Female Keep Separate

Nel mondo severo e violento della prigione, la debolezza del quadro liberale di genere è molto chiara. La società canadese affronta ufficialmente la differenza in modo positivo, attraverso l’inclusione delle diverse identità basate sull’auto-identificazione. Questo è in molti modi il prodotto della lotta, ma dobbiamo anche essere capaci di criticarlo per continuare a lavorare verso un mondo senza prigione e senza la violenza di genere. Approfondiremo questo aspetto tra un minuto, ma adottare la comprensione puramente positiva dell’identità di genere da parte dello Stato può portarci a semplificare eccessivamente la nostra comprensione del (etero)sessismo e a finire per difendere i progetti dello Stato dai reazionari quando invece dovremmo attaccarli alle nostre condizioni.

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Brucia il telefono

copertinaRiceviamo e diffondiamo questo interessante opuscolo..
“L’idea di studiare le tematiche di questo opuscolo è nata in un momento femminista tra donne, lesbiche, froci e trans+ di scambio e condivisione sulla lotta contro le frontiere ed i dispositivi repressivi costruiti attorno ed a partire da esse. Nel cercare approfondimenti su cellulari e telefonia ci siamo imbattutx in questo lavoro che per i suoi anni era fatto molto bene.

Qualche tempo dopo abbiamo deciso di tradurlo ed aggiornarlo, già che ci stavamo lavorando sopra abbiamo tolto le parti che non ci convincevano del testo. Quindi quanto leggerete non è la traduzione del testo, ma quello che ci sembrava interessante estrapolare con varie parti ampliate o eliminate.”

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Anarchiche e anarchismo nell’Impero Ottomano, 1850-1917

Le persone anarchiche (N.D.T. da ora in avanti “persone” resterà sottinteso dove non specificato nel testo originale), e in particolare la propaganda col fatto, occuparono il centro della scena nella politica mondiale alla fine del XIX secolo. L’uso della violenza politica nello stampo anarchico catturò l’attenzione del pubblico dalle Americhe all’Europa e oltre. La connessione di una reale lotta per il potere attraverso il valore simbolico della propaganda attraverso le azioni dirette, come teorizzato da figure come Luigi Galleani ed Errico Malatesta, piacque certamente a molte rivoluzionarie dell’epoca, specialmente in quelle società in uno stato di flusso, in profonda dissoluzione, come nel caso dell’impero ottomano.

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Anarchici e radicali di sinistra in Mongolia e Tuva

Altro opuscolo “storico” riguardante il movimento anarchico non europeo.

Cercando di accrescere la discussione all’interno dei nostri giri speriamo questo breve opuscolo possa essere in qualche modo utile per farsi un idea di quella che è stata la storia all’interno del movimento in altre latitudini del mondo.

Non pensiamo ci sia molto in più da aggiungere poiché l’opuscolo in questione non prende parte. Si limita a raccontare gli avvenimenti di quel periodo (1910-1920) in Mongolia e Tuva.

 

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La riproduzione della quotidianità

La quotidianità delle persone di una tribù riproduce, o perpetua, la tribù stessa. Questa riproduzione non è solo fisica, ma anche sociale. Attraverso le loro attività quotidiane le persone della tribù non si limitano a riprodurre un gruppo di esseri umani, ma riproducono una tribù, cioè una particolare forma sociale all’interno della quale questo gruppo di esseri umani svolge attività specifiche in un determinato modo. Le attività specifiche delle persone non sono il risultato delle caratteristiche “naturali” delle persone che le svolgono, il modo in cui la produzione di miele è il risultato della “natura” di un’ape. La vita quotidiana messa in atto e perpetuata dalle persone della tribù è una risposta sociale specifica a particolari condizioni materiali e storiche.

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intervista con alcun compagn american

“Non c’è nulla di comunitario se non l’illusione di essere insieme”

Qualche tempo fa abbiamo intervistato alcun compagn american sulla situazione che stanno vivendo, sul movimento “black lives matters” e sulle rivolte che stanno attraversando il paese. Non ci perderemo in lunghe introduzioni. Lasceremo lo spazio direttamente a chi ci ha risposto.

 

D:Per iniziare e aiutare chi legge in Italia ti chiediamo di darci una breve contestualizzazione storica dei movimenti di protesta razziali degli ultimi anni negli USA. Come siamo arrivat al movimento BLM e come dopo le rivolte di Ferguson, Baltimora ecc. la situazione è esplosa nelle proteste di oggi?

FB: Il contesto storico del BLM e della ribellione anti-polizia è molto lungo e complesso. Posso solo parlare dalla mia esperienza come anarchico di colore, ma la mia identità razziale non dovrebbe essere rappresentativa degli altri anarchici di colore. Noi (anarchici di colore) condividiamo esperienze diverse e uniche che possono e ci hanno portato a idee diverse di come sia la libertà.

