Oggi in diverse città italiane sono state organizzate iniziative, presidi, cortei, volantinaggi per ricordare che, ormai da due mesi, l’Italia, assieme ad altre potenze della NATO, sta bombardando il popolo libico.
Sembra paradossale sentire il bisogno di dover “ricordare” non già qualcosa che appartiene al passato, ma qualcosa di vicino e di presente, eppure è proprio così, perché di questa guerra non ne parla nessuno, è un conflitto “sconosciuto”, occultato dai media sotto tonnellate di servizi di cronaca nera, gossip, ricette di cucina e diete per l’estate. Sappiamo tutto del delitto di Avetrana e ignoriamo l’esistenza di migliaia di vittime causate dalla nostra aggressione alla Libia, ignoriamo che stiamo avvelenando irreversibilmente un territorio, le sue falde acquifere, i suoi campi, le sue città utilizzando armi all’uranio impoverito.
Sotto il nostro naso, a pochi km dalle nostre coste, ha luogo una guerra di aggressione e i mezzi militari che vi sono impiegati partono dalle nostre città (Napoli, Trapani, Pisa). Mentre noi, tra pochi giorni, saremo impegnati a votare nel referendum contro il nucleare, arriverà nel Mediterraneo - diretto con tutta probabilità proprio in Libia
- un imponente gruppo navale da attacco, guidato dalla portaerei nucleare George H.W. Bush ( avrà a bordo 6mila uomini, 56 aerei e 15 elicotteri): si tratta di una grande base militare mobile, ma anche di una vera e propria centrale nucleare mobile (ha due reattori ad acqua pressurizzata PWR A4W/A1G) che, pur avendo a bordo reattori potenzialmente più pericolosi di quelli di Fukushima, entrerà nella baia di Napoli e in altri porti. La guerra è qui ed ora.
E, che lo vogliamo o meno, in Libia stiamo mandando i nostri aerei per mettere le mani sulle immense ricchezze del sottosuolo di quel paese, per difendere gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. Questa guerra è la “nostra” guerra se non ci ribelliamo al fatto di essere muti testimoni di stragi continue, del perpetuarsi di ingiustizie e violenze sull’altra sponda del Mediterraneo contro i cittadini libici e su questa contro i migranti che vengono imprigionati e sfruttati, privati di ogni diritto e dignità. Ma se la campagna mediatica in atto punta a farci vedere questa nuova missione come una difesa dei nostri interessi nazionali, per evitare gli aumenti dei prezzi delle materie prime, in primis la benzina, in realtà è dalle nostre tasche che sono stati presi i circa 200 milioni di euro spesi fino ad oggi e ogni missile sganciato sulle teste dei libici (costo circa 170.00 euro), ogni ora di volo dei nostri aerei da ricognizione (circa 60.000 euro) dovrebbero ricordarci quanto sia falsa la retorica dei sacrifici e dei tagli “inevitabili” allo stato sociale (agli ospedali, alla scuola, all’università, ai mezzi di trasporto, alle pensioni, etc.).
Non esistono “guerre umanitarie”! Meno spese militari, più spesa sociale! Per la chiusura di tutti i CIE e la fine dei trattamenti disumani nei confronti dei migranti! Per la fine immediata dei bombardamenti sulla Libia!
ASSEMBLEA NAPOLETANA CONTRO LA GUERRA
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Nella Facoltà di Lettere e Filosofia le problematiche degli spazi vanno avanti da troppo
tempo.
Al contrario di quello che vorrebbero farci credere gli spazi realmente insufficienti sono
quelli messi a disposizione agli Studenti per studiare, socializzare, navigare su internet e
approfondire gli interessi. La reale questione non è legata ai dipartimenti, agli studi dei
docenti, e alle sedi dei Dottorati, che per quanto esigenti non sono paragonabili alla
disagevole condizione degli Studenti, sempre costretti ad arrangiarsi in tutto e per tutto
nonostante il salato prezzo dell’Università.
La finta “emergenza di strutture” messa in piedi dal Preside tenta in realtà di nascondere la
vera manovra restrittiva: togliere e negare spazi a chi già non ne ha per metterli a
disposizione di chi lo spazio già lo possiede.
