La pacchia è finita

La resistenza contro lo sgombero dell'Asilo e contro gli arresti per associazione sovversiva si è propagata dal tetto di via Alessandria 12 alle strade di Torino. E da qui ha raggiunto altre città oltrepassando anche i confini nazionali, alimentata dai nuovi arresti durante i cortei. Quello che segue è una raccolta di tutte le azioni di solidarietà che è appena cominciata.

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Poste Brulé

10 Aprile. Genova. Nella notte incendiati e distrutti diversi mezzi delle Poste Italiane. Nel comunicato di rivendicazione viene fatto un breve cenno alle politiche italiane in materia di immigrazione e si ricorda il ruolo diretto delle Poste nella deportazione dei senza documenti. Azione rivendicata anche per tutti i compagni colpiti dalla repressione, caduti in combattimento o uccel di bosco.

Ambasciata pt.2

16 Marzo. Atene. Un presidio in solidarietà con i compagni arrestati a Torino e Trento indetto davanti all’ambasciata italiana si trasforma in un corteo che percorre le strade del centro fino ad arrivare ad Exarchia.

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Scuola Italiana

7 Marzo. Atene. Lasciate scritte e lanciati trikakia nei pressi della Scuola Italiana in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e Torino e contro lo sgombero dell’Asilo.

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In banca

7 Marzo. Roma. Nella notte colpita vetrina e sportello bancomat di una filiale Intesa SanPaolo in solidarietà con i compagni arrestati a Torino. Qui il comunicato.

Sodexo

6 Marzo. Graz (Austria). Incendiato un veicolo della Sodexo in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e a Torino. La ditta francese è stata scelta come bersaglio per il suo ruolo di collaboratrice all’interno del sistema delle deportazioni.

Archeologia

6 Marzo. Atene. Bruciato un camion dell’Associazione Italiana di Archeologia e lasciate scritte sull’entrata del palazzo. I Carabinieri in questi giorni sono ad Atene per tenere corsi di aggiornamento alla polizia greca sulla sicurezza dei beni archeologici. Azione in solidarietà ai compagni arrestati in Italia e contro lo sgombero dell’Asilo; nel comunicato di rivendicazione si fa una breve storia della repressione contro gli anarchici nel nostro paese.

A Torpignattara

2 Marzo. Roma. Un corteo di circa 500 persone ha percorso le strade dei quartieri Prenestino e Torpignattara, gridando la rabbia contro padroni, politici e controllo sociale. Scritte, manifesti, volantini e interventi hanno espresso la solidarietà ai compagni e alle compagne arrestati a Torino e Trento, ricordando anche quelli detenuti per precedenti operazioni repressive.

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Corteino zeneize

1 Marzo. Genova. Un presidio indetto contro il razzismo di stato e il DDL Sicurezza si trasforma in un corteino di un centinaio di persone che percorre le vie del centro storico tra cori ed interventi, in solidarietà agli arrestati dell’operazione “Scintilla” e “Renata”.

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Pausa caffè

1 Marzo. Milano. Blitz pomeridiano nel centralissimo store della Lavazza in Piazza San Fedele. Lanciati volantini dentro al locale, esposti striscioni, lasciate scritte sulle vetrate e fatto un intervento per ricordare il ruolo della Lavazza nella riqualificazione di Aurora e nel conseguente sgombero dell’Asilo. Un esagitato responsabile per tutta risposta chiude le serrande con i clienti dentro.

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[…]

La sede della Lega

1 Marzo. Fagnano Olona (VA). Vetrine rotte, un estintore aperto all’interno, l’immancabile scritta “la pacchia è finita” e pure una bandiera rubata: questo è il bilancio che hanno dovuto constatare questa mattina i militanti della Lega del piccolo paese del varesotto dopo che qualcuno ha deciso di andare a visitare la sede del partito ieri notte.

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Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Ex Moi in dirittura di arrivo

16 luglio. Cambio di rotta e sopratutto accelerata nella gestione dello sgombero delle palazzine Ex Moi. Il Ministero dell’Interno ha preso in mano la partita e ha deciso che gli ultimi 400 abitanti dovranno uscire entro metà agosto, invece che la fine dell’anno come era stato più volte dichiarato. Quello che li aspetta sarà l’inserimento in dei progetti, per i primi 200, mentre per gli altrettanti restanti si tratterà di ricollocarli in centri di accoglienza o inserirli nel nuovo piano di incentivazione dei rimpatri volontari assistiti. Oltre alle due tranche del Viminale pari a 2 milioni di euro stanziati per lo sgombero delle palazzine, la nuova giunta regionale capitanata da Cirio ha ulteriormente stanziato 500 mila euro.

La campagna del suk

5 luglio. Nonostante le indiscrezioni sembra che non sia ancora giunto il momento dello sgombero del balòn di canale Molassi e San Pietro in Vincoli. Nonostante le pressioni di alcuni politici, Marrone e Alessi in prima linea,e della sindaca, il Prefetto consiglia di procedere con calma. Chi piazza i teli in quella parte del mercato, solidali e abitanti della zona che ritengono ingiusto lo spostamento si sono ancora una volta organizzati e dati appuntamento per un presidio notturno. La politica attuata da chi gestisce la città pare una campagna volta allo sfiancamento: l’allarme sgombero viene a tratti rinnovato diffondendo ansia e agitazione tra i mercatari, la data man mano posticipata mentre l’estate avanza e tanti saranno fuori porta. Intanto per le prossime due settimane un cantiere sta occupando la maggior parte del canale acciottolato impedendo di fatto la stesura della merce.

In difesa dei 7 nani, 17 misure

4 luglio. “Tutti i nodi vengono al pettine” sembrano dire negli uffici della Procura torinese. Qualsiasi gesto di insubordinazione, minimamente riottoso, capace di interferire la claustrofobica normalità cittadina, con calma, verrà scritto su delle carte, guarnito da narrazioni poliziesche potrà essere materia d’indagine. Nella mattina di giovedì in giro per l’Italia sono stati affibbiati gli arresti domiciliari a sette militanti e comminate le firme ad altri dieci in merito alle contestazioni avvenute attorno al G7 a Torino. Non si tratta di vendetta e neanche un tentativo di boicottare le prossime attività personali o ricreative in programma delle persone coinvolte, ma del rituale svolgimento dell’apparato repressivo, sempre più pronto a spegnere qualsiasi scintilla e ad abbassare l’asticella delle possibilità di “dissentire” praticamente, scendendo in strada, lottando.

