Comunicati

I giorni 29 e 30 giugno sono stati per Berlusconi l’ennesima passerella che sa di beffa in una città, Napoli, che sembra occupare un posto di rilievo nelle attenzioni del premier.
Una città che negli ultimi anni lo ha visto all’opera nel tentativo, miseramente fallito, di tamponare il problema rifiuti; nella incredibile militarizzazione di un territorio che già sopporta la presenza di imponenti strutture militari; nell’utilizzo della retorica dell’emergenza per sperimentare tecniche nuove e più feroci di repressione, controllo del territorio e criminalizzazione del dissenso.

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Il 23 aprile, con uno dei suoi soliti coupe de theatre (vedi video), Berlusconi ha scelto di spostare l’incontro conclusivo del G8 dalla Maddalena all’Aquila.
 
Con l’annuncio del corteo nazionale all’Aquila contro il G8 del 10 luglio sembra essersi intensificata la campagna diffamatoria dei media che, facendo vero e proprio terrorismo psicologico (vedi articolo di “Panorama”), parlano di “finti volontari infiltrati nei campi per radicalizzare i malumori”.
 
Si sta consumando l’ultimo atto di un’operazione volta a depotenziare le lotte e a reprimere qualsiasi forma di dissenso: la frammentazione del vertice in una serie di incontri “tematici”, l’intensificazione della repressione, della militarizzazione e del controllo poliziesco (dalle continue perquisizioni e identificazioni, fino all’esplosione mediatica, con incredibile tempismo, di un caso giudiziario che vedrebbe le “nuove br” interessate a colpire il vertice delle Maddalena), l’aver ricattatoriamente portato avanti l’assurda equazione secondo la quale chi protesta contro il G8 sarebbe nemico e danneggerebbe le popolazioni colpite dal terremoto e l’annuncio della “calata dei barbari” dagli altri paesi d’Europa (il sempre utile spauracchio dei “black block”), avrebbero dovuto creare un clima tale da farci desistere dal manifestare contro “i Grandi della Terra” riuniti all’Aquila.
 
Non siamo caduti nella trappola della criminalizzazione delle lotte, non abbiamo introiettato lo sguardo colpevolizzante della controparte e abbiamo scelto di denunciare, ancora una volta, chi semina morte, distruzione e sfruttamento in tutto il pianeta.
 
Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli
http://cau.noblogs.org/
NO AI CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE
FERMIAMOLI A CAMPI CHIUDIAMOLI OVUNQUE
 
Nabruka Mimuni si è impiccata nel Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Ponte Galeria (Roma). Nabruka aveva 49 anni, un marito, un figlio e viveva in Italia dal 1991. Il giorno dopo la sua morte sarebbe stata rimpatriata nel suo paese d\'origine, la Tunisia.Era stata fermata il 24 Aprile e rinchiusa in un lager di stato chiamato CIE perchè sprovvista del permesso di soggiorno.I CIE non sono altro che i “vecchi” CPT (Centri di Permanenza Temporanea) ossia delle carceri-lager in cui gli immigrati possono essere rinchiusi fino a 6 mesi, in attesa dell'espulsione, senza aver commesso alcun crimine e senza poter usufruire del diritto alla difesa.
 

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Pare che ieri il piazzista di Arcore si sia presentato a Washington con un pacchetto di cravatte Marinella. Non era l'unico regalo che portava a Obama: dovendo far ben fruttare quei dieci minuti che il l'“abbronzato” leader statunitense gli ha sdegnosamente concesso, il premier ci ha messo anche, fra leccate di culo, assicurazioni in vista del G8, disponibilità a “ospitare” detenuti di Guantanamo, la promessa di mandare in Afghanistan altri 300-500 soldati e due arei Tornado. Così, fra tanta simpatia e strette di mano, l'Italia è tornata a casa con la gioia demente di essere definita anche da Obama – e non solo da quell'alcolizzato/visionario/fondamentalista di Bush – “un alleato cruciale”.

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RILANCIAMO LA MOBILITAZIONE CONTRO IL G8

Anche se manca meno di un mese all’apertura dei lavori del G8 2009, il percorso di contestazione del summit è irto di difficoltà e ancora carente di momenti di riflessione collettiva. Al tentativo del governo di frammentare le lotte, disseminando in tutto il territorio vertici “settoriali”, si è aggiunta l’ipocrita speculazione sul dramma vissuto dalle popolazioni abruzzesi, che mira a fomentare le paure più irrazionali della gente, aizzando gli animi contro una paventata “calata dei barbari” che aggiungerebbe distruzione e disordine alla già tragica situazione abruzzese. Da questo punto di vista, la mossa di spostare il vertice dall’isola de La Maddalena alla città de L’Aquila - devastata dal sisma del 6 aprile – ha lo scopo di rilanciare l’immagine del governo, preparare enormi progetti speculativi e mettere in difficoltà i movimenti che da anni si oppongono ai vertici internazionali.

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