Comunicati

La progressiva esternalizzazione del lavoro all'interno dell'università ha determinato, negli ultimi due decenni, un peggioramento netto delle condizioni del personale coinvolto accompagnato da un abbassamento della qualità del servizio offerto.

Ne è l'ennesima prova il caso di Luigi M. della società di pulizie La Nitida Vesuviana che di punto in bianco, il giorno 27 Maggio, si è visto comunicare il quasi dimezzamento del proprio orario di lavoro (con un taglio di circa 2 ore e 30 minuti giornaliere) che avrebbe messo definitivamente in crisi la possibilità, per lui e per il suo nucleo familiare, di arrivare a fine mese. Il tutto dopo che solo un anno fa tutti i lavoratori de La Nitida operanti a L'Orientale hanno dovuto subire un taglio di venti minuti giornalieri per l'attuazione del decreto Bersani.
Anche stavolta la responsabilità diretta è doppia: da un lato dell'università, che ha tagliato per le pulizie delle sue strutture un’ora di lavoro giornaliero; dall'altro dell'azienda, che ha cercato di approfittarne rapacemente aggiungendo al taglio un'ulteriore ora e mezza e riversando il tutto su Luigi.

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Una volta che si è spento il cervello, si è tacitata ogni coscienza morale e ci si è messi agli ordini degli apparati più reazionari dello Stato, la vita non dev'essere poi tanto male. Soprattutto in Italia, puoi “divertirti” un bel po'. Puoi insultare, minacciare, pestare, decidere della vita delle persone, restare nell'impunità e magari essere anche ringraziato dalle autorità e dalle televisioni.

Non torniamo – ma si dovrebbe farlo ogni giorno! – sulla macelleria di Genova 2001, per cui nessuno ha pagato (i dirigenti sono stati promossi, i pochissimi condannati non hanno avuto problemi perché i loro reati sono andati in prescrizione). Lasceremo stare anche il caso di Aldrovandi, con i quattro poliziotti che avendo picchiato a sangue un diciottenne fino a causarne la morte, e insabbiato poi le prove con la complicità dei capi, sono stati condannati in primo grado (!) a soli tre anni e sei mesi...

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In 10.000 ieri abbiamo "avuto il cuore" di scendere per le strade de l'Aquila.
In 10.000 abbiamo attraversato le strade di una città devastata, spettrale, scelta con cinismo dal Governo italiano come palcoscenico dove far andare in scena il vertice degli otto "grandi della terra". Attorno a noi il silenzio. Il silenzio delle tendopoli rinchiuse dal filo spinato nelle quali si consumano le mille difficoltà di chi vorrebbe ricominciare a vivere una vita normale.

Abbiamo sfilato contro i grandi della terra pensando anche a loro, vittime due volte, delle logiche di profitto che hanno fatto crollare le loro case e di quanti stanno speculando sulla loro tragedia (e non ci riferiamo solo al Governo...!). Rifiutando le provocazioni, abbiamo dimostrato di riuscire a non perdere di vista un obiettivo importante e di lungo periodo come quello della critica dura e serrata agli organi di gestione della crisi, e insieme a essere al fianco delle popolazioni colpite dal terremoto.

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Nelle giornate di mobilitazione internazionale contro il G8 a l’Aquila abbiamo visto crescere di ora in ora i numeri della repressione. Nella notte tra il 5 e il 6 Luglio ci sono stati  i primi provvedimenti nei confronti dei compagni che a livello nazionale avevano animato le giornate di Torino contro il G8 dell’Università. Perquisizioni ed arresti in tutta Italia hanno portato 21 compagni in carcere.

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Contro gli arresti e la repressione degli ultimi giorni
a danno del Movimento No G8 continuano le mobilitazioni!
 
Questa mattina, a Napoli, studentesse e studenti delle università napoletane hanno occupato il rettorato dell’università l’orientale per chiedere una chiara presa di posizione da parte della Rettrice Viganoni rispetto alla repressione degli ultimi giorni, che ha portato all’arresto di 21 studenti per le manifestazioni contro il g8 dell’università - tenutesi a torino il 19 maggio - e di altri 8 attivist* arrestat* tra 36 fermat* per le manifestazioni di roma contro l’arrivo dei potenti del mondo: tra gli arrestati ci sono anche 2 studenti attivisti dell’Università Orientale.

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