Possono cercare di nascondere la verità. Possono scrivere titoloni sui giornali che fanno tornare di moda l'espressione "black block". Possono riproporre l'eterna separazione tra "buoni" e "cattivi". Dimostrano semplicemente di essere al servizio di chi voleva che la giornata di ieri andasse in tutt'altro modo; che la protesta rimanesse entro il quadro di compatibilità esistente, che fosse una sfilata pacifica in modo da poterla strumentalizzare per manovre più o meno occulte, ma sempre "di palazzo". Oppure - e vista la pochezza delle nostre classi dirigenti non è impossibile - non hanno capito davvero nulla.Non poteva prevederlo nessuno che crescesse così tanto! Una manifestazione nata in maniera spontanea e autorganizzata, quasi un tam tam dal basso, l'appuntamento di una generazione a cui stanno rubando il futuro. E a Roma gli studenti eravamo tantissimi, centomila e forse di più, un mare attraversato anche da mille altre resistenze, i comitati ambientalisti campani, quelli dei terremotati de l'aquila, i no tav, i migranti... a sfiduciare dal basso questo governo, al di là dei giochini e dei mercati del palazzo. Solo da Napoli oltre mille gli studenti medi e universitari che si sono dati appuntamento all'alba per andare a Roma e dimostrare ancora e sempre che o si blocca la riforma o si bloccano le città!
Ma oggi il movimento non era disposto a farsi ingabbiare e la rabbia è esplosa: una, due, dieci volte! La rabbia di migliaia di studenti.
Ora si sprecano le "condanne" e gli "stereotipi", il riflesso di autoconservazione dei sepolcri imbiancati, le narrazioni automatiche di una politica che non sa offrire risposte. Il tentativo di ridurre tutto a un album di famiglia, alla cartografia conosciuta e rassicurante. La realtà ci dice che in piazza c'erano tanti giovanissimi, di 18, 20, 22 anni, una generazione nuova che tra l'eutanasia e la rivolta ha scelto la seconda. Una generazione precaria per la quale l'unica opzione di una politica sempre più autistica è la repressione: su via del Corso e in piazza del Popolo si sono succedute le cariche coi blindati, i feriti, il pestaggio vigliacco dei fermati, gli arresti! Eppure la gran parte degli studenti ha resistito in piazza fino alla fine.
In verità sappiamo che tantissima gente oggi ha solidarizzato con noi: le tante migliaia di studenti e precari in lotta rappresentano la possibilità di riconquistare il diritto alla scuola e all'Università pubblica in questo paese. E ancor più il diritto al futuro. La mobilitazione continua, a partire dalla solidarietà con gli arrestati e i fermati! Un altro mondo è possibile, ma è necessario andarselo a prendere!
Nella giornata di ieri, 14 dicembre, giorno in cui doveva essere votata la sfiducia al governo, una massa di studenti medi, universitari, precari e lavoratori ha invaso le strade di Roma con rabbia e determinazione. Il corteo, durante tutto il percorso, ha più volte tentato di invadere la “zona rossa” e arrivare a montecitorio dove, nel frattempo, discutevano la fiducia, cercando di forzare gli svariati posti di blocco senza purtroppo riuscirci. Non dandosi per vinto il corteo ha proseguito per le vie andando a colpire tutti i luoghi simbolo come banche che, con la loro folle gestione economica delle risorse e le loro speculazioni, ci fanno pagare la crisi e vivere in uno stato di precariato e disoccupazione. Terminato in Piazza del Popolo il corteo ha tentato poi di proseguire per via del Corso dove, trovandosi la strada sbarrata da svariati blindati ha fatto esplodere totalmente la sua rabbia.