In generale il BLM è iniziato come una risposta radicale alla brutalità perpetua della polizia e agli omicidi che sono rimasti soppressi dalle fonti di notizie principali. Poco dopo il suo inizio il movimento BLM ha iniziato a cambiare, diventando alla fine meno radicale e più riformista. Mentre il BLM come movimento è responsabile di molte proteste e manifestazioni, le divisioni politiche all’interno hanno creato molti problemi. Per esempio, sia a Ferguson che a Baltimora gli attivisti del BLM erano ostili a qualsiasi elemento anticapitalista – arrivando persino a chiamarli “agitatori esterni” o “suprematisti bianchi”. In realtà molti anarchici neri e marroni erano in prima linea in queste ribellioni, ma sono stati delegittimati perché non erano politicamente in linea con le idee riformiste del BLM. In entrambe le ribellioni gli attivisti e gli organizzatori del BLM sono andati alla polizia per reprimere gli elementi “indesiderabili” della rivolta.

Ero personalmente alla spaccatura della ribellione a Minneapolis. Dietro il 3° distretto un alterco verbale tra manifestanti pacifici BLM che proteggevano la polizia e giovani neri e marroni arrabbiati è degenerato in una rissa – che poi ha portato al lancio di mattoni, pietre e altri oggetti contro il distretto, rompendo tutte le finestre. Questa è stata la nascita della ribellione anti-polizia.

Gli stessi attivisti del BLM che stavano proteggendo la stazione di polizia stavano inseguendo le persone e raccogliendo sassi in modo che non ce ne fossero a disposizione delle persone da usare contro la stazione di polizia. Pochi giorni dopo, quando la rivolta anti-polizia è cresciuta fino a saccheggi e incendi, BLM e altre organizzazioni nere hanno iniziato a diffondere miti su tutti i social media che la rivolta è stata iniziata da “suprematisti bianchi” e “agitatori esterni”. Questo è palesemente falso e costruito solo per scoraggiare gli elementi più radicali a partecipare alla ribellione. Per esempio, se sei bianco e ti presenti alla ribellione, sei sottoposto a minacce da parte di “organizzatori” o “leader della comunità” neri, chiamato suprematista bianco e o consegnato alla polizia. Al quinto giorno della ribellione anti-polizia a Minneapolis, l’intensità è diminuita, tutti si chiamano a vicenda suprematisti bianchi, e lentamente la ribellione muore. Questo è successo in tutti gli Stati Uniti, in ogni città.

NY: La cosa importante da capire quando si contestualizza la recente ribellione di George Floyd è comprendere il contesto locale che ha portato ad alcune delle più famose vittorie e sconfitte negli ultimi mesi. Per esempio a Minneapolis, prima che il distretto di polizia fosse assediato e invaso/incendiato, c’era stato un precedente tentativo in un distretto vicino, diversi anni prima, per un altro omicidio della polizia, che aveva impiegato tattiche di assedio e persino bottiglie Molotov. Questa stessa protesta/assedio/tentativo di occupazione è stata anche colpita da nazionalisti bianchi, ma fortunatamente solo ferendo e non causando morti. Una volta che si capisce la storia locale e il contesto in cui queste regioni stanno vivendo, il recente passato e il prossimo futuro vengono più chiaramente alla luce.

Altre aree come Portland, che ha visto alcuni dei più grandi scontri sostenuti nel paese, hanno una lunga storia nel recente passato per quanto riguarda la cultura della protesta. Oltre a questo è importante notare che almeno dagli anni ’80 sia i neo-nazisti che gli anarchici/antifascisti hanno seminato e messo radici nelle comunità del nord-ovest del Pacifico. Queste due basi politiche sono state impegnate in conflitti tra loro per oltre 30 anni. L’attuale clima macro-politico nazionale della ribellione/pandemia/crollo economico ha aggravato il micro clima politico stabilito nel nord-ovest del Pacifico producendo la situazione che vediamo oggi.

 

D: Parlando di “movimenti” spontanei di lotta e protesta, nati per lo più in risposta alla violenza della polizia, pensi che si possa parlare di un processo di strutturazione o di destrutturazione del movimento? In altre parole, pensi che dalle proteste del passato alle rivolte di oggi, possiamo dire che “il movimento”, nel portare avanti le proprie istanze di lotta, si sia strutturato nella sua organizzazione e nelle sue richieste? Possiamo dire che le richieste sono in qualche modo condivise da tutto il movimento BLM o, all’interno delle singole proteste e individualità, ci sono richieste diverse?

FB: Ogni movimento o organizzazione BLM in ogni stato o città è leggermente diverso, ma per lo più hanno la stessa visione riformista dell’organizzazione e del cambiamento. Le differenze sono principalmente tra coloro che si identificano come attivisti BLM e quelli che sono neri ma sono più anti-autoritari e non condividono le stesse visioni del BLM. Come ho detto sopra, queste differenze sono enormi. In altre parole, non tutte le persone nere sostengono il BLM, e il BLM non sostiene tutte le persone nere, in particolare quelle che sono antiautoritarie.

NY: Direi che nel senso politico classico qualsiasi “movimento” unito deve ancora mostrare una piattaforma lucida di richieste o agire in modo chiaramente paterno come rappresentante della ribellione. Ci sono varie organizzazioni non profit, ONG e progetti accademici che parlano di questioni specifiche come l’abolizione delle prigioni, la salute mentale, la prima risposta a questioni più tradizionalmente liberali come l’addestramento o la sensibilizzazione delle forze di polizia.

