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Categoria principale: Comunicati
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Pubblicato: 28 Ottobre 2009
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Ultima modifica: 15 Febbraio 2014
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Creato: 28 Ottobre 2009
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Nel Consiglio dei Ministri di oggi è stata approvata la nuova riforma Gelmini per l\'Università. Tra dichiarazioni di principio di difficile attuazione e piccolezze amministrative si può scorgere un vero punto di svolta per l’università italiana. Viene, infatti, implementato un processo già in atto da molti anni: il prepotente ingresso dei privati nella gestione dell’università pubblica. Questo avviene attraverso la previsione della nuova figura del Direttore Generale, un vero e proprio manager con responsabilità gestionali, e la determinazione della composizione del consiglio di amministrazione nel quale si prevede la \"non appartenenza di almeno il quaranta per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo a decorrere dai tre anni precedenti alla designazione e per tutta la durata dell’incarico\". Questo, molto semplicemente, significa che un organo formato da almeno il 40% di privati sarà preposto a \"funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale nonché di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività; della competenza a deliberare l’attivazione o la soppressione di corsi e sedi; della competenza ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, il bilancio di previsione e il conto consuntivo, da trasmettere al Ministero e al Ministero dell’economia e delle finanze\".
Parallelamente a questo si avvia un processo di ottimizzazione e razionalizzazione del servizio. L’università-azienda viene, così, amministrata sulla base di valutazioni di mercato che prevedono il taglio di indirizzi scientifico-disciplinari, corsi di laurea, facoltà, atenei non sufficientemente redditizi, scatti stipendiali per i professori considerati migliori secondo parametri che non è dato conoscere, licenziamenti del personale tecnico amministrativo in esubero.
Attraverso la gestione e il finanziamento privato (“senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica” è il motto che attraversa tutto il progetto di legge) la ricerca e l’istruzione perdono anche la poca libertà rimanente a favore di un completo asservimento alle necessità dei finanziatori di turno. La sopravvivenza di corsi di laurea e facoltà verrà, così, vincolata ai livelli di produttività ed efficienza con notevoli conseguenze su tutto il mondo universitario: ricerca possibile solo in settori finanziati dal privato e dunque vincolata al raggiungimento di obiettivi concreti e facilmente fruibili; tirocini obbligatori e a titolo gratuito; numero chiuso alle triennali e blocchi all’ingresso di specialistiche e master; licenziamenti e razionalizzazione del personale.
Collettivo Politico di scienze Politiche - Firenze
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