Nova Coop e Aurora

3 luglio. Continua la riqualificazione in quel di Aurora, coi suoi microinterventi ma anche decisamente macro. È il caso dell’ex fabbrica Pastore, all’angolo tra via Perugia e via Padova, in via di demolizione per far posto a una futura area residenziale, spazi dedicati al settore terziario e un supermercato. Dietro a tutto si riscontra il nome della società Nova Coop.

Canicola alle Molinette

3 luglio. L’emergenza caldo arriva alle Molinette ma sopratutto arriva l’emergenza posti letto. Il Pronto Soccorso dell’ospedale si è riempito di pazienti, sopratutto anziani colpiti dalla canicola di qeusti giorni, che sono rimasti per ore infiniti in attesa di essere ricoverati. Posti letto chiusi, come vuole la politica sanitaria degli ultimi anni che procede imperterrita, e pochi infermieri in corsia.

Fuori dagli uffici

2 luglio. Parte il “progetto di sicurezza rafforzata” voluto dal questore De Matteis, che prevede la possibilità per i poliziotti d’ufficio di allungare il proprio turno di lavoro e svolgere pattugliamenti a piedi in particolari zone sensibili della città, in primis il parco del Valentino.

Regali dal prefetto

20 giugno. Si chiama “Accordo per la sicurezza e lo sviluppo della città di Torino” ed è stato redatto dal prefetto della città, nonché inviato a Roma per valutare la possibilità che il governo ne finanzi almeno una parte. Un progetto che prevede il coinvolgimento di varie realtà territoriali e che parte dall’ormai famigerato incremento della videosorveglianza nei quartieri, con sgravi fiscali IMU e TASI per i commercianti che aderiranno. L’obiettivo è dispiegare l’intero piano entro le ATP Finals del 2021. Centrale sarà il ruolo delle Circoscrizioni, protagoniste dei «tavoli di osservazione» con associazioni, comitati di zona, forze dell’ordine e gli stessi dirigenti prefettizi. Gli obiettivi sono svariati, da definire gli orari per la vendita di alcolici a un controllo attento dell’abusivismo commerciale; dalla “tutela del patrimonio immobiliare” per scongiurare le occupazioni, al porre limiti alle “locazioni sconsiderate” sopratutto nelle zone ad alta densità di immigrati. Insomma, la guerra alla povertà e ai poveri continua a spron battuto.

18 giorni

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15 giugno. Calato uno striscione in Piazza Castello, sopra un’impalcatura montata davanti alla facciata di un palazzo, in occasione del diciottesimo giorno di sciopero della fame di Silvia e Anna.

Pneumatici in fiamme

14 giugno. I vigili del fuoco sono accorsi questa mattina in corso Regina per sedare l’incendio di alcuni pneumatici posizionati in mezzo alla strada. Il blocco è stato fatto in solidarietà con Silvia e Anna, come si deduce da una scritta lasciata sull’asfalto.

Lo specchio dei ciechi

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6 giugno. Lo sportello dello Specchio dei Tempi, sito in via Santa Maria, è stato ricoperto di manifesti in solidarietà con la protesta di Silvia e Anna.

Vendere il vuoto

6 giugno. Dopo tre anni di indecisioni viene rilanciato il progetto Open for Business, ideato all’indomani della vittoria di Chiara Appendino. Si tratta di un piano strategico per favorire l’insediamento di nuove imprese e l’arrivo di investimenti in aree vuote e in zone ex industriali. Gli assi di sviluppo sono gli stessi definiti ai tempi della giunta Fassino: Thyssen, Manifattura Tabacchi, Moi, Palazzo del Lavoro, ex Gondrand, Tne, ex Toroc, ex Superga, Regaldi, Officine Grandi Motori, Motovelodromo. In Comune, l’assessore Sacco ha firmato una delibera affidando al Ceip, il Centro estero per l’internazionalizzazione, 100 mila euro per organizzare una serie di missioni nelle quali provare a “vendere” le aree dismesse.

Originale costa troppo

5 giugno. “Prodotti di ottima qualità, parte destinati alle bancarelle della Crocetta” venivano assemblati e cuciti in un laboratorio abusivo di corso Regina 162. Etichette del marchio e di certificati di qualità contraffatti venivano aggiunti a giacche, abiti e scarpe. Gli agenti del commissariato Dora Vanchiglia hanno denunciato il “sarto” per ricettazione e contraffazione, messo sotto sequestro il locale, le macchine da cucire e la merce.

Il marketing del carcere

5 giugno. Il negozio Freedhome, concept store di prodotti provenienti dall’economia carceraria, viene ricoperto di manifesti in solidarietà a Silvia e Anna, contro la differenziazione dei detenuti, contro lo sfruttamento lavorativo dentro le carceri. Così si presenta il negozio contestato: ”Questo spazio è di proprietà del Comune di Torino. Con generosità e lungimiranza è stato messo a disposizione del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria che lo ha dato in uso a Extraliberi, cooperativa che lavora nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, alla dedizione di Monica Cristina Gallo, garante per i diritti dei detenuti del Comune di Torino e all’impegno della rete delle cooperative presenti all’interno dello store Freedhome, questo concept store è diventato realtà. Più che un semplice luogo, Freedhome è lo straordinario risultato della collaborazione tra istituzioni, professionisti, cooperative, manager, agenti di polizia penitenziaria, detenuti e volontari: storie diverse, a volte opposte e contrarie, che qui si incontrano sulla stessa strada.“ Qua il volantino distribuito per strada.

Atc e Casa Pound

4 giugno. In questa eterna campagna elettorale, pre e post elezioni, non manca Casa Pound che, nelle parole del suo esponente Matteo Rossino, torna a lamentarsi con la sindaca Appennino per la sua negligenza nei confronti delle periferie. Ancora una volta il punto su cui fare perno è lo spaccio, in particolare tra le case Atc di via Sospello nelle quali i fascistelli avrebbero anche esposto uno strisicone di protesta. Rossino termina la sua invettiva invitando i residenti di zona ad unirsi a loro in questa crociata.