La “tenda”, se volete, dell’attuale ribellione è abbastanza grande e dispersa, mentre la polizia e gli abolizionisti delle prigioni scendono in strada per un’azione diretta contro gli edifici della polizia e le squadre antisommossa, molti liberali della classe media marceranno separatamente con sceriffi e canti di “protesta pacifica”. Finora la contro-insurrezione tradizionale ha avuto un successo limitato nel limitare le tattiche o nel dividere il consenso tra i sostenitori. A NYC per esempio, dove c’è un sostegno di massa, la maggior parte delle proteste sono pacifiche e consistono in persone che non sono consapevoli o interessate a tentare qualsiasi azione diretta al di fuori della marcia. I liberali pensano, nel peggiore dei casi, che i militanti siano poche mele marce o addirittura agitatori esterni, mentre i militanti vedono le masse liberali a sostegno come copertura della folla/sostegno di massa necessario per portare avanti l’abolizione.

La preesistente e crescente cultura “sveglia” rende anche un tabù sociale piuttosto grande parlare contro la ribellione nella società educata, che penso sia una delle ragioni principali per cui il sostegno alle proteste, indipendentemente dalle tattiche o dalle richieste, è ancora visto abbastanza favorevolmente da gran parte del paese. Come prova aneddotica, per esempio, era molto comune vedere le persone con cui andavi al liceo, che erano i soliti neo-liberali che sostenevano Hillary, “Sono con lei/#resistenza”, iniziare a condividere le citazioni di Angela Davis e dire che sostenevano l’abolizione delle prigioni. Per molti americani, in particolare per i liberali bianchi della classe media, essere visti come “un alleato” è più importante della lealtà politica.

D: Guardando alle proteste passate che si sono diffuse negli USA, (Occupy, no global, lotte ecologiche/indigene ecc. ecc.) si può parlare di una sorta di continuità con i movimenti “passati” oppure, c’è una sorta di scissione e una netta rottura tra ciò che sta accadendo ora e ciò che è accaduto in passato? In Italia, ad esempio, i percorsi di lotta degli anni ’70 sono stati e forse sono ancora un prezioso bagaglio di esperienze e nuove istanze. Queste hanno innegabilmente condizionato le istanze di lotta di oggi, a volte fornendo una fonte di ispirazione e a volte cristallizzandole e paralizzandole. Che peso hanno queste istanze del passato nel vostro contesto specifico?

FB: Molte proteste qui negli Stati Uniti si imitano a vicenda. Mentre personalmente credo che il passato sia un’esperienza da cui vale la pena imparare, sento che può essere anche una nostalgia paralizzante. Per esempio, politicamente molti anarchici hanno cercato disperatamente di ricreare le condizioni della guerra civile spagnola. Ma ciò che manca a questa visione è un’analisi del capitalismo che vada oltre l’antropocentrismo. In altre parole, molti anarchici oggi sono imprigionati da una visione del mondo marxista che vede la liberazione in termini di economia sociale, ma non vede la liberazione della Terra e degli animali non umani. Questo imprigionamento marxista non permette agli anarchici di riconoscere le lotte di liberazione della Terra e degli animali non umani come connesse e vitali per la liberazione umana. Personalmente sento che questa fissazione per la sinistra perpetua solo un ciclo ripetitivo in cui l’anarchia non si avventura mai oltre il fantasma del marxismo. C’è stato anche un certo numero di anarchici indigeni che hanno scritto e sostenuto l’anarchia basata sul concetto di Terra, ma spesso vengono spazzati sotto il tappeto come risultato di questa fissazione per il 1936.

NY: Come ho menzionato nella mia prima risposta, i movimenti preesistenti e le esperienze e conoscenze tramandate sono inestimabili per quelli di noi che hanno a cuore e desiderano coltivare la ribellione. Mentre ideologicamente sono d’accordo che “Puoi uccidere un rivoluzionario ma non puoi uccidere la rivoluzione”. Logisticamente parlando, quando non hai persone con esperienza o infrastrutture consolidate, una resistenza prolungata è molto impegnativa, se non impossibile. Direi che senza dubbio alcune delle più importanti caratteristiche ereditate dal movimento sono l’assistenza legale gratuita per tutti gli arrestati fornita dalla corporazione nazionale degli avvocati (che risale alla terza internazionale) e i medici di strada (che risalgono al movimento dei diritti civili). Ci sono naturalmente tattiche di strada che sono state apprese e tramandate alle nuove generazioni dagli anziani del movimento. Questa è una delle cose più importanti da avere e, come riflesso della brutale storia della repressione politica di sinistra negli Stati Uniti, anche una delle risorse più rare che abbiamo.

D: Supponendo che possiamo parlare di una qualche forma di movimento (anche se vogliamo allontanarci dall’idea di movimento granitico e univoco), come si posizionano gli alleati bianchi all’interno delle proteste?

FB: Applicando i loro punti di vista antiautoritari all’identità e imparando a pensare e ad agire indipendentemente dai ruoli, dalle aspettative e dall’identità socialmente assegnati… Diventando complici di propria iniziativa, non in obbligo verso un “leader della comunità” o perché qualcuno dice che dovrebbero. La solidarietà autentica nasce dal desiderio individuale, non dal senso di colpa. Un movimento è potente, ribelle e antiautoritario solo quanto gli individui che lo compongono. Senza individui ribelli, indipendenti e dotati di potere c’è solo una massa subordinata (movimento) che segue gli ordini in un nuovo governo sostitutivo.

