
Il 14 Novembre è stata la giornata di sciopero generale contro l’Austerity, misura imposta dai padroni, dalle banche e dai governi dei vari paesi europei per far pagare la crisi economica – che loro stessi hanno generato – ai lavoratori, agli studenti e ai precari di tutta Europa.
Il 14 Novembre è stata una giornata in cui nelle piazze e nelle strade sono scese migliaia di persone per opporsi a questo sistema di cose: sono state occupate piazze, stazioni e porti, sanzionate banche, agenzie di lavoro interinale e contestati i comizi della CGIL. In tutte le città d’Italia si sono susseguiti cortei molto partecipati e azioni di protesta e rabbia sociale, in alcuni casi pesantemente repressi dalla polizia e dai carabinieri con ripetute cariche, lancio di lacrimogeni e caccia all’uomo nei confronti dei manifestanti.
Nello specifico va messo in luce quanto successo a Roma: alle pesanti cariche si sono aggiunti pestaggi anche nei confronti di passanti, intervenuti spontaneamente per tentare di fermare la brutalità delle forze dell’“ordine”; alle cariche con le camionette e alla chiusura di tutte le vie di deflusso si sono aggiunti i pestaggi subiti in questura da molti dei manifestanti fermati (in totale 128), a cui si vanno ad aggiungere ben 13 arrestati che verranno processati per direttissima con l’accusa di devastazione e saccheggio (reato del passato fascista, usato per reprimere solo il G8 di Genova!).
In momenti di crisi economica e sociale come questi, le uniche risposte da mettere in campo sono risposte di classe; contro chi ci sfrutta, contro chi ci ruba il futuro, precarizzando tutti gli aspetti delle nostre vite; contro chi ci vuole solo merce da vendere sul mercato del lavoro al più basso costo possibile. Sono risposte che governi e padroni temono, tant’è la violenza che mettono in campo per reprimere ogni forma di lotta. Lo abbiamo visto in Val Susa, lo abbiamo visto in Sardegna contro gli operai della Sulcis-Alcoa, lo abbiamo visto il 12 novembre a Napoli, a Roma e in tante altre piazze Italiane oggi, così come in Spagna e in Grecia con i più di 70 arresti effettuati in questi ultimi giorni.
In molte città abbiamo scritto, parafrasando il ministro Fornero, “Stay choosy, choose to fight!”: il capitale cerca di scaricare i costi della crisi su tutti quelli che da troppo tempo sono costretti a pagarla, ma noi abbiamo scelto la lotta, perché siamo sicuri che sia l’unico modo per liberarci da questo stato di cose e pensiamo che il modo più giusto per farlo sia quello di costruire percorsi ogni giorno – non solo nei momenti di mobilitazione e in occasione di una “grande data” - nei propri posti di lavoro, nei propri quartieri, nelle proprie scuole e università.
Ed è proprio nelle università che noi continueremo, come abbiamo sempre fatto, perché sia importante continuare a lottare contro un sistema universitario aziendalizzato, dove ciò che conta sono soltanto le lezioni che ci vengono impartite dai baroni e dove vengono falciate tutte le possibilità di accesso alle classi meno abbienti tramite i tagli al diritto allo studio, che di fatto impongono una selezione di classe all’ingresso dell’università.
“La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più.”
Noi continueremo a resistere. E tu?
Solidarietà a tutti gli studenti, i lavoratori e i compagni fermati o arrestati!
Liberare tutti vuol dire lottare ancora!
Red-Net – Rete delle realtà studentesche autorganizzate