Cariche su cariche, condite di lacrimogeni, non hanno piegato il corteo per oltre 2 ore: barricate incendiate e tanta determinazione hanno tenuto la piazza in mano agli studenti e, anche quando la polizia è riuscita a entrare nella piazza per disperdere (e malmenare) i manifestanti il corteo, pur diviso in 2, è riuscito a dimostrarsi ancora una volta forte e incazzato, facendo si, a discapito di qualche macchina e camionetta in fiamme, che la polizia non intervenisse più, per poter raggiungere la Sapienza o permettere ai compagni di tutta Italia di tornare a casa con le metro senza troppi problemi. Nonostante ciò svariati compagni sono stati fermati (picchiati, come si vede dagli svariati video) e, alcuni arrestati (tra cui uno studente di firenze!), altri denunciati sul posto. Noi non crediamo, essendo stati in piazza, alle menzogne dei giornali, che parlano di “black block (o teppisti) spuntati alle 15 dal niente per creare disordini” bensì abbiamo potuto constatare tanta rabbia da parte di studenti, lavoratori e cittadini e tanta voglia di esplodere e di far esplodere, come unica risposta degna a questa politica di sfruttamento e corruzione. Per questo domani saremo in piazza a dimostrare la nostra solidarietà a tutti i compagni e le compagne arrestati e denunciati ieri (chiedendo la loro immediata scarcerazione) e a ribadire che la nostra lotta è risposta alle loro politiche e i nostri toni rispondono ai loro attacchi.
Collettivo Politico Scienze Politiche - Firenze
Nella tarda mattinata del 16 dicembre, il gioviale Renato Lauro, Rettore dell’Università di Tor Vergata (nonché medico personale di Balducci e della “cricca” dello scandalo legato alla ricostruzione de L’Aquila, per chi ha memoria…) ha deciso di riempire l’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia con la sua corte di baroni, “amici degli amici” e lacché vari, con l’intento di festeggiare, con tanto di champagne e buffet in grande stile, l’arrivo del Natale ormai alle porte.
Le studentesse e gli studenti di Tor Vergata però, nonostante la loro nota propensione alle libagioni (solitamente al grido di “più brindisi e meno bevute”), non sono riusciti a trovare in nessun modo una sola valida ragione per brindare. A cosa si sarebbero dovuti levare i calici, infatti?
Al passaggio in Senato del disegno di legge Gelmini?
Al blocco del turn-over e dei concorsi?
Ai tagli del fondo di finanziamento ordinario per le università pubbliche?
Ai favoritismi alle università cattoliche e private?
Alla trasformazione degli atenei in fondazioni?
Al proseguire del processo di precarizzazione dell’università e del mondo del lavoro?
Alla repressione nei confronti di chi manifesta il proprio dissenso contro tutto ciò?
No, seriamente. Proprio no.
Nonostante tutti i tentativi – effettuati, a onor del vero, anche utilizzando logiche non aristoteliche e tecniche di meditazione orientali – nessun iscritto al secondo Ateneo romano è riuscito infatti a trovare qualcosa da festeggiare. Inoltre, considerato come l’occupazione delle Facoltà di Lettere e di Scienze perduri ormai dal 29 novembre scorso, nell’indifferenza più bieca del Rettore (che anzi, ha anche trovato il tempo di rilasciare al minzoliniano TG1 un’intervista in cui si complimentava con la Gelmini per la sua riforma…), è apparso chiaro a tutti che questa festa non s’avesse da fare.
Piuttosto, sarebbe stato meglio officiare il funerale della Cultura. E così è stato deciso. Con tanto di tamburino, corona di fiori, donne vestite a lutto e bara, un centinaio di studenti provenienti da tutte le Facoltà (insieme ai loro meravigliosi “complici” del Centro Sperimentale di Cinematografia) hanno dunque sfilato in un corteo-processione per i corridoi e il piazzale di Lettere, raccogliendo molte altre anime sensibili all’assassinio della Cultura, ed entrando infine trionfalmente nell’Auditorium. Lì, tra gli sguardi attoniti del caravanserraglio rettorale (e i sorrisi a denti stretti di quei ricercatori, lavoratori e docenti che all’inutile brindisi avevano partecipato solo per magari carpire qualcosa di più riguardo il loro futuro sempre più incerto), hanno attraversato la sala e infine posato il nero feretro al centro del palco (si vocifera che alcuni noti appartenenti a Comunione e Liberazione, i quali non mancano mai ad appuntamenti di questo tipo per continuare ad avere i loro agganci mafiosi coi vertici universitari, abbiano addirittura estratto il cilicio per riflesso incondizionato, tanto il funerale emanava dolore). Ma proprio in quel momento è avvenuto l’incredibile. Sotto gli occhi sbarrati dei Presidi e del Rettore spaparanzati sulle poltrone, la Cultura è riemersa dalla tomba che proprio quei baroni con la loro indifferenza avevano scavato, e ha iniziato a ricordare il suo passato e a immaginare il suo futuro.