I riders morti non si dimenticano

3 giugno. Una trentina di riders si sono incontrati questo pomeriggio in piazza Solferino per ricordare a gran voce chi sono i responsabili dei colleghi morti in strada nell’ultimo anno, in diverse città d’Europa. Al concentramento si sarebbero affacciati anche un paio di consiglieri pentastellati, subito mandati via dai fattorini perché “forse è il caso che inizino ad abituarsi questi personaggi al livore di chi hanno tradito o usato come passerella politica.” Hanno poi attraversato la città passando davanti all’Ispettorato del lavoro e al complesso di Mac Donald e Burger King di Palazzo Nuovo, presidiati dalla polizia. 

Sedi a 5 Stelle

2 giugno. Il Movimento 5 Stelle dichiara di voler aprire per la prima volta due sedi fisiche nella città di Torino. Si tratterebbe di una sorta di sportelli, aperti tutto il giorno, con la possibilità anche di ospitare convegni. In questo modo i pentastellati vorrebbero provare a colmare il vuoto di consensi che hanno riscontrato in quest’ultima tornata elettorale europea, a partire dalle periferie. Le due sedi infatti apriranno a Torino nord e sud, per ora stanno cercando i locali adatti.

Centoquindicesimo

4 giugno. L’ennesimo autobus Gtt prende fuoco a Moncalieri. Si contano centoquindici pullman in autocombustione nell’arco dell’ultima decade, con una frequenza in impennata negli ultimi due anni. Nei 21 giorni appena trascorsi sono 3 i pullman andati a fuoco.

Contrazioni

30 maggio. Mentre si chiudono i bandi di gara per il progetto “Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione della città di Torino” che coinvolgerà le strutture ospedaliere della “Città della Salute”, è stata annunciata la sospensione di alcuni reparti. Per carenze di personale e per permettere agli attuali lavoratori di usufruire delle ferie dei reparti saranno chiusi. Ormai da parecchio le nuove assunzioni di operatori sanitari e infermieri sono bloccate, mettendo in seria difficoltà l’offerta dei servizi.

Dalla padella alla brace

30 maggio. Non è il primo blitz di polizia che sgomina dozzine di persone che abitano in piccoli appartamenti. Questa volta i controlli sono avvenuti al civico 64 e 70 di via Cecchi. Dopo aver fatto irruzione negli appartamenti, aver trovato più di dieci persone che condividevano l’alloggio, i poliziotti hanno cacciato fuori di casa, accompagnato in questura e identificato tutti gli abitanti.

“Vogliamo i nostri soldi”

30maggio. Gli operai di un’azienda in subappalto all’impresa Zoppoli Pulcher e Grandi Lavori Fincosit sono saliti agli ultimi piani del palazzo della Reale Mutua srotolando degli striscioni. Hanno lavorato nella ristrutturazione del medesimo edificio in cui hanno protestato, ma non sono stati pagati perché la ditta Zoppoli Pulcher è fallita. Sono rimasti in cima al palazzo fino a che hanno ottenuto un incontro con il curatore fallimentare, l’ex proprietario, il Prefetto e i rappresentanti della Reale Immobiliare.

Gli incubi dell’Alessi

30 maggio. Sui muri del condominio in via Aosta 18 dove abita la consigliera di Fratelli d’Italia Patrizia Alessi vengono ritrovate delle scritte: “Aurora ti odia”, “Patrizia Alessi piange dagli sbirri”. La consigliera dichiara di aver paura. Maurizio Marrone, appena entrato in consiglio regionale, richiede una volante di scorta per la consigliera.

Audizioni immediate

24 maggio. Il ragazzo nigeriano incarcerato per aver aggredito un poliziotto durante un controllo, staccandogli la falange, verrà presto espulso. Pare essere l’esito della Commissione territoriale che doveva valutare la sua richiesta di protezione internazionale e che a seguito dell’arresto avrebbe disposto un procedimento immediato di audizione, in carcere. Ovviamente rigettando la richiesta di asilo. Sarà disposto l’allontanamento immediato, previsto dal decreto Salvini in caso di reati contro l’ordine e la sicurezza pubblica, senza nemmeno aspettare l’esito del procedimento penale per i fatti specifici di cui è accusato.

Se non stacchi il tablet, noi non ce ne andiamo!

23 maggio. Mentre il colosso del food delivery Glovo si accorge di non aver prodotto i vari CUD dei propri “collaboratori”, impedendogli di fatto di compilare la dichiarazione dei redditi, i fattorini continuano la loro lotta affrontando problemi ben più corposi. Nella giornata di oggi infatti una sessantina di lavoratori delle più svariate nazionalità hanno attraversato le vie di Torino recandosi davanti ai ristoranti più tristemente famosi per la loro cafonaggine nei confronti dei lavoratori e per il loro servilismo nei confronti di Glovo. L’invito ai ristoratori con la propria presenza molesta fatta di cori e strombazzate di clacson, presenti infatti anche alcuni fattorini motorizzati, era quello di staccare i tablet così da non ricevere più ordini. A volte si è riusciti nell’intento altre volte no, comunque col morale alto e determinato. Presenza massiccia e costante, come di consueto oramai da diversi mesi, delle forze dell’ordine, che con una decina di moto, alcune macchine e tre camionette hanno seguito, non senza difficoltà, il serpentone giallo per le vie del centro.

Vecchie merde rinsecchite

21 maggio. L’appuntamento per il comizio preelettorale di Forza Nuova si è trattato di un eclatante flop. I militanti neofascisti sono rimasti chiusi nella loro sede. Un dispositivo poliziesco notevole ha di nuovo assediato l’isolato di Aurora dove si trova l’ex Asilo occupato, altre camionette di celere e contingenti di poliziotti in borghese hanno seguito l’itinerario percorso dai numerosi antifascisti alla ricerca dei comizianti. Il corteo ha attraversato Aurora in lungo e in largo lanciando cori e lasciando qualche messaggio sui muri. Tutto bene, nonostante qualche bandiera meschina in mostra e alla ricerca di pubblicità prima del weekend.

Una falange in meno

21 maggio. Un ragazzo nigeriano fermato a Mirafiori con della droga in tasca, una volta in questura, non vuole essere fotosegnalato. Ne nasce una colluttazione con gli agenti, termina con una falange in meno per uno dei poliziotti coinvolti. Il ferito finisce in ospedale, il ragazzo in carcere. Salvini si riempie la bocca: “Nessuna tolleranza per i delinquenti, sono felice che il Decreto sicurezza funzioni. Ora è urgente intervenire col Decreto Sicurezza Bis per garantire più poteri e protezioni alle Forze dell’Ordine e contrastare gli scafisti”.

