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Archivio per il tag: morti in carcere

Buon 2021

Sta per finire questo maledetto 2020 e il bilancio di fine anno è drammatico. Lo ricorderemo sicuramente per la quantità di morti in carcere. Una vera e propria mattanza. Il diffondersi della pandemia segna di certo il passo dovuto sia all’inadeguatezza del sistema sanitario penitenziario che al sovraffollamento nelle celle. La casistica dei contagi viene oramai annotata semplicemente sui registri, senza che si intervenga seriamente a livello legislativo equivale a condannare a morte la popolazione carceraria. Si muova quindi il Parlamento per dare risposte immediate, per offrire alternative detentive e per un indulto che alleggerisca il numero di detenuti per cella, come richiedono associazioni che operano nel mondo penitenziario e dai Garanti sui territori. Da mesi in tutta Italia si susseguono le dimostrazioni di protesta collettive o individuali in tutti gli istituti penitenziari da nord a sud, compresi i lager per i migranti. Scioperi e battiture per lottare contro questa gestione assassina delle carceri.

Fermiamo la mattanza dei detenuti!

Basta morti in carcere!

Perché è morto Chaka?

Un mese fa, in una cella del carcere di Verona dove era in isolamento, si sarebbe tolto la vita Chaka Ouattara, un ragazzo ivoriano di 23 anni, accusato di sequestro, saccheggio e devastazione, accuse pendenti dopo la rivolta avvenuta nel più grande Centro di Accoglienza Straordinaria del trevigiano, l’ex caserma Serena di Dosson di Casier.
Ma cosa si nasconde dietro questo dramma? E perché non lo dobbiamo considerare slegato da un contesto ben più ampio, con colpevoli chiaramente identificabili che hanno concorso a questo suicidio annunciato? La scorsa estate esplode la pandemia tra i migranti rinchiusi e circa 250 risultano positivi al Covid-19, quasi la totalità delle persone ospitate. Ma dentro quelle mura si parla di enormi carenze e disservizi e, aggiunti al sovraffollamento, alla inadeguatezza delle misure anti-contagio e alla quarantena forzata per i detenuti, ne nasce una miscela esplosiva. L’11 di giugno, dopo la scoperta dei primi migranti contagiati, scoppia la rivolta all’ex-caserma dove alcuni operatori sanitari sono presi in ostaggio e successivamente liberati. Tra i 4 ragazzi arrestati per quei fatti c’è anche Chaka Ouattara.

Una morte che pesa sulle coscienze di tutti e che ancora deve svelare tutti i suoi retroscena, a partire dalla gestione criminale di questi imprenditori a cui lo Stato affida, dietro lauti compensi, la gestione di questi centri, che speculano sul vitto, sui servizi e su numero e qualità del personale da inserire in quelle strutture. Dalle misure anti-contagio completamente fallite, dai disservizi igienici lamentati da tutti gli ospiti dell’ex-caserma Serena nonostante il fatturato aziendale si aggiri sui 6 milioni di euro nel 2019, ci chiediamo come mai la Nova Facility s.r.l. sia ancora assegnataria del bando di gestione. In ultimo la morte di questo ragazzo di appena 23 anni pesa come un macigno. E’ chiaro che oggi in Italia il business della gestione di Lager come questo, come anche confermano le cronache giudiziarie, sia redditizio quanto il mercato della droga.
Verità e giustizia per Chaka!

