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Archivio per il tag: dignità

Lettera di Maurizio Alfieri, inizio di marzo, dall’isolamento di Opera

Ciao, scrivo a te e tutti/e le compagne e i compagni, per pubblicare quanto è successo, avvisate Massimo che neanche il telex a loro mi hanno fatto partire, lo hanno bloccato con i soliti motivi di “ordine e sicurezza dell’istituto”.

Come saprete (ed era scontato) sono in isolamento per le solte ritorsioni per aver pubblicato abusi e pestaggi, di cui ne vado fiero e lo rifarei. Voglio ringraziare di cuore tutti i miei compagni di sezione A e C 4° Piano 1° Padiglione, per aver protestato quando mi hanno portato in isolamento, e che solo attraverso un mio scritto, dove li rassicuravo di star bene e di non protestare, hanno smesso: perché non volevano rientrare in cella (li adoro). Questo mi ha commosso tanto, dopo tanti anni di lotte per qualsiasi mio compagno senza distinzioni di etnie e culture, aver saputo che tutti si sono mobilitati, mi sento di mandare un caro e fraterno abbraccio ad ognuno di loro per dirgli che gli voglio bene, e di continuare ad essere uniti e soprattutto a scrivere agli indirizzi che hanno avuto per pubblicare ogni abuso.

Io sono stato portato in isolamento; ieri ho scoperto di trovarmi qua per minacce ad un agente! Con offese per il direttore (falso). Ho detto al direttore che se l’avessi offeso lo confermavo, comunque ho dato a lui il mio scritto sul rifiuto a presenziare al consiglio di disciplina, anche se poi sono andato per dirgli che sono disgustato delle cose che accadono qui dentro, soprattutto dei pestaggi verso gli ammalati. Subito mi ha risposto un dottore lì presente, dicendo che: al Centro Clinico c’è un detenuto sulla carrozzina (un bestione di 2 mt) così ha detto (“bestione” = a animale) che ogni giorno prende per il collo gli agenti e nessuno lo tocca!!! Logicamente è di parte e deve conservare il suo posto di lavoro. Hanno minacciato due detenuti che lavoravano al Centro Clinico, perché vogliono farla pagare a chiunque diffonda notizie su quello che fanno. Lottiamo uniti.

Alla fine di tutto ciò ho detto di aprirmi il blindato perché sono solo io ad averlo chiuso, e lui, ridendo, ha detto: muratelo vivo… poi mi ha detto che se vuole mi fa applicare il 14bis; e io gli ho risposto che cosa aspetta a farlo? Tanto non ho paura di niente e al mio fianco ci sono tutte/i i/le compagne/i che sostengono le mie/nostre lotte e che non mi lasceranno mai solo, ovunque mi trasferiscano e che sono pronti a protestare sotto il D.A.P.

Compagni/e sappiate che abbraccio tutte/i che in strada, nelle piazze, nelle vali, nelle radio, riviste, ecc., daranno voce a me contro questi aguzzini che stanno cercando di isolarmi da tutte e tutti voi; e non mi arriva più posta da ottobre 2014. Scrivete sempre anche raccomandate, io nelle sofferenze ho il vostro amore e affetto che mi rende felice e vi amo e vi adoro a tutte/i.

Hanno creduto (e pensato) di gestirmi attraverso abusi, false promesse, sparizione della posta, negazione della ludoteca a un mio pronipote di soli 2 anni con seri problemi di salute, ora che stanno per trasferirmi saranno felici ed io dico a costoro di ‘farsi fottere’ perché sono felice di lottare contro i loro crimini e tra 2 anni uscirò a mi unirò ad ogni presidio furi dai carceri, soprattutto a Opera.

Ho scritto una lettera al D.A.P. che vi spedisco, da pubblicare (non è mai probabilmente partita, di sicuro mai arrivata! nota ns), dove li informavo che anche se venivo trasferito non avrei smesso di lottare, dato che la colpa di tutto è della direzione di Opera. Vediamo dove mi mandano. E poi tutti/e i/le compagne/i di cuore e coraggio, sapranno come sviluppare la loro solidarietà che scalderà il mio cuore.

 

Materassi strappati, passeggio senza tettoia e sporco di pipì. Aria impossibile, una sola doccia funzionante, sbobba per animali, psicofarmaci a quantità, due ragazzi diventati robot (poverini) vittime di questo sporco sistema che vige a Opera… malati psichici al Centro Clinico chiusi 24 ore al giorno (raccontato da tutti i lavoranti).  Ed ora, dopo lo scandalo sul Centro Clinico per quello che abbiamo pubblicato, la direzione si è affrettata a passare degli opuscoli dove (essi) si vogliono impegnare a dislocare i malati nelle sezioni per vincere l’inerzia e l’apatia (ipocriti).

Scriverò una lettera aperta al ministro Orlando, dove tutti/e potranno leggerla e trarne le conclusioni. Così tutti coloro che parlano di legalità e giustizia dovranno chiedersi perché i detenuti che pubblicano crimini vengono sottoposti a rappresaglie-abusi-isolamenti e continui trasferimenti? Questa è legge? Siamo in uno stato totalitario? Fascista? E’ legale torturare e picchiare gli ammalati?

Avrò tante domande da porre, dove in tanti anni di lotte non ho mai avuto risposte ma solo anni e anni e anni di isolamenti e trasferimenti, e 4 ani di censura (per imbavagliarmi) fallito. Questo sistema va cambiato, combattuto. Io continuerò a farlo anche se da una cella di isolamento (ma sempre a testa alta).