Il bazar cinese di Genova

21 maggio. Natascia, Robert e Giuseppe vengono arrestati all’alba dai carabinieri dei Ros su ordine della procura meneghina. Gli inquirenti appioppano loro la responsabilità di aver spedito durante il 2017 dei plichi esplosivi ai pm torinesi Rinaudo e Sparagna e all’allora direttore del Dap Consolo. L’accusa è di “attentato con finalità di terrorismo”. La svolta nelle indagini è stata portata dal riscontro di una scritta “40centesimi” a matita sulle buste, gli investigatori hanno individuato che l’unico negozio di Genova che le vendeva era un bazar cinese dove due degli arrestati sono stati visti entrare.

Il cerino in mano

17 maggio. Arriva la sentenza nel processo per la cosiddetta “strage” di piazza San Carlo. Durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid proiettata in piazza nel giugno 2017, sono rimaste uccise due ragazze travolte dalla calca generata dal panico della folla. Alla fine la mannaia è calata sui quattro capri espiatori, giovani ragazzi marocchini per lo più abitanti della Torino nord popolare, accusati di aver generato il trambusto con dello spray al peperoncino mentre stavano cercando di borseggiare i presenti. L’accusa che ha retto il primo grado di giudizio è di omicidio preterintenzionale e ha portato con sé 40 anni di condanna, equamente ripartiti tra i colpevoli. Boia indiscusso di tutta la vicenda giudiziaria il Pubblico Ministero Roberto Sparagna.

Il primo buco aperto nel colabrodo

16 maggio. La fretta e la furia di aprire i battenti del Mercato Centrale di Torino non ha dato tempo ad alcuni ristoratori di procurarsi i frigo adeguati e lo spazio e i modi per stipare e conservare gli alimenti. Questa mattina dopo un controllo igienico sono stati messi i sigilli alla macelleria “La carne del Piemonte” di Marco Martini e sono stati sequestrati 50 chili di cibo precotto. Il cartello appeso fuori dallo stand giustifica la chiusura per lavori di manutenzione. Si tratta di uno scivolone per la reputazione dell’ultima opera immobiliare-gastronomica di piazza della Repubblica.

Nella sporta della spesa

13 maggio. Il comando della polizia municipale di Porta Palazzo e i poliziotti del Commissariato Dora Vanchiglia hanno controllato a tappeto piazza della Repubblica alla caccia di venditori senza licenze. Le interessate della retata sono state le ambulanti nigeriane, qualcuna di loro è scappata abbandonando la merce, altre sono state identificate e hanno subito il sequestro della mercanzia. Il bottino del contingente interforze conta in tutto di 470 pesci essiccati, 1940 sacchetti di spezie, 1831 barattoli di cosmetici tra cui creme sbiancanti, 180 confezioni di ciglia finte e 75 confezioni di accessori per capelli.

Effetti del decreto Salvini

13 maggio. I giocatori della squadra di basket di Avigliana vengono a sapere che il loro compagno senegalese è stato espulso dal suolo italiano. Gangio nonostante abbia “superato” tutti gli step del progetto di accoglienza diffusa, conosca fluentemente l’italiano, lavori e giochi a basket, non è riuscito a rinnovare il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Scritte in precollina

3 maggio. Nella notte compaiono delle scritte contro gli sbirri e la Juventus sulla chiesa della Gran Madre.

Una coda da morire

2 maggio. Durante la notte, al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri è morto un uomo nella sala d’attesa senza che nessuno se ne accorgesse. L’uomo non aveva i documenti con sé, nessuno ne ha denunciato la scomparsa.

Con dolo

24 aprile. L’automobile del consigliere comunale di Venaria, il pentastellato Aldo Urso, è stata avvolta dalle fiamme durante la notte. Chi indaga sospetta che la natura dell’incendio sia dolosa.

Invasioni?

22 aprile. Non bastano i muri alzati nei giorni che hanno preceduto l’arrivo nel quartiere di Biennale Democrazia, il bisogno di un luogo dove riposare le membra e un pertugio dove ingannare il tempo fa sì che le ex Ogm abbandonate siano la casa di alcuni senza tetto. Dei poliziotti si sono introdotti nello spazio in disuso, nella baracca di un ragazzo senegalese senza documenti. Il ragazzo ha tentato di evitare di essere controllato colpendo i poliziotti con delle bastonate. E’ stato sedato tramite un Tso e poi arrestato. Salvini dichiara:“Nessuna tolleranza per balordi e violenti che attaccano le forze dell’ordine”.

Più che spingi spingi

8 marzo. Il corteo “Lotto marzo” riesce a sfondare il cordone di polizia che ne voleva bloccare il passaggio in via Garibaldi.

Ancora, ancora e ancora

Diario

Sembra di essere tornati nel lontano 2011, quando nella canicola estiva si erano propagate fughe e rivolte attraverso i Centri di tutta la penisola. Forse non per estensione e quantità, ma l’intensità di quanto sta continuando ad accadere nel Cpr di Torino, senza contare la fuga di massa a Ponte Galeria di inizio luglio, ricorda un furore che gli sgherri di stato stentano a spegnere e che anche ieri sera è tornato a farsi sentire.

Ancora un tentativo di fuga, come qualche giorno fa, è avvenuto verso le 19:00 e questa volta non ha coinvolto solo alcuni ragazzi dell’area gialla ma anche qualcuno dalla rossa. I fuggitivi sono stati riacciuffati, la polizia è entrata nell’area gialla e ha elargito ampie manganellate rompendo il braccio a un ragazzo e ferendone un’altro alla caviglia. Tuttavia proprio dall’area rossa un ragazzo è riuscito a conquistare la libertà, le guardie sembra che se ne siano accorte questa mattina dopo aver fatto la conta. Sempre in mattinata hanno poi svolto diverse perquisizioni alla ricerca di corde e altro materiale funzionale alla fuga. 

Sembra che in queste settimane i reclusi del Cpr stiano rispolverando tutto l’armamentario di strumenti di lotta a loro disposizione. Non solo incendi e fughe, ma due giorni fa un paio di ragazzi sono saliti sul tetto della loro sezione per protestare contro la mancanza di cure verso un ragazzo che si sentiva male e, per uno dei due, richiedere una risposta alla domanda di rimpatrio volontario.

