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Siamo andati alla Mostra/Incontro Internazionale "TERRA FUTURA" a Firenze presso la Fortezza da Basso dal 1 al 4 aprile 2004. In particolare siamo stati presenti a due incontri. Quello organizzato sabato mattina dal 'Foro Contadino - Altragricoltura' sull' accesso alla terra e quello organizzato domenica 4 aprile dalla Regione Toscana e dalla 'Commissione Internazionale per il Futuro dell' Alimentazione e dell' Agricoltura' sul tema "Il futuro del cibo" che ha visto la partecipazione di Vandana Shiva, Susan George, Colin Hines, Marcello Buiatti, Maria Grazia Mammuccini. L' attenzione e la partecipazione erano molto forti, in particolare per il secondo. Tuttavia, poiché la scelta degli organizzatori é stata quella di dare rilevanza, tempo e spazi agli incontri con le autorità, il dibattito é stato penalizzato e non c'é stato tempo sufficiente per gli interventi. Stendiamo quindi questo comunicato per dire la nostra. Il tema "Terra futura" é indubbiamente un buon tema di confronto e di azione. Tuttavia per costruire il futuro della Terra ci sarà bisogno di contrastare ed invertire la tendenza all' appiattimento ed alla riduzione di tutti gli esseri umani - da qualunque zona o condizione essi provengano - a cittadini. Cittadini a-sociali, nella sostanza marionette. La frammentazione e la disgregazione sociale non fanno altro che rafforzare questa tendenza. Per cui la condizione di solitudine del cittadino globale se non riesce a trovare una alternativa sociale prima che politica, si aliena e finisce per diventare distruttiva per sé e per gli altri. La non comprensione e la mancanza di risposte sociali adeguate alla potente spinta sociale al diritto alla città come diritto ad una socializzazione forte anche degli spazi, cresciuta negli anni sessanta e settanta del '900, sta dietro e dentro a questi meccanismi di distruzione e di disgregazione. Senza una sorta di 'rivoluzione' culturale e senza la capacità di costruire concretamente una alternativa sociale, anche le lotte e le iniziative per l' accesso alla terra rischiano di essere minoritarie o di realizzarsi come lotte di bandiera. SENZA SOVRANITA' TERRITORIALE NON C'E' SOVRANITA' ALIMENTARE. Sappiamo che le multinazionali OGM regalano sementi OGM. Il fine é quello di contaminare le altre colture - biologiche e non - usando poi le colture contaminate come testa d' ariete per far abbassare sempre più la soglia di tollerabilità degli organismi di controllo. Per questo chiediamo al più presto la costituzione di un Osservatorio regionale sulla contaminazione da OGM basato su una rete di osservatrici/ori e con la responsabilizzazione delle popolazioni rurali, anche attraverso una capillare informazione da parte delle medesime comunità rurali e delle amministrazioni locali. Chiediamo inoltre che la Regione Toscana si faccia promotrice di questo modello presso le altre regioni. PER MANTENERE LA BIODIVERSITA' E' ESSENZIALE PROMUOVERE E SOSTENERE COMUNITA' RURALI. Non é infatti una commissione di esperti che può promuovere e mantenere la biodiversità e nemmeno lo possono fare soltanto le amministrazioni locali. Le comunità rurali, soprattutto quelle insediate in montagna, hanno un rapporto con la terra non privatistico e basato su dinamiche non produttiviste. Per questo é fondamentale sostenere le comunità rurali nella ricerca di autonomia e di indipendenza dal mercato e dalla logica di fare profitto con la Natura. In questa prospettiva proponiamo il rilancio dell' ENTE COMUNALE DI CONSUMO, come possibilità di vendita a prezzi bassi di cibo biologico e di preparati erboristici per le comunità rurali e per tutti quei giovani dei paesi che si impegnano a coltivare le terre demaniali e/o collettive secondo criteri bioecologici e biodinamici. Chiediamo a varie realtà impegnate nella lotta per l' accesso alla terra, per bloccare la vendita delle terre demaniali e/o collettive, per la rinascita della ruralità (gruppi di base, gruppi di acquisto, Foro contadino, associazioni ambientaliste....) di impegnarsi nella costruzione di questa alternativa, non solo facendo pressione sulle istituzioni ma associando gruppi di giovani nei paesi. Per questi motivi riteniamo deleterio e pericoloso indebolire le comunità rurali, vendendo le loro terre e le case rurali che esse hanno in questi anni contribuito a mantenere, e spezzando nei fatti l' unitarietà e la coerenza dei territori attraverso la privatizzazione dei beni collettivi. Mantenendo la biodiversità e operando una costante manutenzione del territorio, le comunità rurali svolgono una funzione di utilità sociale. Mantenere le terre d' uso civico come terre collettive anche attraverso un rinnovamento di tale istituto é la base su cui promuovere la crescita delle comunità rurali e di associazioni di economia sociale ed ecologica in campo agricolo. C' e' infatti bisogno di rafforzare modi di vita sociale radicalmente diversi, non di indebolirli, arrestando la moltiplicazione dei sistemi insediativi urbani con la conseguente logica di rapina e di erosione della biodiversità. | ||
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