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Archivio per il tag: carcere

“Vogliono seppellirci vivi, impediamoglielo!”

 

Risarcimento ai familiari del detenuto suicida

La Corte di Cassazione con sentenza n.30985 del 30/11/2018, ha stabilito che ai familiari del detenuto suicida che aveva manifestato il proprio intento, qualora l’amministrazione penitenziaria non abbia posto in essere tutte le misure idonee a prevenire l’evento, spetta un risarcimento. E’ il caso di un uomo detenuto per presunta violenza sessuale che si è tolto la vita impiccandosi quando già aveva palesato l’intenzione del suo gesto e che, nonostante questo, non era stato sottoposto a regime di vigilanza più stretto. Ai suoi familiari, che si sono rivolti al Tribunale di Catanzaro, spetterebbero quasi 200.000 euro. La Corte di Cassazione, ribaltando l’esito dell’udienza d’appello, ha riconosciuto la responsabilità dell’amministrazione penitenziaria dal momento che non si era mossa per stabilire lo stato psichico del detenuto dal momento che, all’ingresso in carcere, non erano presenti né l’educatore, né lo psicologo. Inoltre l’isolamento in cella, contrario alle disposizioni del PM, ne avrebbe favorito il suicidio. La presenza di altri detenuti avrebbe certamente impedito o almeno reso più arduo il compimento di tale gesto.

Ecco il nuovo decreto “sicurezza”

Un sorriso a 36 denti sfoggia Salvini. A 72 se si considera anche quello del premier Conte quando assieme presentano il frutto della loro politica forcaiola e razzista: il nuovo decreto sicurezza. Un poco diverso ma non troppo da quella linea tracciata dall’allora primo ministro Minniti: “dagli al migrante e a chi gli è solidale”. Non a caso è stato proprio Minniti a iniziare questa pratica inedita mai vista prima in Italia, cioè perseguire con ogni mezzo le organizzazioni che soccorrono i migranti in mare tanto che, e la dice lunga su quali siano oggi i valori in questa Europa Unita, una nave di soccorso con un carico di profughi a bordo deve farsi un bel po’ di miglia nautiche prima di trovare un porto disposto ad accoglierli. E a quelli che ne sono scesi con i loro carichi di esperienze drammatiche cosa mai gli si potrà dire? Tanti di loro sono partiti dai luoghi di origine poco più che ragazzi e a caro prezzo sono diventati troppo presto adulti. A quelle ragazze segregate in Libia per mesi e per otto mesi rinchiuse senza vedere la luce del giorno, otto lunghissimi mesi, cosa le diremo? Le diremo che noi non siamo molto diversi da chi le ha torturate, da chi ha rinchiuso quei corpi in lager nel deserto alla mercede di aguzzini senza scrupoli, siamo della stessa amalgama di odio e indifferenza, siamo vigliacchi che si avventano sugli ultimi. Nemmeno il corpo di un bambino che galleggia accanto a quello della madre ci scuote. Non vediamo niente. Non sentiamo niente. Solo le menzogne e le cattiverie di ci governa e che ci riportano ad un passato ormai troppo presente. Peccato che chi ci governa lo abbiamo scelto noi.
Può essere abrogato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, dice il decreto. E’ più selettivo il rilascio ed affida a sei permessi speciali la tutela del richiedente asilo che deve essere vittima di grave sfruttamento, o per motivi di salute, violenza domestica, calamità nel paese di origine, cure mediche o atti di particolare valore civile. Possibilità di revoca della protezione internazionale a fronte di una condanna di primo grado. Possibilità di revoca anche della cittadinanza per le condanne in definitivo per reati di terrorismo. Modifica del sistema di accoglienza con i centri per l’integrazione e l’inclusione sociale destinati ai soli minori non accompagnati e ai titolari di protezione internazionale. Per tutti gli altri la discarica dei centri per i rimpatri in cui raddoppia la permanenza massima da tre a sei mesi. Aumento dei fondi per l’applicazione delle espulsioni. Ai condannati per terrorismo in via definitiva divieto di partecipare a eventi sportivi, con “daspo urbano” anche per le aree come presidi sanitari, fiere, mercati, luoghi pubblici. Taser in dotazione anche alla polizia municipale in comuni con più di cento mila abitanti. Vengono inasprite le sanzioni rispetto le occupazioni abusive con pena fino a quattro anni per chi le organizza e le promuove.