L’estate è ancora lunga, il Cpr è sempre là e la temperatura non sembra destinata a scendere. La sfida per chi sta fuori e cerca un modo di sostenere le lotte dei reclusi, è sempre aperta.

Qui di seguito riportiamo i video della tentata fuga di ieri:

Tentata fuga pt.1

Tentata fuga pt.2 

macerie @ Luglio 22, 2019

Ancora una volta

Diario

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Il muro d’acqua che nel fine settimana è piombato su Torino, a uniformare il grigiore di questa città tra cielo e asfalto, non ha spento i bollenti spiriti di chi è rinchiuso nel Cpr di corso Brunelleschi e da giorni si sta battendo per mandare un segnale: non si è disposti a soccombere senza colpo ferire. Sulla spinta delle rivolte che sono avvenute dopo la morte di Faisal, nella notte tra domenica e lunedì i reclusi dell’area gialla hanno tentato in gruppo la fuga. Un ragazzo è riuscito a conquistare la libertà senza essere ripreso, a lui va il nostro saluto con la speranza che possa continuare a lottare nel cammino tortuoso attraverso la fortezza europea, mentre tutti gli altri sono stati riacciuffati, pestati e riportati in sezione.

Continua a pag. 33672

macerie @ Luglio 17, 2019

Senza espiazione

Diario

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Nel Cpr torinese c’è rabbia, un sentimento condiviso e profondo che ha trovato sfogo nella rivolta degli ultimi giorni, soprattutto quando fuori dalle mura gruppi di solidali hanno fatto sentire ai reclusi di non essere soli. Ma la tensione continua a essere più che strisciante ed è aizzata dagli effetti della repressione della polizia entrata per sedare gli animi: un ragazzo ha il braccio rotto, un altro la costola, uno è stato arrestato perché considerato tra i più riottosi.

Dopo la confusione e le manganellate si iniziano a mettere insieme i pezzi di racconto delle ultime 72 ore, qualcuno dice essere possibile che il ragazzo morto non sia lo stesso di quello che ha subìto abusi, una “verità” che gira già da un po’ tramite svariati canali d’informazione. Ma quale verità? I reclusi hanno messo insieme pezzi di ciò che hanno potuto vedere dalle loro gabbie e questo vale molto più di ogni fatto certificato, è il frutto della loro posizione, di ciò che sanno che può avvenire. La scintilla era grossa in quello che pensavano fosse successo, il fatto che le scintille siano più di una non deve trarre in inganno, la differenza è sostanziale solo nelle cronache locali, nelle carte giudiziarie, o nello sguardo di chi vede quel luogo dall’alto come fosse una planimetria; nei compartimenti stagni dove sono chiusi i detenuti invece la verità prende corpo e diventa vita, non è solo l’occhio a essere diverso ma è la realtà del vissuto a irrompere, senza verificare che sia sovrapponibile con ciò che viene sentenziato fuori. A esplodere puntualmente in una prigione come il Cpr sono tensioni profonde, non nessi causali.
Continua a pag. 33670

macerie @ Luglio 11, 2019

Di morte naturale

Diario

Morte naturale.

Più che un’osservazione medica, questa valutazione iniziale del medico legale ha il sapore acre ed artefatto della sentenza.

Sahid da quello che raccontano i detenuti del Cpr torinese era dello Sri Lanka, cingalese, con problemi psichici che rendevano la sua detenzione ancora più insopportabile. Se ne lamentava, ma nessuno riusciva a capire cosa dicesse di preciso perché non parlava nessuna lingua che gli altri conoscessero; vedevano che veniva spostato dall’amministrazione del centro da un’area all’altra con continui sfottò: “occupatevene voi di questo qui!”.

Alla mercé.

Tutti dentro sapevano che le sue condizioni fisiche non erano adatte alla detenzione, non perché vi sia qualcuno più idoneo, ma perché formalmente anche in questi gironi d’inferno sono stabilite delle soglie di sopportabilità rispetto alle quali alcuni individui non dovrebbero finirci dentro, o al massimo dovrebbero essere liberati. Questo è avvenuto pochissime volte negli ultimi anni e persone allo stremo sono state tenute dentro, come Tomi qualche mese fa.

Così Sahid, lasciato a sbavare e sbraitare, con 40° e un solo litro di acqua potabile, data calda, la razione che spetta giornalmente nonostante la canicola. Al trattamento dell’afflizione detentiva si è poi aggiunta la violenza da parte di due detenuti, l’hanno stuprato e inferto ferite tali che ci ha lasciato la pelle. La sua morte è tutt’altro che naturale, e non solo per la violenza sessuale e le sue conseguenze, ma perché dopo che è avvenuta, per più di dieci giorni, Sahid è stato lasciato a marcire in isolamento, marcire letteralmente: da quello che si sa è morto il 7 luglio di sera, se ne sono accorti solo alla mattina di ieri. Una persona stuprata e ferita non è stata portata all’ospedale ma in isolamento, lasciata senza cure, come da norma, in un centro in cui la polizia non fa entrare neppure le ambulanze presentando come scusa la presenza di un infermieria, “l’ospedaletto”, dove tutto si cura magicamente con un cocktail di paracetamolo e psicofarmaci.

Continua a pag. 33669

macerie @ Luglio 9, 2019

Inseguendo la chimera pt. 6

Diario

 

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NOTE A PARTIRE DALL’OPERAZIONE SCINTILLA

Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell’Asilo e all’arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa città, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.

A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perché contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Già quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo ‘L’anarchismo al bando’, di come le strategie repressive mirassero a “togliere agli anarchici ogni possibilità di agire in gruppi di più persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all’insurrezione generalizzata”.

Questo lavoro di analisi uscirà a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificità dell’operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest’inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.