Di fronte a questa voluta ingiustizia non possiamo piegarci, ed è per questo che gli Studenti
e Le Studentesse del collettivo hanno deciso di trasformare l’ex Focal-Point (ormai covo di
ragnatele e topi, perché abbandonato da due anni) in aula Studio a disposizione di tutti gli
Studenti, ribadendo l’indignazione per la condizione di subalternità in cui viviamo, ignorata
dalle autorità e peggiorata dalla cattiva gestione amministrativa.
Insomma, a Tor Vergata tanti progetti da milioni di euro per la chiesa e il comune di Roma
ma nessuna importanza a chi l’Università la fa vivere davvero: Gli Studenti e Le
Studentesse.
Non ci aspettiamo più nulla dal Potere di Presidi, Rettori e Professori: quello che ci serve
dobbiamo prendercelo!
I diritti non si meritano, si conquistano.. e questo spazio liberato è un passo in avanti.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, esprimiamo la più sincera solidarietà ai rifugiati politici e richiedenti asilo eritrei e somali che, da sabato 21 Maggio, stanno portando all’attenzione pubblica le condizioni di emarginazione e degrado in cui sono costretti a vivere, in una città che, invece, continua ad esaltare l’efficienza del proprio modello di accoglienza. Totalmente esclusi dai canali istituzionali di solidarietà, senza un tetto sotto cui dormire, senza i più elementari servizi igienici, insomma senza nessuna tutela sociale e circondati da un alto muro di indifferenza, hanno deciso di lottare per reclamare i propri diritti negati. Con il sostegno del Movimento di Lotta per la Casa, CSA Next Emerson, Brigate di Solidarietà Attiva Toscana, Rete Insicuri, Spazio Kulanka e singoli cittadini, hanno allestito una tendopoli davanti alla Fortezza da Basso, chiedendo uno stabile da autogestire e recuperare, la residenza nel Comune di Firenze e il rinnovo dei titoli di viaggio.
A queste elementari e legittime richieste il comune di Firenze ha risposto con la violenza e la repressione, tentando uno sgombero alle prime luci dell’alba del 24. Nonostante, dal punto di vista legale, queste persone siano tutelate e sia loro dovuto il titolo di viaggio in quanto rifugiati politici, il sindaco Renzi ha deciso di sgomberare la tendopoli, in modo da mettere tutto sotto silenzio. Si aggiunge a questa già grave constatazione un ulteriore elemento quanto mai sospetto. Dal 14 al 17 Giugno si aprirà, proprio alla Fortezza da Basso, l’ottantesima edizione del salone di Pitti Uomo. Pertanto la tendopoli e le disumane condizioni di vita dei suoi abitanti, risulterebbero un pugno nell’occhio per la prestigiosa vetrina del lusso e dell’alta moda di Pitti: meglio nascondere il disagio agli occhi di chi non vuole vederlo.
Oltre la consueta brutalità delle forze dell’ordine (in questo caso i vigili urbani), ci preme sottolineare il fatto che quest’ennesimo atto di repressione si inserisce all’interno di una pericolosa tendenza: tanto a livello cittadino quanto nazionale, vengono colpiti tutti coloro che lottano, quotidianamente ed in maniera auto-organizzata, per i diritti dei migranti e dei lavoratori, per il diritto alla casa e allo studio, contro il fascismo ed il razzismo, contro la precarietà e lo sfruttamento. Il messaggio che le istituzioni lanciano, proprio in un periodo di attacco generalizzato a tutti questi diritti sociali fondamentali, è chiaro: nessuno può illudersi di cambiare lo stato attuale delle cose.
A Firenze, in particolare, l’ondata repressiva in corso è particolarmente eclatante. Alcuni esempi del clima di tensione che si respira oggi sono la mattanza giudiziaria contro il Movimento di Lotta per la Casa, da sempre attivo sui temi dell’emergenza abitativa e dell’accoglienza in città, o l’attacco repressivo al movimento studentesco, pericoloso per il suo protagonismo nella lotta alle riforme dell’istruzione ed all’interno delle lotte sociali degli ultimi anni.
Tuttavia, non ci lasceremo intimidire. Soprattutto siamo stanchi di parlare di repressione, sgomberi e sfratti in una città che il sindaco Matteo Renzi tenta di trasformare in una vetrina luccicante che nasconde una realtà di ingiustizia e prevaricazione.
La repressione non fermerà le nostre lotte!
I diritti non si meritano, si conquistano!
Collettivo Politico * Scienze Politiche