Brucia il telefono

copertinaRiceviamo e diffondiamo questo interessante opuscolo..
“L’idea di studiare le tematiche di questo opuscolo è nata in un momento femminista tra donne, lesbiche, froci e trans+ di scambio e condivisione sulla lotta contro le frontiere ed i dispositivi repressivi costruiti attorno ed a partire da esse. Nel cercare approfondimenti su cellulari e telefonia ci siamo imbattutx in questo lavoro che per i suoi anni era fatto molto bene.

Qualche tempo dopo abbiamo deciso di tradurlo ed aggiornarlo, già che ci stavamo lavorando sopra abbiamo tolto le parti che non ci convincevano del testo. Quindi quanto leggerete non è la traduzione del testo, ma quello che ci sembrava interessante estrapolare con varie parti ampliate o eliminate.”

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Schizo genesis // Mad-Apocalypse

Traduciamo questa zine perché riteniamo necessario ora più che mai discutere collettivamente di ciò che viene definita la “follia” ai giorni nostri e nei nostri ambienti. Attraverso questo scritto di Sasha Durakov andiamo ad esplorare quella che è la storia di ciò che nel tempo è stata definita “follia” e dei suoi trattamenti. Consci che non sta a noi determinare cosa sia la “follia”, del nostro privilegio di essere “classificatx” come “sanx”, vogliamo comunque con questo testo cercare di dare un piccolo contributo ad un dibattito che vede coinvolte anche le nostre relazioni sociali e il nostro modo di vedere l’esistente.

“La follia continuerà a nominare la maschera che il cittadino democratico tiene addosso per dare un volto al vuoto che lo circonda finché lui, il razionale cittadino democratico, sosterrà la sua esistenza nominando gli altri come pazzi. Questa follia persisterà fino a diventare una molteplicità radicale, un dispiegarsi senza fine di razionalità sempre incomplete, così diverse eppure così vicine tra loro che si impediscono l’una all’altra, sequenzialmente e spazialmente, la loro interezza. La questione della follia ci invita ad avvicinarci all’aldilà, ma non all’aldilà, bensì a tutti gli oltre, che non raggiungeremo mai completamente. Né una persona né un modello di comportamento, la follia è l’altro lato con cui flirtiamo al limite del nostro nulla.”

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Lettere anticarcerarie – Sostenere le persone dietro le sbarre!

In tutto il mondo le persone vengono rinchiuse per le proprie lotte politiche o sociali. Queste persone in molti casi sono lasciate sole all’interno del sistema carcerario che cerca di farle crollare con tutto il potere che ha. Tuttavia scrivere lettere alle persone detenute potrebbe essere una di quelle piccole pagliuzze che riusciranno a tirar fuori la persona dall’apparato repressivo dello Stato.

Vi esortiamo a scrivere lettere alle persone detenute per aiutarle a sopravvivere alle difficoltà della prigione!

Questo video è il risultato del lavoro di collaborazione tra i gruppi Anarchist Black Cross Dresden e Anarchist Black Cross Umeå. È stato creato in occasione per la Settimana di Solidarietà con i/le Prigionierx Anarchicx 2020 (23-30 agosto).