Sulla morte di Valerio Guerrieri

Guai giudiziari per la direttrice di Regina Coeli, Silvana Sergi, che si trova ora a dover rispondere di omissione di atti d’ufficio, morte come conseguenza di un altro delitto e indebita limitazione della libertà personale. I fatti risalgono al 24 febbraio 2017 quando un ragazzo di 21 anni, con già alcuni piccoli problemi con la giustizia e dichiarato nel 2014 dal Tribunale dei minori “incapace di intendere e di volere”, si suicida nel carcere romano di Regina Coeli, nonostante 10 giorni prima il giudice Anna Maria Pazienza, pur condannandolo alla pena di 4 mesi, ne ordina l’immediata scarcerazione e affidamento ad una Rems considerandolo “paziente è ad alto rischio suicidario”. Dopo una prima ricerca da parte di una funzionaria, anch’essa indagata, che ha avuto esito negativo poiché la struttura non aveva posti disponibili, non ne sono seguite altre. Gli stessi 7 agenti, finiti poi sotto inchiesta, che avevano il dovere di sorvegliarlo ogni 15 minuti non si erano neanche accorti che già dal giorno prima il ragazzo si era impiccato nel bagno della cella con un lenzuolo. Siamo certi che nessun tribunale arriverà a punire tutti gli attori in questa tragedia, non si conosce una Giustizia che abbia mai condannato se stessa, e certo nessuno potrebbe riportare in vita Valerio Guerrieri, un ragazzo che ha pagato caro essere diventato uno dei tanti “invisibili” nei penitenziari italiani.

 

https://www.youtube.com/watch?v=l62pk4QzXxE

 

I 4 morti di Modena esigono verità

L’eco delle proteste e delle rivolte nella primavera del 2020 nelle carceri italiane non si arresta e prosegue nelle carte delle Procure, per i pestaggi avvenuti durante i post-rivolta e per ricostruire i fatti sui nove decessi che pesano come un macigno. Tra questi, 4 detenuti sono usciti vivi dal carcere di Modena e sono morti pochi giorni dopo il trasferimento in altri istituti. Se per 5 di loro i risultati dell’autopsia hanno confermato il decesso per overdose da metadone, per questi ultimi 4 si stanno accavallando ipotesi tra pestaggi e carenze mediche. Cosa sia avvenuto nello spazio temporale tra l’irruzione degli agenti nelle sezioni occupate, la sedazione delle rivolte, il trasferimento in altri istituti e la morte dei prigionieri, se non sarà un’indagine dei tribunali a restituirci verità (cosa per cui siamo già abituati), ce la possiamo comunque immaginare. Diverse testimonianze, ora sotto l’occhio della Procura di Modena, parlano di pestaggi e torture inflitti ai detenuti nel carcere modenese di Sant’Anna.

Sappiamo come troppo spesso “sfugga la mano” al personale in divisa quando vuole riportare sotto il proprio controllo la situazione durante proteste e rivolte, incitati all’abuso dalle istituzioni quando si sentono minacciate o derise, esaltati dall’addestramento vigliacco dove diversi agenti armati picchiano un detenuto inerme e denudato.
Troppo spesso i mass media e “l’orgoglio nazionale”, inoculato dal teatrino istituzionale, vogliono farci apparire l’Italia come una repubblica moderna e civilizzata. Nulla di più diverso dalla realtà: quella di uno Stato di Polizia, di una “democrazia di frontiera”, non diversa dalla Turchia di Erdogan o dal Messico.

La vera immagine del nostro paese sono quegli agenti che, mentre torturano i prigionieri, indossano il passamontagna.

Madre detenuta uccise i suoi figli. Indagata la psichiatra

E’ indagata anche la psichiatra, ovvero colei che avrebbe potuto, forse, evitare la morte di due bambini. I fatti risalgono al settembre del 2018 quando una madre detenuta nel carcere di Rebibbia di Roma, fa precipitare i suoi due figli di 6 e 18 mesi dalla tromba delle scale mentre è di rientro dalla sezione “nido”, causandone il decesso. Ora la psichiatra dell’ASL è iscritta nel registro degli indagati nell’inchiesta della Procura e dovrà spiegare perché, nonostante le sollecitazioni dell’Amministrazione del carcere romano, non venne mai a visitare la detenuta. Gli allarmi erano tanti destati dal comportamento della giovane tedesca, manifestati anche dalle compagne di sezione, tanto che la stessa Direzione l’aveva sottoposta ad un regime di maggiore sorveglianza, anche a tutela dei bambini, che però non è bastato. Solo dopo questa tragedia è stata riconosciuta dal GIP “non in grado di intendere e volere”, l’ennesima che forse si sarebbe potuta evitare.

