Dunque dove eravamo?… Novembre 2010, il ddl 1905 slitta in avanti sospinto da un governo fragile e dalle spallate studentesche…dicembre, occupazioni, blocchi del traffico e della didattica fanno indietreggiare il governo, che tuttavia criminalizza il movimento, non tenta nessuna mediazione …14 dicembre, Roma, chi decide incassa la fiducia alla Camera, per le strade divampa la rivolta.
Piazza del Popolo ci fornisce un assaggio di quella particolare alchimia socio-politica che viene mescolandosi in Italia, come anche nel resto d’Europa. Da un lato c’è una base sociale che subisce la perdita di diritti collettivi e che si eccita, si anima in alcuni suoi settori, dall’altra delle formazioni governative votate all’imposizione populista e autoritaria della legge del più forte (il capitale privato ed il potere baronale, nel nostro caso), non essendo possibile altrimenti. Dalla palude del dibattito parlamentare, comunque sia andato l’iter legislativo dello scellerato provvedimento, emerge chiaro il processo di esecutivizzazione della politica, cioè il passaggio lento dalla finzione della democrazia parlamentare alla realtà dell’imposizione.
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Questo antagonismo fra l'industria moderna e la scienza da un lato e la miseria moderna e lo sfacelo dall'altro; questo antagonismo fra le forze produttive e i rapporti sociali della nostra epoca è un fatto tangibile, macroscopico e incontrovertibile […] Nei segni che confondono la borghesia e i meschini profeti del regresso riconosciamo la mano del nostro valente amico, Robin Goodfellow, la vecchia talpa che scava tanto rapidamente, il grande minatore: la rivoluzione.
K. Marx, Discorso per l'anniversario del People's paper
Ma la rivoluzione va fino al fondo delle cose. Sta ancora attraversando il purgatorio. Lavora con metodo [...] Essa spinge alla perfezione il potere esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di fronte come l'unico ostacolo, per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione. E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l'Europa balzerà dal suo seggio e griderà: “Ben scavato, vecchia talpa!”
K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte
Ok, ok: niente esagerazioni né trionfalismi. Ma se leggete fino alla fine questo post capirete che c'entrano Marx, le talpe e persino la rivoluzione (con la minuscola, perché non è un Mito ma qualcosa che è accaduto ed accade tuttora) con la nostra “piccola” lotta nelle scuole e nelle università... E vedrete anche come questa lotta c'entri davvero con quello che succede oggi in Italia e nel resto del mondo.
Leggi tutto: La vecchia talpa lavora... e scava il terreno sotto la Riforma!
La mattinata del 31 gennaio ha aperto una giornata nera per il movimento studentesco. A Napoli sono stati sgomberati due edifici, lo Spazio Fanon, nei presso dell’Università Orientale e lo spazio ZERO(81), che occupava i locali dell’ex-mensa universitaria; a Firenze e a Milano stessa sorte è toccata alle aule autogestite occupate durante la mobilitazione studentesca di dicembre; il tutto nel giro di poche ore.
Chi ha sottratto questi spazi agli studenti ha colpito la necessità, sentita evidentemente in tutta Italia, di vivere le università (e non solo) in modo “diverso”, da protagonisti più che da utenti. Gli occupanti hanno restituito alla possibilità di un utilizzo aggregativo, culturale e, perché no, politico, dei luoghi precedentemente dismessi e abbandonati (come a Napoli), o utilizzati unicamente per lo svolgimento dell'attività didattica, come se il dare esami a raffica sia l'unico scopo di chi frequenta l'università. Bisogna poi ricordare come le mobilitazioni per il diritto allo studio di questi mesi abbiano trovato nelle aule occupate una naturale base di partenza e di organizzazione, dalle assemblee di facoltà, ai cortei di piazza, facendone in breve tempo dei luoghi simbolo dell'opposizione studentesca alla mercificazione del sistema formativo.
Leggi tutto: 31 Gennaio, sgomberi in tutta Italia: non resteremo a guardare!
