78 indagati, 22 misure cautelari, nello specifico 5 arresti domiciliari e 17 obblighi di firma. È questo il prodotto della retata realizzata il 4 maggio a Firenze. Gli attori sono Digos, Ucigos e AISI, vale a dire tutti gli apparati statali dediti più nello specifico alla repressione. I capi d’imputazione sono diversi e svariati. Il più assurdo è sicuramente quello di “associazione a delinquere”: sminuire il conflitto politico al grado di delinquenza comune è il chiaro segno della volontà delle forze della repressione.
Al centro dell’attacco c’è proprio il conflitto. In una società che si vorrebbe senza tensioni sociali, in cui tutti i soggetti istituzionali ed affini parlano di pace e armonia sociale nonostante viviamo un periodo di durissimo attacco ai diritti, alle condizioni di vita e alle prospettive future, bisogna cercare di mettere a tacere le voci e fermare i corpi di chi parla e pratica il conflitto. Ed allora colpire in primis il movimento studentesco, che è stato capace di mettere in campo durante lo scorso autunno una determinazione ed una radicalità che hanno sorpreso molti in tutta la penisola, ponendosi anche come interlocutore per lotte che trascendono gli angusti confini dei nostri atenei, può diventare una priorità.
Leggi tutto: La Repressione non ci fermerà! Solidarietà al movimento studentesco di Firenze

Come coordinamento nazionale studentesco universitario, abbiamo deciso di prendere posizione senza “se” e senza “ma” contro l’intervento militare in Libia, dettato dagli interessi imperialisti delle potenze europee e statunitense in quell’area, piena di risorse energetiche e materie prime vitali per le economie dei paesi occidentali, in competizione tra loro per accaparrarsi una maggiore fetta di controllo economico e militare del paese di turno da assoggettare. Intervento militare che non ha nulla di umanitario; e che quando parla di interesse “nazionale” da difendere fa riferimento a quello delle imprese (ENI, Unicredit, Fiat, Impregilo, ecc.) e non certamente al nostro.
E' un'operazione che miete vittime sia nei paesi coinvolti nel conflitto che all'interno della stessa Fortezza Europa e della società statunitense; mentre le spese militari sono in continuo aumento, altri ingenti tagli colpiscono i servizi sociali (istruzione, sanità, trasporti pubblici, ecc...), peggiorando ulteriormente le condizioni di vita delle classi subalterne. E nel frattempo si alzano muri (veri, come quelli in Grecia o Arizona, o legislativi) per rendere più difficile l’arrivo di immigrati nelle nostre città e per riprodurre la loro condizione di “clandestini” e, quindi, di soggetti più “disponibili” ad un super-sfruttamento nelle nostre imprese o nelle nostre case. Cosa c’entrano le Università in tutto questo? È proprio l’università la culla delle politiche main stream, un tassello fondamentale nel quadro della creazione, implementazione, gestione ed applicazione delle politiche neoliberiste. È compito dell’università, attraverso le facoltà scientifiche e più nello specifico i centri di ricerca, sia migliorare l’”efficienza” dei mezzi militari da sperimentare sul campo sia preservare gli interessi delle aziende private, con cui spesso le università istituiscono vere e proprie convenzioni, come nel caso italiano dell’ENI.
Leggi tutto: Contro la guerra imperialista e la complicità delle università
Non esistevano, dunque, in Italia studiosi seri e coscienziosi? Cosa facevano gli insegnanti universitari di geografia, di storia, di letterature straniere, di diritto internazionale, di cose orientali? Credettero anch’essi alle frottole dei giornali? E se non ci credettero, perché lasciarono che il Paese fosse ingannato? Oppure considerarono la faccenda come del tutto indifferente per la loro olimpica serenità? La risposta a queste domande non potrà essere molto lusinghiera per la nostra generazione.
(Gaetano Salvemini, 1914. A proposito della guerra libica del 1911-1912)
Ormai da qualche giorno vanno avanti i bombardamenti “umanitari” contro la Libia. Una risoluzione dell’ONU ha fornito il paravento dietro cui possono nascondersi i guerrafondai di tutte le latitudini. E così la “coalizione dei volenterosi”, che ora cerca riparo dietro le rassicuranti insegne della NATO, ha potuto scagliare missili Tomahawks, Agm-88 Harm e altri con i cui nomi ci troveremmo purtroppo a familiarizzare se non fosse per la cara informazione di regime che – sia benedetta! - cerca di proteggerci dalle brutture della guerra, nascondendoci accuratamente quelli che in gergo vengono definiti “effetti collaterali”, che poi non sono altro che uomini e donne dilaniati e massacrati dalle “nostre” armi.
