La pacchia è finita

La resistenza contro lo sgombero dell'Asilo e contro gli arresti per associazione sovversiva si è propagata dal tetto di via Alessandria 12 alle strade di Torino. E da qui ha raggiunto altre città oltrepassando anche i confini nazionali, alimentata dai nuovi arresti durante i cortei. Quello che segue è una raccolta di tutte le azioni di solidarietà che è appena cominciata.

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Poste Brulé

10 Aprile. Genova. Nella notte incendiati e distrutti diversi mezzi delle Poste Italiane. Nel comunicato di rivendicazione viene fatto un breve cenno alle politiche italiane in materia di immigrazione e si ricorda il ruolo diretto delle Poste nella deportazione dei senza documenti. Azione rivendicata anche per tutti i compagni colpiti dalla repressione, caduti in combattimento o uccel di bosco.

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16 Marzo. Atene. Un presidio in solidarietà con i compagni arrestati a Torino e Trento indetto davanti all’ambasciata italiana si trasforma in un corteo che percorre le strade del centro fino ad arrivare ad Exarchia.

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Scuola Italiana

7 Marzo. Atene. Lasciate scritte e lanciati trikakia nei pressi della Scuola Italiana in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e Torino e contro lo sgombero dell’Asilo.

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In banca

7 Marzo. Roma. Nella notte colpita vetrina e sportello bancomat di una filiale Intesa SanPaolo in solidarietà con i compagni arrestati a Torino. Qui il comunicato.

Sodexo

6 Marzo. Graz (Austria). Incendiato un veicolo della Sodexo in solidarietà con i compagni arrestati a Trento e a Torino. La ditta francese è stata scelta come bersaglio per il suo ruolo di collaboratrice all’interno del sistema delle deportazioni.

Archeologia

6 Marzo. Atene. Bruciato un camion dell’Associazione Italiana di Archeologia e lasciate scritte sull’entrata del palazzo. I Carabinieri in questi giorni sono ad Atene per tenere corsi di aggiornamento alla polizia greca sulla sicurezza dei beni archeologici. Azione in solidarietà ai compagni arrestati in Italia e contro lo sgombero dell’Asilo; nel comunicato di rivendicazione si fa una breve storia della repressione contro gli anarchici nel nostro paese.

A Torpignattara

2 Marzo. Roma. Un corteo di circa 500 persone ha percorso le strade dei quartieri Prenestino e Torpignattara, gridando la rabbia contro padroni, politici e controllo sociale. Scritte, manifesti, volantini e interventi hanno espresso la solidarietà ai compagni e alle compagne arrestati a Torino e Trento, ricordando anche quelli detenuti per precedenti operazioni repressive.

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Corteino zeneize

1 Marzo. Genova. Un presidio indetto contro il razzismo di stato e il DDL Sicurezza si trasforma in un corteino di un centinaio di persone che percorre le vie del centro storico tra cori ed interventi, in solidarietà agli arrestati dell’operazione “Scintilla” e “Renata”.

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Pausa caffè

1 Marzo. Milano. Blitz pomeridiano nel centralissimo store della Lavazza in Piazza San Fedele. Lanciati volantini dentro al locale, esposti striscioni, lasciate scritte sulle vetrate e fatto un intervento per ricordare il ruolo della Lavazza nella riqualificazione di Aurora e nel conseguente sgombero dell’Asilo. Un esagitato responsabile per tutta risposta chiude le serrande con i clienti dentro.

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[…]

La sede della Lega

1 Marzo. Fagnano Olona (VA). Vetrine rotte, un estintore aperto all’interno, l’immancabile scritta “la pacchia è finita” e pure una bandiera rubata: questo è il bilancio che hanno dovuto constatare questa mattina i militanti della Lega del piccolo paese del varesotto dopo che qualcuno ha deciso di andare a visitare la sede del partito ieri notte.

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Il Marconista

Ne Il Marconista vi proponiamo alcuni contributi audio che alle nostre orecchie sono sembrati interessanti. Racconti di vicende più o meno distanti nel tempo e nello spazio, rapidi sguardi su piccoli pezzi della realtà che ci circonda e anche approfondimenti su questioni che non siamo soliti affrontare in questo blog. Interessanti, non necessariamente condivisibili in tutte le valutazioni che vengono proposte o nelle suggestioni che queste parole possono suscitare. A fianco di quelli realizzati da compagni o frutto di considerazioni critiche, troverete anche le voci di analisti, studiosi o giornalisti al soldo di qualche ente o azienda. Anche voci del nemico, insomma, che hanno tutto l'interesse a far funzionare questa società organizzata sullo sfruttamento e l'oppressione. Tutte insieme queste voci possono fornire spunti, punti di vista o anche semplici informazioni importanti per chi lotta. Buon ascolto.

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La miglior difesa

Se la miglior difesa è l'attacco, allora la migliore solidarietà a chi viene arrestato o indagato è continuare a portare avanti la lotta che le operazioni repressive vorrebbero ostacolare. E dopo gli arresti di Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio, e, successivamente, quelli di Francesco, Lucio e Graziano, in tanti stanno praticando questa idea in modi diversi, dimostrando anche come le occasioni di opporsi al Tav, e a chi lo sostiene, si trovino ovunque.

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Fiamme e sabbia

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17 gennaio. Borzoli (Ge). Nella notte vengono sabotate due ruspe all’interno del cantiere del Terzo Valico. Una viene incendiata, alla seconda viene invece danneggiato il motore con la sabbia.

Capodanno

31 dicembre. Giaglione. Dopo la cena al presidio di Venaus, alcune decine di no tav  si dirige al cantiere di Chiomonte per salutare l’anno nuovo con slogan e una battitura alle recinzioni. Le forze dell’ordine rispondono con i gas lacrimogeni.

Striscione

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22 dicembre. Valpolcevera. Il giorno dopo la sentenza d’Appello per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò viene appeso uno striscione sui muri della centrale del latte da tempo inutilizzata, poco distante dai cantieri del Terzo Valico dell’Alta Velocità.

Pol.G.A.I.

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18 dicembre. Brescia. Una pentola a pressione contenente 8 kg di polvere nera esplode davanti all’ingresso della sede della Scuola Pol.G.A.I., la scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa, danneggiando la porta. L’esplosione viene dedicata, tra gli altri, anche a Nicco e Chiara.


Diritto e Rovescio

Riders controllati

16 febbraio. Vigili urbani e Asl hanno effettuato controlli ai danni di riders intenti a distribuire cibo per le vie del centro città. Hanno spiccato alcune multe per aver preso delle strade in contromano e per chi era sprovvisto delle luci di segnalazione sulle biciclette, hanno controllato documenti e permessi di soggiorno e in alcuni casi anche la corrispondenza effettiva tra identità della persona fermata e nome sull’account dell’applicazione di lavoro. Pare che questi cotrolli vadano avanti da almeno due settimane.

Trenitalia è lieta di informarvi …

13 febbraio. Se vi siete imbarcati sul treno per Susa e ritorno forse vi siete imbattuti in alcuni manifesti riportanti il simbolo di Trenitalia e del Ministero dell’Interno, ma un po’ fuori dal comune. Alcuni stralci del manifesto ricorderebbero come sui treni diretti per la Francia avvengano costanti controlli per braccare chi non ha documenti in regola e ai danni dei “passeggeri impegnati nella lotta contro le ingiustizie sociali”. C’è da domandarsi quanto tempo ci abbiano messo gli zelanti controllori a scoprire questo sagace stratagemma, o se piuttosto non siano rimasti per diverso tempo attoniti e compiaciuti davanti alla limpidezza nella dichiarazione di intenti espressa dalla propria azienda.