La pienezza 

Le lotte reali sono un fatto sociale, e quindi anche la lotta contro la reclusione amministrativa dei senza-documenti non è una sfida a singolar tenzone contro lo Stato lanciata da un manipolo di sovversivi. Come tutte le lotte reali procede per alti e bassi, è fatta di iniziative individuali e collettive, dentro e fuori i Centri, ed è per questo che il tentativo di ricondurre il tutto al disegno criminoso di un’associazione sovversiva non può che risultare una forzatura. Le raffinate e alquanto noiose menti della Questura non hanno saputo fare di meglio che descrivere un fantomatico “progetto criminoso” composto di ancora più improbabili fasi: dall’epoca dei proclami incendiari di cui I Cieli bruciano sarebbe la punta di diamante nonché il vero “documento programmatico” si è passati alle azioni violente e infine si è ripiegati sull’istigazione alle rivolte dei reclusi. Il linguaggio farraginoso della Procura non può minimamente sfiorare la realtà di una lotta complessa e variegata, tutt’altro che consequenziale, sia nelle persone che vi hanno partecipato sia nelle azioni e iniziative messe in campo negli anni. Una lotta che ha avuto il suo picco distruttivo a cavallo tra 2011 e 2012, quando la capienza dei centri in tutta la penisola era ai minimi storici e si iniziava a ipotizzare la loro reale scomparsa, cosa che la controparte non ha minimamente considerato, a riprova dei reali intenti che persegue e della narrazione che le fa comodo utilizzare. Il linguaggio della Procura, come in tante altre inchieste anche molto recenti, non solo piega la descrizione di una lotta ai propri scopi ma anche quella del gruppo stesso di compagni che l’hanno portata avanti: “l’azione degli associati, rimasta celata dietro la mera attività contestativa e appunto sociale della matrice di appartenenza, si è di fatto sviluppata ed evoluta ponendosi a metà strada tra l’insurrezionalismo sociale e quello più propriamente lottarmatista” - “azione celata dietro attività pubbliche e cosiddette sociali”. Continua a pag. 33648

macerie @ Luglio 8, 2019

Il Capo, il servo, lo schiavo e le amanti

Diario

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Lo sciopero di qualche giorno fa dei lavoratori Domino’s, il primo da quando la pizza americana è sbarcata sulla penisola, ha saputo mostrare un quadro dalle tinte forti e ben definite. I personaggi si sono susseguiti su un teatro di posa apparecchiato dalla lotta, un dramma consumato in un piano sequenza tra il grottesco e il fin troppo serio. Un quadro chiaro ma tutt’altro che immune dalla complessità che distingue il mondo del lavoro e che viene bene a galla quando è scosso dai fremiti, seppur a malapena accennati, del conflitto, di chi si batte per sé e per i propri bisogni senza più sottostare ai ritmi e ai limiti imposti dall’azienda.

Qui non si vuole raccontare in modo didascalico gli avvenimenti di sabato 29 e domenica 30, tutto sommato nulla di eccezionale e ben riportati dagli strumenti di comunicazione autonomi di questi lavoratori (per un riassunto dei comunicati, anche qualora non aveste facebook, ecco qua). Quanto piuttosto giocare con gli stessi personaggi che lo sciopero ha privato di ogni maschera e provare a tratteggiarne alcune caratteristiche che sono venute a galla, sotto l’occhio scrutatore di un compagno che partecipa a questa lotta. Nulla di assoluto o universale, ma comportamenti emersi dallo scontro diretto, dalle battutine sussurrate a margine o nei cori lanciati per strada, dalle assemblee e dagli sfoghi, dai tavoli di trattativa come dai tavolini dei bar un attimo prima e un attimo dopo, a sciogliere la tensione accumulata. Caratteristiche e comportamenti dei vari personaggi che potrebbero di nuovo ripresentarsi e dai quali si può trarre qualche indicazione utile per il futuro.

Continua a pag. 33662

macerie @ Luglio 5, 2019

Un coup de dés

Diario

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Pubblichiamo di seguito il comunicato di fine sciopero della fame scritto dalle compagne nella sezione di AS2 de L’Aquila. Ne approfittiamo per dire che Silvia è stata presente in aula a Torino martedì 2 luglio, in occasione di un processo minore che la vede imputata, ed era in forze e grintosa. La lotta per la chiusura di quella sezione infame continua…

“Che la vita sia una partita a dadi contro il destino lo scrisse un poeta, che agli anarchici piaccia giocare lo sappiamo. Una prima partita l’abbiamo conclusa. Un mese per tastare il terreno ed annusare i confini della gabbia, un mese di sciopero della fame per far capire che siamo materiale difficile da inscatolare.
Al trentesimo giorno sospendiamo con il proposito di tornare con maggior forza. Un primo bilancio positivo è nella solidarietà viva, spontanea, immediata dentro e fuori le carceri, che ha sollevato chiaro e forte il problema.

Da dentro: un mese in sciopero anche Marco e Alfredo in AS2 ad Alessandria e Ferrara, a cui si è aggiunta Natascia al suo arrivo a Rebibbia e con cui abbiamo proseguito una volta arrivata qui, poi altri compagni, Stecco, Ghespe, Giovanni, Madda, Paska e Leo.

Da vicino: abbiamo sentito le battiture dal 41bis femminile e maschile aquilani, musica che rompe il silenzio di questa fortezza montana e a cui abbiamo risposto e continueremo a rispondere finché dureranno, solidali con quante e quanti subiscono da anni sulla propria pelle questo regime infame.

Da fuori: azioni dirette, incursioni informative, azioni di disturbo in giro per l’Italia e nel mondo hanno fatto da megafono a qualcosa che non è un gioco: differenziazione carceraria, circuiti punitivi, affinamento delle strategie repressive, in chiave anti-anarchica e non solo. Non è nulla che non conoscessimo e manteniamo la consapevolezza che dentro come fuori le scintille pronte a propagarsi sono ovunque, questo ci dà forza e determinazione.

È solo un inizio che speriamo sia stato un’iniezione di fiducia nelle potenzialità e nella forza che portiamo, dentro e fuori, con noi.”

L’Aquila, 28 Giugno 2019

Silvia, Natascia, Anna

macerie @ Luglio 3, 2019

Le finestre rotte

Diario

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Di nuovo polizia a chiudere le vie. Ancora polizia a mettere sotto assedio il quartiere.

Giunta al portone di via Borgo Dora 39 alle 7 di mattina ha sfondato il portone, bussato alle porte degli appartamenti per metà sotto sfratto, altri occupati, molti già abbandonati in seguito alle minacce dell’ufficiale giudiziario, ha poi forzato gli inquilini a preparare le valigie.

