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Video: Angelino Alfano intervistato sulla rivolta nel carcere di Piacenza

Ancora sulla rivolta nel carcere delle Novate a Piacenza: video

Disordini nel carcere delle Novate, a Piacenza

carcere delle Novate - Piacenza

Leggiamo dalla stampa di regime di disordini scoppiati, all’inizio di maggio, all’interno della Casa Circondariale delle Novate, a Piacenza, dove sembra che alcuni detenuti abbiano danneggiato suppellettili che si trovavano all’interno di una sezione dell’istituto. Nulla di nuovo se non fosse che l’annoiato Sindacato Autonomo di Polizia PEnitenziaria ha ricostruito la vicenda parlando di inneggiamenti all’ISIS, suscitando un coro di polemiche. Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha commentato intervenendo ad un congresso a Piacenza:” Abbiamo un forte monitoraggio del nostro sistema penitenziario e sappiamo che le carceri possono essere luoghi di possibile radicalizzazione. Ecco perché teniamo sotto monitoraggio gli istituti e ogni settimana si riunisce il Comitato di analisi strategica anti terrorismo dove siede anche il rappresentante del dipartimento dell’amministrazione carceraria”.
Quella che è stata bollata come “rivolta jihadista” è stata però seccamente smentita dalla stessa Caterina Zurlo, direttrice dell’istituto, che ha aggiunto all’interno di una nota del 9 maggio: “In data di ieri si sono verificati gravi disordini in una sezione ordinaria di media sicurezza della struttura piacentina ospitante 17 detenuti, che ha riportato danni strutturali e all’impiantistica ad oggi non quantificati e che comunque resta funzionante e di cui non si prevede la chiusura. Promotori dei disordini 3 detenuti che, lamentando le condizioni di restrizione, hanno tentato di fomentare gli altri […] che non si sono lasciati coinvolgere. Risulta priva di ogni fondamento la notizia riportata di inneggiamento all’ISIS e non si è registrato alcun riferimento al terrorismo di stampo jihadista”.
Le parole della direttrice, tentando di chiarire l’accaduto, ci lasciano sgomenti pensando a ciò che possa aver motivato alcuni prigionieri stranieri (già detenuti in una sezione meno rigida come quella a celle aperte) a manifestare la loro rabbia. Quello che è chiaro di sicuro, è che saranno tutti sanzionati (così vuole la prassi) se non trasferiti. Cercheremo di saperne di più su ciò che è realmente accaduto, intanto ci stringiamo a tutti coloro che si ribellano contro i loro carcerieri. Fatevi forza, ragazzi!!!

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