“MISSIONE UMANITARIA” ovvero guerra per il petrolio e contro le rivolte nord africane
Dopo la ex Yugoslavia, l’Irak e l’Afganistan le grandi potenze occidentali scatenano una nuova guerra di chiaro stampo coloniale. La posta in gioco ce la raccontano spudoratamente i mass-media: ci si vuole riappropriare del petrolio, a maggior ragione dopo il disastro nucleare in Giappone, proteggere gli affari delle grandi imprese, intimorire le masse in rivolta di tutto il Nord Africa.
L’Italia è in prima fila in questa nuova crociata. dopo i fasti delle celebrazioni patriottiche, torna a mostrare il suo volto feroce che proprio in Libia si era scoperto già cento anni fa. Ma la nuova guerra di aggressione è rivolta anche contro gli italiani a cui in nome dell’emergenza e della patria si impongono nuove misure repressive ed antisociali.
Intanto mentre si finge di aiutare i libici, in Italia si aggravano le politiche razziste contro i migranti.Mentre le forze di governo e di opposizione da La Russa a Vendola si schierano in nome degli “interessili nazionali” a favore dei bombardamenti facciamo sentire la nostra voce contro queste nuova aggressione dei lupi che si travestono d’agnello.
Giù le mani dalla Libia e dai popoli del Nord Africa
Diritto d’asilo per tutti i migranti
Fine immediata dei bombardamenti e delle azioni militari
ASSEMBLEA CONTRO LA GUERRA
giovedì 24 marzo - ore 16:30 PRESIDIO Ingresso aeroporto militare capodichino - viale umberto maddalena (davanti all’hotel)
MARTEDI’ 22 MARZO ORE 18 >> SOTTO LA PREFETTURA IN VIA CAVOUR PRESIDIO CONTRO LA GUERRA IN LIBIA
Da tempo si poteva intuire, e negli ultimi giorni è diventato chiaro: nel tardo pomeriggio di sabato 19 marzo, con il primo attacco aereo, la guerra contro la Libia è iniziata ufficialmente.
Quello che ci si presenta davanti è uno scenario che conosciamo bene. A chi negli anni si è opposto alle guerre che hanno insanguinato il pianeta, è chiaro che quella delle guerre umanitarie è solo retorica. La strategia degli attacchi mirati e delle bombe intelligenti in nome della salvaguardia dei diritti umani, altro non è che un modo per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica la difesa di interessi economici e geopolitici.
Gli stessi interessi che hanno fatto cadere un silenzio assordante sulle vicende di Egitto e Tunisia quando è entrata in scena la Libia.
Nei due paesi del Maghreb lavoratori, studenti e disoccupati hanno rivendicato un proprio protagonismo riuscendo a far cadere regimi filo-occidentali in piedi da decenni e scatenando una sorta di “effetto domino” negli altri paesi arabi. Benché al vertice ci sia stato un semplice cambiamento di facciata, la composizione delle proteste era molto diversa da quella libica. Se le prime manifestazioni contro Gheddafi avevano un approccio condizionato dall’influenza degli esempi di Tunisia e Egitto, nonostante la differente situazione economica e sociale del Paese, gli sviluppi successivi hanno rapidamente cambiato lo scenario. Come dimostrato dalla compromissione del Consiglio Nazionale Transitorio Libico con le scelte francesi e da alcune prese di posizione dello stesso in merito alla “No fly-zone”, ad oggi sembra configurarsi più uno scontro tra due fazioni etniche e territoriali che una rivolta popolare.
Schierarsi contro la guerra in Libia non vuol dire appoggiare Gheddafi, ma allo stesso tempo sarebbe superficiale fare proprie le posizioni di chi oggi sta fornendo una sponda all’ingerenza dell’imperialismo americano e europeo nel Maghreb.
Dal canto suo il governo italiano, dopo qualche tentennamento iniziale, ha dichiarato di voler condurre questa guerra da protagonista. Ha messo numerose basi a disposizione della “coalizione dei volenterosi” armando i propri stormi, facendo salpare le proprie navi e offrendo Napoli come luogo di direzione per le operazioni militari NATO. Il capitale italiano, intimorito dalle possibili conseguenze della crisi libica a causa dei forti interessi e legami, ha spinto sul governo per imporre una presa di posizione decisa. Il dinamismo di Francia, Inghilterra e USA ha obbligato il governo italiano a partecipare per non venire esclusa da una futura spartizione della torta.
