Una mostruosità iconoclasta

Nel vasto oceano della guerra sociale, alcune persone ribelli – danneggiate, fragili o malate terminali – rifiutano di arrendersi alla vittimizzazione della disabilità. I costruttori del mondo tentano di sottometterle con offerte di pace di assimilazione tecnosferica e comodità consumistiche. Ma queste ribelli – questi mostri – rifiutano qualsiasi cosa meno di una rivolta ostile e insubordinata contro la macchina addomesticatrice…
Questa zine raccoglie le voci di alcune di queste ribelli. Insieme in questa zine, e individualmente nelle loro vite quotidiane, esse cospirano per sfidare la narrativa vittimistica e civilizzatrice del discorso sulla disabilità, mentre prendono anche di mira la civiltà stessa.

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Anarchiche e anarchismo nell’Impero Ottomano, 1850-1917

Le persone anarchiche (N.D.T. da ora in avanti “persone” resterà sottinteso dove non specificato nel testo originale), e in particolare la propaganda col fatto, occuparono il centro della scena nella politica mondiale alla fine del XIX secolo. L’uso della violenza politica nello stampo anarchico catturò l’attenzione del pubblico dalle Americhe all’Europa e oltre. La connessione di una reale lotta per il potere attraverso il valore simbolico della propaganda attraverso le azioni dirette, come teorizzato da figure come Luigi Galleani ed Errico Malatesta, piacque certamente a molte rivoluzionarie dell’epoca, specialmente in quelle società in uno stato di flusso, in profonda dissoluzione, come nel caso dell’impero ottomano.

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Anarchici e radicali di sinistra in Mongolia e Tuva

Altro opuscolo “storico” riguardante il movimento anarchico non europeo.

Cercando di accrescere la discussione all’interno dei nostri giri speriamo questo breve opuscolo possa essere in qualche modo utile per farsi un idea di quella che è stata la storia all’interno del movimento in altre latitudini del mondo.

Non pensiamo ci sia molto in più da aggiungere poiché l’opuscolo in questione non prende parte. Si limita a raccontare gli avvenimenti di quel periodo (1910-1920) in Mongolia e Tuva.

 

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Burn this way

copertina burnthiswayRiceviamo e diffondiamo questo interessante contributo scritto da unx compagnx sulla Ballroom culture, spesso chiamata anche “house culture”.
è una comunità clandestina abitata da persone nere e latine LGBTQIA+.
Va ricordato che con Ballroom culture è incluso anche un simile fenomeno avvenuto nella comunità bianca intorno già agli anni ’20, seppur con differenze abissali. Innanzitutto, la classe sociale che la abitava, che era sicuramente più in alto delle Black ball, e in secondo luogo nelle ball bianche, le poche nere che accedevano erano spesso costrette al white-face

 

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La riproduzione della quotidianità

La quotidianità delle persone di una tribù riproduce, o perpetua, la tribù stessa. Questa riproduzione non è solo fisica, ma anche sociale. Attraverso le loro attività quotidiane le persone della tribù non si limitano a riprodurre un gruppo di esseri umani, ma riproducono una tribù, cioè una particolare forma sociale all’interno della quale questo gruppo di esseri umani svolge attività specifiche in un determinato modo. Le attività specifiche delle persone non sono il risultato delle caratteristiche “naturali” delle persone che le svolgono, il modo in cui la produzione di miele è il risultato della “natura” di un’ape. La vita quotidiana messa in atto e perpetuata dalle persone della tribù è una risposta sociale specifica a particolari condizioni materiali e storiche.

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Schizo genesis // Mad-Apocalypse

Traduciamo questa zine perché riteniamo necessario ora più che mai discutere collettivamente di ciò che viene definita la “follia” ai giorni nostri e nei nostri ambienti. Attraverso questo scritto di Sasha Durakov andiamo ad esplorare quella che è la storia di ciò che nel tempo è stata definita “follia” e dei suoi trattamenti. Consci che non sta a noi determinare cosa sia la “follia”, del nostro privilegio di essere “classificatx” come “sanx”, vogliamo comunque con questo testo cercare di dare un piccolo contributo ad un dibattito che vede coinvolte anche le nostre relazioni sociali e il nostro modo di vedere l’esistente.

“La follia continuerà a nominare la maschera che il cittadino democratico tiene addosso per dare un volto al vuoto che lo circonda finché lui, il razionale cittadino democratico, sosterrà la sua esistenza nominando gli altri come pazzi. Questa follia persisterà fino a diventare una molteplicità radicale, un dispiegarsi senza fine di razionalità sempre incomplete, così diverse eppure così vicine tra loro che si impediscono l’una all’altra, sequenzialmente e spazialmente, la loro interezza. La questione della follia ci invita ad avvicinarci all’aldilà, ma non all’aldilà, bensì a tutti gli oltre, che non raggiungeremo mai completamente. Né una persona né un modello di comportamento, la follia è l’altro lato con cui flirtiamo al limite del nostro nulla.”