Giusto il giorno prima davanti al portone si erano radunati abitanti della casa sotto sfratto, amici, solidali e vicini di casa ad aspettare l’ufficiale giudiziario, che dopo ore di attesa era giunto stringendo in mano una manciata di rinvii per il 13 di agosto, di fatto carta straccia. I media parlano di sgombero dell’occupazione fatta dagli anarchici, dove vivono molti immigrati. Tralasciando quanto poco le descrizioni della controparte rispecchino i percorsi di lotta, o piccoli pezzi di essa, c’è da domandarsi se in questo modo debbano giustificare l’atto intimidatorio che hanno fatto contro i più poveri del quartiere, piuttosto che la forzatura stessa della normale procedura di sfratto perché - va detto chiaramente - il procedimento formale dovrebbe garantire  agli sfrattandi la permanenza nell’alloggio fino alla data ufficiale dell’esecuzione qualora ci sia. Invece qui questore, sottoposti e lacchè hanno parlato tout court dello sgombero di un’occupazione. La polizia, trascendendo i codici, è continuamente e costitutivamente creatrice di diritto e di leggi, e questa ne è l’ennesima prova in tempi in cui il potere dell’organo pare essere cresciuto verso una valenza sempre più sfacciatamente politica. Di questa operazione infatti parla De Matteis - presente sul luogo -, non attenendosi a una valutazione tecnica, ma tracciando un discorso di significato sociale e morale. Appare palese infatti che sia stato dispiegato quell’apparato anti-sgombero già visto con l’Asilo occupato di via Alessandria 12, seppur in miniatura.

La palazzina non è stata solo svuotata con l’utilizzo di un numero esorbitante di forze dell’ordine, ma la celere e i poliziotti hanno continuato a sorvegliare la zona, modificando la vita di quell’isolato. Durante la giornata dello sgombero chi doveva attraversare la zona rossa era obbligato a mostrare i documenti. Il giorno seguente, il balon ha subìto delle interruzioni: per alcune centinaia di metri non c’erano le usuali bancarelle di vestiti vintage e borse di pelle, libri usati e ninnoli vari ma le divise a larvare sull’uscio del 39.  

Continua a pag. 33654

macerie @ Luglio 1, 2019

Si mangia!

Diario

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Oggi, dopo 31 giorni, Anna e Silvia hanno ufficialmente terminato lo sciopero della fame. Insieme a loro ha ripreso a mangiare anche Natascia e probabilmente anche Marco lo farà appena gli arriverà la comunicazione.

Silvia è stata trasferita al carcere delle Vallette per poter presenziare martedì 2 luglio a un processo in merito a uno sfratto, sarà quindi presente in aula. Vogliamo cogliere l’occasione per essere anche noi presenti e salutarla direttamente, farle sentire tutto il nostro affetto e la nostra forza, la stessa che ci ha trasmesso lei nella sua sfida al sistema carcerario.

Martedì sarà presente anche Leo, compagno anarchico che sta scontando dei definitivi e che ha partecipato allo sciopero contro l’AS2 de L’Aquila. Non sappiamo se verrà tradotto da Lucca oppure se lo costringeranno a presenziare in videoconferenza, in entrambi i casi l’invito anche qui è di mandargli un saluto dall’aula dove si terrà l’udienza.

APPUNTAMENTO ore 8:30 davanti al Tribunale “Bruno Caccia”.

Continua a pag. 33652

macerie @ Giugno 28, 2019

La casa di Borgo Dora

Diario

 

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Rinviato, al 13 agosto. Si parla dello sfratto di uno degli appartamenti di via Borgo Dora 39, un picchetto di resistenza ha impedito l’esecuzione di una scena più volte vista davanti a quel portone.

L’edificio già compare nelle mappe cittadine del ‘700 quando il borgo degli stracci era esterno alla cinta muraria della città dei novelli re, dopo che Torino era stata rimodernata un secolo prima dai Savoia con una mastodontica opera che innalzava abbazie, statue, palazzi sontuosi e pinnaccoli barocchi per dimostrare alle altre casate reali europee la bellezza di un ducato che si apprestava a diventare regno. Le innovazioni piemontesi e della la sua capitale vennero rappresentate in un vero e proprio portfolio ante-litteram, il Theatrum Statuum Sabaudiae, in cui Torino compare come una perfetta opera di linee geometriche e strade raddrizzate, fiore all’occhiello cinto in una fortificazione militare all’avanguardia, lontana dalle tracce di una città di irrilevanza secolare, dalle vestigia di un villereccio medioevo. Non per nulla con le nuove linee dritte a strizzare la forma urbana molti furono i disgraziati a rimpolpare gli agglomerati di case fuori dalle mura, come avvenne a Borgo Dora.

Una storia che va ripetendosi, con le sue accelerazioni e con il suo eterno ritorno.

Continua a pag. 33649

macerie @ Giugno 27, 2019

Inseguendo la chimera pt.5

Diario

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NOTE A PARTIRE DALL’OPERAZIONE SCINTILLA

Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell’Asilo e all’arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa città, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.

A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perché contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Già quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo ‘L’anarchismo al bando’, di come le strategie repressive mirassero a “togliere agli anarchici ogni possibilità di agire in gruppi di più persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all’insurrezione generalizzata”.

Questo lavoro di analisi uscirà a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificità dell’operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest’inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.


Gli strumenti di lotta al vaglio

Si dirà forse una sacra banalità al cospetto dell’occhio avvezzo alle dinamiche repressive: le carte tribunalizie che reggono l’operazione Scintilla si basano su tesi che dicono tanto sulla visione del mondo degli inquirenti, nulla di decifrabile invece delle tensioni individuali, dei ragionameni discussi e degli strumenti utilizzati da tanti compagni e compagne che negli anni hanno ruotato intorno all’Asilo occupato.
Si correrà allora qui il rischio dell’ovvietà, valutandolo poco in confronto ad alcune considerazioni e pratiche che nelle lotte si sono impreziosite e che, arcane a qualunque sbirro di divisa o di toga, possano essere carpite solo da coloro i quali desiderano vedere distrutti gli assetti sociali che stanno alla base dell’oppressione.

Continua a pag. 33638

macerie @ Giugno 25, 2019

La sfida

Diario

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Silvia e Anna sono arrivate al ventiquattresimo giorno di sciopero della fame. Insieme a loro continuano a non mangiare anche Alfredo e Marco, nonostante il primo abbia perso 15 chili e il secondo debba fare delle flebo per reintegrare gli zuccheri.

