Siamo entrati in questo spazio dopo aver pazientato per molto, troppo tempo. La " Libera biblioteca de Carlo" si trova nell' aula c3 dell' EX-Magistero, e questo non è un caso, perchè quest'aula è stata da tempo promessa dalle dirigenze d'ateneo per farne uno spazio "interamente dedicato a studentesse e studenti". Ovviamente quella promessa celava, in realtà neanche troppo bene, un sorta di inganno, che col tempo, avrebbe fatto di questo spazio un vuoto a rendere, utile solo per le lezioni e abbandonato a se stesso, senza iniziative culturali o scambio di idee, o comunque, non certo un’opportunità per gli studenti che da tempo chiedono più spazi per per lo studio e per le iniziative.

Lo spazio, per intenderci, doveva essere messo a disposizione della comunità studentesca a partire dal 15 febbraio 2013, e doveva tener conto di un regolamento di soli nove punti redatto da rettore e consiglio degli studenti. Da subito emerse chiaramente il tentativo di " tappare " con un contentino concesso dall' alto, la diffusa esigenza di spazi liberi fuori e dentro l'università. Una concessione in un certo senso obbligata, conseguenza della ricerca di una giustificazione a ben due sgomberi e ad una continua, massiccia e costante militarizzazione della facoltà. Ovviamente uno spazio regolamentato non è uno spazio autogestito, ma è anzi del tutto simile ad una qualsiasi altra aula, per la quale, lo sottolineamo ulteriormente, esiste già una normativa generale relativa alle strutture universitarie. Quindi la domanda che si pone è d' obbligo: Non è forse una misura preventiva e carica di pregiudizio, quella di voler regolamentare con una normativa ad hoc uno spazio studentesco?

 


Di fatto, da dicembre fino al 15 maggio scorso, non è stata organizzata nessuna iniziativa, ed il Consiglio degli Studenti ha aspettato le ultime lezioni universitarie per “rivendicare” i nove punti del regolamento in Senato Accademico. Non si poteva fare prima? Certamente si, ma c'è dell' altro. Il regolamento proposto ed approvato da Consiglio degli studenti e dirigenza, faceva della famigerata "aula studenti" un progetto destinato a fallire, infatti i quattro mesi successivi confermarono l' analisi con cui a Dicembre ci siamo tirati fuori dal progetto c3 rifiutando la gentile offerta.Evidentemente qualcuno ha pensato che ciò per noi significasse rinunciare ad uno spazio realmente liberato e che ci saremmo fatti da parte, riuscendo in effetti fino ad un certo punto a mandarci via dall' università. Tuttavia il tempo ci ha dato ragione, ed ha mostrato il vero volto di una democrazia rettorale intrisa di autoritarismo e brutta politica, quella che si fa " fra pochi intimi negli uffici giusti". Nessuno spazio per studentesse e studenti, nessuna iniziativa, zero aggregazione: una colossale presa in giro insomma, nonchè una sconfitta politica di fatto per cds e dirigenze d' ateneo.

Abbiamo quindi deciso di riappropriarci dello spazio e lo abbiamo fatto in maniera collettiva, eterogenea, pubblica. Abbiamo elaborato con singoli, collettivi e associazioni, il progetto " Libera Biblioteca de Carlo ", ci siamo confrontati associazione per associazione con tutti i soggetti studenteschi che poi hanno sostenuto il progetto, lo abbiamo presentato pubblicamente durante incontri, dibattiti, assemblee, lo abbiamo comunicato in rettorato. Il 15 maggio, infine, siamo rientrati in università riappropriandoci di uno spazio oggetto di tanti buoni propositi finiti nel nulla. All' assenza di risposte concrete, dunque, abbiamo sopperito con l' azione diretta, il tempo delle mediazioni e della responsabilità, se mai realmente esistito, è da tempo concluso.

Oggi, a progetto avviato, in uno spazio che già diventa crocevia di persone, esperienze, laboratorio politico e culturale, si vorrebbe imporre ancora quel ridicolo e paradossale regolamento. Noi ovviamente non stiamo al gioco perchè qui dentro rispondiamo ad un esigenza di spazi, ed irretirla in certi meccanismi significherebbe depotenziarne la spinta creativa. La richiesta da parte del cds di controfirmare il regolamento che sottopone l’aula alle sole logiche di rappresentanza in cds, e che di fatto consegnerebbe l’organizzazione di eventi e di qualsiasi altra iniziativa alla supervisione del cds stesso, non è ben accetta. Risulta piuttosto una provocazione rispetto alla quale non cederemo neanche di un passo. Come comunità studentesca attiva e impegnata nelle lotte sociali siamo convinti di essere un valore aggiunto, questo spazio E’ UN VALORE AGGIUNTO, e negargli agibilità significa boicottare di fatto lo sviluppo di uno spirito critico e di una volontà di agire libera da censure e direttive di " partito " e logiche burocratiche.

E' ora necessario fare un ultimo appunto. La discussione e la costruzione del percorso di autogestione recentemente aperto si sono sviluppate all' interno della comunità studentesca che ha poi deciso di tradurre un esigenza in pratica dando vita allo spazio. Non ci si è confrontati con il consiglio degli studenti che non dovrebbe avere, ovviamente, alcuna facoltà decisionale sugli spazi universitari. Un regolamento calato dall' alto che vorrebbe delegare lo spazio ad uso e consumo delle rappresentanze studentesche è per noi il tentativo di normalizzarlo e controllarlo indirettamente: insomma si vorrebbero " studenti buoni " come cani da guardia degli " studenti cattivi" e cio costituisce un inaccettabile ingerenza. Non si vorrebbe mica far pensare che il diritto alla politica sia privilegio esclusivo di pochi eletti? Anche in questa piccola realtà di provincia riemerge una differenza sostanziale fra chi vuole fare rottura e chi vede nella pacificazione e nella mediazione a basso costo l' orizzonte politico di riferimento. Una questione di prospettive, appunto.

Crediamo che la partecipazione, il fare collettivo e quotidiano, l' esigenza di vivere uno spazio per farne un ponte verso prospettive politiche e relazionali alternative allo status quo sia una legittimazione sufficiente, da difendere con le unghie e con i denti, e questo lo affermiamo sin da subito. Certi rappresentanti, suadenti tutori della pace sociale e della mediazione non vorranno certo farsi carico di altri abusi, atti di forza e relative degenerazioni. Ne siamo certi, loro sono responsabili. Questo spazio resta con la porta sempre aperta, disponibile a chiunque voglia condividere collettivamente percorsi umani, politici e culturali, per questo non c'è bisogno di firme ma di pratica politica e impegno quotidiano.

Intanto continuiamo a praticare l' autogestione... se solo ne conosceste la ricchezza imparereste a stare dalla parte giusta....

LIBERA BIBLIOTECA DE CARLO