La questione libica è riuscita anche ad offrici una ottima dimostrazione di “unità italiana”: in continuità con l’impegno nella guerra in Jugoslavia il Partito Democratico ha scelto di sostenere con convinzione le scelte belliche del governo Berlusconi. Ancora una volta ci ritroviamo a fare i conti con la realtà: in Italia non esiste una forza politica capace di rappresentare un’alternativa allo sfruttamento e alla guerra, se non quella, tutta da costruire, di chi si vuole opporre in modo determinato allo stato attuale delle cose.
C.P.A. – Fi Sud
Collettivo Politico Scienze Politiche
Rete Collettivi Studenteschi Fiorentini
Unione degli Studenti di Firenze
Fondo Comunista
Cantiere Camillo Cienfuegos
Partito Comunista dei Lavoratori
Circolo “26 Julio
MERCOLEDI’ 16 H 17.45, @ polo di NOVOLI Aula D5/0.03 >>
ASSEMBLEA DI ATENEO per riorganizzare l’opposizione alla riforma.

Oggi, 14 Marzo, abbiamo contestato l'assemblea di presentazione della commissione statuto, ribadendo con forza la necessità di delegittimare l'organo deputato all'attuazione della riforma universitaria, con l'obbiettivo di impedire completamente che la legge trovi applicazione.
La legge 240 di riforma dell’Università (legge Gelmini) prevede che tutti gli atenei riscrivano il proprio Statuto, documento fondamentale che sancisce i principi su cui si basa il governo dell’Ateneo (didattica, tasse, amministrazione…).
Le modifiche contenute nel provvedimento renderanno il funzionamento delle Università simile a quello delle grandi aziende, non solo, esse consegneranno almeno il 27% del Consiglio di Amministrazione nelle mani di esperti-esterni legati direttamente (Confindustria) o indirettamente (Enti locali) ai bisogni del capitale privato con forti interessi sul territorio.
Tuttavia, per la riscrittura degli statuti, l’Ateneo deve dare vita ad un’apposita commissione…Nonostante i 6 mesi (più altri 3) concessi dal Governo per realizzare questa operazione applicativa, molte Università stanno già avviando i lavori delle rispettive Commissioni, nominandone in fretta ed in maniera occulta, i componenti.
Questo è accaduto anche a Firenze.
Ora il rettore Tesi, dopo aver predicato bene (schierandosi contro il ddl Gelmini) e razzolato male (ostacolando durante i mesi di novembre e dicembre l’opposizione studentesca), vuole scrollarsi di dosso la sinistra studentesca che in varie città d’Italia si sta sollevando contro la “Commissione Statuto” e per il ritiro immediato della riforma Gelmini.
Anche a Firenze, studenti e ricercatori precari hanno sanzionato l’antidemocraticità e la fretta con cui è stata nominata la Commissione all’inizio di febbraio; ora le dirigenze universitarie vogliono ripulirsi dalle polemiche convocando un’assemblea (prevista per lunedì 14 al Polo di Novoli) per propagandare i lavori della Commissione, dando la “possibilità” agli studenti di partecipare all’applicazione della legge 240.
Per noi, il “dado è già tratto”: non ci interessa applicare “meglio” la legge Gelmini, ma studiare il modo migliore per boicottarne il pericolante percorso giuridico. Non ci interessano i lavori della Commissione,il problema è l’esistenza di questa Commissione stessa.
Come a Napoli, Torino, Bologna, Pisa, Palermo
•diffidiamo le liste studentesche dal partecipare ai lavori della Commissione (a Firenze, Studenti di Sinistra);
•organizziamoci per boicottare la riforma, bloccare i lavori della Commissione, ottenere il ritiro della legge 240;
•facciamo diventare la lotta contro la riforma Gelmini una lotta di tutti, studenti, lavoratori, immigrati, per l’accesso delle classi sociali subalterne ad un’istruzione di qualità e libera dalle logiche del capitale privato; perchè sia un’occasione per ripartire con la lotta di classe in questo paese.
L’ANNO E’ APPENA INIZIATO, IL FUTURO NON E’ ANCORA SCRITTO!
I DIRITTI NON SI MERITANO, SI CONQUISTANO!
Collettivo Politico di Scienze Politiche
A Tor Vergata 14, 15 e 16 marzo si resiste!
Nella sede di Lettere e Filosofia si svolgerà una tre giorni incentrata su diverse tematiche: ci confronteremo su temi quali l’antifascismo, le questioni di genere, la riappropriazione di spazi, popoli in lotta e repressione, parleremo delle trasformazioni che coinvolgono il mondo del lavoro, dell’ università, della ricerca.