Statistiche aggiornate a settembre 2018

Facciamo il punto della situazione al 30 settembre 2018 e spulciamo i dati statistici forniti dal Ministero della Giustizia. Ad oggi abbiamo 59.275 persone detenute negli istituti italiani, un terzo (cioè 20.098) sono stranieri. Le donne sono 2.556. Prima per presenze si colloca la Lombardia con 8.439 reclusi, seguita dalla Campania con 7.515, dalla Sicilia con 6.413, poi in ordine dal Lazio, dal Piemonte e dalla Puglia. Settima troviamo la nostra regione con 3.584 prigionieri, al quarto posto per presenza femminile con 166 recluse ma tra i primi posti per percentuale di popolazione detenuta straniera rispetto il totale. Infatti più del doppio dei detenuti non è italiano.
Ma vediamo in dettaglio la nostra regione: nella C.C. di Bologna vi sono 806 prigionieri a fronte di una capienza regolamentare di 500. 82 sono le donne e 449 gli stranieri, cioè il 55% circa. Segue Parma con 580 detenuti rispetto i 467 consentiti ma “solo” il 35% non è italiano anche dovuto al fatto che vi si trova la sezione a regime di 41bis, dove la maggior parte dei detenuti è di nazionalità italiana. Terze con 477 prigionieri sono Modena e Piacenza che vantano però il primato regionale di presenza straniera con ben il 65% della popolazione. La scolarizzazione dei detenuti emiliano-romagnoli è in linea con il resto del Paese: la stragrande maggioranza si è fermato alla terza media, seguito da chi non è andato oltre la quinta elementare e al terzo posto troviamo invece chi ha conseguito un diploma.
Rispetto un anno fa il trend è di una popolazione carceraria in crescita: ad oggi 59.275 persone rispetto le 57.994 di fine ottobre 2017.
Nel 2018 i reati commessi sono stati per la maggior parte contro il patrimonio (il 25% dei detenuti), contro la persona (il 17%) e inerenti la legge sulle droghe (il 15%). Bè, un quadro nei dettagli già atteso e ripetitivo rispetto gli anni passati, se non per il numero di popolazione detenuta che può variare secondo decreti “svuota-carceri” emessi piuttosto che giri di vite più repressivi relativi a sicurezza, immigrazione o pene alternative al carcere.
Ultima e forse più triste statistica, i bambini detenuti assieme le madri quest’anno sono 62 a cui vanno tolti la piccola Faith di 7 mesi e suo fratello Divine di 19 mesi, uccisi il 18 settembre dalla madre detenuta nel carcere romano di Rebibbia.
La lettura dei dati statistici forniti dal ministero è importante poiché ci aiuta a conoscere un fenomeno sociale così vasto e complesso come l’universo carcerario e ci dà modo di fare delle previsioni per i tempi che seguiranno. Per ulteriori approfondimenti potete informarvi direttamente sul sito del Ministero.

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14.page

Il carcere è blindato

Sono state approvate le modifiche all’ordinamento penitenziario in consiglio dei ministri giovedì 27 settembre e, come annunciato anche dagli stessi relatori, si va in una direzione decisamente opposta rispetto le linee tracciate dal precedente guardasigilli Orlando. Da una parte si vuole migliorare (almeno a parole) la situazione della salute in carcere, sia sotto l’aspetto medico che sotto l’aspetto di più spazi e maggiori ore d’aria. Questo in odore dei richiami della corte europea in materia dei diritti dei detenuti e per arginare la valanga di azioni legali intraprese da ex-prigionieri che denunciano un trattamento inumano subito in cella. Dall’altra parte si vuole sprangare i portoni degli istituti di pena rendendo sempre più arduo uscirne ottenendo benefici e misure alternative al carcere, rendendo più difficile il lavoro di volontari e associazioni, abbandonando il dibattito sul diritto all’affettività, alle misure alternative finalizzate alla tutela del rapporto tra detenute e figli minori. Insomma per tutta quella fetta di società che vive la quotidianità del carcere, ciascuno con le sue problematiche ed esigenze, sembra dunque un arretramento di tutta una serie di dispositivi e automatismi che dovrebbero altre sì garantire un minimo di speranza e reinserimento della popolazione detenuta.
Si parla della possibilità di ricevere trattamenti sanitari a proprie spese, addirittura interventi chirurgici in reparti interni agli istituti. Si parla di maggiori garanzie verso la popolazione straniera con l’inserimento di diete rispettose dei diversi credi religiosi e la presenza di mediatori ed interpreti. Si parla di maggiori tutele per coloro che sono più esposti per il loro orientamento sessuale a soprusi e maltrattamenti. Si parla di maggiori attenzione alle richieste di trasferimento in carceri più vicini alle famiglie dei reclusi. Si parla di aumento del minimo di ore che i prigionieri possono passare all’aperto. Si parla di lavoro e si autorizzano le amministrazioni degli istituti a stipulare direttamente accordi con le aziende esterne. A questo ovviamente sono esclusi i condannati per reati legati all’articolo 4 bis.
Si parla insomma di un carcere nuovo, più moderno, più attento ai diritti di chi è rinchiuso (e soprattutto ai richiami della corte europea) ma che comunque, da lì, è sempre più difficile uscirne. C’è il dubbio che rimanga tutto, come accade sempre in Italia in tema diritti, soltanto sulla carta.