Citando Dante, Marx, Platone, Camus, De André e Plutarco, la Cultura ha raccontato a tutti i presenti i particolari più scabrosi del suo omicidio: e mentre qualcuno tra il pubblico ha cominciato a tremare di paura, qualcun altro proveniente dalla processione ha cominciato a tremare di rabbia, e a turno ha esposto le ragioni della protesta degli studenti, sottolineando le ambiguità dell’amministrazione nei confronti dell’attacco all’università e illustrando le losche manovre economiche e speculative portate avanti dal Rettore (come i campi da golf nel territorio dell’Ateneo, il Campus in accordo col palazzinaro fascista Alemanno, i tre milioni di euro spesi per mettere dei bronzi celebrativi della cristianità, e molto altro ancora) . Tra gli applausi di metà dei presenti (e la vergogna dell’altra metà) il corteo funebre ha dunque immediatamente recuperato il suo spirito combattivo, guadagnando l’uscita della sala e attaccando il buffet, che il Rettore aveva comunque ordinato con i soldi dell’Ateneo (e dunque, i soldi degli stessi studenti, quelli che guarda caso non ci sono mai quando c’è da salvare un corso di laurea, o il posto di lavoro di qualche precario…) Le lamentazioni di dolore si sono trasformate in cori, e spumanti, rustici, tramezzini e panettoni sono stati portati al centro del piazzale, dove subito molti altri studenti, insieme a lavoratori e docenti dell’Ateneo si sono aggiunti ai festeggiamenti. Perché grazie a quell’epifania, di colpo sono apparsi molti motivi per brindare.
Brindare, ad esempio, al Re-ttore nudo nel giorno della sua “festicciola”.
Brindare alla mobilitazione, che continua e continuerà fino al ritiro del disegno di legge.
Brindare anche alla sentenza del TAR che ha bloccato la costruzione dell’inceneritore di Albano, a pochi chilometri dall’Ateneo.

Così, il buffet rettorale pagato con i soldi degli studenti è stato ridistribuito a tutti, mentre intanto si volantinava, si discuteva, ci si abbracciava e si brindava tutti insieme. Testimonianze di una talpa all’interno dell’Auditorium sostengono che il Rettore, all’uscita del corteo dalla sala, abbia definito i manifestanti “pittoreschi”, perché avrebbero detto solo “il 40-80% di esattezze nel loro discorso”. L’unica reazione, oltre all’immediata creazione di un corso di recupero in Statistica a uso e consumo del Rettore, è stata una grande risata. La stessa risata che seppellirà la riforma Gelmini e gli interessi che le stanno dietro.
Cordiali Saluti
Le studentesse e gli studenti di Tor Vergata
P.S: visto che il Rettore non ha badato a spese, come mai fa quando si tratta di mangiare, è avanzato molto cibo dal buffet. Per questo siete tutti invitati in serata nella Facoltà di Lettere e Filosofia, per un aperitivo a sottoscrizione libera.
More info su: Collettivo Lavori in Corso
Comunicato sulla giornata del 14 dicembre
Ieri Roma ha visto rovesciarsi nelle sue strade la rabbia di studenti e lavoratori, mentre al Parlamento il trionfo della corruzione di regime dava spettacolo al mondo intero.
Ciò che oggi tutti i giornali chiamano “violenza dei manifestanti in piazza” altro non è che il mascheramento della loro violenza, violenza di stato, che da una parte è continuo impoverimento di ogni individuo di questo paese e di questa società, dall’altra è repressione di chi ha deciso di dissentire.
Gli studenti e i lavoratori in questi mesi vedono scomparire qualsiasi speranza di poter essere considerati e ascoltati attraverso manifestazioni silenziose (decise in tutto e per tutto dal Ministero dell’Interno stesso, al fine di poter minimizzare i risultati o, quando fa più comodo, strumentalizzare la rabbia che le attraversa) e tramite ogni sorta di delega ai partiti (che rappresentano, come ieri abbiamo potuto vedere di nuovo, solo gli interessi dei politici e dei loro giri d’affari).
