Circa 200 studenti universitari e medi, si sono dati appuntamento questo pomeriggio per altre iniziative di protesta e di comunicazione, mentre il Senato, sordo ai bisogni di questo paese, andava avanti nel suo processo autistico di approvazione della riforma Gelmini, che da il colpo di grazia all'Università pubblica.
Siamo andati perciò al museo nazionale, unendoci alla lotta di altri precari, gli operatori sociali, per rivendicare il diritto all'accesso pubblico alla cultura. Si è tenuta anche un assemblea comune all'interno del Museo. Poi gli studenti hanno cercato di effettuare una visita dell'esposizione per rivendicare la fruizione pubblica di questi luoghi. Una situazione che si è già verificata tante volte in altre simili iniziative in passato, tanto che i lavoratori del museo si erano tranquillamente predisposti a far effettuare la visita. Poi l'incredibile!! Il dirigente di polizia schierava la celere all'interno del Museo nazionale e nei successivi tentativi di mediazione faceva di tutto per sabotarli, esternando ai dirigenti amministrativi previsioni "terroristiche" su quello che questi studenti avrebbero mai potuto fare con un giro di visita nel Museo.
Mentre le persone all'interno gridavano
"cultura libera", "università pubblica", "la cultura vi fa paura" è partita la carica per impedire agli studenti di entrare nell'area espositiva!! Ancora una volta, come al teatro San Carlo, come con l'arresto dei due cicloattivisti l'8 dicembre, la Questura di Napoli si produce in una gestione dell'ordine pubblico davvero inquietante...Sta di fatto che due studenti, un universitario e un altro delle scuole superiori, hanno subito manganellate in testa del tutto gratuite, con ferite e contusioni. Ferite dedicate, come ha ricordato uno dei due colpiti, "a chi ci fa la predica e dice che di fronte a questi metodi il casco protettivo non serve...".
Leggi tutto: [Napoli] 23/12 La mobilitazione non si arresta!Ancora cortei, blocchi e repressione!
Questo è solo l'inizio!
Giorno 14. Questo governo, nonostante la fiducia formale in parlamento, ha ottenuto la sfiducia del paese. Una generazione condannata a precarietà e disoccupazione è scesa in piazza insieme ai settori sociali colpiti dalla crisi per ribadire la sua opposizione alle politiche classiste portate avanti da decenni.
Le istituzioni hanno ignorato per l'ennesima volta il malcontento generale e - per mezzo della stampa - hanno delegittimato e criminalizzato il movimento e le istanze delle piazze.
I diritti non si meritano, si conquistano!
22 Dicembre
Ore 16.30
Corteo - Concentramento Piazza Verdi
Il futuro continuerà ad assediarvi!
Mercoledì 22 Dicembre
ore 9:30 - piazza del Gesù
NON SONO BASTATE PIU' DI CENTOMILA PERSONE IN PIAZZA IL 14 DICEMBRE A ROMA...Mai piu precari, mai piu sfruttati... liberi di progettare e sognare il nostro futuro
MOVIMENTO STUDENTESCO NAPOLETANO
CONTINUIAMO A MOBILITARCI, CONTINUIAMO AD ORGANIZZARCI!
LUNEDI‘ 20 DICMBRE ASSEMBLEA PUBBLICA STUDENTESCA ORE 16.30 FACOLTA DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE
MERCOLEDI 22 IN OCCASIONE DEL PASSAGGIO IN SENATO DELLA RIFORMA GELMINI, CORTEO STUDENTESCO, ORE 16.30, PIAZZA SAN MARCO
Nell’accendere la televisione in questi giorni è tutto un annaspare di voci acidule, ambigue che ripassano il copione del giudizio sui fatti del 14 dicembre. I destroidi urlano per più repressione, definiscono gli studenti idioti, criminali, si indignano con i magistrati per il rilascio di 22 manifestanti arrestati durante gli scontri. La sinistra istituzionale, invece, finge di interrogarsi e di comprendere i perchè di tanta rabbia e di tanta determinazione, ma alla fine dietro le parole prevale il giudizio di Saviano, quello che isola la violenza, ne fa un male assoluto, tranne quando è esercitata dalle istituzioni, che ne possiedono il “legittimo monopolio”.
Tutti insieme sventolano lo spettro degli anni 70, anche qui slegando il conflitto sociale, spesso violento, dalle conquiste sociali e politiche ottenute dalla classe lavoratrice.