Nuovo decesso tra i detenuti della Dozza

Apprendiamo di un nuovo decesso per Corona virus tra i detenuti della Dozza. Arrestato pochi mesi fa, il detenuto 67’enne affetto anche da altre patologie, sarebbe morto il 7 di maggio nel reparto COVID dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Anche se microfoni e telecamere si sono spenti sulla situazione carceraria in Italia, l’emergenza sanitaria continua ad esistere.

STRAGE DI STATO

A tutti i detenuti e a chi non lo è: LIBERTA’!

In questi giorni si è scritta una pagina nuova nella storia delle lotte carcerarie, almeno degli ultimi 30’anni, segnata da aspre proteste che hanno coinvolto gran parte degli istituti di pena italiani e culminata con alcuni morti tra i detenuti nelle carceri del nostro paese. Le recenti restrizioni imposte ai cittadini nell’obiettivo di arginare un virus influenzale si sono dimostrate altamente repressive quando sono state inflitte alla popolazione detenuta. Gli eventi accaduti in questi giorni nel nostro paese ci hanno scosso moltissimo, specialmente se pensiamo a tutto ciò che si trova dietro quelle immagini che abbiamo visto trasmesse dai nostri schermi. Cosa ci sia dietro prigionieri che ci guardano dai tetti degli istituti penali in rivolta, dietro le colonne di fumo che salgono dalle sezioni date alle fiamme, dietro corridoi e guardiole allagati e devestati. Sappiamo cosa c’è sul retro di quelle immagini: abusi quotidiani, emarginazione, assenza di diritti, indifferenza. Siamo certi che l’eco di queste rivolte non si spegnerà in breve tempo e porterà a nuove tensioni nell’ambiente carcerario.

A tutti e detenuti e a chi lotta per abbattere tutti i muri: SOLIDARIETA’!

Puntata del 9 novembre 2019 Ergastolo ostativo e la morte di Elena

La testimonianza di Mario Trudu, deceduto pochi giorni fa dopo una vita passata nel carcere duro, che ci descrive la sua esperienza in una lucida intervista su che cos’è l’ergastolo ostativo celato dietro troppi luoghi comuni.
Il 13 agosto muore arsa viva in un letto di contenzione una ragazza di 19 anni durante un incendio nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Bergamo. Umberto del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud ci racconta la storia di Elena, splendida ragazza a cui è bastata una settimana di ricovero per lasciarci la sua giovane vita. Ovviamente non si può parlare che di omicidio di Stato. I casi di decessi all’interno di questi reparti di cura, in tutto il nostro paese, sono davvero troppi. Lotteremo affinché le istituzioni e le persone protagoniste in questa drammatica vicenda si assumano tutte le loro colpevoli responsabilità.

Non dimentichiamo Egidio

Egidio è morto a 82 anni nel carcere duro di Parma dopo un anno di reclusione: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La drammatica vicenda risale a poco più di un anno fa, quando Egidio si ritrova a varcare le porte del carcere parmense perché nel 2012 aiutò un migrante dell’est a varcare il confine italiano. Non era un trafficante di esseri umani, non aveva guadagnato niente da quell’episodio se non il piacere di aver dato una mano a qualcuno che aveva bisogno di aiuto. Egidio è un migrante da quando aveva 17 anni, da quando partì per andare a fare il saldatore in Argentina. Lui sapeva cosa erano le frontiere. Tornato in Italia, chi lo conosceva bene ci parla di un’esistenza ai margini della società vissuta sempre con dignità. Grazie ad una associazione che promuove lotte per il diritto di tutti ad avere una casa, finalmente l’aveva ottenuta dal comune di Parma. Ma la condanna per quel reato continuava a covare sepolta sotto di lui e a dicembre del 2018 è stato arrestato e condannato al regime 4bis come un pericoloso criminale. Anziano e senza avvocati, alcuni attivisti erano riusciti, trovandogli un avvocato di fiducia, a fargli ottenere gli arresti domiciliari grazie al ricovero ospedaliero. Tutto vano. Si è spento il 6 di settembre dopo appena una settimana di ricovero, ucciso da un tumore ai polmoni.

Puntata del 28/09/2019 Rassegna stampa e notiziario

Notizie su ciò che è avvenuto nel “pianeta carcere” durante l’estate 2019

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