Macchina sparamulte

13 febbraio. Sarà dotata di sei telecamere, tre per ogni lato, in grado di controllare se le vetture incrociate sono in regola con assicurazione, bollo, revisione o se risultano rubate e le irregolarità commesse dai conducenti come la guida senza cinture, l’utilizzo del cellulare etc. L’auto, della polizia municipale, è in servizio da ieri dopo un periodo di prova in cui riusciva a “staccare” una decina di contravvenzioni l’ora. La tecnologia installata è prodotta da un’azienda israeliana, la Safer Place.

Telecamere e taxi

6 febbraio. L’assessore regionale alla Sicurezza, il leghista Fabrizio Ricca, dichiara che la Regione è pronta a finanziare un piano per dotare tutti i taxi di un sistema di videosorveglianza in grado di riprendere ciò che accade all’interno e all’esterno dell’abitacolo.

Academy IoT

6 febbraio. Iniziano questa settimana le lezioni della Academy IoT al Politecnico di Torino. Un corso della durata di sei mesi, dedicato agli studenti di tutte le discipline, che mira  a fornire le competenze integrate riguardo l’Internet delle cose. Il corso sarà finanziato da Vodafone e rientra all’interno di un progetto più ampio che nell’arco di qualche anno dovrebbe portare alla nascita, all’interno del Politecnico, della Digital Revolution House.

Daily report

3 febbraio. Cinque macchine e due moto della polizia parcheggiate tra corso Giulio Cesare e via Scarlatti angolo via Montanaro. I poliziotti, nel primo pomeriggio, stavano controllando i documenti ad alcuni ragazzi africani ma per ora non si sa se abbiano portato via qualcuno. Certo è che di queste retate, micro o maxi, si perde oramai il conto.

Ancora morti di stato

31 gennaio. Era marocchino il ragazzo che si è suicidato in carcere, sezione nuovi giunti, con una bomboletta di gas aperta dentro a un sacchetto di plastica con la sua testa dentro. Forse il tentativo disperato e tragico di sfuggire definitivamente alla deportazione che era programmata per una decina di giorni dopo. Di sicuro l’ennesimo omicidio di stato.

A buon sovrintendente poche parole

29 gennaio. Un tecnico sovrintendente ha deciso di chiudersi nel suo ufficio, in questura, e spararsi un colpo. Dall’inizio dell’anno si tratta dell’ottavo sbirro suicida, mentre nel 2019 ammontavano a un totale di 69.

Glovo vandal

21 gennaio. Nella chat interna dei riders di Glovo qualcuno ha postato una simpatica immagine: chiazze rosse di vernice e vetri rotti adornano l’ingresso degli uffici dell’azienda. Poco dopo è giunta una mail a tutti i fattorini che avevano prenotato un appuntamento quel giorno: “Durante la notte è stato vandalizzato il nostro ufficio di Torino, danneggiando gli spazi interni. Questo non ci permette purtroppo di rispondere a tutti i corrieri e di rispondere ai loro dubbi e problemi. Stiamo cercando di risolvere al più presto perchè non vogliamo che episodi come questo abbiano un impatto sulle vostre attività quotidiane. Tuttavia siamo costretti a sospendere lo sportello di questa settimana“. La notizia non ha subìto alcun commento negativo sulla chat whattsapp di 220 partecipanti e, anzi, più di un elogio. Chissà che i fattorini si siano accorti che “rispondere ai dubbi e problemi dei corrieri” non è mai stata esattamente una prerogativa di questa azienda …

Guida autonoma

17 gennaio. Il primo minibus elettrico a guida autonoma ha iniziato a circolare a Torino all’interno del campus Onu, lungo il Po. Olli, questo il nome dato al veicolo, è stato costruito con parti stampate in 3D ed è il risultato di una collaborazione tra Città, Itc-Ilo dell’Onu, Reale Mutua e Local Motors. Al suo interno vi saranno due persone che percepiscono il reddito di cittadinanza e che svolgeranno la funzione di steward e hostess.

Non solo ostelli

17 gennaio. Non solo ostelli e mercati di lusso, ma anche nuove forme di housing sociale. La sperimentazione “creativa” nella riqualificazione di Porta Palazzo continua ed entro il 2023 è prevista la costruzione di un complesso di appartamenti popolari che ammonterebbero a ben  … 37! Lo stabile prescelto è quello di Piazza della Repubblica 13, sarà dotato di svariati confort come aree giochi per bambini e un sistema altamente innovativo per l’approvigionamento energetico a pannelli solari. Ecco come l’obiettivo del cosidetto mix sociale in certe zone della città, lungi dall’avere un reale impatto sulle condizioni diffuse di crisi e povertà delle persone sfruttate, si adopera per rendere la pillola del cambiamento e della gentrificazione meno amara.

Apre Combo

16 gennaio. Lunedì prossimo si inaugurerà il nuovo ostello di Porta Palazzo, veicolo cruciale di riqualificazione, denominato Combo. L’assessore Alberto Sacco, in una intervista promozionale pubblicata da poco sul web, si è lasciato sfuggire un dettaglio interessante che la dice lunga sulla considerazione che lorsignori hanno delle persone che hanno sempre abitato e attraversato il quartiere: infatti secondo l’assessore il progetto di ostello contriubuirà a “far tornare i cittadini di Torino a Porta Palazzo” … come se chi ci è sempre stato non sia altro che un abitante di serie B.

Pennarelli e sfruttamento

16 gennaio. In mattinata si è tenuta l’udienza per tre lavoratori della Pakiging.srl contro i propri datori, accusati di averli brutalmente sfruttati nella fabbrica che imballava pennarelli, in strada del Cascinotto ai confini con San Mauro. I dipendenti, tutti africani, sotto il ricatto del rinnovo del permesso di soggiorno, erano costretti a lavorare 11 ore al giorno per 150 euro al mese, pagando 50 euro la consegna delle buste paga. Quando i lavoratori si sono decisi a chiedere un aumento i proprietari cinesi hanno deciso di liquidare l’attività, licenziare tutti, aprirne una nuova e assumere altri dipendenti. L’udienza è stata accompagnata da un presidio organizzato dalla CUB.

Fuga sulla Fiesta

 16 gennaio. Nella notte, una Ford Fiesta non si ferma a un posto di blocco, un poliziotto spara un colpo contro l’auto che continua la sua fuga tra Mirafiori, Moncalieri e Nichelino. Venti minuti di inseguimento che ha coinvolto una decina di volanti, più o meno la metà di quelle impegnate a quell’ora in tutta la città. Prima di riuscire a fermarlo tre volanti della polizia sono rimaste danneggiate, una schiantandosi contro un autobus Gtt fuori servizio, e sei poliziotti leggermente feriti.

Più decoro in Santa Giulia

14 gennaio. Il prefetto di Torino Claudio Palomba ha inaugurato il primo tavolo sulla sicurezza all’interno dell’Accordo per la sicurezza integrata e per lo sviluppo della città, siglato anche da sindaca, Regione e ministero dell’Interno. Difesa del decoro, guerra all’abusivismo, stretta sugli alcolici e illuminazione potenziata nelle periferie, questi alcuni nodi su cui si giocherà la partita volta a costruire una Torino pronta ad attarrre turisti, in vista delle ATP Finals del 2021. Il quartiere o meglio la zona prescelta per iniziare questo lungo cammino è Santa Giulia.

