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volantino manifestazione nato

... VERSO IL CONTROVERTICE N.A.T.O. DEL 3-4 APRILE A STRASBURGO!
 SABATO 14 MARZO
ORE 15:00 - PIAZZA DEL GESU'
CORTEO CONTRO LE BASI MILITARI
FACCIAMO CHE LA N.A.T.O. APPARTENGA AL PASSATO!
 

La Campania e in particolare l’area metropolitana di Napoli hanno una lunga storia di insediamenti e servitù militari. Da oramai mezzo secolo assistiamo alla progressiva militarizzazione del nostro territorio e negli ultimi anni, sulla spinta delle nuove esigenze geostrategiche, questo processo ha avuto un accelerazione senza precedenti. Due quartieri della nostra città sono occupati in buona parte da basi (Bagnoli e Capodichino) e addirittura il porto periodicamente è  utilizzato per lo stazionamento di sottomarini e navi a propulsione nucleare.

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Dopo la contestazione del 16 febbraio, che ha dato inizio alla lotta contro la chiusura del sabato, l'ennesimo taglio ai servizi e le riduzioni d'orario ed i licenziamenti, è necessario rivedersi per fare un bilancio della situazione e ripartire con la lotta.

Convochiamo dunque una

ASSEMBLEA MARTEDI' 3 MARZO ALLE ORE 21.00 PRESSO LA SALA CINEMA DELLA CASA DELLO STUDENTE IN VIALE MORGAGNI. STUDENTI, RICERCATORI, DOTTORANDI E LAVORATORI SONO INVITATI A PARTECIPARE.

Studenti, lavoratori, dottorandi e ricercatori dell'università di Firenze 

di Adam Hanieh*
16/07/2008

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Introduzione

Durante il corso degli ultimi sei mesi, l’economia palestinese è stata trasformata radicalmente in conformità ad un nuovo piano tracciato dall’Autorità Palestinese (AP) chiamato Piano di Riforma e Sviluppo Palestinese (PRDP). Sviluppato in stretta collaborazione con istituzioni come la Banca mondiale ed il Ministero Britannico per lo Sviluppo Internazionale (DFID), il PRDP è attualmente in fase di perfezionamento in Cisgiordania, dove l’AP di Abu Mazen ha l’effettivo controllo. Esso abbraccia i precetti fondamentali del neoliberismo: una strategia economica condizionata dal settore privato, in cui lo scopo è quello di attirare gli investimenti stranieri e ridurre al minimo la spesa pubblica.

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Nelle interviste di Silvia Cattori (tratte da rebelion.org), emerge con estrema forza un’ulteriore consegna che ci viene dalla Palestina: lottare con lo scopo di “obbligare” i governi a farla finita con l’appoggio allo stato sionista (questo sì incondizionato, mentre troppo spesso settori della cosiddetta ‘sinistra rivoluzionaria’ eccellono nell’arte dei distinguo a proposito della resistenza palestinese). La nostra solidarietà militante deve tradursi in un lavoro quotidiano che miri alla costruzione di un movimento di massa capace di conseguire la fine dell’occupazione. Per arrivare a quest’obiettivo è necessario riportare la “questione palestinese” sui binari giusti. Come afferma uno degli intervistati: “La vera causa palestinese è politica, non umanitaria. La nostra non è una catastrofe umanitaria naturale! Si tratta di una catastrofe umanitaria organizzata politicamente da Israele e dai suoi alleati!”. La nostra risposta non può quindi che essere politica.

 

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