Dopo la mancata ripresa della conflittualità nel primo semestre dell’anno accademico, conflittualità che del resto non poteva di certo partire dalla demagogica e incomprensibile (per la gran parte degli studenti sicuramente) piattaforma rivendicativa fatta votare a tavolino nella due giorni romana del Novembre 2008 e sulla quale i collettivi facenti parte dell’onda ancora sostanzialmente si basano, il movimento tenta di ripartire dallo sciopero generale indetto da un sindacato che non solo insiste nel tornare alla vecchia politica della concertazione che ha disarmato i lavoratori e i precari di fronte ad una crisi come quella che stiamo attraversando e di cui non si vede ancora la fine ma che addirittura sta svolgendo un ruolo di pompiere ai conflitti che cominciano a prendere piede nella società. In merito, vale la pena di ricordare la campagna di raccolte firme che la Cgil ha lanciato a livello nazionale contro gli occupanti di case ma anche la criminalizzazione che ha fatto delle giornate di Torino e che continuamente applica contro le realtà di lavoratori che, organizzandosi indipendentemente dal sindacalismo concertativo, tentano di difendersi dall’attacco che confindustria e governo hanno lanciato contro tutti i diritti conquistati con le lotte negli anni passati.
di Hermann Bellinghausen
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“La meritocrazia è la più alta forma di democrazia – ha detto il ministro Gelmini. Purtroppo l'appiattimento verso il basso avviato dal '68 fa sentire ancora i suoi effetti disastrosi”.
In queste due righe si condensa praticamente tutto lo spirito della riforma del sistema universitario e, più in generale, di quello dell'istruzione. La retorica ministeriale e confindustriale si ammanta di spirito presuntamente meritocratico e di toni francamente antidemocratici. I difetti, le lacune delle nostre università deriverebbero da una sorta di peccato originale: quel '68 considerato uno spartiacque tra un passato mitico e glorioso ed un presente misero e miserevole. Eh sì, perché la democratizzazione dell'università, frutto delle battaglie di quegli anni, avrebbe portato ad una degenerazione degli atenei. Insomma, più studenti meno qualità.