Futurando Borgo Rossini

14 gennaio. L’ex fabbrica Pastore tra corso Novara e via Perugia, l’ex mercato dei fiori adiacente l’ufficio immigrazione di corso Verona, l’ex Scalo vanchiglia, sono alcuni dei punti di rilancio che l’amminastrione e una serie di imprenditori hanno scelto per procedere a spron battuto nella riqualificazione di Borgo Rossini. L’idea è quella di incentivare la “natura” universitaria del quartiere, partendo proprio dall’ex fabbrica che da mesi porta i segni di un cantiere a pieno regime: uno studentato da 350 posti, un supermercato Coop, parcheggi, un giardino urbano, un ristorante, il tutto a una manciata di metri dal Campus Einaudi. Anche gli altri luoghi vedranno intrecciarsi questo mix di residenzialità e servizi. Particolare attenzione invece la dedichiamo all’ ex mercato dei fiori, al posto del quale sorgerà una palestra ma che l’amministrazione si è premurata di sgomberare già dai suoi occupanti abusivi, in un gesto di umanità della regina Inverno, Chiara Appendino.

14 misure

18 dicembre. Due arresti e dodici misure cautelari minori, tra obblighi di firma e divieti di dimora, sono state spiccate dal tribunale di Torino contro alcuni dei partecipanti alla marcia del 27 luglio contro il cantiere TAV di Chiomonte. Le accuse sono di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento, danneggiamento e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Sfratto e pistola

16 dicembre. Corso Sclopis, zona Valentino, l’ennesimo sfratto in una città in cui le pratiche di sgombero forzato dell’alloggio sono tornate a crescere dopo lo stallo dello scorso anno. Un uomo ha deciso di tentare un’ultima resistenza, forse scomposta e disperata come altre volte ci è capitato di leggere sulle pagine delle cronache. Proprio mentre la procedura di sfratto coatto sembrava conclusa, l’uomo si è chiuso nell’appartamento insieme al delegato della proprietà, ha estratto una pistola e ha minacciato di togliersi la vita. la polizia accorsa sul posto ha sfondato la porta e ha tratto in arresto l’uomo, con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, oltre che una denuncia per minacce aggravate.

Occhio su Patrizia

4 dicembre. Con un po’ di ritardo riportiamo una notizia emersa da qualche chiacchiera con un abitante di Aurora. Pare che oramai da un mesetto le scritte in via Aosta contro la consigliera Patrizia Alessi, da sempre in prima linea contro il “degrado” e per lo sgombero dell’ex-Asilo Occupato, siano state cancellate. Fino a qui ordinaria amministrazione, se non fosse per una telecamerina scura comparsa poco dopo sul palazzo di fronte, che punta proprio l’ingresso dell’edificio dove abita la paladina di Fratelli d’Italia. Dopo le varie invettive che hanno suscitato l’inimicizia non solo di un pugno di anarchiche e anarchici ma anche di una lunga serie di abitanti del quartiere, c’è da credere che la signora Alessi e chi le sta dietro vogliano scampare il rischio di un Airola-bis.

Homes4All

4 dicembre. Se la media nazionale è di un nucleo famigliare sotto sfratto ogni 419, Torino brilla col suo rapporto 1:241. Quella che i giornali hanno sempre definito “emergenza sfratti” e che per un anno abbondante sembrava sopita o messa sotto il tappeto, è tornata agli onori delle cronache. Torino conta, nel 2018, 2264 pratiche, di cui il 93% per morosità. La risposta dell’amministrazione però non tarda ad arrivare, con la sua formula di intevento esiguo (in rapporto alla diffusione del problema sociale) e mirato (rispetto alle iniezioni politiche a sostegno di un mercato immobiliare in costante difficoltà) nella collaborazione tra pubblico e privato. Homes4All è il nuovo progetto che tramite la società NewCo rileverà alloggi di privati o provenienti da aste giudiziarie (quindi già sottratti a qualche insolvente o affittuario!) per concederli a canoni calmierati. Per il momento sono pronti 50 alloggi.

Droni al Valentino

4 dicembre. La sorveglianza aerea con droni a volo automatico, in Italia, è una prerogativa esclusivamente militare … ancora per poco. La sindaca Appendino, infatti, ha deciso di dare vita a una drone unit (della sezione di investigazione scientifica della Polizia Locale) composta di tre velivoli e cinque piloti da terra, che controlleranno la funzionalità delle macchine. Il progetto si chiama Turincod (Turin City Operation by Drones) e prevede, per il prossimo anno, la sperimentazione del controllo ad alta quota al di sopra del Parco Valentino. I velivoli saranno dotati di telecamere ad alta definizione e termocamere, per vedere di notte e oltre le chiome degli alberi. Il progetto è portato avanti in partnership con Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), Politecnico e Tim per lo sviluppo della tecnologia 5g di telefonia mobile. La prima fase partirà a breve e riguarda la sensibilizzazione della popolazione al controllo aereo.

Riders sotto controllo

4 dicembre. La Procura di Torino ha deciso di indagare sulle aziende e sui ciclofattorini che ogni giorno attraversano la città con i loro zaini colorati. Un’ “indagine esplorativa” affidata al pm Pacileo che permetterà agli agenti in servizio sulle volanti di fermare a campione i riders per chiedergli che tipo di attività svolgono per le piattaforme e come sono organizzati. L’altro lato della medaglia è che questi paladini della “regolarità” potranno così individuare anche quei lavoratori e lavoratrici immigrate senza documenti, che pur di raccimolare qualche soldo chiedono in prestito l’account di amici e conoscenti o più semplicemente lavorano per dei privati utilizzando l’armamentario delle piattaforme (Glovo, Deliveroo, Uber, ecc.) preso in prestito da qualche lavoratore regolare. Infine non solo verranno svolti controlli sulle aziende in merito all’idoneità dei dispositivi di sicurezza forniti e delle norme igeniche, ma potranno essere messi anche i sigilli su quelle biciclette considerate non a norma.

Disperazione a Porta Pila

3 dicembre. La polizia municipale ha sequestarto il banco di un signore marocchino di 32 anni, poichè montato abusivamente in un posteggio non assegnato nel mercato ortofrutticolo di Porta Palazzo. Il signore preso dalla disperazione è tornato in serata in piazza e si è cosparso di benzina minacciando di darsi fuoco. Salvo poi essere bloccato da una volante giunta sul posto.

Cinque banche danneggiate

27 novembre. Riportiamo una notizia appresa da Roundrobin: cinque banche sono state danneggiate in solidarietà con compagni e compagne trentine inquisite per l’operazione Renata. Attenti lettori ci hanno inoltre segnalato una notizia apparsa sui media tutt’altro che controinformativi che riporta di una “pazzo” armato di piccone che si sarebbe aggirato per le vie di Vanchiglietta a caccia di altrettanti istituti bancari. Che i due episodi coincidano o che piuttosto e auspicabilmente si tratti di una proliferazione di astio verso le banche, ci paiono entrambe notizie degne di nota! [https://www.torinotoday.it/cronaca/picconate-banche-vanchiglietta.html]

Anche i carramba sui tram

28 novembre. Anche i carabinieri colgono al balzo il carosello di controlli che si sta dispigando in queste settiamne sui mezzi Gtt. Una residente di corso Giulio Cesare avrebbe infatti avvistato due tram 4 incolonnati, fermi alla fermata “Carmagnola”, mentre due carabinieri in moto erano intenti ad effettuare controlli sul primo mezzo. Non si hanno notizia di persone poratte via.

