Approfondimenti

Pare proprio che il dibattito sull'università abbia nell'estate il suo periodo “caldo”. Già l'anno scorso fu il mese di luglio ad ospitare una serie di interventi da parte del ministro Gelmini, del ministro Tremonti, della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), di “rinomati” opinionisti, ecc.. Materia della disputa (solo verbale, si badi bene!) era la proposta del governo di avviare una trasformazione del mondo universitario attraverso la scure dei tagli ai finanziamenti. La “communitas” universitaria insorse e presunti intellettuali si schierarono chi a favore del potere centrale del governo, chi a favore di quello locale dei rettori. La CRUI giocò allora un ruolo di primo piano, diffondendo la minaccia di ricorrere a tutte le armi in suo possesso pur di non far passare il provvedimento. Addirittura si minacciò il blocco dell'anno accademico.

È passato un anno e possiamo dare uno sguardo al passato per cercare di capirci qualcosa di più in vista del prossimo inizio dei corsi: le minacce dei rettori si sono dimostrate, alla prova dei fatti, semplici parole al vento, magari urlate, ma pur sempre solo parole. Nessun blocco dell'anno accademico, nessuna protesta degna di questo nome, ma lunghe trattative col governo per cercare di ottenere minuscoli vantaggi, gentili elargizioni di misere briciole.

Leggi tutto: Università: qualche nota sulla politica della CRUI e sulla lettera di Decleva al ministro Gelmini

CI VEDIAMO A L'AQUILA

Otto anni sono passati dal G8 di Genova. Alcuni di noi erano lì, altri erano poco più che bambini. Ma nessuno ha dimenticato quelle trecentomila persone venute da tutto il mondo a manifestare per un altro mondo possibile, per la libertà dalla schiavitù del profitto, per la giustizia e la pace. Nessuno ha dimenticato l'assassinio di Carlo, il massacro di centinaia di manifestanti, le torture a Bolzaneto, la macelleria della Diaz, né il sadismo delle guardie, l'arbitrio di un potere che si assolve, i compagni perseguitati e ingiustamente condannati...
Otto anni sono lunghi, e molte cose sono cambiate. L'agenda della politica mondiale, che avevamo quasi strappato ai segretari del Capitale, ha ricominciato a segnare gli stessi appuntamenti: guerra, sfruttamento, fame, distruzione del pianeta, “lotta al terrorismo”. L'Afghanistan, l'Iraq, la Palestina, le vene aperte dell'America Latina, dell'Asia, dell'Africa, delle banlieue e delle nostre periferie, dei tanti Sud che ci assediano: il sangue di miliardi di persone che stilla senza senso, giorno dopo giorno, per la ricchezza di sempre più pochi, per l'ignoranza e l'indifferenza di troppi.

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Il 4 giugno 2009 la Polizia Nazionale haitiana, coadiuvata dalle truppe ONU della missione MINUSTAH (Missions des Nationes Unies pour Stabilisation en Haïti), ha messo in scena una violenta repressione contro una manifestazione di studenti universitari scesi in piazza per chiedere la pubblicazione della “Legge dell’aumento salariale” adottata dal potere legislativo. Sul campo sono rimasti diversi feriti e fermati; un manifestante è stato raggiunto alla testa da uno sparo.
 
Gli studenti stanno protestando ormai da mesi, unendosi ai lavoratori in lotta, per ottenere da René Preval, presidente di Haiti, la promulgazione della “Legge dell’aumento salariale”, adottata dopo più di due anni di discussioni dai due rami del parlamento nazionale. Senza l’intervento presidenziale, la legge rimane però lettera morta, dal momento che affinché entri in vigore c’è bisogno della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.

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Il 19 giugno 2009, in occasione del decimo anniversario della adesione dello stato spagnolo al Processo di Bologna, un gruppo di studenti ha occupato simbolicamente il Ministero dell’Educazione di Madrid per ribadire la propria contrarietà a questo progetto di trasformazione dell’università.
L’azione è stata organizzata da membri di assemblee e collettivi di diversi atenei dello stato spagnolo che, grazie ad una serie di incontri di livello statale realizzati fino ad oggi, stanno raggiungendo una certa unità di intenti e di pratiche. Gli studenti sono riusciti a penetrare nell’edificio del Ministero e ad esporre sul marciapiede antistante uno striscione che recitava: “Decimo anniversario del Processo di Bologna. Non uno di più! Continuiamo a lottare!” . In seguito hanno distribuito ai passanti il volantino che riportiamo di seguito.

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Negli ultimi giorni l'OCSE, una delle più importanti organizzazioni sovranazionali del capitalismo, si è divertita a sfottere l'Italia. Prima ha constatato che le stime di “crescita”– o di “decrescita”, sarebbe meglio dire, visto che siamo a -5,3% del PIL – erano da rivedere al ribasso, poi ha sostenuto che la ripresa arriverà più tardi del previsto, e sarà comunque debolissima (parliamo del +0,4% nel 2010), poi che la disoccupazione quest'anno continuerà a salire fino al 10%, con un debito pubblico fino al 120%... Il tutto corredato da calo dei consumi, degli investimenti e del commercio estero. Poi, per farsi due risate, l'OCSE ha aggiunto: “tutte le previsioni sono soggette a una forte incertezza”. Insomma, può andar peggio. L'incertezza però non gli impedisce di consigliare la ricetta su misura per noi: ricapitalizzare le banche, fare riforme strutturali per aumentare la competitività, un bel giro di vite sulla pubblica amministrazione...

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