Queer Fire

copertinaGli anni 70, i cosiddetti anni di piombo, hanno visto la fioritura di una molteplicità di pratiche, idee e pensieri, che vanno a comporre un multiforme movimento rivoluzionario mondiale che per una ventina d’anni scosse tutto la terra.
Conosciamo a menadito le gesta di gruppi guerriglieri quali la RAF tedesca, le BR italiane, partiti “dell’insurrezione” quali il Black Panther Party o Potere Operaio in Italia, lotte diffuse quali Autonomia Operaia o Action Directe, eppure intorno a questa caotica storia si dimenticano tanti movimenti che si proponevano di cambiare l’esistente partendo dalla stessa strutturazione delle loro lotte.
La Brigata George Jackson è un gruppo di guerriglia urbana che fra il 1975 e il 78 mette a segno una serie di azioni armate capaci di scuotere a fondo la società americana.
Ideologicamente vari/e, con un parte di militanti anarrchicx e una comunistx, avevano un’organizzazione non gerarchica e strutturata per affinità, un modello simile alle Angry Brigades e ad Azione Rivoluzionaria ma non solo: la BGJ è una delle prime strutture organizzate in cui la lotta queer e quella contro le carceri diventano inscindibili.
Con un gruppo dirigente formato in larga parte da donne-lesbiche e da individualità non cisgenere, la BGJ porta subito come critica pratica la segregazione delle persone non binarie nella “più grande democrazia del mondo”, la stessa che pochi anni prima si era trovata a scappare dai sassi gettati dalle persone trans durante i moti di Stonewall.
Il fatto che un percorso del genere sia oggi dimenticato non ci fa stupire: da una parte è interesse di chi fa pinkwashing di creare una storia LGBTQ pacificata, colorata e “gaia”, che solo in Stonewall ha un suo momento di rabbia da inserire però in un contesto temporale ben determinato, dall’altra vediamo i/le militanti di professione preferire parlar di storie che non mettano in dubbio i loro privilegi di genere o di sessualità.
A noi, cui piace mettere in dubbio tutto, preme disseppellire dalle sabbie del tempo una storia di lotta breve ma intensa, un’ascia di guerra che ancora oggi danneggia galere e omofobi.

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Solidarietà Rivoluzionaria

IL SANGUE AGLI OCCHI
Quest’opuscolo che abbiamo tradotto risale all’ormai lontano 2013.
Tante cose sono cambiate e tante sono le differenze oggettive fra chi l’ha stilato- unx compagnx anarchicx statunitense- e noi che andiamo a leggerlo, ma il casus belli è simile: nel conflitto di classe perennemente in corso, non passa giorno in cui i padroni e i loro sgherri umiliano, sfruttano, detengono e infine uccidono chi è più “debole” in questa società.
E non passa giorno in cui questi soggetti “deboli” non rispondono alla violenza con la violenza.

La domanda che si pongono gli autori / le autrici è una domanda ineludibile ormai nel mondo anti-autoritario: che ruolo abbiamo noi nelle lotte delle classi oppresse?

Finiti i tempi in cui erano anarchici e anarchiche o comunisti e comuniste a soffiare sul fuoco delle rivolte, oggi la scelta è fra il guardare come uno spettacolo qualsiasi le rivolte degli/delle oppressx o parteciparvi.

Ma come?….

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Benefit Prometeo

Cena e concerto a sostegno dei 2 compagni e della compagna colpitx dalla repressione nell’Operazione denominata Prometeo.
Per maggiori informazioni sulla situazione attuale ed aggiornamenti: https://roundrobin.info/

Dalle ore 19.00 Cena benefit Vegan, a seguire suoneranno:
Excluded (Mexico Punx)
video on youtube

No Chappi? Bourgeois! (Old cult boy band da Genova)
video on youtube

MIND / KNOT (Old school hc da Roma)

Indirizzi di chi è reclusx

 

Questa è una parziale lista di compagnx arrestatx. Abbiamo fatto questa lista perché pensiamo sia davvero importante continuare a sostenere chi è reclusx. ATTENZIONE, prima di inviare lettere o altro a compagnx in prigione è bene assicurarsi di eventuali restrizioni applicate dal carcere al momento.

Questo post verrà periodicamente aggiornato. Se trovate errori, o avete aggiornamenti riguardo le persone detenute scriveteci via mail!!

Considerazione sugli SPRAR e l’HC

Opponiti a tutte le leggi imposte
opponiti a chi, ti vuole comandare
strappandoti un voto per essere certo
che sarai, cio’ che lui vuole
obbligandoti ad essere un loro prodotto, a fare il suo gioco
apri i tuoi occhi, la tua vita e’ condizionata
tutto cio’ che loro ti fanno credere
semplicemente registrandoti e insegnandoti le verita’ che a loro sono piu’ comode
combatti
non basta vandalizzare una strada da ubriachi
non basta avere una divisa di vestiti firmati
non basta girare i chili di droga per essere piu’ vivi
non basta supportare una scena che e’ fine a se stessa
vivere è avere una logica in tutti i tuoi atti
organizzati, per fottere metodi ed istituzioni
e non per essere fottuto
sei studiato, sei programmato
e quello che sei, l’hanno voluto”