Ancora controlli sui bus

19 novembre. Le pagine della stampa locale elogiano i risultati dell’ultima ed ennesima operazione di controllo sui bus di Torino: decine di agenti del V Comando e del Reparto Operativo Speciale della Polizia Locale, accompagnati dal Nucleo Cinofilo, hanno bloccato alcuni mezzi delle linee 11 e 77 identificando 580 persone. Alcune contravvenzioni staccate e una multa per possesso di una piccola quantità di marjuana, nulla di più, anche se le pagine dei giornali e delle rispettive versioni digitali non fanno parola di alcune operazioni che parallelamente si sono svolte sui mezzi della linea 4. Sempre nella giornata di oggi alcuni conoscenti di zona hanno visto più di un tram fermato dalla polizia e messo a setaccio da cima a fondo. Non ci è dato sapere con quali esiti, per quanto sul posto gli agenti si siano recati con tutto il necessaire, compresa una camionetta vuota posta sui binari in testa al tram per portare via eventuali fermati. Ciò che però è stato notato in modo incontrovertibile è il volto arcigno incofanato nella testona bionda del vicequestore Alice Rolando, il che farebbe supporre la direzione o partecipazione alquanto attiva del Commissariato di Barriera di Milano.

Non abbiamo amici in Comune

19 novembre. Le volanti della Digos presidiano gli ingressi della Cavallerizza già dalla tarda serata di lunedì, chiedono i documenti a qualche occasionale avventore e gli ricordano che l’indomani è previsto lo sgombero dello stabile. Unico barlume di resistenza Casa Riderz, dove un pugnetto di temerari aspetta l’arrivo massiccio delle forze dell’ordine dietro alcuni cancelli barricati per l’occasione. Le camionette chiudono gli ingressi già dalle tre del mattino e aspetteranno alcune ore prima di entrare all’opera. I riders vengono identificati e gli viene concesso di portare via tutte le loro cose, in casa come in ciclofficina. Per il pomeriggio è fissato un appuntamento alle 17:00, si presentano una cinquantina di solidali e sotto una pioggia sottile un nuovo coro rimbalza tra il colonnato di via Po: “La casa è dei rider e non si tocca, ogni politicante deve chiuder la bocca!!”. Il giro prosegue per le vie del centro quando qualcuno riconosce il signor Bellanca, portavoce della sindaca Appendino probabilmente appena uscito da lavoro … ops, scusate, Social Media & Digital Manager, come ci tiene lui stesso a precisare. Piovono insulti, questi ben più forti dell’umidiccio oramai attaccato alle giacche, ed ogni sua raffazzonata risposta non fa che aumentare la rabbia dei presenti. Infine tra gli ultimi cori si appende uno striscione davanti al Comune che ricorda le responsabilità della giunta nello sgombero di Casa Riderz e ci si scioglie in Piazza Castello.

Flixbus

28 agosto. Sono decine e decine gli economici pullman della linea Flixbus che ogni mese attraversano il confine verso la Francia, e ritorno. A differenza dei treni e del sistema ferroviario, ampiamente controllato da telecamere e pol.fer sui mezzi, i pullman sembrano essere ancora dei mezzi più discreti su cui viaggiare, ma non è sempre così. In arrivo da Parigi uno di questi giganti verdi a quattro ruote è stato fermato al casello di Avigliana da una volante della stradale e a bordo è stato trovato un ragazzo tunisino su cui pendeva un definitivo di alcuni mesi. La polizia ha così deciso di accompagnarlo al carcere delle Vallette.

TFR

28 agosto. A distanza di dieci mesi dalla scadenza del suo contratto a tempo determinato, non rinnovato, un barista ha deciso di riservare un bel trattamento di fine rapporto al proprietario del locale. In nottata ha deciso di prendere un taxi e recarsi sul posto, infrangere le vetrate del bar, rompere la porta, ribaltare un po’ di suppellettili e bottiglie e infine prelevare il contenuto del registratore di cassa. Purtroppo alcuni vicini vedendo l’accaduto hanno contattato la polizia e l’ex barista è stato tratto in arresto.

Germi

9 agosto. Nel quartiere di Parella alcuni residenti sparano con una scacciacani contro dei ragazzi in strada accusati di essere dei pusher e qualcun altro li insegue con un manganello.

Sperimentazione?

8 agosto. In Piemonte - riportano i quotidiani - parte la “sperimentazione” dei rimpatri volontari per stranieri in cambio dell’elargizione di un compenso monetario. Il primo test dovrebbe avvenire su alcune persone sgomberate dall’ex-Moi. I rimpatri volontari sono già da anni parte integrante dei meccanismi di espulsione, sembrerebbe un rafforzamento dell’istituto più che una sperimentazione.

In Aurora, guarda caso

6 agosto. Per l’ex gallettificio militare di via Modena, un tempo occupato, arriva il finanziamento da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’obiettivo è trasformare la struttura in un centro di documentazione e archivio che preveda anche un’aula studio per gli studenti del vicino Campus Einaudi.

Se la paura cambiasse di campo

26 luglio. Un uomo nigeriano viene fermato dalla polizia per un controllo dei documenti. Non avendo un permesso di soggiorno in regola, il ragazzo si è rifiutato di essere identificato. La scena ha attirato l’attenzione di altri stranieri che hanno circondato gli agenti e hanno reso vane le loro richieste finché sono intervenute altre volanti, un poliziotto fuori servizio di passaggio e una coppia di solerti cittadini armati di spray al peperoncino. Il ragazzo che non ha mostrato i documenti è stato tratto in arresto.

Ex Moi in dirittura di arrivo

16 luglio. Cambio di rotta e sopratutto accelerata nella gestione dello sgombero delle palazzine Ex Moi. Il Ministero dell’Interno ha preso in mano la partita e ha deciso che gli ultimi 400 abitanti dovranno uscire entro metà agosto, invece che la fine dell’anno come era stato più volte dichiarato. Quello che li aspetta sarà l’inserimento in dei progetti, per i primi 200, mentre per gli altrettanti restanti si tratterà di ricollocarli in centri di accoglienza o inserirli nel nuovo piano di incentivazione dei rimpatri volontari assistiti. Oltre alle due tranche del Viminale pari a 2 milioni di euro stanziati per lo sgombero delle palazzine, la nuova giunta regionale capitanata da Cirio ha ulteriormente stanziato 500 mila euro.

La campagna del suk

5 luglio. Nonostante le indiscrezioni sembra che non sia ancora giunto il momento dello sgombero del balòn di canale Molassi e San Pietro in Vincoli. Nonostante le pressioni di alcuni politici, Marrone e Alessi in prima linea,e della sindaca, il Prefetto consiglia di procedere con calma. Chi piazza i teli in quella parte del mercato, solidali e abitanti della zona che ritengono ingiusto lo spostamento si sono ancora una volta organizzati e dati appuntamento per un presidio notturno. La politica attuata da chi gestisce la città pare una campagna volta allo sfiancamento: l’allarme sgombero viene a tratti rinnovato diffondendo ansia e agitazione tra i mercatari, la data man mano posticipata mentre l’estate avanza e tanti saranno fuori porta. Intanto per le prossime due settimane un cantiere sta occupando la maggior parte del canale acciottolato impedendo di fatto la stesura della merce.

Il sistema dei “punti di crisi”: gli hotspot

Diario

 

Di seguito riportiamo un’interessante descrizione e analisi di un compagno che nei tempi di repressione ha studiato gli apparati che si occupano di gestire i flussi migratori, dove tratta della gestione “logistica” che si sta cercando di imprimire agli uomini e alle donne che intraprendono il viaggio della fortuna verso l’Europa. Ultimo dei due contributi di sua penna che pubblichiamo (il primo lo trovate qui), scritti nati dall’esigenza di comprendere quali livelli burocratici e operativi si concretizzino in strutture come il Cpr e di come vengano da una governance internazionale che si avvale delle nuove tecnologie così come delle retoriche politiche, che siano queste palesemente repressive o con sfumature più umanitarie.

