Mentre eravamo alle prese con la quotidiana rassegna stampa ci siamo imbattuti nella "Lettera ai ragazzi del movimento" scritta da Saviano. Considerato che i "ragazzi" cui si rivolge e di cui parla siamo noi, abbiamo deciso di scrivere qualche riga di risposta.
Dici che siamo coetanei (in realtà siamo un bel pò più giovani di te) e quindi d'ora in poi ti daremo del "tu". Non ci piacciono i preamboli pomposi, il "bel dire", per cui entriamo subito nel vivo. La tua lettera pone infatti tanti di quegli elementi da sviscerare che non c'è tempo da perdere. E scusaci in anticipo se i toni saranno a volte un po' accesi, ma la rabbia che ci pervade non riusciamo proprio ad esprimerla con parole gioiose, con canti e balli.
Non siamo né imbelli né "imbecilli". La creazione del "militante immaginario" che ci hai regalato è degna dei migliori (o peggiori) testi di fantascienza. Una figura a metà strada tra il giovane ingenuo e quello voglioso di sfogare la frustrazione accumulata dinanzi ad un videogame mettendo a ferro e fuoco una città. Quelli che descrivi come "anarchici in tuta nera", "quei cinquanta o cento imbecilli", "piagnucoloni" siamo in realtà noi tutti, studenti, lavoratori, disoccupati; insomma, i "dannati della terra" dei nostri giorni, quelli su cui ricade maggiormente la crisi e su cui pesano come macigni le politiche di tagli, di distruzione dei servizi sociali e di restringimento degli spazi di democrazia che le nostre classi dirigenti stanno mettendo in campo.
Non indagare le cause profonde di un movimento che trascende la lotta contro il ddl 1905 per investire della sua critica tutto l'esistente è un'operazione scorretta, fuorviante e per certi versi molto pericolosa. Sì, hai letto bene: pericolosa. Perchè quando si afferma che "questi incappucciati sono i primi nemici da isolare" si apre la strada alla repressione, si additano gli "idioti" che erano in piazza il 14 dicembre come cancro da debellare. Guarda caso sono gli stessi discorsi che sentiamo fare agli esponenti del blocco più reazionario della società, quello che attualmente detiene il governo. Stessi discorsi perchè il progetto delle classi dirigenti ha forti elementi di comunanza, sia che venga portato avanti dai banchi del centrodestra che da quelli del centrosinistra (di cui ormai sei un'icona). Un progetto che finora ha prodotto la rabbia di cui parli. Quella rabbia che dici dovremmo canalizzare in "cose serie, scelte importanti": ci faresti la cortesia di chiarire quello che vuoi dire con un'espressione tanto vaga? Forse non sono scelte importanti quelle praticate a Roma l'altro giorno? Forse non sono cose serie quelle in cui ci impegniamo quotidianamente, al di là della luce con cui i riflettori dei mass media decidono di illuminare la protesta? "Lanciare un uovo sulla porta del Parlamento [non] muta le cose", siamo d'accordo. Noi che l'altro giorno c'eravamo infatti non ci fermiamo al lato estetico dei fenomeni; procediamo oltre, con la voglia e la determinazione di costruire un blocco sociale di opposizione alle politiche che vengono portate avanti qui come in tutto il resto d'Europa.