Un abbraccio fraterno a tutti/e e/i compagn/e e a coloro che rivolgeranno un loro pensiero di solidarietà e vicinanza al mio isolamento.

Abbraccio Valerio a Terni , Davide D., Davide R., tutti/e i detenuti/e in lotta, inviategli indirizzi dove pubblicare abusi, perché grazie ai social network, gli aguzzini non possono più nascondere i crimini che per molti  anni (troppi) hanno ucciso e torturato i detenuti/e.

Si vis pacem parabellum

Chi lotta potrà perdere, chi non lotta ha già perso. Il rispetto della propria dignità e dei diritti non può toglierceli e calpestarli nessuno, neanche queste sporche mura.

A testa alta solidale e ribelle Maurizio.

Testo collettivo dei detenuti sulla fermata all’aria di Novembre

Alla direzione C.C. Agrigento, ai mezzi di informazione di tutti i tipi, alle associazioni pro-detenuti, al garante dei detenuti, al ministro della giustizia, al magistrato di sorveglianza.

Noi detenuti a partire da oggi, domenica 29 novembre, entriamo in sciopero che manifestiamo nel rimanere al passeggio a tempo indeterminato, perché si è già oltrepassato il limite della disumanità  che il carcere di Agrigento produce. Ci sono dei principi di civiltà e dignità che devono separare la pena da scontare dalla tortura e questo non potete non saperlo e lo stato è nella piena violazione dei più elementari diritti dell’essere umano.

Il detenuto ha diritto a un trattamento giusto e umano e deve lottare per migliorare le proprie condizioni. Non sopportiamo più il trattamento bestiale, umiliante, degradante e di tortura che le condizioni detentive ci infliggono ogni giorno, sia a livello di struttura fatiscente e non a norma di legge, che di regolamento interno, che annulla tutti i nostri diritti, la nostra umanità, che ci farà uscire di prigione ammalati, disturbati, abbruttiti con una rivalsa vendicativa nei confronti della società perché è il carcere mera vendetta che non risponde al dettato costituzionale ed è perciò un’istigazione al suicidio, all’autolesionismo, alla castrazione chimica.

Vi ricordiamo i fatti: non esiste il diritto alla salute per carenza di farmaci e di cure adeguate, un esempio è il Sig. Angelo Castagna che da 20 giorni ha estrema difficoltà a camminare (si fa la doccia seduto) e  ha perso già 35 kg di peso nel giro di 2 mesi. Non c’é mai stata una disinfestazione. Pericolo di malattie infettive, con blatte, piattole e topi in libera circolazione. Non esiste neanche un defribillatore in infermeria, uno strumento che pensiamo avrebbe salvato la vita a Mohamed, il ragazzo algerino morto in questo carcere due mesi fa. L’ennesima vittima che miete lo stato nelle sue patrie galere.

Sovraffollamento nelle celle insostenibile, dove non esistono riscaldamenti, senza acqua calda, neanche nelle uniche due docce, ridotte male, presenti in sezione; e quando capita per un breve lasso di tempo che esce acqua calda, è vietato riempire un secchio per portarselo in cella, pena rapporto disciplinare e soppressione del proprio turno doccia (3 volte a settimana).

Il freddo è pungente ma ci proibiscono di avere guanti di lana o cuffiette o un maglione in più per proteggerci dal gelo.

Nel carcere piove dentro dappertutto. Le tubature delle celle sono marce in quanto anche dall’acqua fredda che scorre dai rubinetti, esce odore di fogna e quindi non è potabile.

I bagni minuscoli privi di finestra, hanno un aspiratore che non ha mai funzionato, costringendoci a respirare i maleodoranti bisogni fisiologici quotidiani dei propri compagni di cella, e non c’é areazione per consentire una rapida evacuazione. La situazione diventa sempre più nauseabonda!

Ci chiudono il blindo e ci spengono i televisori in violazione della legge. Neanche il magistrato di sorveglianza è garante dei nostri diritti. Non possiamo neppure accenderci e spegnerci la luce autonomamente in quanto la cella è priva di interruttore. Non c’é lavoro e il criterio con cui lo gestiscono è tutto sballato.

Agli stranieri che non hanno niente non gli viene garantito un sussidio periodico (neppure uno) per un minimo di sopravvivenza dignitosa, rendendo la galera tripla! L’area trattamentale non esiste. Ci sono detenuti che da anni non conoscono l’educatore, e quelli che sono definitivi da tanto tempo non hanno ancora lavorato.

Siamo nell’ozio forzato più assoluto, senza senso, sempre chiusi tra angoscia, stress, soprusi, ingiustizie che la fanno da padrona. Senza barbiere da tempo, non ci garantiscono nemmeno un minimo di decoro
verso noi stessi e le persone con cui facciamo colloquio, per non parlare della frantumazione del rapporto affettivo per chi ha la famiglia lontana.

La lista sarebbe ancora lunga delle nefande condizioni cui versala galera e ci sembra inutile proseguire.

Col nostro sciopero non chiediamo di risolvere tutti questi violenti “problemi”, perché siamo realisti e sappiamo già che niente cambierà!

Quello che vogliamo invece è la libertà immediata fino a quando non ci sarà una prigione che rispetti i diritti.

“La dignità umana è inviolabile, essa deve essere tutelata e rispettata”.

novembre 2015
Seguono firme di un gruppo di detenuti.

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