Gli anni 90 rappresentarono per l’Italia un punto di svolta nella politica migratoria nazionale.
La crisi dei Balcani e il successivo prodursi di persone in fuga provenienti dall’est europeo colsero di fatto un governo pressoché impreparato e sprovvisto di un approccio adatto a far fronte alla questione. Le immagini della nave Vlora approdata nell’agosto del ‘91 nel porto di Bari produssero un vero e proprio shock mediatico e spiazzarono non di poco autorità e istituzioni. Nel corso dei vent’anni successivi, il sistema di gestione dell’immigrazione si è evoluto enormemente. Numerosi strumenti giuridici sono stati creati allo scopo di gestire, controllare e arginare il fenomeno stesso. Nuove prassi e tecniche di polizia, come spesso accade, si sono cristallizzate in leggi e istituzioni, nuovi regolamenti e centri di contenimento sono sorti sul territorio. Una nuova “epoca dei campi”, come sappiamo, ha preso piede con forme diverse ed eterogenee. Guardando ai giorni nostri, dall’approdo dei 20.000 albanesi in Puglia e dai successivi fatti dello stadio di Bari, perciò, molto è cambiato.

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macerie @ Febbraio 23, 2020

Quel che filtra

Diario

Da un mese circa ha aperto il Cpr a Macomer, nei prossimi giorni dovrebbe aprire quello di via Corelli a Milano e a Firenze le autorità cittadine si dicono disposte ad aprirne uno in Toscana, regione dove finora questi Centri non ci sono mai stati. Il progetto di un Cpr per ogni regione, elaborato da Minniti e ripreso poi da Salvini, sembra insomma stia pian piano prendendo corpo con il Ministro Lamorgese. Per dei Centri d’espulsione che aprono o stanno per aprire, tuttavia qualcuno continua a venir chiuso, per l’opera di distruzione portata avanti dai reclusi. Nei giorni scorsi è infatti circolata la notizia della chiusura del Centro di Trapani Milo in seguito ai danneggiamenti prodotti durante le rivolte dell’ultimo mese. A differenza del passato non sembrerebbe però che alcun recluso sia stato liberato dal Cpr siciliano, ma tutti siano stati trasferiti nei Centri di Macomer e in quello di Torino.

E anche nel Cpr di corso Brunelleschi, la situazione sembra tutt’altro che pacificata. Le difficoltà nell’avere informazioni precise su quanto avviene all’interno sono notevoli, ormai da più di un mese vengono sistematicamente sequestrati i telefoni ai reclusi che, a quanto sembra, possono comunicare con l’esterno solo attraverso delle cabine telefoniche.

Dalle notizie che in qualche trapelano sappiamo che un recluso, in sciopero della fame dal 7 febbraio, è stato liberato dopo che le sue condizioni di salute non sono state ritenute compatibili con la reclusione. Vale la pena raccontare brevemente una parte della sua vicenda perchè emblematica di alcune dinamiche che stanno caratterizzando la detenzione tamministrativa. Questo ragazzo è stato portato via dal Centro alcune settimane fa per essere rinchiuso nel carcere delle Vallette perché ritenuto responsabile di una rivolta. In carcere non è rimasto che pochi giorni ed è rientrato nel Cpr, dove ha iniziato lo sciopero della fame, gravato dall’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria, quelle che comunemente vengono chiamate “firme”. Non sappiamo se sia una novità assoluta ma non ci sembra di ricordare altri casi di misure cautelari fatte scontare all’interno di un Centro d’espulsione.

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macerie @ Febbraio 20, 2020

Quattro giorni, contro fasci e caschi blu

Diario

Più che un avvicendarsi cronachistico degli eventi, già ampiamente fruibile su blog e pagine facebook, vorremmo offrire qualche pennellata impressionistica tratteggiata da alcuni compagni che si sono affacciati ai recenti accadimenti all’interno dell’università di Torino. Più o meno studenti, mossi dalla curiosità, dall’amicizia con chi è stato arrestato, dalla solidarietà e dalla voglia di lottare. Che l’università sia ora più che mai un terreno scivoloso su cui provare a camminare è questione nota, con tutta quell’organizzazione e morale sul sapere poi, manco a dirlo. Un sapere che nella maggior parte dei casi è volto a riprodurre le storture ele ingiustizie del mondo in cui viviamo. Per di più negli ultimi dieci anni le riforme l’hanno resa di un’istituzione escludente per eccellenza e la riformulazione del mondo accademico ha messo quelle aule e chi le attraversa al servizio della guerra e della gestione della miseria. Ma occorre tenere alta l’asticella dell’attenzione di ciò che lì accade perché la presenza continua della polizia è un segno chiaro dei tempi che viviamo e di ciò che la classe dirigente sta cercando di eliminare senza girarci troppo intorno: qualsiasi forma di conflittualità.

Eppure ci sono situazione che sfuggono loro di mano, come gli accadimenti di giovedì 13 febbraio all’interno del campus.

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macerie @ Febbraio 17, 2020

Cpr e questioni dirimenti

Diario

Era il 1998 quando la detenzione amministrativa è stata istituita in Italia con gli allora Cpt, nati dopo le forme di campo concentrazionario improvvisate in Puglia per i massici sbarchi dai balcani, in particolar modo dall’Albania. Allora le immagini dei Tg nazionali sconvolsero buona parte del paese, svegliato bruscamente alle porte del nuovo millenio con la minaccia proclamata a reti unificate di un’invasione barbarica. Un paese, se è permesso qui usare una simile astrazione, con una coscienza ancora incuneata nell’idea di un provincialismo sentito come protettivo, in qualche modo ancora largamente ignaro di essere invece uno degli ingressi geografici dell’UE, di essere uno dei prodotti di uno Stato avanzato e ininterrotamente colonizzatore, di essere inserito con buona posizione in un’economia globale che di lì a poco avrebbe mostrato la sua faccia più truce anche nell’ultima landa del meridione. Che non si fraintenda: non si vuole qui affermare che fosse assente l’idea di uno sfruttamento massiccio e crudele, ancora troppo vicini la fame della guerra e i sopprusi nei campi o in fabbrica, ma dopo la grande sconfitta degli anni ’70 il sentire della classe povera nei decenni successivi è stato assestativo, rinchiuso in una miseria percepita nelle città principali così come nelle campagne con consapevole ma rassegnata pacatezza attraverso la lente della disoccupazione strutturale, delle bricciole dello stato sociale, con una rete di relazioni ancora fittamente familiare e di conseguenza nel bene o nel male paracadute della disgrazia.

Erano gli anni ’90 e le immagini pubblicitarie delle Ong che intervallavano sulla RAI le proiezioni di Lunedì Cinema parlavano ormai da tempo di piccoli sforzi come l’equivalente di un caffè al giorno per salvare i bambini africani immancabilmente rappresentati in lacrime, col ventre gonfio e tra le baracche d’una terra rossa. L’elemento pietistico ed esotico che caratterizzava questi spot ne svelava l’arcano: un mondo ancora peggiore esisteva ma lontano, le migrazioni verso l’Italia c’erano ma come fenomeno verso le metropoli.

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macerie @ Febbraio 16, 2020

Un anno dopo. Ciao Carla.

