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Archivio per il tag: migranti

“LES SAUTEURS” di Abou Bakar Sidibè (80 min.)

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Prossimamente nelle sale, da non perdere!

C’è vita al di là del muro. Ma ce n’è parecchia anche al di qua: una vita ammassata e precaria, ma a suo modo piena di progetti. Quelli dei migranti che si ammassano a Melilla, un’enclave spagnola in Marocco protetta da un complesso sistema di barriere, che rappresenta una possibile porta per l’occidente in terra africana. Abou è l’occhio dietro la telecamera che ci porta all’interno di questa realtà, la comunità dei migranti radunati sul Monte Gurugu in attesa di superare la frontiera. Grazie a lui, in un racconto corale ricco e colorato, incontriamo a tu per tu le persone, le loro storie e il loro futuro, assistiamo alle partite di pallone e ascoltiamo la paura della fame e della violenza. Capiamo l’umanità, nonostante tutto. (dal sito del Cinema Odeon – Bologna)

Regia di Abou Bakar Sidibè (80 min.)

 

Bologna e il miraggio dell’asilo politico

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Scorriamo da articoli in rete alcuni dati sul tema rifugiati e asilo politico a Bologna, che ci danno il senso di cosa vuol dire fuggire dal proprio paese di origine, rischiare tutto in mare per poi finire come un numero sulla scrivania di un’annoiata burocrazia, un’infinitesimale parte della ruota dei diritti che scricchiola e si deforma sotto il peso della guerra globale.

Ne snocciola i numeri Adolfo Valente, l’attuale presidente della Commissione Territoriale di Bologna, dalla pagina ingrigita di un quotidiano di regime. Dal 2014 a oggi sono state registrate 12.537 persone all’ex C.I.E. di via Mattei, e delle oltre 7.000 domande presentate, ne sono state esaminate 4.007 di cui 3.134 hanno avuto esito positivo. Sono per lo più eritrei (2.432 identificati dal 2014), nigeriani (1.909), siriani (925), gambiani (860) e pakistani (625). Dopo il “passaggio” all’ex C.I.E., entrano nel limbo dell’attesa di ciò che ne sarà della loro permanenza nel nostro paese, sparsi tra i 51 strutture di accoglienza nella provincia bolognese.

Sembra addirittura che qualcuno, stanco di aspettare, decida da solo per il proprio futuro e si dia alla macchia….

Per gli altri, la Commissione decide in base alla gravità di minacce incombenti, di rischi personali, dall’età del richiedente e dal suo passato traumatizzante. In caso di esito positivo (si noti l’ironia del termine) possono quindi ricevere:
– lo status di rifugiato, con validità di 5 anni, automaticamente rinnovato e con canale privilegiato per ottenere la cittadinanza;
– la protezione sussidiaria, anch’essa con validità di 5 anni ma rinnovabile con l’assenso della Commissione;
– la protezione umanitaria con validità 2 anni, rinnovabile con l’assenso della Commissione.

Chi non ha questi requisiti è destinato alla deportazione, ma dietro a questi numeri ci sono corpi a cui nessuno può negare un futuro migliore, né tanto meno può distinguere chi ha diritto o meno a un’opportunità. E’ certo che l’ottenimento dello status di rifugiato non sottintende automaticamente integrazione. Ce lo spiegano meglio le parole di Adolfo Valente, che intervistato dalla giornalista aggiunge:” Si ricorda i braccianti di Rosarno? Si diceva che erano clandestini, poi si scoprì che erano quasi tutti rifugiati, ma vivevano in condizioni di semi-schiavitù. Il punto è che purtroppo la vera integrazione non passa da un foglio di carta. In tempi di crisi ancora di più”.

Identificazione forzata dei migranti

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Apprendiamo con sgomento che è stata trasmessa ai sindacati di polizia, una circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, datata 16 marzo 2016, dove si cita la norma che verrà presto varata in materia di Hot Spot e di “accoglienza” dei migranti irregolari.

L’uso della forza somministrata agli immigrati in caserme e commissariati non è nuovo, non ci sorprende ed è ampiamente testimoniato da chi l’ha subita. Fino ad oggi era silenziata, oscurata dal solito velo di omertà mafiosa che avvolge solitamente gli episodi di questo tipo. Ciò che ci inorridisce è che venga palesemente legittimata dal Ministero, che dovrà allora illustrarci cosa intende con l’uso della forza (specie se utilizzata da pubblici ufficiali) su donne e uomini che non vogliano farsi prendere le impronte digitali. Ci spieghi se è prevista una “scala del dolore” a cui sottoporre le persone da identificare. Ci chiarisca che tipo di sofferenza può infliggere un “rappresentante dello Stato” pur di raggiungere il suo obiettivo.

A seguire, alcuni video trovati in rete che esemplificano la tematica e, ovviamente, la circolare in questione.

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http://www.youtube.com/watch?v=nC0frtdupWs

http://www.youtube.com/watch?v=_g0lNm1Lnwg

puntata 38, stagione 1, 19 giugno 2014

puntata n° 38 – stagione 1 – del 19 giugno 2014 Continua a leggere »

puntata 33, stagione 1, 15 maggio 2014

Puntata n° 33 (stagione 1) – del 15 maggio 2014

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puntata 31, stagione 1, 1 maggio 2014

puntata 31 (stagione 1) del 1 maggio 2014 Continua a leggere »

puntata 15, stagione 1, 9 gennaio 2014

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notiziario puntata 9, 28 novembre 2013

NOTIZIARIO 9, PUNTATA DEL 28 NOVEMBRE 2013
-SPECIALE VIOLENZA SULLE DONNE-

Questo notiziario lo vogliamo dedicare alla situazione delle donne che subiscono violenza, come ci ha ricordato il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Continua a leggere »

i CIE oggi

Di seguito il testo integrale sui CIE, del quale è stata letta una parte nella puntata 8, andata in onda il 21 novembre 2013.

 

In un CIE ci finisci se non hai i documenti che riconoscono il tuo diritto a transitare o vivere sul territorio europeo, e in particolare italiano. Continua a leggere »

puntata 5, stagione 1, 31 ottobre 2013

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