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Solidarietà Rivoluzionaria

IL SANGUE AGLI OCCHI
Quest’opuscolo che abbiamo tradotto risale all’ormai lontano 2013.
Tante cose sono cambiate e tante sono le differenze oggettive fra chi l’ha stilato- unx compagnx anarchicx statunitense- e noi che andiamo a leggerlo, ma il casus belli è simile: nel conflitto di classe perennemente in corso, non passa giorno in cui i padroni e i loro sgherri umiliano, sfruttano, detengono e infine uccidono chi è più “debole” in questa società.
E non passa giorno in cui questi soggetti “deboli” non rispondono alla violenza con la violenza.

La domanda che si pongono gli autori / le autrici è una domanda ineludibile ormai nel mondo anti-autoritario: che ruolo abbiamo noi nelle lotte delle classi oppresse?

Finiti i tempi in cui erano anarchici e anarchiche o comunisti e comuniste a soffiare sul fuoco delle rivolte, oggi la scelta è fra il guardare come uno spettacolo qualsiasi le rivolte degli/delle oppressx o parteciparvi.

Ma come?….

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Il movimento anarchico in Giappone

Non molti giorni or sono ci è capitato sotto mano quest’opuscolo, scritto dal britannico John Crump, sul movimento anarchico giapponese, riedito dalla federazione comunista anarchica giapponese nel ‘96.
Abbiamo pensato subito che potesse essere un buono spunto per informarsi su ciò che compagne e compagni facevano in altre latitudini del mondo, ribaltando per quanto possibile un eurocentrismo molto presente nell’informazione e nella storiografia anti-autoritaria “di movimento”.
Come ogni buon libro di approfondimento storico, non pretende di asserire verità o di indicare le linee da seguire, e molto spesso- a partire dall’introduzione dei/delle compagnx- ci siamo trovatx a “storcere il naso” su alcune prese di posizione. Malgrado questo crediamo possa essere un buon contributo per la riscoperta di storie che verrebbero altrimenti seppellite e- perchè no?- uno spunto per ampliare i nostri orizzonti.
Buona lettura.

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La ribellione in quarantena

La pandemia non passerà nelle prossime settimane. Anche se le rigide misure di confinamento sono riuscite a ridurre il numero d’infezioni rispetto a un mese fa, il virus potrebbe riprendere a diffondersi nuovamente in modo esponenziale non appena queste saranno sospese. La situazione attuale potrebbe continuare per mesi -coprifuoco improvvisi, quarantene incoerenti, condizioni sempre più disperate- anche se a un certo punto, quando le tensioni al suo interno degenereranno, quasi sicuramente muterà forma. Per prepararci a quel momento, proteggiamo noi stessi e gli altri dalla minaccia rappresentata dal virus, riflettiamo sulle domande legate a rischio e sicurezza sorte con la pandemia e affrontiamo le conseguenze disastrose di un ordine sociale che non è mai stato pensato per preservare in primo luogo il nostro benessere.

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Sei fuori di testa! Ci sto dentro di brutto!

A complicare ulteriormente le cose, si è aggiunto ultimamente un anarchismo postmoderno e piagnone, per il quale i principali oppressori sarebbero… i compagni. Se già da tempo le assemblee erano concepite come il vivaio ideale di leaderini e capetti, adesso vi prolifererebbe la sopraffazione pura, con le sue subdole micro-oppressioni e le sue occulte gerarchie informali
“(Dino Smith “Un concerto senza direttore”. Articolo apparso sulla rivista anarchica “I giorni e le notti” N°9)”

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
“(Tratto da: mia nonna Adriana)”

“La società giustifica in sé stessa, nella possibilità della sua perpetuazione, ogni aberrazione ed è sempre per adeguarsi ed essere accettatx dalla società che veniamo plasmatx. Il gruppo di amicx, la classe, la squadra di calcio, la famiglia, la coppia”

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La stessa libertà

Prima di cominciare, crediamo sia necessario che tutte le persone che leggeranno questo opuscolo, conoscano i motivi che ci hanno spintx a scriverlo, così come chi è l’assemblea che lo ha realizzato.
Questo testo nasce da una chiacchiera fatta dal nostro collettivo in occasione dell’Autunno Libertario della CNT del 2010 sotto il nome di “Liberazione animale da un punto di vista anarchico”. Al principio di questa chiacchiera ci siamo postx l’obiettivo di farne uscire un testo scritto.
Siamo un collettivo unito dal sentimento comune di ingiustizia che ci produce la situazione dex animalx non umanx nella nostra società. Ci riuniamo in assemblea per fare cose che crediamo combattano contro questa ingiustizia. Anche se non ci definiamo un collettivo anarchico, i modi che abbiamo di funzionare rientrano perfettamente in questo parametro. Sebbene non tutte le persone che formano il collettivo la pensino allo stesso modo, ci ritroviamo in dei principi minimi che sono che tuttx lx animalx, umanx e non, abbiamo i nostri propri interessi che meritano uguale cura e considerazione.
Con l’edizione di questo opuscolo non vogliamo imporre la nostra opinione, parleremo del nostro punto di vista e di come vediamo le cose. La nostra intenzione è invitare a riflettere sulla situazione dex animalx non umanx; vogliamo raccontare come vediamo il problema dello sfruttamento animale, che ne pensiamo e che facciamo per cercare di cambiare questa situazione.