NY: Questa è una domanda complicata poiché c’è stato un acceso dibattito tra i termini/idee di alleati o complici o co-cospiratori. Per dirla brevemente, immagino che gli alleati bianchi seguirebbero idealmente la leadership nera nelle proteste e si relazionerebbero alla protesta come una sorta di “aiuto ai meno fortunati”, mentre per come la vedo io, un complice o un cospiratore lavora attivamente alla propria liberazione e definisce la propria lotta come intersettoriale e riconosce che la nostra liberazione collettiva è necessaria per la liberazione individuale. Per queste ragioni/differenze il termine “alleato” ha un peso diverso in circoli diversi.

D: Abbiamo recentemente tradotto in italiano il testo “Solidarietà rivoluzionaria” che affronta la questione degli alleati bianchi all’interno dei percorsi di lotta razzializzati in America, una sorta di “guida critica” per i bianchi. È un testo che troviamo interessante perché, nonostante il contesto di lotta in Italia sia completamente diverso, qui la maggior parte delle persone razzializzate sono di altri paesi, spesso senza documenti e per lo più in condizioni di vita davvero precarie, ci aiuta ad avviare una discussione collettiva su quale possa essere l’intervento del movimento anarchico italiano, che è composto quasi interamente da bianchi. Come può interagire, ad esempio, con le lotte contro le frontiere, i centri di detenzione per migranti, le lotte dei braccianti, le battaglie per la casa e le occupazioni abusive. Detto questo. Come vengono discussi e trattati, all’interno del BLM, il ruolo e il peso delle voci dei bianchi, in termini di processo decisionale?

FB: Spesso le voci dei bianchi sono messe a tacere o banalizzate all’interno di BLM. E’ mia opinione che il BLM – se è così riformista lì come lo è qui – potrebbe non essere l’opzione migliore per ottenere obiettivi anti-autoritari. Incoraggerei i bianchi a creare connessioni con queste persone senza documenti attraverso la condivisione di risorse e informazioni (zine tabling ecc.) e, soprattutto, su base individuale. Tenete a mente che quando qualsiasi movimento si avvicina a persone che vivono in queste condizioni, questo appare come un lavoro di carità, il che è scoraggiante. Ciò che ha funzionato meglio con me e con altri anarchici di colore (e bianchi!) che conosco è il metodo della “Propaganda col fatto” che può essere facilmente replicata dalla maggior parte delle persone. Un’altra cosa molto importante da ricordare è che solo perché qualcuno è povero o nero non significa che sottoscriverà le idee dell’anarchismo. Molte persone nel mio quartiere erano pro-capitalismo e a volte è così che va. Questo è il motivo per cui è importante vivere l’anarchia come vita, non come un’organizzazione, e coloro che la trovano collegabile alle loro idee si legheranno a voi per conto loro.

NY: Direi che per prima cosa sarebbe molto importante normalizzare e divulgare (nella cultura mainstream o nella sottocultura anarchica) una buona analisi e storia delle politiche razziali in Italia. Una delle cose peggiori che ho visto nelle interpretazioni straniere dell’analisi razziale americana è in posti come il Regno Unito dove strumenti più o meno sociali che sono usati per elevare/tentare di risolvere la questione molto oscura della razza in America sono importati in una cultura/contesto che non condivide lo stesso contesto o storia post coloniale.

Questo non vuol dire, naturalmente, che non si possa imparare dalle nostre prove e tribolazioni, ma sarei molto stanco, per esempio, di attaccare la stessa definizione o concetto di bianchezza all’Europa dall’America. Ovviamente la supremazia bianca è un prodotto originario dell’Europa e non voglio dire che non ci siano problemi di razzismo in Europa. Ma penso che sia più importante capire come la vostra cultura si riferisce specificamente alle questioni di razza, ricchezza, potere, sociologia, ecc.

Direi che solo una volta che si decostruisce la cultura fino al punto in cui si può vedere chiaramente la supremazia bianca, si può iniziare a rimuoverla sistematicamente dalle realtà politiche dei movimenti.

Direi che per quanto riguarda i bianchi nel BLM non è o non dovrebbe essere una cosa come le persone bianche possano aiutare a guidare e definire l’abolizione della polizia o molte delle altre questioni a cui la ribellione è una risposta, ma il BLM è esplicitamente un marchio per le persone nere da guidare e definire insieme alle famiglie dei morti, ecc.

D: L’opuscolo Solidarietà Rivoluzionaria parla anche in dettaglio della complessa differenziazione tra un alleato e un complice. All’interno del testo viene evidenziato come le gerarchie e le strutture di potere siano spesso replicate da coloro che si identificano come alleati. Questo, sempre all’interno del testo, viene attribuito a una maggiore superficialità nelle relazioni tra alleati e “attori principali” all’interno delle comunità emarginate, che non permette di approfondire le istanze di lotta e quindi di comprenderle e di diventare complici di una lotta comune. Qual è la situazione oggi rispetto a questo punto?