Diario

macerie @ Febbraio 6, 2020

Dal Mercato Centrale al CPR

Diario

Cominciamo anche in quest’occasione dalla fine. Prima di raccontare quella che è stata la giornata di sabato torinese, tra iniziative contro la riqualificazione, e chi ne muove i fili a livello economico e politico, e contro i Cpr, all’interno della giornata di mobilitazione nazionale contro la detenzione amministrativa, diamo spazio a una notizia arrivata da poco: la rivolta scoppiata nella notte appena trascorsa all’interno del Centro di corso Brunelleschi.

L’unica fonte che al momento abbiamo è quella dei giornali locali online. Il sequestro dei telefoni, di cui abbiamo in più occasioni scritto, rende difficile avere notizie precise su quanto è accaduto. A quanto raccontano i pennivendoli, l’area viola da poco ristrutturata dopo le recenti rivolte è stata nuovamente devastata dai reclusi, che hanno lanciato mattoni e pietre contro la polizia prima di salire sul tetto della struttura. Una dozzina tra poliziotti e militari sono rimasti feriti negli scontri. Le minacce, le espulsioni e il clima di terrore che le forze dell’ordine stanno tentando di instaurare un po’ in tutti i Centri non hanno avuto la meglio sul coraggio, la determinazione e la voglia di libertà dei reclusi. Lo stesso si può dire del sequestro dei telefoni che, al di là della tanto sbandierata regia esterna delle rivolte, sta servendo principalmente a isolare i reclusi, spezzando le relazioni con i solidali fuori.

Torniamo ora a sabato.

L’appuntamento è alle 11 nel quadrante nord-est di piazza della Repubblica, per dare un po’ di fastidio a Combo, l’ostello di lusso inaugurato da qualche settimana che darà un nuovo volto alla piazza. Davanti al luogo scelto per il presidio, a difesa dell’ostello, è schierato un buon numero di celerini e agenti in borghese. Interventi al microfono si alternano al cacerolazo, chi appende uno striscione, chi la mostra sui progetti di riqualificazione in Aurora, qualcun altro fa il giro della piazza per distribuire due volantini e si accorge che a qualche decina di metri, davanti al Mercato Centrale, c’è un gazebo del Movimento 5 Stelle.

Una presenza inaspettata che in poco tempo attira l’attenzione di diverse persone del presidio, attorno al gazebo si forma un nutrito capannello che con cori e interventi al megafono ricorda le responsabilità dei pentastellati nel governo della città e in quello nazionale. Dalla cacciata di una parte di balonari, alla difesa delle concessioni autostradali di Benetton, dalle leggi contro i blocchi stradali e le occupazioni di case, ai gironi danteschi concepiti per gli immigrati che devono ottenere un permesso di soggiorno. Fino ad arrivare alla decisione di dividere in due il mercato delle scarpe che si trova a pochi passi dal gazebo, a tutto beneficio del Mercato Centrale. Parecchie le persone che si fermano a guardare la scena, chi solo per curiosità, chi per dire la propria contro i 5 stelle, qualcuno si limita invece ad annuire davanti alle accuse contro di loro. Tra una chiacchiera e l’altra si viene a sapere che in pochi mesi già due ambulanti di scarpe, spostati su corso Regina Margherita, hanno restituito le licenze perchè da quelle parti, come ampiamente preventivato, non passa quasi nessuno. Non è difficile immaginare che altri faranno lo stesso nei prossimi tempi e lo spazio lasciato vuoto sarà magari riempito da qualche dehors di street-food.

A contestatori e attivisti si aggiunge poi anche qualche agente della digos e un reparto di celerini, che mostrano quanto sia azzeccato lo slogan Movimento 5 Stelle Partito della Polizia che campeggia su uno striscione a pochi passi dal gazebo. Vedere i governanti in piazza costretti a venir difesi dalle forze dell’ordine è certamente edificante e non sarebbe male se diventassero scene sempre più abituali…

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macerie @ Febbraio 3, 2020

1 febbraio, due appuntamenti

Diario

Ore 11: PRESIDIO CON CACEROLAZO IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA ANGOLO CORSO REGINA MARGHERITA, PORTA PENTOLE E MESTOLI E ALZA LA TUA VOCE CONTRO L’ENNESIMO TENTATIVO DI CAMBIARE FACCIA AL QUARTIERE. BASTA SGOMBERI, BASTA MURI, BASTA OSTELLI DI LUSSO.

Porta Palazzo è cambiata tanto negli ultimi tempi. Da quando nuovi imprenditori hanno investito sulla piazza, molti uomini e donne che vivevano e campavano in quartiere sono stati costretti a fare spazio a manipoli di turisti con macchine fotografiche al collo, rampanti story-tellers, creativi. Sfratti, retate, sgomberi, innalzamento del costo della vita sono stati ingredienti fondamentali per spianare la via a questa nuova immagine da cartolina della piazza. Dopo il centro direzionale della Lavazza, la Scuola Holden, lo IAAD, il Mercato Centrale, è il momento del Combo hostel. Denegri, già titolare del nobile ristorante del Cambio, sbarca ora col suo ostello di lusso nel quartiere popolare di Porta Palazzo “in punta di piedi”, come dice lui, cioè con 7.600 metri quadrati di superficie, 219 letti in 60 camere, un loft da 16 posti e raffinate suite private con vista sul mercato, e si fa strada a suon di sfratti, senza guardare in faccia a nessuno e proponendo posti letto in dormitorio a 20 euro a notte, proprio mentre le decine e decine di famiglie e persone che abitano l’occupazione di Corso Giulio 45 vengono minacciate di rimanere senza un tetto sulla testa per l’ennesimo sgombero in programma della giunta Appendino.

Ore 13: BICICLETTATA CONTRO IL CPR, inserita nella giornata nazionale contro la detenzione amministrativa. La macchina delle espulsioni in Italia si trova in un momento particolare. Da una parte le rivolte e le lotte dei reclusi che negli ultimi mesi a Roma, Bari, Torino, Caltanissetta, Trapani e Gradisca tentano di mandarla fuori strada e far chiudere i Centri della detenzione amministrativa.

Continua a pag. 33752

macerie @ Gennaio 29, 2020

Due chiacchiere sul Cpr

Diario

Nei giorni scorsi, un redattore di questo blog ha incontrato, in un bar, un amico di vecchia data che non vedeva da tempo. Un ragazzo al di fuori dei giri di movimento che ha però mostrato un certo interesse, e una certa sensibilità, per ciò che si muove all’interno e attorno ai Cpr, specie in quello di corso Brunelleschi. Ne è nata una discussione inattesa che ci sembra interessante riportare nei suoi tratti essenziali lasciando intatta la forma del dialogo, per quanto non sia possibile, evidentemente, riprodurla letteralmente.

Ho iniziato a tener d’occhio quello che accade nei Cpr solo di recente, quasi per caso. Mi era capitato di leggere un articolo su un quotidiano locale su una rivolta nel Centro di Torino, in cui ci si lamentava a gran voce delle violenze contro le forze dell’ordine e dei rischi che gli agenti correvano durante il servizio in queste strutture. Non una parola sulle condizioni in cui si trovavano le persone rinchiuse e sulle ragioni delle loro proteste. Sarà anche per i discorsi sugli immigrati che l’hanno fatta da padrona ultimamente, specie con Salvini, per i respingimenti in mare… ma la lettura di quell’articolo mi ha smosso qualcosa dentro e ho cercato di capirne qualcosa di più. Devo dire che fino a quel momento non sapevo neanche cosa fossero di preciso questi Centri.

