarietà possano essere un’àncora per non naufragare nella realtà. Essere in parecchi davanti agli uffici degli Ufficiali Giudiziari, in corso Vittorio Emanuele 130, è l’occasione per difendere Florence, per rispedire indietro le minacce che molto spesso chi non riesce a pagare un affitto riceve e manifestare la rabbia che l’ansia di uno sfratto a sorpresa crea.

L’appuntamento è per un presidio là davanti, venerdì 3 novembre, dalle ore 10.

macerie @ Ottobre 25, 2017

La storia di Florence

Diario

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Il tetto sopra la testa a rischio, che sia una procedura in corso di sfratto o di pignoramento, spesso non è che la punta di un grosso iceberg che in tanti si trascinano dietro nelle periferie della città.

Salta il lavoro, viene diagnosticata una malattia, il compagno o la compagna se ne va, arrivano guai giudiziari da scontare. Per chi non ha riserve non è concesso avere imprevisti. Spesso questi rappresentano l’ultimo colpo che avvia un effetto domino, un peggioramento esponenziale delle già precarie condizioni di vita, fino alla deriva di quell’iceberg di problemi.

Vicissitudini che accomunano molti - si diceva - e che sentiamo quotidianamente dagli uomini e dalle donne con cui decidiamo di lottare, per quanto pensiamo che l’obiettivo sia elaborare percorsi di conflitto comuni, allargare la prospettiva dal personale alla complicità di classe senza necessariamente far emergere la particolare vicenda di qualcuno.

Ci sono tuttavia storie che sono un vero groviglio di rogne e che sono esemplificative della condizione in cui si può finire nell’ambiente urbano dell’atomizzazione, della marginalità e dello sfruttamento. Come la storia capitata in via Casella, nella Barriera, a due passi da piazza Respighi, all’interno di un’intera palazzina che è stata venduta e i cui inquilini sono finiti sotto sfratto nel cambio di proprietà.

Continua a pag. 32821

macerie @ Ottobre 19, 2017

Beppe trasferito a Torino

Diario

Dal 13 ottobre Beppe si trova al carcere di Torino. Il 22 settembre dagli arresti domiciliari era stato trasferito a Regina Coeli perché le forze dell’ordine sostengono non abbia risposto a un controllo di routine.

Per scrivergli e sostenerlo:

Giuseppe De Salvatore

Casa Circondariale Lorusso e Cutugno,

via Maria Adelaide Aglietta 35

10149 Torino

macerie @ Ottobre 19, 2017

Tentando la rabbia

Diario

 

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Avevamo scritto che al Cpr di Torino la calma degli ultimi tempi non era che apparente. Raramente tra i reclusi al fu Cie non c’è un movimento carsico in cui la voglia di libertà scava crepe nel funzionamento della struttura, a volte in maniera impercettibile, a volte palesemente, talvolta danneggiandola materialmente, talaltra affinando la complicità collettiva. Ci sono poi le grandi occasioni, quelle in cui l’organizzazione di tutti - o quasi tutti -  punta in alto, punta a una giornata di rivolta generale, come è accaduto qualche giorno fa.

I detenuti si erano organizzati  perché la domenica appena passata fosse il giorno in cui appiccare il fuoco a tutte le aree, ma avevano anche avvertito che alcuni tra di loro parlavano troppo, e con troppa propositività, con i lavoranti dell’ente gestore Gepsa e con le forze dell’ordine. Ecco perché non si sono stupiti quando venerdì, con la scusa di lavori di manutenzione, il campetto è stato chiuso e non hanno potuto incontrarsi oltre le divisioni di area. Un segnale evidente che l’amministrazione della prigione per senza-documenti aveva dei sospetti su possibili disordini.

Continua a pag. 32818

macerie @ Ottobre 17, 2017

Una sortita

Diario

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Non è così chiaro come L’Atc voglia agire per riportare l’ordine nelle sue palazzine di Aurora, in quegli appartamenti che da luglio sono stati aperti e occupati da una serie di famiglie e persone che ne avevano bisogno. È sicuro, però, che i vigili e alcuni emissari dell’Atc da ormai una settimana hanno iniziato a cercare di mettere pressione a chi occupa in via Cuneo, andando a bussare alla porta, insistendo nel richiedere di andarsene di propria sponte e il prima possibile.

Due strade più in là in via Aosta sono invece arrivate tre lettere dell’Atc: chiede a tre degli occupanti di pagare i danni per l’occupazione abusiva, le spese di riscaldamento e del condominio.

Continua a pag. 32815

macerie @ Ottobre 16, 2017

Panni Sporchi