FB: La situazione oggi rispetto a questo punto è questa: Negli Stati Uniti se sei bianco, i liberali neri si aspettano che tu segua la loro visione (filo-statalista e filo-capitalista). Se non lo fai, sei considerato un razzista/non-alleato. La maggior parte dei bianchi ha ragionevolmente paura di essere chiamata “razzista” su internet. Così la maggior parte dei bianchi si sottomette a questa visione liberale. Questo è precisamente il motivo per cui la zine “Another Word for White Ally is Coward” è stata scritta – per criticare questa sottomissione. Quello che incoraggio i bianchi a fare è pensare in modo indipendente, mettere in discussione ogni autorità e avvicinarsi agli altri per affinità politica, non per identità.

NY: Penso di aver già risposto sopra, ma sì, più o meno alleato è un termine usato da persone che sono più associate alla cultura mainstream e alle credenze politiche, mentre un complice è più legato all’azione per raggiungere la liberazione reciproca.

D: Sempre parlando delle differenze all’interno del movimento BLM, come si relazionano le altre lotte preesistenti (come la lotta queer, o la lotta anti-carcere) ad esso, e per estensione, le une alle altre? C’è un dibattito più ampio che tocca diverse istanze? Altre minoranze trovano spazio e voce all’interno del movimento?

FB: All’interno del movimento BLM nello specifico, non necessariamente. Mentre sono sicuro che ci sono alcuni gruppi BLM che tentano di collegare queste lotte, ci sono stati molti casi in cui gli organizzatori del BLM hanno interrotto ogni discorso su altri movimenti – includendo ma non limitandosi a casi in cui altre lotte sono state dolorosamente banalizzate. Recentemente una persona di colore ha fatto un post terribile su come Anna Frank fosse privilegiata perché non era nera. Per quanto riguarda queste persone che trovano affinità all’interno della ribellione anti-polizia, tutti sono i benvenuti, come ognuno ritiene opportuno!

NY: Il dialogo nazionale o almeno come viene rappresentato in tv o dai media è abbastanza unidimensionale al punto che l’abolizione della polizia come idea popolare e centrale di molte proteste viene davvero messa da parte. Così, per esempio, il fatto che molte donne nere trans muoiano in prigione ad un tasso più alto di chiunque altro non è realmente discusso nel dialogo nazionale. Ovviamente sul campo la situazione è molto diversa con il modo in cui le notizie sul movimento coprono gli sviluppi delle proteste, dato che la maggior parte di coloro che portano avanti la lotta sono organizzatori o militanti provenienti da alcuni dei contesti più oppressi. Questo non può essere negato. Ma purtroppo per il momento la coscienza nazionale consentita ha un focus molto ristretto.

D: Inoltre, particolarmente pertinente alla situazione italiana, c’è un dialogo con le minoranze razziali senza documenti e uno spazio per l’espressione dei loro casi e richieste specifiche all’interno del BLM? Se sì, la loro particolare vulnerabilità legale è affrontata nei momenti delle azioni di strada?

FB: Personalmente non sono a conoscenza di niente del genere qui nel BLM. In generale, penso che le voci delle persone siano riconosciute e ascoltate bene all’interno della ribellione anti-polizia. Persone di ogni colore, forma e provenienza si sono ribellate insieme nelle strade contro il capitalismo e lo stato.

NY: La vulnerabilità legale è una presenza costante, ma dipende molto dallo status e dal luogo. Ci sono molti gruppi che lavorano per affrontare la pulizia etnica in corso dei popoli dell’America centrale e meridionale, attualmente in America e hanno da tempo collegato la loro lotta a quella di BLM e all’abolizione delle prigioni. La campagna “Abolisci l’ICE” credo sia stata fondamentale per preparare/utilizzare l’idea di abolizione da parte degli americani, così che ora possiamo parlarne in relazione alla polizia e alle prigioni.

D: Arrivando alla questione organizzativa. Dato che stiamo parlando di un movimento spontaneo e di massa con numeri molto alti, come può un numero così grande di persone riuscire a coordinarsi al di fuori dei momenti legati allo scendere direttamente in piazza? Ci sono momenti di decisione, orizzontali e di libera partecipazione? Come vengono prese le decisioni? E, soprattutto, come si relazionano le diverse pratiche e visioni su come agire nelle strade?

FB: Questa è una cosa molto complicata. Nella mia esperienza, il BLM non permette la diversità tattica. Come detto prima, il BLM negli Stati Uniti è molto pro-statalista e riformista – sono orgogliosi della loro immagine di proteste pacifiche senza battaglie di strada. Sono stato in 3 diverse città dove ogni gruppo BLM ha richiesto ai bianchi di consegnare i loro zaini per essere perquisiti dai loro “leader” per assicurare che non ci siano rivolte. Se sei un anti-autoritario e desideri fare qualcosa di più che marciare e cantare, il movimento BLM potrebbe non essere l’opzione migliore per te. Molte persone di colore hanno lasciato questi gruppi perché non erano soddisfatte del semplice marciare e cantare. Per quanto riguarda la ribellione anti-polizia, sono stati usati tutti i diversi tipi di tattiche. È bellissimo. Poiché la ribellione anti-polizia non è un movimento formalmente organizzato, permette la piena fioritura del potenziale creativo. Da incendi di cassonetti, attacchi a stazioni di polizia, imprese incendiate, condivisione di cibo… tutto è possibile!