Tor Vergata ieri è scesa in piazza, 500 studenti tra Lettere e Scienze e Ingegneria hanno organizzato uno spezzone autonomo, mentre ricercatori, docenti e personale tecnico del nostro Ateneo erano lì con noi a gridare la rabbia per un futuro che sembra non essere più visibile all’orizzonte.
LAVORO-ISTRUZIONE-TERRITORIO, NESSUN PROFITTO SULLA NOSTRA PELLE, TOR VERGATA LOTTA!
Queste le frasi che aprivano il nostro spezzone, queste le ragioni della nostra determinazione.
Siamo stanchi di vedere le nostre vite sempre più precarie, siamo stanchi di dover combattere contro un sistema che ci affama, ci toglie libertà passo dopo passo, e ci reprime con la forza ad ogni nostro “no”.
Non regge più, a questo punto, l’alibi di coloro che speravano in un radicale ribaltamento della situazione politica italiana conseguente alla caduta del governo Berlusconi, o che in ambito universitario avevano riposto “fiducia nella sfiducia” affinché il DDL Gelmini venisse ritirato. La fiducia rinnovata (nonostante l’esplicito dissenso manifestato vigorosamente ieri in piazza) altro non è che l’ennessima sfacciata dimostrazione dell’ autoritarismo e del corporativismo dei “nostri” parlamentari, che hanno cavalcato la protesta quando hanno ritenuto di poterla usare per mettere pressione contro i loro colleghi, e che l’hanno poi approvata quando il futuro (del loro stipendio) sembrava avere più garanzie dal confronto sulla fiducia.
Con gente di questa pasta non abbiamo niente da spartire, come non abbiamo nessuna intenzione di affidare loro il destino delle nostre vite. La conferma della fiducia non è stata “la fine” di nulla, tantomeno della mobilitazione studentesca per il ritiro del DDL Gelmini. Anzi, non è che un inizio: e la lotta continua.
SOLIDARITA’ AI COMPAGNI FERMATI!
A CHI CRITICA, SI OPPONE E LOTTA: PIENA SOLIDARIETA’
Di seguito il testo del volantino letto e distribuito ieri sera durante il presidio che richiedeva l’immediato rilascio dei compagni fermati durante le violente cariche di ieri a Roma. Presidio che si e’ tenuto davanti alla prefettura di Padova e che poi in corteo e’ andato ad attaccare due striscioni davanti al Bo’ sede dell’Universita’
Oggi martedì 14 dicembre a Roma si è svolta una manifestazione che univa per le strade gli studenti contro la riforma Gelmini, i metalmeccanici, i comitati dei terremotati dell’Aquila, i cittadini di Terzigno e gli immigrati. Una giornata che come obiettivo si poneva la richiesta di sfiducia a questo governo. Consapevoli del fatto che non sono solo i nostri attuali governanti l’origine dei problemi che interessano le nostre vite, bensì un sistema sociale che si basa sull’oppressione dell’uomo, come studenti di questa società sentiamo l’esigenza di non limitarci allo studio ma di utilizzarlo per porci domande su tale sistema. La presenza a Roma, oggi, di diverse categorie, al di là di quella studentesca, dimostra che tale esigenza non è esclusiva dello studente ma di varie componenti sociali che vivono in un clima di insoddisfazione . Quando delle persone non accettano più in maniera passiva il loro quotidiano e decidono di lottare con determinazione contro l’ingiustizia, i meccanismi di repressione entrano in azione. Oggi, a Roma, ci sono stati scontri con le forze dell’ordine che, legittimate dalla fiducia al governo votata in Parlamento, hanno utilizzato oltre ai girotondi delle camionette e ai manganelli anche i gas lacrimogeni causando numerosi feriti. Durante le cariche della polizia sono stati inoltre fermati alcuni studenti, tra questi anche uno di Padova: Francesco, che, come tutti gli studenti oggi presenti in piazza, era lì per esprimere la propria insoddisfazione. Di fronte ad uno Stato che allerta le sue forze poliziesche per colpire il minimo dissenso va rivolta tutta la nostra solidarietà e sostegno a chi decide di opporsi ad una società ingiusta. L
A VERA VIOLENZA E’ NEI PALAZZI DEL POTERE E NON NELLE PIAZZE.
LIBERTA’ PER GLI STUDENTI ARRESTATI A ROMA