Mi sembra che siano in tanti a non saperne granché, anche tra coloro che per il resto tentano di restare informati su quello che gli accade intorno. Una volta, un mio compagno mi ha raccontato che durante un processo in cui era coinvolto, e che non riguardava la lotta contro il Cpr, durante una testimonianza qualcuno ha fatto riferimento ai Cpr, non ricordo bene a quale proposito, e il giudice, senza alcun imbarazzo, ha chiesto «cosa sono questi Cpr?!?» Pensa tu…

Comunque, aneddoti a parte, di questi Centri e soprattutto di quello che accade al loro interno, non si può certo dire che si parli molto, ed è un fatto particolare soprattutto se si pensa che la loro storia ventennale è costellata da un numero enorme di rivolte, evasioni, scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti di vario tipo delle strutture e un ventaglio molto ampio poi, di episodi di resistenza di gruppo o individuali: da chi saliva sul tetto per evitare un espulsione, a chi “dava di matto” una volta caricato sull’aereo per costringere il comandante a farlo scendere, e poi ancora scioperi della fame, atti di autolesionismo etc. Si può dire che non ci sia quasi mai stata una situazione di pace sociale all’interno di questi Centri, sin da quando sono nati, ai tempi della Turco-Napolitano… Difficile trovare un ambito della società così conflittuale, specie in un periodo storico come questo, poi…

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macerie @ Gennaio 23, 2020

Cpr Gradisca: omicidio di Stato

Diario

I reclusi di Gradisca non hanno dubbi, dopo le percosse continue della polizia, il loro compagno di prigionia è morto. La notizia all’inizio rimbalzata dai gazzettieri locali imputava la morte a una rissa interna, ora che è palese quale sia la causa, per pudore borghese viene dissimulata in altri modi: “si indaga per omicidio”, “sono stati sequestrati i telefoni agli ‘ospiti’ per indagare l’accaduto”, etc. Dopo le rivolte delle ultime settimane nei centri di tutta Italia, lo Stato si è vendicato nel centro vicino a Trieste fino a togliere la vita. Ai microfoni di Macerie su Macerie una compagna del posto ci racconta cosa è avvenuto, tra la solidarietà espressa a chi è rinchiuso e la descrizione della gestione del Cpr friulano in mano agli aguzzini di Edeco Cooperativa Sociale Onlus, già legati a un’altra morte al fu Cpa di Conetta.

Ascolta qui la diretta telefonica.

macerie @ Gennaio 20, 2020

Corso Giulio Cesare 45 sotto sgombero

Diario

Continua l’opera di pulizia sociale portata avanti con particolare solerzia nei quartieri di Torino nord. Operazioni più vistose si alternano ad attività di routine, miscelando iniziative di maquillage alla rimozione tout court di materiali di scarto: l’apertura del Mercato Centrale e la caccia ai venditori di menta al mercato di Porta Palazzo, la cacciata di una parte di balonari e i lavori di ripavimentazione in Borgo Dora,  lo sgombero militare dell’Asilo e la prossima inaugurazione di Combo in piazza della Repubblica, e poi sigilli alle saracinesche di tanti bar malfrequentati, i controlli sistematici agli angoli delle strade e i rastrellamenti su autobus e tram in Aurora e Barriera di Milano. Piccoli e grandi iniziative che abitualmente  scandiscono il ritmo della guerra contro i poveri e che vuoi per il clima politico generale, vuoi per gli ingenti investimenti in zona negli ultimi tempi ha conosciuto una certa intensificazione.

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macerie @ Gennaio 16, 2020

Alcuni aggiornamenti sparsi

Diario

Tra buone e brutte notizie, diamo aggiornamenti circa alcune delle ultime inchieste e relative misure cautelari.

Silvia, agli arresti domiciliari da fine settembre per l’operazione Scintilla è stata liberata e sottoposta alla misura non detentiva del divieto di dimora dal comune di Torino. Silvia era oramai prossima alla scadenza termini oltre i quali non si può più mantenere una misura cautelare detentiva, così la pm Pedrotta ha deciso di muoversi in anticipo per evitare che restasse completamente libera e sostituire la misura.

Peppe, arrestato in quel di Verona a novembre, è stato trasferito nel carcere di Alessandria. Per scrivergli: Giuseppe Sciacca, c/o Casa di Reclusione San Michele, Strada Alessandria 50/A, 15121 San Michele (AL).

Domenico Colosimo, sottoposto al divieto di dimora da Torino per gli scontri del 9 febbraio dopo lo sgombero dell’Asilo Occupato, ha subito un aggravamento della misure con l’obbligo di firma, a causa di una violazione della precedente prescrizione. Non essendosi presentato a firmare è stato ulteriormente tratto in arresto e ora si trova al carcere delle Vallette. Per scrivergli: Domenico Colosimo, c/o c.c. Lorusso e Cutugno, via M.A. Aglietta 35, 10151, Torino.

macerie @ Gennaio 15, 2020

Gli aguzzini si vendicano

Diario

 

È partita in grande stile la vendetta, di chi conduce la macchina delle espulsioni, contro i reclusi del Cpr torinese, che da ormai un paio di mesi le stanno provando tutte per farla uscir di strada e capottare definitivamente. Nella mattinata di lunedì, le forze dell’ordine sono entrati in forze nel Centro per arrestare 5 ragazzi accusati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento; nel corso dell’irruzione non hanno lesinato colpi e manganellate contro i reclusi che gli capitavano tra i piedi: a due di loro è stata rotta la mano e a uno il piede. Chi si trovava nell’area verde, da poco distrutta, è stato poi trasferito nella viola che ha quindi riaperto i battenti dopo la rivolta di fine novembre. Più di una decina di reclusi sono stati portati via ed espulsi. Prima di andarsene la polizia ha infine provveduto a sequestrare numerosi telefoni, così da impedire ai reclusi di comunicare con amici e solidali “fuori” e dar conto di quel che accade all’interno delle mura. Evidentemente gli audio e i video, usciti negli ultimi giorni, devono aver dato non poco fastidio alle varie autorità cittadine e a Gepsa, che gestisce la struttura.

Un’operazione simile è stata condotta dalle forze dell’ordine nel Cpr di Gradisca dove, a poche ore dal corteo, nella notte di sabato gli agenti sono entrati nel Centro picchiando alcuni reclusi e portando via le sim card a chi aveva parlato al telefono durante le iniziative. La reazione dei reclusi non si è fatta attendere e nel pomeriggio di domenica, nell’ala più vicina alla strada, sono stati rotti i vetri e staccati i letti dal pavimento, 8 ragazzi sono poi riusciti a raggiungere e scavalcare il muro e fuggire. Tre di loro sono purtroppo stati ripresi dopo poco ma gli altri sono riusciti a far perdere le proprie tracce. Dentro il Centro la rivolta è continuata: molti materassi sono stati dati alle fiamme e gli estintori sono stati vuotati nei cameroni completando il danneggiamento delle strutture.

Le rivolte nei Cpr degli ultimi mesi hanno creato notevoli danni. E queste rivolte sono contagiose, come insegna la ventennale storia della detenzione amministrativa in Italia, tante volte le scintille accese in un Centro sono riuscite a prendere anche a centinaia di chilometri di distanza. Chi governa lo sa bene e non può permettersi che queste strutture vengano messe nuovamente in ginocchio proprio mentre il Ministro degli Interni continua a sbandierare ai quattro venti della prossima apertura di altri Cpr. Gli ultimi arresti, pestaggi, espulsioni e sequestri dei telefoni hanno il chiaro intento di intimidire i reclusi e recidere a un tempo i legami con i solidali “fuori”, in modo che nulla di quanto accade “dentro” riesca a filtrare all’esterno.