NY: La risposta cambia in ogni contesto locale, quindi è difficile da dire. Come già detto, non c’è una voce nazionale coerente per le richieste o le decisioni. Tutto ciò dipende dalla quantità e dal tipo di organizzazione politica che è avvenuta in qualsiasi contesto fino a quel momento.

D: Abbiamo potuto vedere che durante le manifestazioni e gli scontri le diverse visioni e pratiche sembravano raccogliere una forma di “rispetto reciproco”, con momenti di rottura violenta e resistenza pacifica che riuscivano a condividere le strade. D’altra parte, abbiamo visto come con l’avanzare delle proteste si sia creata una dicotomia tra “manifestanti interni al movimento” e altri soggetti, identificati dai media come “provocatori esterni”. Questo, a nostro avviso, sembra essere un modo per dividere nettamente buoni e cattivi e per indebolire le istanze di lotta creando fronti opposti all’interno del movimento. Come si relazionano, rispetto a questa situazione, le persone all’interno del movimento? Come si relazionano le diverse pratiche di lotta (dalle rivolte ai saccheggi, alle proteste pacifiche e alla disobbedienza civile) nelle strade e nei momenti di discussione e organizzazione?

FB: A volte i manifestanti pacifici legano con i rivoltosi e i saccheggiatori (per esempio a Minneapolis abbiamo saccheggiato protezioni per gli occhi e acqua per i manifestanti pacifici seduti in strada). Altre volte i manifestanti pacifici spengono gli incendi, prendono i sassi dalle mani della gente, avvisano la polizia sui saccheggiatori o combattono fisicamente gli elementi più “violenti” della rivolta. “Provocatori esterni” o “Agitatori esterni” è stato costruito dal BLM liberale e da altri manifestanti pacifici neri come un modo per 1) scoraggiare i bianchi dall’unirsi ai rivoltosi neri e 2) per convincere la popolazione della narrativa liberale che la gente nera è “innocente” e “vittima” e non si impegnerebbe mai in atti criminali. La realtà è che la ribellione di George Floyd è stata iniziata a Minneapolis da giovani neri e marroni arrabbiati che sentivano che marciare e cantare non era abbastanza per vendicare la sua morte. Giovani neri e marroni hanno appiccato incendi perché niente dice “vaffanculo” come dare fuoco a una stazione di polizia. Giovani neri e marroni hanno saccheggiato perché era un’opportunità per fare soldi dopo anni di povertà. Ogni volta che i liberali di qualsiasi colore dicono che è stato tutto iniziato dai suprematisti bianchi, siamo cancellati dalla storia insieme al coraggio che ci è voluto per fare quello che abbiamo fatto.

NY: Penso di aver più o meno risposto a questo sopra, ma sarei d’accordo che le tattiche di contro-insurrezione che il governo sta usando recentemente sono molto ovvie e non hanno funzionato al di fuori di togliere un po’ di mordente alle proteste dal punto di vista della situazione, mentre non ha ancora influenzato i numeri complessivi o il sostegno pubblico

D: All’interno del movimento BLM ci sono momenti in cui gruppi con esigenze o orizzonti diversi possono organizzarsi insieme? Per spiegare meglio e contestualizzare. In Italia, i diversi percorsi di lotta sono per lo più seguiti da specifiche aree di movimento (anarchici, comunisti, ecc. ecc.) senza che, salvo casi di lotta popolare/difesa del territorio (NoTav o simili), queste aree di movimento si interfaccino tra loro per formare un vero impegno o coordinamento. Come si interfacciano, ad esempio (tra i tanti esempi possibili) le istanze della lotta Queer, le lotte contro le frontiere, le occupazioni di case o qualsiasi altra forma di organizzazione con il movimento BLM? E come trovano spazio e confronto all’interno di questo? Come si relazionano le diverse ideologie e pratiche politiche?

FB: A volte lavorano insieme, e in altre città e luoghi non lo fanno. Personalmente non ho visto molta collaborazione o coordinamento tra questi movimenti. Come per il BLM, la lotta Queer non è omogenea qui – ci sono molte divisioni all’interno basate su visioni di liberazione pro-autoritarie e anti-autoritarie.

NY: Ci sono molte realtà diverse, ma direi che i più importanti sono i movimenti che sono già affermati nel tentativo di cambiamento materiale. Che siano anarchici o solo organizzazioni basate sulla comunità, se c’è un forte movimento queer in una città, le proteste lì probabilmente si riferiscono più alla prospettiva queer, ma questo può essere scambiato con qualsiasi aspetto o problema specifico.

D: Come, in questo momento, all’interno di un movimento davvero eterogeneo e ampio, i diversi gruppi, come i piccoli gruppi di affinità più propensi all’azione diretta, hanno la possibilità di identificare i loro nemici e decidere liberamente come colpirli senza travalicare gli obiettivi e le strategie del movimento “più ampio”? Come si rapportano le persone “esterne” a questi piccoli gruppi (se esistono) all’azione diretta e al sabotaggio?