Detenuto pestato a S.Vittore

Sono 11, tra agenti di polizia penitenziaria e ispettori del carcere meneghino di S. Vittore, per cui la Procura di Milano ha chiuso le indagini in odore di richiesta di rinvio a giudizio per accuse gravissime. I fatti risalgono al 2016 e al 2017. Ismail Ltaief è un detenuto tunisino che, a quanto emerge dall’inchiesta, ha subito minacce e pestaggi per aver denunciato alcuni agenti per furti alla mensa del carcere e per percosse, avvenuti nel 2011 quando era detenuto nel carcere di Velletri. Pestaggi che avrebbero avuto anche l’intento di impedire la sua testimonianza in aula al processo bis, sempre per quei fatti.
Le accuse fanno tremare i muri: intralcio alla giustizia, lesioni, falso e sequestro di persona. Nell’inchiesta compare anche un secondino arrestato perché avrebbe intimorito un compagno di cella di Ltaief, un sudamericano chiamato a testimoniare davanti al giudice e che ora è parte offesa nel fascicolo.
Aspettiamo con ansia gli sviluppi di questa inchiesta.

Disordini nel carcere di Pisa dopo il suicidio di un detenuto

Apprendiamo la notizia di disordini avvenuti nel carcere Don Bosco di Pisa la notte del 30 agosto, a seguito del suicidio di un detenuto tunisino di 21 anni. La rabbia dei reclusi, che lamentano oltre il ritardo nei soccorsi anche la difficile situazione carceraria, si è sfogata su suppellettili lanciati nei corridoi e lenzuola e materassi a cui è stato appiccato il fuoco. E’ il drammatico rituale a cui siamo soliti ad assistere, dove all’esigenza di più giustizia sociale e libertà vengono opposte repressione e burocrazia ignorante e assassina.

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TAGS: mezzoradaria, libertà, oppressori, Erich Fromm, Michael Bakunin, società, capitalismo

Presentazione alla puntata sulla libertà cercando di individuare gli oppressori, individuando nelle parole di Erich Fromm la candizione attuale degli essere umani.

TAGS: mezzoradaria, libertà, capitalismo

Un analisi su come la libertà e la sua percezione sia cambiata nell’era del capitalismo

TAGS: mezzoradaria, libertà, fuga, evasione, desideri

Un breve testo in cui si descrive come la libertà venga cercata insistentemente con la fuga

TAGS: mezzoradaria, libertà, individualismo, vivere, Elilie Armand

Lettura di Vivere per vivere una poesia di Emile Armand

TAGS: mezzoradaria, libertà, schiavitù, carcere, emigrati, barconi, capitalismo

Libertà come antitesi della schiavitù. Libertà e.. libertà: stessa parola, concetti diversi

s05p02 – Privatizzazione carceri

TAGS: mezzoradaria, privatizzazione, carcere, lavoro, repressione, capitalizzazione

Parliamo della privatizzazioni delle carceri. Con uno sguardo approfondito sulla situazione dei carceri italiani.

Dalla quarta sezione, a Vicenza

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Riceviamo dalla rete e diffondiamo:

Riportiamo una lettera arrivata dal carcere San Pio X di Vicenza, firmata da alcuni detenuti della quarta sezione. La richiesta di diffusione di questo scritto nasce dalla necessità di far conoscere il comportamento delle guardie durante l’incendio di quattro giorni fa, guardie che avrebbero volontariamente omesso di soccorrere un detenuto asmatico svenuto per il denso fumo in sezione. Nello scritto si fa anche riferimento ad un altro incendio, avvenuto tre giorni prima. Il testo è riportato in maniera integrale, con l’aggiunta di qualche elemento di punteggiatura e un’ortografia normata. La sintassi è invece totalmente originale.

“Noi detenuti della 4a sezione testimoniamo con questo foglio che la notte del 12/07/16 verso le ore 22 circa è stato dato fuoco a un lenzuolo che ha causato fumo sintetico [sic], e poi sono state avvisate le guardie di intervenire con un modo rassicurante, per spegnere l’incendio e di bagnare tutta la cella, così il detenuto che si trovava dentro non poteva appiccare il fuoco di nuovo.

Ma non è stata una richiesta per la nostra sicurezza e vita ed infatti fu [sic] incendiata di nuovo la cella con i materassi di prodotti chimici, cosa che ha riempito tutta la sezione di fumo sintetico e molto tossico. A quel punto le guardie spengono il fuoco e ci fanno uscire per le scale. Un’ora dopo qualcuno di noi si accorge dell’assenza di E. che tutti sappiamo che soffre d’asma visto che è stato intossicato e ha respirato [il fumo di un] incendio di un cuscino la sera del 9/7, cioè tre giorni prima.

E solo un’ora dopo quest’ ultimo incendio sono andati a portare E. che era svenuto, e noi tutti eravamo al cancello.

Come si fa a non intervenire e spegnere il fuoco subito causati detenuti e cercare di non farci intossicare? Come si fa ad abbandonare un detenuto che soffre di asma respiratoria quando tutte le guardie sono a conoscenza del suo problema ? Poi abbiamo visto che e assistito a questa cattiva azione, sappiamo che sono andati subito all’ospedale per disintossicarsi , speriamo che diano a noi il modo di disintossicarsi, visto che abbiamo respirato la stessa aria delle guardie.

Vi ricordiamo che siamo esseri umani anche noi!!

Seguono le firme di 17 detenuti della quarta sezione”

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