Grandine – Opposizione

Il 29 Marzo 2016, a Massafra nel “misterioso” convento di S.Agostino, si è tenuto il concerto Hardcore punk con: Doom, Inganno, Entact e Cruentus , organizzato dagli Entact con l’arci LABinrinto. Superata la “misteriosità” dello spazio, siamo venuti a sapere la sua identità attraverso l’insegna posta all’entrata. L’ex monastero, nella quotidianità, ospita lo sprar Motvs Animi.

Gli sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono luoghi che si inseriscono nella macchina delle espulsioni. Il tentativo di controllo e speculazione sulle migrazioni è articolato da varie forme detentive, più o meno coercitive. Lo sprar è appunto considerato uno dei luoghi più “umani”. Privi di inferriate e aguzzini, vengono perlopiù visti come strutture di benevola accoglienza, dove all’immigrato viene offerto un letto e un pasto giornaliero.

Ma sopratutto, gli sprar, insieme a Hotspot, CARA e CIE, fungono da strutture dove “smistare” i migranti, in maniera del tutto arbitraria, sulla base della loro provenienza. Chi migra in Italia non è più un individuo, ma si trasforma in un numero per statistiche volte allo smistamento, appunto, di forza lavoro ricattabile per i paesi europei. L’attesa, nella speranza di ottenere un permesso di soggiorno condiziona notevolmente la vita degli “ospiti” di tali strutture.

All’interno di questi luoghi fra i vari progetti è comparso da qualche tempo quello dei lavori”volontari”. Ai migranti vengono assegnati lavori per rimborsi spese ridicoli. Con la scusa di riempire il tempo degli”ospiti” il comune ha forza lavoro sostanzialmente gratuita. Le persone sono costrette a restare nei centri per avere i documenti ma per questo non possono vivere autonomamente. Come contropartita alla loro accoglienza dovranno fornire lavori sociali agli stessi che controllano le loro esistenze. Oltre questo, molti di loro rappresentano un bacino di forza lavoro fruibile dalla logistica all’agricoltura, sostenendo di fatto l’economia dello sfruttamento.

Tra i vari gestori dei centri sprar spesso ritroviamo le candidature di arci.
Gli arci sono luoghi di aggregazione sulla base di contenuti ben definiti ed una linea politica al quanto discutibile. Da sempre abbiamo visto come la posizione degli arci sia lontana dallo spirito di autogestione che anima il punk hardcore.

Per quanto lo svuotamento dei contenuti della scena non ci giunga nuovo, coscienti che questo sia responsabilità di tutti e tutte noi, siamo forse al punto limite. Fino a ritrovarsi ad avere da ridire su tutto questo in pochissime persone e non trovare sponde neanche nei gruppi che suonano o in chi ti sente affrontare la questione. O a sentirsi rispondere dagli organizzatori che capiscono le tue perplessità ma le necessità pratiche di una piccola realtà di provincia giustificano questo genere di scelte. Arrivando per sfinimento a tirar fuori quello che di fatto pensano:

che le persone ricevano vitto e alloggio e non pagano nulla; che il concerto sia un modo per permettere agli ospiti di incontrare persone; che nell’arci si offra aiuto nell’integrarsi attraverso le iniziative.

Giustificazioni che si rifanno da una parte a una visione pietista della categoria del migrante, e dall’altra a un idea mediatizzata e razzista che vede chi migra come detentore di maggiori diritti e servizi rispetto agli italiani.

Crediamo che sia necessario avere una visione maggiormente critica dei luoghi e delle situazioni in cui ci ritroviamo o dove ancor peggio ci organizziamo, che scendere a compromessi per necessità pratiche o altro non possa essere parte di quelle logiche, quali l’autogestione, la lotta contro ogni forma di autorità e il rifiuto di qualsiasi mediazione con essa.