FB: Questa è una buona domanda perché negli ultimi anni, dato che i movimenti diventano sempre più conflittuali al loro interno, sempre più anarchici si sono staccati dal movimento più ampio per perseguire l’anarchia e la ribellione nella loro vita quotidiana. Questa anarchia individualista permette un maggiore potenziale di ribellione perché è meno probabile che si distragga con il dramma sociale che è così dilagante all’interno del “movimento”. Per esempio, invece delle attività in superficie, alcuni anarchici sono ora coinvolti in attività clandestine, strutturate in cellule, che attaccano il capitalismo e lo stato dal basso piuttosto che nelle strade. Mentre molti considerano questo “lifestylism” e lo disapprovano, io lo considero più gioioso e molto più efficace in termini di organizzazione di massa vs insurrezione basata su gruppi di affinità.

NY: Penso che la fiducia/ambizione in relazione alle dimensioni dell’obiettivo sia il fattore primario. In alcune città dove non c’è molto movimento o supporto, forse ci saranno scritte o piccoli sabotaggi, ma in città con una storia definita di tali atti, gruppi di affinità con bombe incendiarie preconfezionate distruggono i distretti di polizia. Dipende davvero dalla situazione localizzata della regione. Per esempio un membro di “antifa” che scaccia un sostenitore di Trump per autodifesa nella Carolina del Sud susciterebbe una risposta molto diversa a livello nazionale rispetto a quando accade a Portland.

Ma siccome questa è l’America, non credo che l’idea di “esagerare” quando si tratta di colpire dei bersagli non sia davvero qualcosa che facciamo. Finché nessuno fa niente di così spaventoso come quello che Fox News dice che vogliamo fare, sarebbe molto difficile peggiorare le cose attraverso l’azione in questo momento. Secondo me.

D: Passando a ragionare su quello che è un percorso “normale” di crescita rivoluzionaria e insurrezionale all’interno dell’evoluzione di questa lotta. Come, all’interno delle istanze e delle tattiche del movimento BLM, queste si sono evolute? Volendo fare un confronto forse forzato con altre lotte in altre latitudini, abbiamo potuto valutare (secondo noi) come questi percorsi nel tempo e per le difficoltà affrontate abbiano “affinato” i propri obiettivi, le proprie pratiche e le proprie differenze. Puoi darci un’idea di come questo “processo rivoluzionario” si stia manifestando nelle proteste di oggi in America? Inoltre, visto che stiamo parlando di un percorso ampio e in evoluzione, ci sono delle riflessioni (più o meno collettive) sulle prospettive del momento che possiamo definire “post” l’attuale disordine nelle strade? Spesso, dopo lunghi momenti di rivolta di strada, abbiamo potuto vedere come alcune pratiche diventino lentamente meno rilevanti (sia a causa della falsificazione dei media, della stanchezza nel movimento, della repressione). C’è una conversazione in questo momento rispetto a quello che potrebbe essere il futuro dell’organizzazione collettiva? Come continuare la lotta affrontando le diverse difficoltà che si possono incontrare, come la stanchezza o la perdita di entusiasmo nelle strade?

FB: Nella mia esperienza, sembra che ci sia molto “burn-out” nell’organizzazione collettiva. Io stesso ho fatto parte di 3 diversi collettivi e sono stato attivamente impegnato nell’organizzazione nel mio quartiere per anni. Anche se non direi che mi sono “bruciato”, posso onestamente dire che ho sperimentato una certa delusione durante quel periodo. La “comunità” o il mio quartiere non è un gruppo monolitico di persone. Mi sono reso conto di questo anno dopo anno, quando alcune persone erano
in una prospettiva radicale, ma molti non lo erano. Piuttosto che passare tanto tempo a cercare di organizzare gli altri, ho trovato il potere nell’organizzare me stesso e nell’esplorare la ribellione da una prospettiva individualista. Mentre distribuisco ancora zine con la mia distro (Warzone Distro), mi sono reso conto che le persone diventano ribelli per loro desiderio individuale – non necessariamente venendo organizzate da altri. Conosco molti altri anarchici che si sentono allo stesso modo e vivono vite simili. Alcuni viaggiano e vivono come clandestini mentre altri vivono come insorti che pianificano e attaccano sempre. Molti non marciano più per le strade o si organizzano come hanno fatto nel 2010 ecc.

NY: Purtroppo penso che tutti abbiano più o meno lo stesso dilemma di essere più o meno tenuti in ostaggio dalla corsa dei cavalli di un anno di elezioni presidenziali. Il processo rivoluzionario che verrà scelto dipenderà da chi è seduto in cima. Sono sicuro che il vostro lettore medio può capire chiaramente il diverso livello di intensità che ogni amministrazione garantirebbe.

Quindi più o meno aspettiamo e vediamo.

D: Andando quindi a concludere questa lunghissima intervista con una domanda più ampia, vorremmo chiedervi quali sono effettivamente, secondo voi, le prospettive rivoluzionarie anticapitaliste che si stanno lentamente trovando all’interno degli obiettivi e delle pratiche del movimento BLM?

FB: Direi che la rabbia nel movimento BLM è una prospettiva preziosa e rivoluzionaria. Anche se spesso non è abbastanza forte, c’è una rabbia che ispira la gente a scendere in piazza. L’unica domanda è: questa rabbia sarà incanalata in meschine riforme legislative? O si libererà dalle catene del liberalismo ed esploderà come una bomba contro l’addomesticamento della legge e dell’ordine civilizzato? Per ogni liberale nero che chiede obbedienza pacifica ai bianchi, c’è un anarchico nero che si ribella insieme ai complici bianchi.

