Sono stati giorni intensi quelli trascorsi da venerdì 19 in poi: una passeggiata in Val Clarea (uno dei tanti appuntamenti estivi per il movimento NO TAV) trasformata in una caccia all’uomo per i boschi della Valle, con il supporto degli immancabili gas lacrimogeni, che è continuata in fermi,
pestaggi, molestie ai danni delle centinaia di persone che stavano partecipando al corteo notturno. Ieri si è chiuso un primo capitolo: delle 9 persone inizialmente fermate, 7 hanno affrontato un processo per direttissima e nessuno di loro è stato condannato a passare l’estate e i mesi a venire in un qualunque carcere italiano, nonostante l’accanimento della Procura torinese e dei pennivendoli vari, che sembravano nient’altro che la caricatura di se stessi inventandosi definizioni e ribaltando la realtà.
Si è chiuso solo un primo capitolo perchè Ennio, Matthias, Piero, Alberto, Luke e Marcello sono stati condannati ai domiciliari, mentre Gabriele all’obbligo di dimora. Non possiamo comunque cantar vittoria, anzi, quello che pretendiamo da Napoli è la loro completa libertà, così come lo pretendono i compagni da tantissime città che in questi giorni, seppur lontani fisicamente dalla Valle, hanno espresso solidarietà e complicità.
Al netto di ciò ci vengono da fare due riflessioni e da socializzare un po’ di ragionamenti fatti anche in passato.
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Nell'ultimo anno e mezzo, tutti i provvedimenti presi dal governo dei tecnici, con l'appoggio incondizionato e trasversale di tutti gli schieramenti - dalla riforma delle pensioni, agli attacchi serrati al mondo del lavoro, passando per la spending review e i tagli indiscriminati a tutti i servizi - hanno mostrato in maniera evidente l'intenzione della parte di borghesia italiana più internazionalizzata di adeguare il sistema socio-economico del paese agli standard europei e di accreditarsi agli occhi dei grandi capitali internazionali. Non sono un caso, infatti, i continui riferimenti dei ministri-professori e dei politici ai sistemi mitteleuropei, in particolare all'agognato “modello tedesco”, e cioè a quelli perfettamente funzionali alle esigenze della borghesia europea più avanzata.
Leggi tutto: Il teatrino elettorale e l'università, oltre l'università
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Il 14 Novembre è stata la giornata di sciopero generale contro l’Austerity, misura imposta dai padroni, dalle banche e dai governi dei vari paesi europei per far pagare la crisi economica – che loro stessi hanno generato – ai lavoratori, agli studenti e ai precari di tutta Europa.
Il 14 Novembre è stata una giornata in cui nelle piazze e nelle strade sono scese migliaia di persone per opporsi a questo sistema di cose: sono state occupate piazze, stazioni e porti, sanzionate banche, agenzie di lavoro interinale e contestati i comizi della CGIL. In tutte le città d’Italia si sono susseguiti cortei molto partecipati e azioni di protesta e rabbia sociale, in alcuni casi pesantemente repressi dalla polizia e dai carabinieri con ripetute cariche, lancio di lacrimogeni e caccia all’uomo nei confronti dei manifestanti.

Leggi tutto: Li chiamavano banditi, ci chiamano teppisti, ieri partigiani, oggi antifascisti!