
È nauseante il modo in cui la notizia viene presentata dai principali media nazionali, “embedded” esattamente come gli analoghi statunitensi, sempre pronti a sostenere la nostra politica estera e a riportare la versione dell'Esercito. Nella ricostruzione ufficiale – la sola versione che ci è dato di sapere, nonostante la “pluralità” di diversi giornali e TG – si ripete ossessivamente la parola “incidente”, si insiste sul fatto che la macchina procedeva “a forte velocità”, che non si era fermata ad un “alt” intimato con un gesto della mano (!), che i colpi sono stati esplosi prima “in aria”, poi “per terra”, poi addirittura sul “vano motore”. Si dice addirittura che il modello dell'auto sia quello “più usato come autobomba dai terroristi”, insinuando che in fondo la famiglia se l'è cercata. Tutto va nella direzione di giustificare gli “italiani brava gente”, che stanno lì a distribuire caramelle e mai sparerebbero contro civili inermi. Se poi “capita”, è colpa loro. Peccato che questi “incidenti”, in Iraq ed in Afghanistan, siano capitati piuttosto spesso!

Il 23 aprile 2009 avrebbe dovuto tenersi una festa di autofinanziamento all’interno dell’edificio D5 del Polo delle Scienze Sociali di Novoli, organizzata dal Collettivo Politico di Scienze Politiche. Alle 18.30 sono apparse tre camionette della Polizia parcheggiate subito fuori il Polo, ed un nutrito gruppo di agenti Digos ha minacciato lo sgombero dell’edificio nel caso in cui gli studenti fossero rimasti dentro. Poiché gli studenti hanno deciso di rimanere, gli agenti hanno circondato l’edificio D5, coadiuvati dalla presenza dalla Polizia che nel frattempo era entrata nel Polo. Hanno impedito l’ingresso di studenti giunti per partecipare alla festa, minacciando di identificare e denunciare chiunque fosse uscito dall’edificio; hanno inoltre staccato l’elettricità, provocando lo spegnimento delle luci (quelle di emergenza comprese), lasciando gli studenti (un centinaio di persone) riuniti in assemblea al buio.
