Comunicati


Oggi mi alzo e blocco i treni 

Questo, è il pensiero che migliaia di studenti hanno fatto la mattina del 30 novembre 2010


Durante le mobilitazioni studentesche dell\'anno passato un grande movimento si è opposto ad una riforma dell\'università che, come le precedenti, vuole un' università sempre più classista e schiava delle logiche di mercato. Un' università non come luogo di confronto e crescita qualitativa, ma sempre più come esamificio, che allena lo studente ad apprendere il più velocemente possibile pacchetti d\'informazioni preconfezionate.

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Esprimiamo completa solidarietà ai compagni del C.P. Gramigna, visitati stamane (28/09) dalla sbirraglia.

È significativo dei tempi in cui viviamo l’operazione di polizia che oggi ha colpito 4 compagni padovani con perquisizioni nelle loro abitazioni e nela sede politica dell’associazione “Nicola Pasian” e il sequestro di materiale di vario tipo (pc, scarpe, volantini di 4-5 anni fa, fotocopie di un libro di Mao, edito da 80 anni etc).

Il vasto sperpero di soldi pubblici di cui parliamo è legata ad un volantino comparso sui muri di Padova 3 settimane fa. Il volantino ironicamente, denunciava il sindaco di Padova per le sue politiche razziste, xenofobe, speculative, per la militarizzazione della città, per la continua opera di riabilitazione del fascismo (a causa della concessione di spazi e della partecipazione alle varie iniziative che Casa Pound e altri gruppi di fascisti organizzano in città con scadenza regolare) e per l’appoggio del suo partito, Pd, alle guerre imperialiste, “condannandolo” alla pena di anni 20 di lavoro alle presse in fonderia.

Nel verbale di denuncia leggiamo che i compagni sono accusati di aver incollato tali volantini sui muri, ma cosa ancora più grave di minaccia a pubblico ufficiale e istigazione. Inoltre viene rilevato come venga inflitto al sindaco un male ingiusto condannandolo a 20 anni di lavoro: forse finalmente si sono accorti anche loro di come lavorare,non 20 anni, ma una vita intera in fabbrica sia veramente la peggior condanna.

In un contesto internazionale caratterizzato da un clima sempre più incandescente si intensifica la caccia alle streghe probabilmente in vista di un autunno che promette scintille a partire dalla grande mobilitazione del 15 ottobre a Roma preparando un terreno di divisione con il solito schema di “buoni e cattivi”

Anche alla luce di questo atto di repressione e intimidazione rialanciamo l’importanza della partecipazione alla manifestazione del 15.
 
Oggi, 6 settembre, tantissime città, da nord a sud, sono state attraversate da cortei in occasione dello sciopero generale proclamato da Cgil, Usb, Slai Cobas e altre sigle sindacali di base. Anche a Napoli il corteo del sindacalismo di base, che ha visto la partecipazione di non solo di lavoratori, ma anche di studenti, disoccupati e movimenti sociali, ha sfilato combattivo per la città; ha portato allo scoperto la rabbia sociale che in questi mesi è covata di fronte all’ennesimo attacco portato avanti contro tutti i lavoratori e i settori sociali più deboli.

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La mattina del 13 giugno, a Firenze, è stata messa in atto l’ennesima azione repressiva da parte delle forze dell’ordine nei confronti di numerosi compagni. Il bilancio è di 6 persone agli arresti domiciliari con pesanti restrizioni (non possono nè vedere nè sentire nessuno), 9 persone con obbligo di firma ed un compagno in carcere.

Questi provvedimenti sono stati presi in seguito ai fatti avvenuti a Firenze tra il 4 e il 21 maggio; oggi, come allora, siamo scesi in piazza contro chi prova, con un’immensa montatura giudiziaria, a fermare il movimento fiorentino.

Già il 4 maggio, infatti, erano stati notificati pesanti provvedimenti cautelari a carico di 22 studenti: 5 agli arresti domiciliari e 17 con obbligo di firma. Su alcuni di questi grava anche l’accusa di associazione a delinquere. Un’accusa che nega anche la dignità politica delle lotte portate avanti dal movimento a Firenze come in tutta Italia. Movimento da sempre in prima fila nelle lotte sociali, per una scuola e un’università pubblica, per il diritto alla casa, contro l’apertura di CIE e di covi fascisti nella nostra regione, per un trasporto pubblico, al fianco dei centri sociali e contro le speculazioni edilizie.

La violenza e la trasversalità con cui si è abbattuta la scure della repressione su studenti e lavoratori rappresentano una pericolosa deriva verso uno stato di polizia. La scientificità con cui si cerca di cancellare quelle realtà e quei movimenti nati e partecipati dal basso, rovinando le fedine penali e le vite di centinaia di giovani e meno giovani “colpevoli” di cercare di cambiare una realtà fatta di precarietà e sopraffazione, rivela lesistenza di un disegno preciso di cui magistrati e forze dell’ordine, più o meno consapevolmente, rappresentano l’aspetto coercitivo.

