Comunicati Red-Net

London Calling...

Dagli anni di Margaret Thatcher non si vedeva tanta gente scendere in piazza per protestare contro le politiche draconiane del governo britannico.

Nel 2010 sono gli spropositati aumenti delle tasse universitarie - prossime a sfondare il tetto massimo delle 3290 sterline, precedentemente previsto, per arrivare fino a rette pari a 9000 sterline (qui l’articolo in cui spiegavamo più dettagliatamente le misure previste) - a provocare la dura risposta di studenti, professori e lavoratori del settore della formazione.

Il governo conservatore di Cameron ha infatti reso pubblica e chiara a tutti la strategia che ha intenzione di perseguire: far pagare la crisi alle classi subalterne, inasprendo la selezioni di classe e rendendo sempre più invivibili le nostre vite.

Parlando di università questa politica si declina sotto forma di tagli indiscriminati, aumenti vertiginosi delle tasse a carico degli studenti e la pressoché certa chiusura di numerosi corsi di studio ritenuti poco produttivi (per i profitti delle aziende naturalmente!). Tutto questo dovrebbe forse ricordarci qualcosa?
 
Ieri, 10 novembre, in 50.000 hanno riempito le strade della capitale britannica per far sapere a tutti cosa ne pensano di queste misure. Numeri che vanno ben al di là delle più rosee previsioni. Hanno sfilato per le strade principali di Londra gridando il loro dissenso.
 
Alcune migliaia non si sono accontentate di questo. Individuando nel principale partito di governo il massimo responsabile delle misure "all'insegna dell\'austerità" che l’esecutivo si appresta ad imporre, hanno deciso di entrare nel quartier generale dei Tories (il partito conservatore, di cui è leader il premier Cameron). Dapprima un lancio di uova; poi la rottura delle vetrate: e così, mentre in migliaia assediavano la Millbank Tower, alcune centinaia di manifestanti sono riuscite ad accedere ai 120 piani dell’edificio, arrivando fino al tetto. L’azione ha colto evidentemente di sorpresa la polizia che però, una volta arrivata, ha servito anche in questo caso la razione di repressione che è solita offrire: il bilancio della giornata parla di 14 persone ferite (3 sono poliziotti) e di almeno 32 arresti.
 
Il sindaco della capitale e numerosi politici hanno subito fatto a gara per sentenziare che le forze dell’ordine sono state troppo tenere, che ci vuole più repressione per chi osa mettere in discussione le regole del gioco, per chi osa alzare la testa. I mass media hanno immediatamente dato vita ad una campagna di criminalizzazione dei manifestanti che hanno occupato la Millbank Tower. E i sindacati studenteschi (in maniera identica a quanto accade anche qui in Italia), ribadendo una volta di più quale sia il loro ruolo, ci hanno tenuto tracciare la solita distinzione tra i manifestanti pacifici (buoni) e quelli violenti (cattivi), “condannando nella maniera più assoluta” le azioni messe in campo da questi ultimi.
 
Ma la rabbia espressa dai giovani arrivati a Londra da tutta la Gran Bretagna è la stessa vista nelle strade di Atene; identica a quella che percorre a tutt’oggi le strade francesi, dopo giorni di sciopero generale, di occupazione di fabbriche, scuole e università. È la stessa che prova chiunque di noi, sempre più stretto tra un presente fatto di sfruttamento e un futuro di angustie, angosce e annullamento di qualsiasi prospettiva di una vita dignitosa. È la rabbia di chi ha rotto il meccanismo dell’assuefazione al capitalismo, di chi vuole lottare per costruire percorsi collettivi di uscita dalla crisi che siano finalmente vettore di riscatto per le classi subalterne.
 