Quello che non capiscono, che non possono capire, è l’evoluzione del carattere di questo movimento studentesco, che si è politicizzato “per esclusione” in questi due anni. C’era, nel 2008, una fiducia enorme nella giustizia delle proprie rivendicazioni e dunque nel fatto che bastasse essere ascoltati dalle istituzioni, appoggiati dai professori e dalla società civile per ottenere il ritiro dei tagli. Il movimento ne è uscito massacrato, ma non sconfitto. Si è sviluppata un’autocritica che ha rivitalizzato le organizzazioni studentesche e creato le premesse per una mobilitazione più incisiva e determinata. Quando, sull’onda delle vicende europee, nell’ottobre di quest’anno ci siamo ripresi la parola, la diffidenza nei confronti delle false promesse dei rappresentanti della classe docente è stata immediata, come immediato è stato il rifiuto di false interlocuzioni con quei partiti, di destra e della cosiddetta sinistra, che hanno contribuito a distruggere l’università. Il problema principale che noi studenti ci siamo posti non è stato tanto quello di autorappresentarsi, di rendersi visibili nei confronti del resto della società, quanto quello di incidere, di ferire il governo e di bloccare la riforma. Blocco della didattica, blocco della città sono state le parole d’ordine che hanno attraversato più bocche e più striscioni, parole che ritroviamo anche sui muri delle nostre facoltà.
Nel momento in cui si è trattato di incassare la fiducia al governo Berlusconi, di incassare, cioè, l’approvazione della riforma universitaria, la sensazione di dover contare sulle sole nostre forze ha finalmente prevalso e si è fatta esplosione di piazza, si è fatta scontro, attacco diretto contro la polizia che proteggeva il palazzo del potere. Non si può assolutizzare la violenza nè in senso negativo, come purtroppo in tanti hanno fatto e faranno, nè in senso positivo. Il ricorso a questa violenza è stata una risposta netta alla violenza di Stato e padroni, alla violenza di chi ci vorrebbe selezionare, infarcire di cultura d’impresa, escludere dall’istruzione superiore, rendere più flessibili per i profitti propri e altrui. È, in poche parole, un piccolo contrattacco in quella immensa lotta di classe che vede noi studenti, noi lavoratori, supini al tappeto da decenni.
La parola d’ordine deve restare MOBILITAZIONE, per continuare a mettere il bastone tra le ruote di coloro che rubano il nostro futuro. Deve anche essere ORGANIZZAZIONE, perchè abbiamo bisogno delle strutture necessarie per boicottare la riforma nella sua applicazione amministrativa, per costringere gli enti erogatori di borse di studio a chiedere più soldi a governo e regioni, per coordinarci a livello nazionale ed europeo, per rispondere colpo su colpo alla stretta repressiva che già si avvinghia intorno alle nostre lotte e sopratutto per creare una sintesi politica con i lavoratori e con gli immigrati, gli unici alleati sui quali possiamo contare.
Nel frattempo, la lotta continua…
Una mappa delle proteste
Avevano forse creduto che l’accordo sostanziale sul ddl Gelmini avrebbe consentito di tenerci buoni. Forse avevano pensato che, dopo le proteste estive, studenti, ricercatori, lavoratori della scuola e dell’università fossero stanchi e rassegnati. Confindustria, contando sull’appoggio di Pdl, Lega, FLI, Pd - e chi più ne ha più ne metta -, aveva considerato e considera necessaria una riforma dell’università che possa permetterle di gestire uno strumento più funzionale ai suoi disegni. Tutti loro non avevano però fatto i conti con quei soggetti che si vedono umiliati e offesi nel presente e privati di qualsiasi prospettiva anche minimamente dignitosa nel futuro. La risposta che arriva dalle scuole, dalle università e dalle piazze, smentisce qualsiasi prospettiva di un passaggio sostanzialmente indolore di misure “lacrime e sangue” che l’attuale governo – ma anche un possibile governo tecnico o uno del Pd, con Vendola o meno – vorrebbe varare.
Dalle grandi città ai piccoli centri la mappa delle lotte degli studenti, dei lavoratori, dei disoccupati, si allarga a dismisura. In questi ultimi giorni sono state scuole e facoltà il teatro principale dello scontro in atto. Uno scontro che però riguarda tutti. E a dimostrarlo c’è la forte volontà degli studenti di uscire dalle aule per unirsi a tutti gli altri soggetti sotto attacco per dare luogo a pratiche di lotta che sappiano uscire dall’imbrigliamento finora impostoci (e i sindacati confederali, compresa la CGIL, hanno un ruolo di primissimo piano in questo): perché il conflitto sociale è l’unica strada attraverso cui possiamo avanzare. La lotta l’unica via per vincere!