25 giugno 2013: giornata’ di mobilitazione per le perquisizioni e gli arresti dopo lo sgombero dell'ex cuem e le cariche della polizia in università
Martedì 25 alle 14.30 presso la sede di via Festa del Perdono, si terrà il consiglio di amministrazione (CDA) dell'università statale di Milano, al quale saranno presenti il rettore, vari baroni e privati. Come studenti e studentesse di scienze politiche abbiamo deciso di trovarci quel giorno nel chiostro centrale perché:
- il rettore, avendo autorizzato l'ingresso della celere in università a causa della mobilitazione in risposta allo sgombero della ex cuem, è il responsabile politico degli arresti
- gli spazi occupati e autogestiti dagli studenti all'interno dell'università, in cui si mettono in discussione lo smantellamento del diritto allo studio e il processo di aziendalizzazione dell'università, sono incompatibili con gli interessi di rettore e baroni, che portano avanti tale processo
- la presenza di privati all'interno del CDA è la palese dimostrazione che l'università è sempre più asservita alle esigenze di mercato
Striscioni di solidarietà esposti in varie città




GLI SPAZI OCCUPATI NON SI SGOMBERANO, LA LOTTA DEGLI STUDENTI NON SI ARRESTA!
LIBERTA’ PER TUTTI/E!
Mercoledì 19 giugno 2013, dieci ragazzi\e attivi nelle lotte studentesche e non solo, sono stati svegliati all’alba dalla polizia che ha perquisito le loro case sequestrando anche oggetti personali.
Sette compagni\e sono agli arresti domiciliari e due di essi sono stati trasferiti in modo coatto nelle loro regioni d’origine. Questa operazione di polizia è stata condotta contro chi, lo scorso 6 maggio, difendeva dallo
sgombero la ex-cuem, resistendo alle violente cariche della celere proprio all’interno della nostra università. E’ da condannare non solo la brutalità degli organi della Polizia di Stato e Carabinieri, ma soprattutto il comportamento del rettore Vago. Egli si è infatti reso colpevole di avere autorizzato la violenza sugli studenti in quanto ha personalmente richiesto l’intervento della Questura per “buttare fuori dall’Università” chi cerca di trovare una soluzione collettiva ai propri bisogni il cui soddisfacimento, di giorno in giorno, ci viene negato da governi e baroni.
Riteniamo perciò il rettore il mandante, nonché il responsabile politico di quanto è avvenuto. Non si può non notare come la strategia repressiva della Questura abbia diverse analogie con le accuse mosse a militanti di movimenti di lotta, come ad esempio in quello NO TAV: primi ad essere stati colpiti infatti, sono compagni attivi anche in altre lotte. Lo scopo è quello di “criminalizzare” la legittima protesta degli studenti dell’ex-CUEM fomentando la retorica per la quale si additano come responsabili improbabili “antagonisti/anarchici esterni” che a loro dire avrebbero “sottratto spazi e diritti agli studenti dell’Ateneo”.
Siamo di fronte ad un rocambolesco ribaltamento della realtà: mentre governi e padroni ci tolgono quotidianamente diritti fondamentali, gli stessi studenti che lottano contro questo stato di cose cercando di riappropriarsi del diritto allo studio diventano, in questa lettura surreale della realtà, i colpevoli della mancanza di spazi e diritti.
Ma c’è di più: non si cerca solo di chiudere gli spazi di riappropriazione materiale, ma anche di normalizzare e ridurre ai minimi termini ogni agibilità politica di quelle soggettività che si pongono in maniera critica e che tendono al superamento del sistema socio-economico nel quale ci troviamo.
Tali spazi che trovano la loro forza proprio nel non legittimare quelle stesse istituzioni responsabili del nostro sfruttamento, rappresentano per le classi dominanti spiragli inaccettabili che mettono in luce l’attuale fase di crisi economica e politica nel quale versano le strutture organizzative di questa società.
Il dato più evidente rimane però questo: dove non si riescono a buttare fuori dall’università gli studenti di estrazione proletaria tramite tasse, caro-libri e tagli, quando questi ultimi riescono collettivamente a riappropriarsi dei loro diritti, non resta altro da fare per padroni e autorità accademiche che richiedere l’intervento dello stato per “sbatterci fuori” anche fisicamente, con coercizione e violenza.
L’unica arma per contrastare questi attacchi è la solidarietà: continuiamo a lottare!
“Fino a quando i motivi che ci hanno spinto a mobilitarci permangono, ribellarsi sarà sempre giusto.”
Assemblea Scienze Politiche – Milano
Red-net - Rete delle realtà studentesche autorganizzate