Continua a pag. 33739

macerie @ Gennaio 14, 2020

Presidio e corteo

Diario

Cominciamo dalla fine. Salutati i reclusi e messe vie casse e generatore, il presidio si trasforma in corteo, lascia corso Brunelleschi e imbocca via Monginevro verso via Mazzarello, per provare a fare un giro attorno al Cpr. Celerini e borghesi, presi un po’ alla sprovvista, devono farsi una bella corsetta per riuscire a schierarsi davanti la testa del corteo e bloccarne il percorso. Il corteo prende quindi la direzione opposta e dopo un giro rumoroso per il quartiere torna davanti al Cpr, dove si scioglie. Un finale diverso dal solito per un presidio che ha visto crescere col tempo il numero di solidali, più di 150 alla fine, e di camionette della Celere, provenienti gli uni e gli altri dalla manifestazione No Tav in centro città.

Che si trattasse di un momento particolare, all’interno del Cpr, lo si poteva intuire da subito, il tempo di qualche coro e un intervento al microfono e da oltre le mura del Centro si vede spuntare il busto di un recluso che, dal tetto dell’area blu, si sbraccia per salutare il presidio. Negli ultimi giorni la tensione dentro il Cpr è riamsta alta, i reclusi hanno infatti continuato a protestare per far aggiustare le docce rotte e ottenere materassi, visto che tanti, dopo le rivolte, sono costretti a dormire nelle sale mensa e per di più per terra. Come abbiamo già avuto modo di ricordare, a fronte di una trentina di posti attualmente disponibili, il Centro continua infatti a rinchiudere più di ottanta persone, nonostante alcuni reclusi siano stati nel frattempo espulsi e altri, invece, abbiano ottenuto la libertà. Chi volesse vedere le condizioni all’interno del Cpr torinese, attraverso un video girato dai reclusi, può farlo cliccando qui.

Durante il presidio c’è stato poi modo di ascoltare come stavano andando le iniziative che si stavano svolgendo in contemporanea a Gradisca e Ponte Galeria a Roma, davanti ai rispettivi Cpr. Venendo infine alla controparte ci sembra importante segnalare il nutrito gruppo di municipali in moto, allertati probabilmente per star dietro alla biciclettata, prevista inizialmente prima del presidio, e annullata poi negli ultimi giorni. Non si può certo dire che il nemico sia disposto a farsi trovare impreparato…

In conclusione, vi segnaliamo la possibilità di ascoltare direttamente dalle voci dei reclusi, in un audio andato in onda sulle frequenze di Radio Blackout, le recenti rivolte che hanno messo per l’ennesima volta in ginocchio la detenzione amministrativa torinese.

macerie @ Gennaio 12, 2020

Oltre lo sguardo

Diario

 

macerie @ Gennaio 11, 2020

Cpr, così fan tutti

Diario

Rivolte su rivolte, sono queste ad aver dato il ritmo agli ultimi sei mesi dentro al Cpr di c.so Brunelleschi: un poco alla volta o con vampate più incandescenti, il centro è per l’ennesima volta pressocché distrutto. Non di un motto si tratta, non di retorica, quando si urla là fuori che quella gabbia deve bruciare è perché i reclusi delle prigioni per irregolari hanno dimostrato in ventidue anni di detenzione amminitrativa che è un afflato comune, che si ripete nonostante cambino gli “ospiti”, che esplode nonostante la minaccia della repressione, che continua a indicare con rotta chiara la direzione per la libertà, senza permessi o domandine.

Nelle ultime settimane l’amministrazione del centro ha continuato a tenere alto il numero dei detenuti, circa cento, nonostante due aree fuori uso, e da ciò che si vede dentro dentro forse già in ristrutturazione; così le salette da pranzo sono state trasformate in camere e coperte ammassate hanno fatto da letto. Dopo la rivolta di domenica, con ulteriori danneggiamenti all’area verde e rossa, la situazione si è fatta ingestibile e dunque sono avvenute alcune liberazioni per mancanza di spazio, quelle di cui si è certi sono sei, qualcuno invece purtroppo è stato espulso. Ad oggi ci sono dunque solo tre stanze aperte all’area blu e una alla bianca, per un totale di trenta posti.

Dei sette ragazzi portati alle Vallette, uno è stato ricondotto subito in c.so Brunelleschi, gli altri si sono visti appioppare un processo per direttissima con udienza rinviata ad aprile e conseguente ritorno “express” al Cpr in regime di isolamento e senza telefono, questione di non poco conto.

In attesa di nuove informazioni è necessario sostenere questa dimostrazione di libertà con un presidio sotto alla prigione per senza-documenti torinese, in concomitanza ai presidi sotto al Cpr di Gradisca (recentemente riaperto) e di Ponte Galeria.

Appuntamento sabato 11 gennaio alle 16 h in c.so Brunelleschi all’angolo con via Monginevro, la biciclettata prevista da Piazza Castello è invece annullata.

Finché i posti rimasti arrivino a 0, perché di tutte quelle gabbie solo macerie.

macerie @ Gennaio 8, 2020

Nella notte…- Aggiornato

Diario

A meno di un mese dalle ultime rivolte, i reclusi hanno riiniziato, ieri sera, la loro opera di demolizione del Cpr di corso Brunelleschi. Il fuoco comincia a divampare sul far della mezzanotte nelle aree verde e rossa per poi diffondersi anche all’area bianca. L’unica area integra resta quindi la blu. Mentre le fiamme avvolgono le gabbie in cui si trovavano rinchiusi, i reclusi sono nel cortile, circondati dalla polizia. Fuori dal Centro, all’improvviso arriva un gruppo di solidali e per qualche minuto, assieme al fumo, da entrambi i lati del muro sale verso il cielo il grido: «Libertà». 

Se volete vedere il video sull’ultima rivolta, girato dai reclusi, potete cliccare qui.

Da qualche settimana, oramai, quello di corso Brunelleschi non è più ‘unico Cpr in funzione nel nord italia. Un altro Centro ha infatti aperto a Gradisca d’Isonzo. Il progetto, strombazzato in più occasioni dal governo, di aprire un Cpr in ogni regione sembra cominci pian piano a prender consistenza. Il maggior ostacolo continuano ad essere la rabbia e il coraggio dei reclusi: oltre alle rivolte che abbiamo raccontato negli ultimi tempi, non si contano le proteste e gli atti di resistenza individuali o di piccoli gruppi che scandiscono il tempo nel Centro di corso Brunelleschi, e anche in quello di Gradisca, a pochi giorni dall’apertura, a quanto sembra i reclusi hanno dato vita a proteste e episodi di resistenza.

Aggiornamento: La vendetta di chi conduce la macchina delle espulsioni non si è fatta attendere. Nel pomeriggio di domenica, a poche ore dalla rivolta, dopo che i pompieri hanno spento le fiamme nelle aree incendiate, le forze dell’ordine in tenuta antisommossa entrano in forze, prima nell’area verde e poi in quella rossa, pestando i reclusi e sottoponendoli a perquisizioni corporali. Al temine dell’operazione sette ragazzi vengono portati via e arrestati come responsabili degli incendi. L’unica area con unità abitative agibili all’interno di corso Brunelleschi resta la blu, nelle altre i reclusi sono costretti a passare la notte in saletta o all’aperto, senza coperte.

Sabato 11 gennaio, sono in programma due presidi sotto i Cpr di Torino e Gradisca.

Il minimo che si possa fare è far sentire la nostra solidarietà a chi continua con determinazione e coraggio a ribellarsi, perchè di questi Centri non restino che macerie…

macerie @ Gennaio 5, 2020

Panni Sporchi