Questo momento di incontro nazionale ci sembra tanto più necessario dopo una mobilitazione il cui bilancio è ancora tutto da fare, ma che certamente, per la prima volta dopo vari anni, è stata capace di spogliarsi del carattere studentista – che aveva caratterizzato “l’Onda” del 2008/2009 e il suo riflusso –. Una mobilitazione che ha espresso il bisogno di unire le lotte, che ha rivendicato radicalità, che ha dichiarato il rifiuto di un intero sistema di cose - che trascende il ristretto mondo della scuola e dell’università - e la necessità di una trasformazione profonda. La scelta del tema per il tavolo di discussione sull’università (15 marzo ore 11:00) sembra inserirsi esattamente in questo solco, si parlerà infatti di “Università, ricerca e produzione: i legami tra capitale e sfruttamento umano”. Si ragionerà sulla trasformazione del mondo dell’istruzione in relazione a quella, radicale, che sta subendo il mondo del lavoro; proveremo assieme ad analizzare gli ultimi 20 anni di riforme dell’istruzione e del mercato del lavoro e le mobilitazioni ad esse collegate, ad inquadrare in un quadro più vasto - quello della costruzione del polo europeo – la funzione del “Processo di Bologna” e le politiche socio-economiche attuate nel nostro Paese.
Speriamo possa esserci un momento di confronto tra i vari collettivi e singoli compagni sparsi in tutta Italia, per valutare possibilità e prospettive, per riflettere sui percorsi di lotta da portare avanti, magari in modo coordinato e condiviso. Per questi motivi invitiamo tutti a prendere parte a queste giornate, per socializzare riflessioni ed esperienze singole e trasformarle in una lotta comune.
14/15/16 marzo
Iniziativa Autorganizzata da i compagni e le compagne, Collettivo Lavori in Corso, Antifa Tor Vergata.
presso la Facoltà di Lettere e Filosofia – Università di Tor Vergata via Columbia 1, Roma
http://www.inventati.org/antifaroma2/
Le origini della festa della donna risalgono al 1908, quando le operaie dell’industria tessile Cotton di New York scioperarono contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. L’8 marzo, stanco della serrata, il proprietario bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme appiccate allo stabile. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale.
Oltre cent’anni dopo le tematiche son sempre le stesse e ancora molti sono i problemi da risolvere. La crisi economica ha permesso ai governi di tagliare e ristrutturare in nome del risanamento del bilancio, incidendo indiscriminatamente sulla condizione di uomini e donne e facendo sentire, a queste ultime, pesanti effetti nella vita quotidiana. Il mancato rinnovo dei sempre più numerosi contratti precari alle potenziali madri, i tagli all’istruzione che obbligano le donne a sopperire alla mancanza di asili con la propria rinuncia ad entrare nel mondo del lavoro, sono solo alcuni esempi di questi effetti. Se generalmente i problemi delle donne vengono esclusivamente collegati alla loro condizione di madri, vedendo l’educazione dei figli come compito esclusivamente femminile, così non è: cassaintegrazione, precariato e sfruttamento segnano, ugualmente, la vita di tante donne.
L’istruzione, che nel passato è stata mezzo di emancipazione sociale e personale, inoltre, non svolge più questa funzione. La dequalificazione del sapere e i continui tagli hanno portato l’individuo a dover utilizzare altri mezzi per migliorare la propria condizione sociale . La realizzazione personale passa, così, tramite la svendita del corpo e della dignità in festini e talk-show. Né ci interessano scandali e gossip, né siamo puritani o moralisti. Vediamo semplicemente nelle notti di Arcore lo specchio di una società dove la donna è considerata prima oggetto sessuale e poi, in un secondo momento, individuo. Non è, però, un problema di questo o quest’altro governo: il sessismo è insito nella stessa società capitalista e, per questo, può essere estirpato solamente tramite il cambiamento radicale dell’attuale sistema economico e sociale.
Le donne non devono, però, essere trattate come deboli vittime da difendere, ma come compagne di una lotta ben più ampia: nelle occupazioni e nei picchetti di fabbriche in crisi, nelle piazze degli studenti e nelle tante lotte sparse per il territorio la partecipazione femminile è, infatti, grande. Per questo uomini e donne devono riappropriarsi dell’8 marzo, festività consumistica e squallida, per farla tornare giornata di lotta per un vero cambiamento e per una vera emancipazione sociale e umana che vada al di là delle differenze sessuali.
Collettivo Politico di Scienze Politiche