È per questo che le loro parole sono anche le nostre:
“Siamo contro i tagli, solidali con tutti i poveri, gli anziani, i disabili e i lavoratori colpiti. Siamo contro tutti i tagli e contro la mercificazione dell’educazione. Stiamo occupando il tetto del quartier generale dei Tories per mostrare la nostra contrarietà al sistema tories che attacca i poveri e aiuta i ricchi. Questo è solo l’inizio.”
 
 
Video della manifestazione e dell’occupazione del quartier generale dei Tories: [Skynews] [Telegraph] [BBC] [Corriere della Sera] [Russia Today]
 
 

London's burning

Ieri, 10 novembre, a Londra, migliaia di studenti sono scesi in piazza a protestare sopratutto contro i tagli ai finanziamenti pubblici alle università e i conseguenti aumenti delle rette.

 

 

Esasperati dal continuo aumento di tasse universitarie, esasperati dalla mancanza di prospettive solide per il futuro lavorativo e per un manifesto disinteresse del governo di destra rispetto alle problematiche legate al mondo universitario gli studenti si sono recati in corteo fino al quartier generale dei Tory a Londra, la Millbank Tower prendendola d’assalto e occupandola, sfondando le barriere della polizia.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza a questi studenti che, prendendo coscienza del proprio ruolo all’interno della società, non solo hanno fatto valere un loro diritto, ma hanno seguito anche il dovere che ogni persona ha di intervenire attivamente nelle decisioni politiche. E’ importante conoscere le pratiche di lotta messe in campo negli altri paesi europei dagli altri studenti, Inghilterra in questo caso, in risposta alle decisioni governative. Non è importante perché speriamo in un ‘copia-incolla’ di queste pratiche ma per alimentare e sviluppare il dibattito su quali altre strade percorribili il movimento italiano, a Padova come altrove, possa prendere. È infatti innegabile che una lotta vincente è una lotta faticosa, che vede tutti determinati e partecipi in prima persona, che si declini in aspetti di imprevedibilità e non che riproponga le solite pratiche ‘trite e ritrite’, che ricerchino la semplice risonanza mediatica. Risonanza che puntualmente non si verifica dato il silenzio stampa imposto dal potere ai suoi organi propagandistici, (i giornali, le televisioni) riguardo alle iniziative promosse dai movimenti di protesta ed opposizione. Il corteo di protesta è nato come il più potente mezzo che le persone hanno per esprimere il loro dissenso nei confronti delle imposizioni governative, il suo unico fine è quello di portare dei risultati pratici, immediati.
 
Nel momento in cui si organizza una protesta o un corteo e si concentrano le attenzioni solo su come riuscire a rendere clamorosa e visibile tale protesta, il fine non sarà più quello di ottenere dei risultati pratici una volta per tutte, ma sarà semmai quello di agghindare, colorire il corteo-sfilata. In questo modo ci si priva del più importante mezzo di democrazia diretta dato alle persone e lo si trasforma in un evento sociale(come lo è una festa, il cui unico risultato sarà quello della condivisione delle foto e i filmati su facebook), null’altro.

In vista della scadenza del 17 novembre, quando studenti e precari scenderanno in piazza, costruiamo un percorso alternativo, valido.

Video dell’occupazione

Da Rennes a Padova, da Londra ad Atene

Student of Europe: RISE UP!!!

Collettivo 808 - Padova

 

29 ottobre 2010, Ciudad de Juarez, Messico.
La polizia spara. Uno studente rimane ferito.

La polizia federale spara contro i manifestanti scesi in strada per una “Kaminata contra la muerte”. Darío Alvarez Orrantia, studente diciannovenne di sociologia della Universidad Autonoma de Ciudad de Juarez (UACJ), viene colpito. Le sue condizioni appaiono subito gravi; per fortuna ora è fuori pericolo. Il colpo di pistola lo ha però costretto a sottoporsi a ben cinque interventi chirurgici per cercare di salvare l’intestino.

In questo video si possono sentire distintamente gli spari della Polizia Federale e si può vedere Darío rimanere a terra dopo esser stato colpito. In quest’altro il giovane è soccorso mentre la polizia continua a stazionare nella zona.

