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Some flyer of what we have made/collaborate/partecipate in past… Just some of all the stuff we have done till now..

 

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Contrasto “Politico Personale”

Dalla vecchia scuola punk hardcore tornano i Contrasto con il loro nuovo LP “Politico personale”, 16 pezzi inediti e 2 cover per un disco che va a completare quel che abbiamo sentito con Tornare ai resti e Come il soffitto di una chiesa bombardata.

Presto disponibile su Distrozione e nelle peggiori distro diy!

FORMATO: LP
RELEASE: Aprile/Maggio 2018
COSTO: 10€

Per info e prenotazioni: distrozione@autoproduzioni.net

Return to spread noise

Cannibe / Ebola Split album (3″, Minicd)
Out Now!

Finalmente vede la luce, dall’oscurità della cupa esistenza, il nuovo split con i nostri “vecchi” amici sardi Ivan&Nicola. Questo è un disco benefit, che coinvolge 16 etichette italiane e non, a sostegno del collettivo antipsichiatrico camuno che lotta per l’abolizione della coercizione e repressione del sistema psichiatrico e supporta le “vittime” della pseudo-scienza.

Tracklist:

CANNIBE 1-4 : The Shit Comes Out, Agitòriu, His Name Is Nebbia, Brothers In Ebola;
EBOLA 5-12: Radicalizzata, L’innovativa Inquisizione, Quando Non Riesco Ad Essere Veicolato, Comportamentalmente, La Descrizione Di Un Attimo, La Presa Di Coscienza Del Talento, La Guardia E La Mano, Mi Relaziono Con Te, Someday,After The End, Bullshit Tradition (Dropdead), L’Amore Segue I Passi Di Un Cane Vagabondo (Diaframma), Il Vero Degrado E’ L’Abitudine Al Vivere, Lucretz, Proud On Your Pride (Fear Of God), Sostegno E’ L’Immagine, Rinnovamento Della Propria Persecuzione, Live Your Life!, Protrarsi Di Un’Immagine, The Day After The Past, Non Ho Alcun Cuscino Per La Mia Urna, Segni Evidenti Della Crisi, Assassino O Parassita, Disambiguazione Dell’Identità, Ivan E Nicola.

Co-released by:

VISCERA RECORDS: facebook.com/viscera-records
DISTROZIONE: www.autistici.org/distrozione distrozione@autoproduzioni.net
HERESIA RECORDS: heresiarec@hotmail.it
SCIMMIA BASTARDA: scimmiabastarda.noblogs.org
ZAS AUTOPRODUZIONI REC.: zasrec.blogspot.it zasrec@libero.it
SCAGLIE DI RUMORE: scagliedirumore@gmail.com scagliedirumore.wordpress.com
CALIMOCHO AUTOPRODUZIONI: calimochodiy@gmail.com calimochodiy.altervista.org
FRA IL DI E IL FA: fraildieilfa@gmail.com
BUNCH GREENADE: facebook.com/bunchgreenade bye-bye-brain@libero.it BGR#014
PERETTA CORE: whocaredoyou@gmail.com
LUNG SHIT RECORDS: lungshit.blogspot.com
GUSTOSISSIMO RECORDZ: gustosissimorec.blogspot.it gustosissimo@hotmail.it
SFA RECORDS: sfarecords@libero.it facebook.com/sfadiyrecords/
SCATOLINO DIY: ruggine86@gmail.com
RATTO PRODUCTION: rattoproduction@gmail.com
ECCLESIA INFERI RECORDS: sexterminator69@hotmail.it

Non un sasso indietro Vol.II

“Non un sasso indietro” nasce dal desiderio di lasciare una traccia dell’unione tra le lotte ed i benefit, i momenti d’aggregazione, i concerti e le autoproduzioni. Un’altro piccolo contributo, non solo musicale, dedicato a chi ogni giorno lotta contro le frontiere e brucia i Centri di reclusione. Dopo il primo volume a sostegno della lotta NoTav torniamo dopo 3 anni a sostegno della lotta contro i CPR e le frontiere in Italia.
Oltre il disco, nel libretto troverete i testi ed i contatti di tutte le bands che hanno partecipato al progetto ed i contatti di chi ha contribuito alla coproduzione del disco.
Facciamo questo perché l’hardcore torni ad essere una minaccia. Perché non sia solo un urlare sotto palco ma un coltello alla gola di chi ci opprime e reprime.

Distrozione

500 copie numerate a mano. Grafiche inedite create appositamente per il progetto, 19 tracce inedite, 32 gruppi in totale nel disco. Più di 40 realtà hanno contribuito all’uscita di questo secondo volume. Distribuito in Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Lituania, Malesia Messico e Spagna.

  • Uscita prevista: Maggio 2018
  • Formato: Vinile + doppio cd
  • Prezzo: 10€

Lista coproduzioni








































Al fianco di chi lotta

In questi giorni di coprifuoco ed epidemie, molte e molti di noi sono costrettx a stare a casa, oppure a lavorare rischiando di ammalarsi. Il resto delle nostre vite, compresi gli spazi di socialità, conoscenza, aggregazione e organizzazione ci è precluso. Barattiamo, più o meno volentieri, pezzi della nostra libertà per la sicurezza di tuttx.
Altre persone, ancora, sono recluse nelle carceri, veri e propri focolai del virus, oltre che luoghi di tortura, privazione e morte. Li hanno dato vita a una lunga serie di rivolte, che tutt’oggi continuano, per reclamare con forza la propria esistenza.
In questo momento, essendo impossibile organizzare benefit, concerti e discussioni, siamo costrettx a concentrarci su strumenti online per continuare a sostenere compagne e compagni rinchiusx nelle carceri.
Quindi che voi siate a casa o che voi siate al lavoro quello che potete fare è, tra le altre cose,  acquistare su bandcamp le copie digitali delle nostre coproduzioni e delle nostre compilation, tutti i proventi che non coprono le spese arretrate saranno dati, come sempre, a compagne e compagni reclusx e in lotta.

distrozione.bandcamp.com

La scelta di non effettuare spedizioni fino a che la pandemia non sarà stata arginata è una scelta prettamente politica. Siamo profondamente convintx che le misure adottate dallo Stato per far fronte all’emergenza sanitaria non siano adeguate, siano misure per così dire di facciata, che dimostrano ancora una volta e ora più che mai, quali sono i primari interessi dello Stato e quali sono le logiche che sottendono alle sue scelte.