Dopo la salita sulla gru e l’occupazione del Municipio de L’Aquila, la notizia dello sciopero delle compagne ha riverberato in tutta la zona abruzzese e i giornalisti si sono messi a scrivere articoli sulla situazione nel carcere di Costarelle, a pubblicare report sugli istituti della regione, mentre qualche politico si è risvegliato dal suo torpore all’improvviso e qualcun altro si è prodigato alla ricerca di un garante dei detenuti perso per strada, che a quanto pare molto semplicemente … non c’è. Certo a poco serve affidarsi alle parole e alle attenzioni di questi figuri, che appena devono rendere conto sospinti da eventi che non possono più essere taciuti, si ripuliscono faccia e distintivo. Dentro le mura del carcere la direttrice si è recata due volte nella sezione delle scioperanti, dicendo di far a sua volta pressione affinché le cose mutino, che quella sezione vecchia e fatiscente anche a parer suo dovrebbe essere dismessa. Non è leggenda però che delle parole di uno sbirro, o di una mezza sbirra - in questo caso - non bisogna mai fidarsi. Non c’è da tranquillizzarsi infatti, le decisioni prese dal Dap sembrano andare in direzione contraria.

Continua a pag. 33645

macerie @ Giugno 21, 2019

Asinelli e gru

Diario

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Le parole di Silvia e Anna hanno risuonato nelle radio locali, si sono imposte negli uffici di chi amministra la reclusione, hanno vibrato in una chiesa come sul palco di uno dei tanti grandi eventi disseminati nelle città, sono state scritte su parecchi muri e appese ai cavalcavia. Ieri però hanno scavalcato le mura di cinta del carcere de L’Aquila per posarsi poco più in là, sopra una gru nel cuore storico della città in estenuante ricostruzione, dove quattro compagni sono saliti e hanno affisso un lungo striscione nero:”CHIUDERE L’AS2 DI L’AQUILA!”

Continua a pag. 33642

macerie @ Giugno 18, 2019

Inseguendo la chimera pt.4

Diario

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NOTE A PARTIRE DALL’OPERAZIONE SCINTILLA

Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell’Asilo e all’arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa città, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.

A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perché contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Già quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo ‘L’anarchismo al bando’, di come le strategie repressive mirassero a “togliere agli anarchici ogni possibilità di agire in gruppi di più persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all’insurrezione generalizzata”.

Questo lavoro di analisi uscirà a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificità dell’operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest’inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.

Nelle strade, oltre le mura 

L’operazione giudiziaria del 7 febbraio si è articolata su due piani. Da un lato l’arresto di sei compagni nell’ambito dell’operazione Scintilla, dall’altro lo sgombero dell’Asilo.

Binari che non sono scorsi in parallelo. A livello mediatico, in buona parte, lo sgombero è stato giustificato dalle autorità cittadine, sindaca Appendino in testa, perché l’Asilo era un covo di sovversivi, nel tentativo di provare a far terra bruciata attorno ai compagni arrestati e a tutti quelli che frequentavano via Alessandria 12. A livello politico intrecciare i due piani è certamente stato d’aiuto nel giustificare un dispositivo militare mai visto per lo sgombero di un’occupazione: sia come numero di uomini e mezzi impiegati – parliamo di un centinaio di camionette al giorno che si sono turnate per i primi venti giorni, per poi continuare con numeri inferiori, ma comunque notevoli, per un altro mese abbondante-; sia per le modalità – il quartiere di Aurora ha subito una vera e propria occupazione militare, con strade chiuse e check point che per diverse settimane hanno stravolto la vita di tanti abitanti del quartiere, costringendoli a farsi identificare ogni volta che entravano e uscivano di casa-.

Di questo sgombero e dell’Asilo si è molto parlato nei giorni e nelle settimane successive. Ne hanno parlato in tanti, dai vertici cittadini dell’Amministrazione e della Questura ai pennivendoli della carta stampata e delle televisioni, dagli abitanti ai commercianti di Aurora. Fino ad arrivare a professori e studenti dell’Università e ai tanti solidali con cui abbiamo condiviso cortei, iniziative, assemblee e chiacchierate che con ritmo praticamente quotidiano si sono succeduti a partire dal 9 febbraio.
Continua a pag. 33635

macerie @ Giugno 16, 2019

Da L’Aquila a Radio Città del Capo

Diario

Dopo Milano anche a Bologna risuonano le parole di Anna e Silvia e del loro sciopero della fame attraverso le frequenze in FM. Riportiamo qui di seguito le parole di chi si è intrufolato negli studios di Radio Città del Capo:

Il 12 giugno tra le 19 e le 19.30 un gruppo di compagne e compagni ha occupato le frequenze di Radio Città del Capo di Bologna (network di radio popolare) con estrema facilità: le trasmissioni sono state coperte con la lettura negli studi della radio della dichiarazione di inizio dello sciopero della fame di Silvia e Anna, sciopero a cui hanno aderito anche Stecco, Alfredo, Marco, Giovanni, Ghespe e Leo per chiedere la chiusura della sezione As2 del carcere de L’Aquila e il trasferimento delle compagne. Sono stati sparsi volantini negli e successivamente è stata chiamata la redazione di Radio Popolare di Milano per comunicare questa occupazione e farne dare notizia.

macerie @ Giugno 12, 2019

SPIONI!

Diario

Le voci che dal presidio, tenutosi sotto le mura del carcere di Cuneo, sabato 8 giugno, nell’ambito della campagna contro il 41bis, hanno dato animo ai detenuti non sono state ascoltate solo dalle orecchie attente dei reclusi ma anche da quelle mai distratte dello Stato.

Spostando delle lose da un muretto che costeggia il sentierino, nel punto più vicino alle sezioni in 41bis, in cui abitualmente i presidianti sistemano l’impianto, un compagno attento ha notato uno strano pacchetto avvolto in un sacco di plastica nero. Al suo interno è stato trovato un dispositivo di registrazione per immagini e suoni (formato da un monitor e uno slot per schede SD), una powerbank, un microfono e una telecamera nascosta dietro a una pietra a cui era stato praticato un foro.

Continua a pag. 33627

macerie @ Giugno 12, 2019

Panni Sporchi