Quest’ondata repressiva, che vede in tutto 35 persone sottoposte agli arresti domiciliari o all’obbligo di firma per un totale di quasi 100 indagati, è solo un evidente tentativo di fermare chi, con le proprie lotte tenta ogni giorno di mettere in evidenza le contraddizioni di questa realtà, portando sempre più persone a sostenere certe idee e certe pratiche. Nell’attuale contigenza storico-economica, reprimere quanto più velocemente e massicciamente qualsiasi reale opposizione, anche se non immediatamente in grado di mettere in pericolo il sistema nel suo complesso, diventa necessario per la sopravvivenza stessa di quei poteri il cui unico scopo è perpetrarsi nella propria posizione di privilegio.

Rispetto ad un simile esercizio di violenza impropriamente chiamata giustizia nessuno dovrebbe e potrebbe sentirsi al sicuro.

Per questo riteniamo che l’unica risposta possibile sia quella di resistere e continuare sulla strada intrapresa; in pericolo non c’è solo la libertà di chi lotta ma i diritti di tutti.

Tutti liberi, tutte libere

COLLETTIVO POLITICO * SCIENZE POLITICHE


Il CSC esprime solidarietà a Nuri Ahusain Shahib e agli altri studenti libici arrestati nei giorni scorsi dalla Digos di Perugia coordinata dal Gip Luca Semerano.
L’inchiesta giudiziaria e l’azione di polizia che ha portato all’arresto dei dirigenti della Lega degli studenti libici in Italia, accusati di costruire un fronte internazionale di appoggio al legittimo governo libico, è un fatto gravissimo che deve mettere in allarme tutti i sinceri democratici e pacifisti italiani. Quella che e stata presentata come l’ennesima operazione di antiterrorismo è in realtà una vera operazione di guerra in territorio italiano contro il governo di Tripoli e un tributo che il governo e la politica italiana pagano al governo di transizione di Bengasi per avere un riconoscimento nella Libia post Gheddafi.
La lega degli studenti libici in Italia si è espressa fin dai primi giorni contro l’intervento occidentale in Libia e in sostegno al governo libico che subisce ancora una volta l’aggressione colonialista dei paesi occidentali diretti manovratori dei ribelli di Bengasi.
Ciò a cui stiamo assistendo è una vera e propria sottomissione del diritto e delle garanzie costituzionali agli interessi di guerra, pratica che non si era mai registrata nel nostro paese dalla fine della seconda guerra mondiale.
Dopo la concessione di ingenti finanziamenti al CNT in cambio della produzione e della consegna di 100mila barili di greggio al giorno stabilita dal vertice del gruppo di contatto sulla Libia di Abu Dhabi, la condotta di una operazione come questa era il naturale prosegui di un conflitto che ha fatto della sua assimetria una strategia di guerra. In pochi mesi siamo passati dalla costruzione del nemico perfetto, attraverso una informazione menzoniera e totalmente priva di alcun riscontro nella realtà, ai bobombardamenti e al congelamento del fondo sovrano libico ad azioni di polizia e guerra internazionale come quella di Perugia. E’ un chiaro cambi di marcia della politica estera italiana ed Europea. Sono passati solo 8 anni dal rapimento da parte dei servizi di sicurezza americani dell’Imam di Milano Abu Omar, sostenitore della resistena afghana e irakena,che tanta indignazione aveva suscitato nell’opposizione democratica e civile italiana ed ora
siamo noi a dimostrare agli alleati della Nato che abbiamo diligentemente imparato i loro metodi e il loro modo di combattere una guerra senza frontiere che mira ad annientare gli oppositori in ogni paese senza nessun rispetto nè del diritto internazionale né di quello nazionale.
Il più o meno tacito accordo con l’intervento armato in Libia di gran parte delle organizzazione e delle realtà che furono protagoniste dei movimenti contro le precedenti avventure militari ha fatto si che questa guerra venga combattuta tutti i giorni, su tutti i fronti nel totale silenzio e disinteresse dell’opinione pubblica e dell’informazione italiana.
Questa ennesima montatura giudiziaria contro gli oppositori dell’ordine mondiale imposto dalle superpotenze occidentali, ci costringe ad una estrema vigilanza di fronte al continuo restringimento di spazi di democrazia e di libertà di opinione nel nostro paese. È innammissibile che in un paese che a parole si dichiara democratico e soprattutto non ufficialmente in stato di guerra, si assista all’arresto arbitrario di cittadini che hanno come unica colpa la lealtà al proprio paese e il rifiuto della guerra di rapina contro i popoli.
Costruire un radicato e popolare movimento contro la guerra in Libia e contro tutte le guerre imperialiste diviene una urgente necessità non solo per garantire l’autodeterminazione dei popoli ma, la stessa democrazia nel nostro paese.
Come studenti esprimiamo tutta la nostra vicinanza e gratitudine alla Lega degli studenti libici in Italia che in questi mesi a contribuito in modo determinate alla difesa della verità e della pace in Libia e nel mediterraneo.

COLLETTIVO STUDENTI COMUNISTI-BOLOGNA
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