
La cosiddetta “tregua” di fine gennaio non ha certo messo fine alle quotidiane vessazioni e ingiustizie che i palestinesi subiscono da più di sessant’anni per mano degli israeliani. L’occupazione continua e non possono certo non continuare anche i suoi crimini.
Il 18 febbraio le forze armate israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di Jayyous, in Cisgiordania, arrestando più di 75 persone e trasformando alcuni edifici scolastici in un centro provvisorio per gli interrogatori. Tra i detenuti si trova quasi tutto il Comitato della “Campagna Stop the Wall”, colpevole di organizzare manifestazioni ed azioni di protesta contro il cosiddetto “muro dell’apartheid”. La volontà dell’occupante è chiara: spezzare la resistenza, colpendo quella che è la parte più attiva della popolazione locale: in questo caso giovani e studenti. Ma come più volte ribadito dalle organizzazioni della resistenza palestinese, anche durante i giorni dell’aggressione a Gaza, il popolo palestinese tutto non ha alcuna intenzione di chinare il capo e di subire supinamente la violenza sionista.
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