Comunicati

Sono mesi che cerchiamo di sostenere i NO TAV in val di Susa. Fin da principio ci è sembrato importante parteciparvi e portare nella nostra città un po’ di quella lotta, sia per quanto riguarda l’informazione sia per il coraggio e la determinazione che i valligiani dimostrano nel non capitolare di fronte ad un progresso che calpesta le loro e le nostre vite.

Non staremo a ripetere nuovamente i motivi che ci spingono contro l’Alta velocità e nemmeno gli interessi del Capitale in quest’opera, vogliamo per una volta cercare di esprimere le nostre passioni. La gioia che proviamo quando mettiamo piede in quella terra di montanari testardi e ribelli ci dà la carica per tornare a fare meglio di prima, continuando a scegliere la strada in salita che più ci contraddistingue ma che con più forza e convinzione riprendiamo a percorrere.

Giovedì 1 dicembre, nella facoltà di Scienze Politiche di Milano, ha avuto luogo una giornata di mobilitazione antifascista, per ostacolare lo svolgersi di un’iniziativa

 

 organizzata da Azione Universitaria, gruppuscolo legato a quella che fu Alleanza Nazionale, faccia pulita nel panorama del neofascismo del nostro paese. Con il beneplacito dell’università tentavano infatti di mettere in scena una conferenza sulla crisi in Europa, la situazione italiana, e le possibili soluzioni; come relatori Renato Besana (giornalista di Libero noto per le sue collaborazioni con Forza Nuova) e Oscar Giannino (apologeta del neoliberismo più sfrenato sempre presente in molti talk-show spazzatura). Ovvero, ci venivano a spiegare come risolvere la stessa crisi che loro stessi hanno contribuito a creare in anni e anni di governo.

Dall’assemblea fatta Mercoledì, è nata quindi l’esigenza di costruire un momento di lotta condiviso: decine di studenti si sono raccolti nel cortile già dalla mattinata, con banchetti informativi, interventi, musica, pranzo sociale. I fascisti sono arrivati, come da copione, protetti da un impressionante spiegamento di forze di polizia. Sono entrati da una porta di servizio, mentre tutta la facoltà e i suoi accessi erano presidiati da studenti. Quella che doveva essere una pubblica conferenza in aula 26 si è trasformata quindi in un’esigua presenza (senza conferenza e senza un relatore) nell’aula 3, sorvegliata a vista da schiere di polizia in borghese dentro la facoltà e celerini nelle vie adiacenti pronti ad intervenire.

Qui c’è da essere chiari: questi soggetti, che ci impongono i tagli all’università, le missioni militari, la continua precarizzazione del mercato del lavoro, ora si scandalizzano se qualcuno gli nega l’agibilità politica; ma la cosa non deve stupire: proprio coloro – studenti e lavoratori – che subiscono ogni giorno gli effetti delle politiche da macelleria sociale di questi politicanti, si sono opposti praticamente, e con determinazione, alla loro presenza in facoltà.

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Il 18 novembre 2011 è avvenuto un episodio di aggressione neofascista ai danni di alcuni compagni del Collettivo del Capponi-Machiavelli e della Rete dei Collettivi. Tre individui di Casaggì, gruppo neofascista che si definisce “non conforme”, nonostante sia lautamente finanziato da una parte del Pdl, hanno attaccato alcuni studenti del Collettivo mentre questi invitavano gli altri a buttare negli appositi cestini i volantini distribuiti dagli adepti di Francesco Torselli(consigliere comunale Pdl e grande estimatore del generale fascista Corneliu Zelea Codreanu) e Achille Totaro (senatore Pdl, e promotore di una legge per l’”equiparazione” fra partigiani e repubblichini fascisti).

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>> alcune istantanne della giornata

 

Oggi 17 novembre migliai di studenti medi, studenti universitari e lavoratori più o meno precari hanno sfilato per le strade di Napoli contro i tagli e le manovre varate dal governo appena caduto e contro il governo della BCE rappresentato da Mario Monti e dai suoi "tecnici".

Gli studenti in piazza non hanno solo protestato contro le riforme che stanno distruggendo il sistema formativo e cancellando il diritto allo studio, ma anche contro le politiche economiche di questi anni che hanno avuto come unico risultato quello di togliere diritti, impoverire ampie fasce della popolazione, tagliare migliaia di posti di lavoro.

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La manifestazione del 15 ottobre ha visto emergere con forza una generazione precaria che ha rivendicato a gran voce un nuovo protagonismo politico.


Centinaia di  migliaia di persone hanno voluto esserci, sono rimaste e non sono scappate davanti alle cariche  nonostante le difficoltà e le perplessità, hanno reagito in massa all'aggressione poliziesca e hanno infiammato piazza San Giovanni con la loro rabbia. Quello che abbiamo realmente vissuto è una piazza con una straordinaria conflittualità, come non avveniva da parecchi anni, anche se alla base di tutto c'è stata la sottovalutazione generale della rabbia di questa generazione di studenti e di precari senza futuro. Rabbia sottovalutata sia dalle organizzazioni promotrici che da parte di chi ha realizzato in piazza pratiche di conflitto puramente autoreferenziali.  Già il 14 dicembre e lo scorso autunno la rabbia  si era espressa nelle piazze del paese, sperimentando pratiche conflittuali cortei non autorizzati, occupazioni, boicottaggio di luoghi simbolo dello sfruttamento e del capitale finanziario, blocco simultaneo delle strade delle metropoli italiane, riappropriazione di spazi con occupazioni di università e scuole. Per questo era inevitabile che la rabbia esplodesse e per questo non crediamo sia opportuno fare una critica sull'opportunità e sulle modalità di quelle azioni di sabotaggio metropolitano, anche se, di fatto, hanno ostacolato un percorso politico di mesi, autorganizzato nelle pratiche e di massa nella partecipazione.

 

Leggi tutto: [Palermo] 19/10: Dopo il 15 Ottobre. Rilanciamo pratiche di lotta autorganizzate!