Finora – bisogna ammetterlo – le manifestazioni contro la guerra non sono riuscite a fare breccia tra settori maggioritari della popolazione. La guerra “giusta” ha attirato sul proprio carro anche molti di quei pacifisti che solo qualche anno fa scendevano in strada per protestare contro le aggressioni militari in Afghanistan e Iraq. Anche in scuole e università è palpabile la percezione di “normalità”, non ci si sente “in guerra”.
Leggi tutto: Costruiamo l’opposizione alla nuova “guerra umanitaria”!
Il 14 dicembre è stata una giornata storica. Dopo anni di passività e rassegnazione, migliaia di giovani hanno deciso di riprendere in mano il loro futuro e sono scesi in piazza per sfiduciare questo e tutti i governi che negli anni hanno contribuito alla sottrazione sistematica dei diritti sociali.
Scendere in piazza quel giorno era, per noi studenti, una scelta obbligata. Non inserire la lotta al ddl Gelmini in un quadro più ampio avrebbe, infatti, portato il movimento a compiere gli stessi errori fatti durante l'Onda del 2008 in quanto solo l'ampliamento dello spettro di azione, trascendendo dal singolo atto legislativo, può portare ad un reale cambiamento.
Alla manifestazione c'erano più di 100.000 persone e, per quanto politici e sedicenti intellettuali (la lettera di Saviano è esemplificativa)abbiano condaannato fermamente gli scontri di Roma riducendoli all'azione di provocatori, infiltrati e teppisti, noi sappiamo che la realtà è molto diversa.Eravamo in quella piazza. Eravamo dietro quegli scudi. Eravamo con il casco in testa a pretendere un futuro che ci stanno togliendo giorno dopo giorno. E ricordiamo benissimo che, ogni volta che in tantissimi siamo tornati alla carica in via del Corso e ogni volta che le camionette sono arretrate, tutta Piazza del Popolo ha applaudito. Applaudiva chi non era in prima fila, chi era sul Pincio a guardare, chi era arrampicato sull'obelisco: ognuno sentiva come suo quel momento.
Non appena il ddl 1905, la cosiddetta riforma Gelmini, è arrivato alla Camera dei Deputati per ricevere una rapida approvazione, il movimento che si era sviluppato a partire da quest’estate è tornato a scendere in strada, nelle piazze, ad occupare scuole, facoltà, rettorati, tetti. Al progetto di riforma che prevede la cancellazione di qualsiasi futuro dignitoso per tanti giovani e per tanti lavoratori, si sta rispondendo dentro e fuori le aule di scuole e università. Stazioni, ponti e aeroporti vengono bloccati; i palazzi istituzionali vengono presi d’assedio; Confindustria viene individuata come il mandante di questo massacro e le sue sedi vengono prese di mira…
In tutt’Italia, con una certa esplosività, si è sviluppato nelle giornate di ieri e oggi un conflitto che molti, troppi, davano per sopito. E non abbiamo alcuna intenzione di tornare zitti e buoni! Evidentemente le lezioni che si potevano apprendere guardando un po’ il panorama europeo non hanno insegnato nulla al governo, alle istituzioni, alle forze della reazione. Se qualcuno aveva pensato di far passare questa riforma nel silenzio, credendo nella nostra assuefazione al costante peggioramento delle condizioni di studio, di vita e di lavoro, è già evidente che si è sbagliato. Se qualcuno pensasse di metter fine alla nostra protesta usando l’arma della repressione - oggi a Roma sono stati denunciati 27 manifestanti e altri 2 sono stati arrestati – gli dimostreremo già da domani che ha fatto i conti senza l’oste! Non riusciranno a spegnere la scintilla che si è accesa!
Daniele e Mario liberi subito!
Blocchiamo il ddl 1905!
Blocchiamo tutto!
Di seguito una rassegna parziale di articoli, comunicati, video, dalle scuole, dalle piazze, dalle università e dalle strade della penisola…
Leggi tutto: 24 Novembre: Blocchiamo la riforma Gelmini! La mappa delle proteste…