Sulle violenze del 14 dicebre a Roma
Bertold Brecht scriveva: che cos’è la rapina di una banca in confronto alla sua fondazione? Una possibile parafrasi potrebbe essere cos’è la violenza dei manifestanti in confronto a quella istituzionale. La violenza infatti che fa parlare i politici, partiti e pennivendoli, ma anche i cosiddetti non violenti del movimento, è sempre quella che si verifica nelle strade, da parte di “provocatori”, con l’intento di creare la consueta divisione fittizia tra buoni e cattivi. Arginare le frange estremiste, maggiore e più razionale uso della polizia nel reprimerle, il tutto per mantenere la protesta entro i confini della legalità o della “ragionevolezza” e non cambiare nulla. Come se per cambiare davvero qualcosa bastasse sfilare per le vie di una città o bloccare il traffico per qualche ora. Ciò abbiamo imparato che non basta! Quando la rabbia fiorisce lo scontro è il minimo che si può fare. L’azione diretta è una delle risposte alla violenza del potere. Violenza che non si limita soltanto alle cariche della polizia durante le manifestazioni di cittadini in difesa della loro terra (vedi Terzigno), ma anche nei posti di lavoro dove le leggi democratiche dello sfruttamento causano la morte di migliaia di lavoratori (alla faccia della propaganda ministeriale sulla sicurezza sul lavoro), nei confronti degli immigrati, delle popolazioni che subiscono la presenza delle forze armate italiane nel mondo. Una violenza che è intrinseca ad un sistema che si regge sulla oppressione da parte di una minoranza al potere nei confronti della maggioranza della gente. Questa violenza non può estinguersi con raccolte firme, riforme o con i vari appelli ad una democrazia che rispetti maggiormente la Costituzione.
Tutto questo va cambiato con una reale opposizione al di fuori della mediazione istituzionale considerando come nemici i reali complici di questo sistema. Se le manifestazioni di Roma non si sono limitate a mostrare il proprio dissenso verso il governo ma anche contro la polizia, le banche, la sede della Protezione Civile (responsabile della gestione di tipo totale della situazione post terremoto a L’Aquila, speculando sulla disperazione della gente) e un insieme di simboli che ci tengono sempre più legati alle catene dello sfruttamento, vuol dire che chi ha alzato la testa in questa direzione ha capito che non è un ddl della Gelmini che ci mercifica i saperi, che le conquiste si ottengono con la lotta reale e che nulla ci sarà concesso se non incominciamo a pensare che molte cose bisogna prendersele, anche con la forza. La lotta di tutti coloro che hanno messo a ferro e fuoco alcune vie di Roma è la lotta di tutti quei lavoratori che ogni giorno vengono sfruttati da un padrone per otto ore al giorno e con la garanzia delle leggi decise in parlamento, di tutti quegli immigrati che subiscono quotidianamente l’orrore dei CIE e la paura di esserne rinchiusi a causa della mancanza di un documento, in pratica di tutti gli sfruttati. Non ci interessa indicare quale siano i metodi migliori da utilizzare, ognuno può decidere da sé quale scegliere in misura delle sue convinzioni, del contesto, e anche della sua determinazione, ma ci preme dire che la violenza contro il potere è legittima in quanto difesa di fronte ad una violenza ben più grande e organizzata.
Sarebbe stupido alzare le mani di fronte a questo.Se ci si accorge di essere schiavi legati ad una catena, che senso ha chiedere che questa venga allungata?
Spezziamola!
Mentre eravamo alle prese con la quotidiana rassegna stampa ci siamo imbattuti nella "Lettera ai ragazzi del movimento" scritta da Saviano. Considerato che i "ragazzi" cui si rivolge e di cui parla siamo noi, abbiamo deciso di scrivere qualche riga di risposta.
Dici che siamo coetanei (in realtà siamo un bel pò più giovani di te) e quindi d'ora in poi ti daremo del "tu". Non ci piacciono i preamboli pomposi, il "bel dire", per cui entriamo subito nel vivo. La tua lettera pone infatti tanti di quegli elementi da sviscerare che non c'è tempo da perdere. E scusaci in anticipo se i toni saranno a volte un po' accesi, ma la rabbia che ci pervade non riusciamo proprio ad esprimerla con parole gioiose, con canti e balli.
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