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Pubblicato: 30 Marzo 2010
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GIOVEDI' 25 MARZO - ORE 16 - POLO DI NOVOLI D6/111 > CHI SONO I BARONI? COME AGISCONO? Ne parliamo con GIULIO PALERMO (Professore e Ricercatore Università di Brescia)
Alla fine del 2008 l’Italia, come altri paesi europei, ha conosciuto l’esplosione della protesta studentesca, nata inizialmente contro i tagli effettuati dal governo ad Università e Ricerca. La protesta è stata appoggiata da rettori, presidi, professori e ricercatori in maniera più o meno velata, più o meno conflittuale, contribuendo ad accrescere il clima di simpatia nei confronti degli studenti impegnati nelle facoltà occupate. Tale appoggio è stato concesso attraverso lezioni in piazza, lettere, articoli sui maggiori quotidiani...
Improvvisamente, mentre il movimento studentesco si strutturava su posizioni politiche differenti, lasciando che il “no alla 133” evolvesse in una critica serrata dell’Università e della società che ha generato quella legge, il mondo composito dei docenti universitari, guidato dalla potente lobby dei rettori, la CRUI, tramite una notevole inversione ad U ha iniziato ad attaccare gli studenti, utilizzando tutti gli strumenti in proprio possesso, comprese le sanzioni disciplinari, per colpire coloro che si erano distinti nella lotta, come avvenuto a Milano diversi mesi dopo l’autunno-inverno 2008.
Il perché ciò sia avvenuto è alla base dei rapporti di potere interni all’Università, ed è legato alla presenza di una parte del movimento studentesco che non è stata disposta a scendere a patti con governo ed UE nel merito delle ricette neo-liberiste per l’Università, né tantomeno con la CRUI ed i docenti sull’accessibilità della ricerca e della docenza e sulla presunta universalità dei contenuti della didattica.
Noi studenti antagonisti abbiamo criticato i docenti, definendoli baroni, perché truccando i concorsi universitari in favore dei loro adepti contribuiscono alla riproduzione culturale del pensiero dominante ed alla selezione di classe nell’Università. Perché per rigenerare il loro potere corporativo scendono a patti con governo e Confindustria, e rendono operativo il controllo del capitale privato su ricerca e didattica. Perché siamo per un’Università pubblica, gratuita, libera e di massa e vogliamo una docenza ed una ricerca realmente libere e non asservite ai bisogni delle imprese, ne tantomeno al volere dei baroni.
E adesso ci riprendiamo la parola…
Studenti, ricercatori di ruolo e non, docenti a contratto e non, prorettori presidi rettore baroni tutti, sono invitati a partecipare!
Collettivo Politico di Scienze Politiche