NY: Questo sarà considerato storicamente come il momento in cui la Gen-Z ha assaggiato il sangue per la prima volta e ho la certezza che saranno 10 volte più militanti della generazione precedente. Penso che questa sia più o meno una prova generale e sembra che tutti stiano colpendo i loro bersagli e onestamente stanno facendo un lavoro molto migliore di quanto questo vecchio anarchico stanco possa pensare. Hanno già interiorizzato la mancanza di speranza della situazione così com’è e credo che loro (come generazione) saranno sulle barricate finché non moriranno o non raggiungeranno la vittoria e il sistema cadrà.

Considerazione sugli SPRAR e l’HC

Opponiti a tutte le leggi imposte
opponiti a chi, ti vuole comandare
strappandoti un voto per essere certo
che sarai, cio’ che lui vuole
obbligandoti ad essere un loro prodotto, a fare il suo gioco
apri i tuoi occhi, la tua vita e’ condizionata
tutto cio’ che loro ti fanno credere
semplicemente registrandoti e insegnandoti le verita’ che a loro sono piu’ comode
combatti
non basta vandalizzare una strada da ubriachi
non basta avere una divisa di vestiti firmati
non basta girare i chili di droga per essere piu’ vivi
non basta supportare una scena che e’ fine a se stessa
vivere è avere una logica in tutti i tuoi atti
organizzati, per fottere metodi ed istituzioni
e non per essere fottuto
sei studiato, sei programmato
e quello che sei, l’hanno voluto”

Grandine – Opposizione

Il 29 Marzo 2016, a Massafra nel “misterioso” convento di S.Agostino, si è tenuto il concerto Hardcore punk con: Doom, Inganno, Entact e Cruentus , organizzato dagli Entact con l’arci LABinrinto. Superata la “misteriosità” dello spazio, siamo venuti a sapere la sua identità attraverso l’insegna posta all’entrata. L’ex monastero, nella quotidianità, ospita lo sprar Motvs Animi.

Gli sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono luoghi che si inseriscono nella macchina delle espulsioni. Il tentativo di controllo e speculazione sulle migrazioni è articolato da varie forme detentive, più o meno coercitive. Lo sprar è appunto considerato uno dei luoghi più “umani”. Privi di inferriate e aguzzini, vengono perlopiù visti come strutture di benevola accoglienza, dove all’immigrato viene offerto un letto e un pasto giornaliero.

Ma sopratutto, gli sprar, insieme a Hotspot, CARA e CIE, fungono da strutture dove “smistare” i migranti, in maniera del tutto arbitraria, sulla base della loro provenienza. Chi migra in Italia non è più un individuo, ma si trasforma in un numero per statistiche volte allo smistamento, appunto, di forza lavoro ricattabile per i paesi europei. L’attesa, nella speranza di ottenere un permesso di soggiorno condiziona notevolmente la vita degli “ospiti” di tali strutture.

All’interno di questi luoghi fra i vari progetti è comparso da qualche tempo quello dei lavori”volontari”. Ai migranti vengono assegnati lavori per rimborsi spese ridicoli. Con la scusa di riempire il tempo degli”ospiti” il comune ha forza lavoro sostanzialmente gratuita. Le persone sono costrette a restare nei centri per avere i documenti ma per questo non possono vivere autonomamente. Come contropartita alla loro accoglienza dovranno fornire lavori sociali agli stessi che controllano le loro esistenze. Oltre questo, molti di loro rappresentano un bacino di forza lavoro fruibile dalla logistica all’agricoltura, sostenendo di fatto l’economia dello sfruttamento.

Tra i vari gestori dei centri sprar spesso ritroviamo le candidature di arci.
Gli arci sono luoghi di aggregazione sulla base di contenuti ben definiti ed una linea politica al quanto discutibile. Da sempre abbiamo visto come la posizione degli arci sia lontana dallo spirito di autogestione che anima il punk hardcore.

Per quanto lo svuotamento dei contenuti della scena non ci giunga nuovo, coscienti che questo sia responsabilità di tutti e tutte noi, siamo forse al punto limite. Fino a ritrovarsi ad avere da ridire su tutto questo in pochissime persone e non trovare sponde neanche nei gruppi che suonano o in chi ti sente affrontare la questione. O a sentirsi rispondere dagli organizzatori che capiscono le tue perplessità ma le necessità pratiche di una piccola realtà di provincia giustificano questo genere di scelte. Arrivando per sfinimento a tirar fuori quello che di fatto pensano:

che le persone ricevano vitto e alloggio e non pagano nulla; che il concerto sia un modo per permettere agli ospiti di incontrare persone; che nell’arci si offra aiuto nell’integrarsi attraverso le iniziative.

Giustificazioni che si rifanno da una parte a una visione pietista della categoria del migrante, e dall’altra a un idea mediatizzata e razzista che vede chi migra come detentore di maggiori diritti e servizi rispetto agli italiani.

Crediamo che sia necessario avere una visione maggiormente critica dei luoghi e delle situazioni in cui ci ritroviamo o dove ancor peggio ci organizziamo, che scendere a compromessi per necessità pratiche o altro non possa essere parte di quelle logiche, quali l’autogestione, la lotta contro ogni forma di autorità e il rifiuto di qualsiasi mediazione con essa.