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Commando Femminista Informale di Azione Antiautoritaria

“…Ogni notte, spente le luci, parliamo tra di noi per ore cercando di capire: come è possibile che tra tanti esseri umani sopportiamo in silenzio a volte un solo tiranno, che non ha altro potere che quello che noi gli diamo, che non ha capacità di danneggiarci se non nella misura in cui noi abbiamo capacità di sopportarlo? Perché lo serviamo volontariamente? E se colui che tanto ci domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, e non ha assolutamente alcun altro vantaggio se non quello che noi stesse
gli concediamo perché ci distrugga, da dove avrà preso così tanti occhi per spiarci se non glieli abbiamo dati noi stesse? Da dove  prende così tante mani per colpirci se non gliele abbiamo date noi? Perché? Attraverso la forza? Con l’autoinganno? Per timore? Per codardia? Così, secolo dopo secolo, il tiranno schiavizza gli uni attraverso gli altri ed è protetto da quelli da cui dovrebbe proteggersi…”

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La bussola nel caos

La bussola nel caos è una fanzine partecipativa di ispirazione antipsichiatrica, ideata per avere uno strumento per navigare attraverso le crisi, i brutti periodi, o anche solo le difficoltà che capitano a tutt*.
E’ un piccolo tentativo di empowerment ed autonomia nella gestione psico-emozionale, per andare oltre alla delega e alla patologizzazione, ma soprattutto per riflettere su di sé, sul concetto di cura, su che vuol dire stare bene al di là di cosa è considerato “sano” o “normale”. E’ un invito concreto a liberarci tra di noi e liberare il mondo che ci circonda, perché anche la cura è una questione politica.

 

 

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Torri più alte sono cadute

“Con questa fanzine voglio cercare di spiegare l’importanza della presenza costante del discorso e della pratica antisessista e antipatriarcale in tutti quei collettivi che lottano per un mondo più libero. Voglio parlare brevemente delle radici delle attitudini sessiste e di come le riproduciamo nei movimenti sociali. Voglio entrare nel tema delle violenze e di come potremmo rispondervi, ma soprattutto di come non dovremmo rispondere di fronte ad esse. Spero più di ogni cosa di poter apportare alcune proposte costruttive per crescere nel senso di una realtà più antipatriarcale…”

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Forbici per tutte! Testi sulla violenza machista nei movimenti sociali

La volontà di tradurre “Tijeras para todas” nasce dall’esigenza che abbiamo come compagne femministe, queer e antisessiste, di contribuire allo sviluppo di un ragionamento condiviso sul tema della violenza di genere negli spazi occupati, negli squat e in tutti quei luoghi che attraversiamo e che desideriamo vivere come spazi safe. ”Tijeras para todas” è una raccolta di testi elaborata dalle compagne di Barcellona: anche se le parole che vi troverete sono riferite ad altri luoghi e ad altre persone, ci riguardano da vicino e ci toccano nel profondo delle nostre esperienze quotidiane. Diffondiamo questa fanzine con la voglia di non partire sempre da zero nella riflessione e fare tesoro dell’elaborazione di altre compagne e di altri collettivi.

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Violenza sessuale negli ambienti anarchici – critiche e suggerimenti sui modi di affrontarla

A quelle persone anarchiche che passeranno davanti a questo opuscolo non degnandolo neanche di uno sguardo, che ne leggeranno il titolo distrattamente per passare subito ad altro, che penseranno che non le riguarda perché su queste cose hanno già capito tutto o se ne parla fin troppo togliendo spazio ad altre priorità… vorrei dire che invece riguarda proprio loro. Che è anche l’indifferenza e la superficialità con cui viene affrontata (o non affrontata) in ambito anarchico la questione delle violenze sessuali che avvengono tra di noi che permette che queste continuino ad esistere. Il modo in cui reagiamo a queste violenze è determinante, e demarca nette linee di confine tra chi sceglie di supportare il patriarcato e le gerarchie di potere esistenti, e chi decide di solidarizzare con chi ha vissuto le violenze e contrastare con ogni mezzo la cultura dello stupro. Rapporti anche longevi tra anarchici/e si sono rotti proprio nella divergenza tra queste due strade…

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Su “La riproduzione artificiale dell’umano”

Abbiamo ricevuto qualche tempo fa questo contributo rispetto il libro di A.Escudero (A cura del collettivo “Resistenze al nano mondo”, Ortica Editrice, 2016).
Una critica ed un’analisi sul libro di Escudero che affronta la questione delle tecniche mediche di procreazione da un punto di vista radicalmente critico rispetto alle tecnologie.
Il suo sguardo è quindi, in parte, anche quello di colei che scrive l’analisi che vi proponiamo.Il sistema tecno-industriale che avvelena le vite e la terra va analizzato, criticato e combattuto.
Il libro di Escudero va in questo senso, condanna la mortifera avanzata della tecnologia, del capitalismo che tutto vuole mercificare e addita i suoi sostenitori e falsi critici. Ma manca qualcosa…

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