Abbiamo fin dall’inizio diffidato dell’efficacia reale dei provvedimenti e ci siamo fin da subito interrogatx se essi fossero un duro ma necessario prezzo da pagare per impedire la diffusione del coronavirus, o se al contrario essi fossero inadeguati alla tutela della salute pubblica da una parte, e se non avessero troppi effetti collaterali dall’altra.

Ora, senza la pretesa di avere l’ultima parola o la soluzione in tasca, possiamo dire che i nostri dubbi erano fondati.
Ci appare chiaro come gli interessi economici tutelati da Confindustria e non la salute delle persone siano riconosciuti legittimi e prioritari dal Governo. Solamente i settori essenziali (agro-alimentare, farmaceutico, sanitario e socio-assistenziale) dovrebbero proseguire l’attività; al contrario scopriamo, senza stupirci, che il DPCM del 22 marzo (nello specifico lettera D, comma 1, articolo 1) evita di nominare tutte quelle attività che, fornendo beni e servizi strumentali utili al funzionamento delle attività fondamentali e dunque protette, possono continuare la produzione. Questo allargamento delle maglie, che esonera interi comparti dall’applicazione del Decreto, viene invece demandato a una comunicazione al Prefetto, attraverso una sorta di autocertificazione delle imprese, determinando di fatto una «liberalizzazione completa di tutte le attività economiche-produttive». In attesa della risposta prefettizia l’attività può proseguire indisturbata la produzione, e nel caso avesse dichiarato il falso, non subirebbe alcuna ripercussione o sanzionamento.

E’ chiaro che se l’industria non essenziale (ricordiamo ad esempio che lo stabilimento di Leonardo che fabbrica gli F35, non molto utili per far fronte ad un’epidemia, rimane aperto e operativo) non accenna a fermarsi, esponendo al rischio contagio lavoratori e lavoratrici e le loro famiglie. Militarizzare i quartieri e terrorizzare la popolazione con dispositivi di controllo sociale sempre più raffinati e pervasivi non è un buon modo per arrestare morti e contagi.

L’eccessiva responsabilizzazione degli individui non solo fa perdere di vista i problemi sistematici che questa crisi fa emergere in maniera lampante, non solo si sta dimostrando inefficace nell’arginare la crisi sanitaria, ma ha degli “effetti collaterali” devastanti sulla salute, intesa in senso lato, delle persone. Le oppressioni sistematiche che affliggono intere categorie sociali in questo momento si acuiscono più che mai; ne citiamo qui solamente alcune, lasciando ad altre sedi l’analisi approfondita di ciascuna di esse: sono centinaia le chiamate che i centri antiviolenza ricevono da parte di donne costrette a condividere lo spazio con loro aggressore, i casi di TSO (trattamento sanitario obbligatorio) sono decuplicati nel corso delle prime due settimane di quarantena, le persone senzatetto e senza fissa dimora vengono sanzionate per non avere una casa.
Le retate nei quartieri popolari aumentano in numero e violenza, e spesso sono dirette verso le persone meno abbienti e costrette a vivere in bugigattoli poco salubri.
“Per contenere il covid-19” le soggettività migranti vengono rinchiuse in campi come quelli bosniaci privi di acqua e luce, o nei CPR dove non vengono garantite loro le minime precauzioni sanitarie; contro le stesse inumane condizioni i reclusi e le recluse si rivoltano all’interno delle carceri ma le loro grida vengono silenziate da un’ulteriore stretta repressiva: l’amnistia paventata con il decreto svuotacerceri sembra non interessi più chi i decreti li emana e li firma.
Infine ricordiamo l’efficacissima misura del Governo a sostegno di lavoratori e lavoratrici precari.e: 600 euro che si accaparra chi ha il dito più lesto e la connessione internet migliore: il clickday è un provvedimento non universalistico che non fa altro che acuire le discriminazioni di classe. Chi lavora in nero, con partita IVA, chi lavora nello spettacolo, nella ristorazione, non percepisce alcuno stipendio e, al di fuori dei 600 euro, nessun reddito: non dobbiamo né stupirci né militarizzare i supermercati se questi vengono assaltati da chi, non venendo pagatx, non può pagare.
Una di queste categorie a cui non è consentito fermarsi e la cui salute è considerata sacrificabile è quella dei fattorini. Speriamo di essere statx abbastanza chiarx nello spiegare le ragioni politiche dietro la scelta di sospendere momentaneamente le consegne.

Ripetiamo che i volti dell’oppressione capitalista sono centinaia e che ci troviamo impossibilitatx a sviscerare in questa sede ciascuno di essi. Crediamo tuttavia che sia importante avere una visione d’insieme in un momento come questo in cui la crisi sanitaria ed economica priva il sistema capitalista della sua maschera democratica. Sfruttiamo la fase di frattura per evidenziare vessazioni e sfruttamento, tessere reti di solidarietà, organizzarci insieme e creare momenti di rottura con l’esistente.