Gli studenti erano diretti al “Foro Internacional contra la Militarización y la Violencia” ma dopo la violenza della polizia sono stati costretti a rifugiarsi all’interno degli edifici dell’università, mentre i parenti e gli amici di Darío sono accorsi in ospedale per stargli vicino, ma anche per proteggerlo da un’eventuale retata della polizia, atto che non di rado le forze repressive compiono dopo episodi simili.

Un comunicato del Foro Internacional contra la Militarización y la Violencia dà bene il senso di ciò che sta accadendo in Messico, dove dietro la lotta al narcotraffico si cela la volontà di intimorire e dividere la popolazione, spezzando qualsiasi tentativo di resistenza alle cosiddette politiche di sviluppo che i governi mettono in campo: “in questa guerra inaugurata apparentemente per smantellare il narcotraffico in questa città di frontiera l’unica cosa che si sta conseguendo è la frammentazione del tessuto sociale.”

Per maggiori info: kaosenlared.net

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli
caunapoli.org
Il 5 novembre a Firenze si svolgerà un processo politico, uno dei tanti che vengono “celebrati”, è proprio il caso di dirlo, in questi anni bui. Sul banco degli imputati 13 persone, colpevoli di aver manifestato contro la guerra mossa dal governo D'Alema nei confronti della Serbia nel lontano 1999. Guerra che viene ricordata con un aggettivo che stravolse i ruoli tra le vittime e i carnefici e cioè come “umanitaria”.
 
Il sostegno spregiudicato che il governo di centro-sinistra diede allora agli interessi economici e strategici interni al nostro paese, venne dipinto come una operazione necessaria alla salvezza del popolo kossovaro. La distruzione delle risorse produttive serbe, l'impunità concessa alla mafia-xenofoba albanese raccolta intorno all'UCK, la successiva spartizione delle risorse naturali e di quelle produttive di quei territori, la destabilizzazione sistematica della ex-Jugoslavia, sono elementi rimasti nascosti dietro un rivoltante gioco delle carte sventolato dai media italiani.
 
Ciononostante, l'opposizione all'intervento NATO in Kosovo si mosse con forza anche a Firenze: in occasione dello sciopero generale convocato dai sindacati di base contro la guerra, il corteo, composto da 3000 persone, terminò in segno di protesta proprio sotto l'ambasciata americana, dove erano schierati i carabinieri in assetto antisommossa. Quello che compresero allora i manifestanti, caricati con i calci dei fucili, raggiunti dai lacrimogeni sparati ad altezza uomo e presi a calci dalle solerti forze dell'ordine, fu l'anticipo dei fatti di Napoli del 2000 e di Genova del 2001, e cioè che non è possibile contestare uno Stato in guerra.
 
Guarda il video delle cariche
 

Leggi tutto: Solidarietà ai 13 condannati per i fatti del 1999

L'anno accademico non è ancora ripreso, la scuola è cominciata da pochissimo, ma già la protesta di studenti, precari, ricercatori, attraversa istituti ed atenei. Le tante iniziative, le assemblee, i presidi, i blocchi, sono dettati dall'esasperazione che sente chiunque viva e lavori nel mondo della formazione. Anni di “riforme”, di centrodestra o di centrosinistra, hanno portato l'istruzione e la ricerca in una situazione insostenibile.
Strutture fatiscenti, mancate assunzioni, contratti precari, rinforzamento dei meccanismi baronali e delle logiche dirigenziali, spazio lasciato ai privati, aumento delle tasse, saperi quantificati in crediti e in stage non retribuiti: chi lavora non ha diritti e gli viene tolta la passione, chi studia impara l'arte dell'arrangiarsi e dell'essere sfruttato.

Leggi tutto: I diritti non si "meritano"... si conquistano! - iniziativa nazionale per il diritto allo studio