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Archivio per il tag: carcere

Comunicato redazionale

I sette anarchici arrestati a Bologna il 13 maggio e gli altri cinque sottoposti ad obbligo di dimora, sono la dimostrazione, l’ultima ma non certo la prima, di una strategia politica preparata con cura negli ultimi anni attraverso, da un lato la subdola diffusione di un clima di panico sociale e dall’altro un uso massivo dei dispositivi penali, rafforzati da quei decreti sicurezza, a firma di Minniti prima e di Salvini poi, che a quel panico rispondono con la strategia muscolare di uno stato di polizia permanente, divenuta ormai prassi regolamentare di gestione del conflitto sociale.
Una gestione che quindi si traduce di fatto in repressione.
Anziché attuare politiche di risoluzione delle problematiche sociali ed economiche causate da una abnorme polarizzazione dei capitali nelle mani dei pochi a detrimento dei molti – polarizzazione che quest’ultima crisi sanitaria è destinata ad esacerbare – gli ultimi governi hanno preferito attuare politiche di contenimento in chiave repressiva degli effetti della crescente utenza di cittadini in condizioni di precarietà e di insicurezza economica. Il risultato di queste linee di governo sono nitidamente illustrate dalla composizione della popolazione detenuta, costituita in misura quasi esclusiva da marginali, tossicodipendenti, senzatetto, persone con disagio psichico, stranieri, dissidenti politici. Una popolazione che evidentemente avrebbe bisogno di ben altre risposte rispetto ad una cella di contenimento del loro disagio.
I compagni e le compagne colpiti il 13 maggio erano in prima linea impegnati nel denunciare l’uso strategico del carcere quale luogo di regolamentazione delle problematiche sociali e a proporre un’alternativa politica e sociale all’imperativo macroeconomico dominante. Per questo il loro arresto si caratterizza come esemplificazione di un programma politico specifico, trasversale rispetto alle diverse aree di partito che unanimemente convergono nel comune obiettivo di reprime, tanto la marginalità sociale quanto il dissenso politico al modello economico che la produce, con il pugno di ferro del codice penale.
I reati contestati agli anarchici arrestati sono infatti vistosamente esagerati: associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Un’accusa che mostra tutta la sua spropositata dismisura se paragonata all’unico fatto realmente contestato e ancora da confermare: il danneggiamento di un ponte radio. Un’accusa che dunque si presta ad essere legittimamente letta come pretesto capzioso volto a colpire in maniera esemplare ed in chiave intimidatoria chi oggi prova a contestare una prassi governativa che continua a tutelare un modello di sviluppo che produce ed alimenta iniquità economiche ed insicurezze sociali. Tutto fa presagire che la costruzione di questa solerte macchina repressiva di Stato, già all’opera nel presente, sia destinata a funzionare ancora più alacremente nell’immediato futuro, quando gli effetti di quest’ultima crisi che si prevedono devastanti, produrranno un malcontento sociale ancora più ampio e potenzialmente esplosivo.
Per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne colpiti il 13 maggio e ancora una volta rivendichiamo non solo il diritto alla contestazione ma anche il suo dovere: difendere le compagne e i compagni arrestati significa difendere la necessità spazi di agibilità politica la cui legittimità, contestata dalla forza punitiva dello stato, deve trovare fondamento nella forza propositiva dei soggetti sociali che la esprimono, a partire da chi oggi sconta con il carcere l’averlo fatto.
La redazione di Mezz’ora d’aria (Radio città Fujiko)

Carolei Stefania

Casa di Reclusione, Via Gravellona 240, 27029 Vigevano (PV)

Prigioniera politica, attivista anarchica arrestata a Bologna il 13 maggio 2020 durante l’”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusata assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

Neri Leonardo

Casa di Reclusione, Strada Alessandria 50/A, 15121 San Michele (AL)

Prigioniero politico, attivista anarchico arrestato a Bologna il 13 maggio 2020 durante l’”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusato assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

Caprioli Giuseppe

Casa di Reclusione, Strada Alessandria 50/A, 15121 San Michele (AL)

Prigioniero politico, attivista anarchico arrestato a Bologna il 13 maggio 2020 durante l’”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusato assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

Paoletti Guido

Casa Circondariale, via dell’Arginone 327, 44122 Ferrara

Prigioniero politico, attivista anarchico arrestato a Bologna il 13 maggio 2020 durante l’”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusato assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

Cenni Duccio

Casa Circondariale, via dell’Arginone 327, 44122 Ferrara

Prigioniero politico, attivista anarchico arrestato a Bologna il 13 maggio 2020 durante l’”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusato assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

Savoia Nicole

Casa Circondariale, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza

Prigioniera politica, attivista anarchica arrestata a Bologna il 13 maggio 2020 durante l'”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusata assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

Riva Elena

Casa Circondariale, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza

Prigioniera politica, attivista anarchica arrestata a Bologna il 13 maggio 2020 durante l'”operazione Riprovo” diretta da ROS e Procura, per l’articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva con finalità di terrorismo. E’ accusata assieme ad altri compagni arrestati e indagati, di aver partecipato alle proteste in solidarietà alle rivolte nelle carceri scoppiate nella primavera del 2020.

MERDE – CESSI – CHIAVICHE

Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo:

Queste sono le parole che abbiamo sentito risuonare in questi ultimi mesi dalle bocche di numerosi familiari di persone detenute, riferite per lo più all’operato vigliacco e vendicativo di giudici, magistrati, ministri e viceministri operanti nella sfera della sorveglianza, della repressione, della reclusione. Della “Giustizia”, insomma… che in questo periodo di emergenza-Covid, ha preferito mostrare il pugno di ferro invece di mettere in atto misure adeguate a preservare veramente la vita di chi si trova in carcere.

Oggi, più di sempre, ci uniamo a questo coro.

Oggi, che lo Stato ci strappa, arrestandoli, altri 7 tra compagni e compagne, i nostri cari.

Oggi, che la procura di Bologna rende operativi dei mandati di cattura ideati, ed eseguiti in piena notte, dai Reparti Operativi Speciali dei carabinieri, e impone ad altri/e 5 l’obbligo di dimora a Bologna, rientro notturno e firme quotidiane.

L’inchiesta ripercorre il modus operandi di ormai decine di altre in passato, il ciclico e strumentale utilizzo dell’articolo 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo, che tutto giustifica. Soprattutto i mezzi impiegati, i soldi spesi per farlo, e i tempi d’indagine prolungati.

Questa inchiesta infatti è un po’ datata (sembra prendere avvio nel 2018)… ma una nota della procura ci chiarisce il perché, nonostante la richiesta delle custodie cautelari fosse depositata nei loro uffici già dal luglio 2019, proprio ora viene accordata.

Non è nostra abitudine citare certe fonti, ma questa volta ce la sentiamo, ché questa nota ci suggerisce un paio di considerazioni: 1) […] “Le evidenze raccolte in questo ultimo periodo, caratterizzato dalle misure di contrasto all’emergenza epidemiologica del Covid-19, hanno evidenziato l’impegno degli appartenenti al sodalizio[…] ad offrire il proprio diretto sostegno alla campagna “anti-carceraria”, accertando la loro partecipazione ai momenti di protesta concretizzatisi in questo centro” (Bologna).

Come spesso accade, è la generosità – e l’impegno, certo -, delle compagne e dei compagni che viene punita.

Non ci fossero state le rivolte a rivendicare vita e dignità, e le iniziative fuori a sostenerle, la “questione carcere” e le morti, pesanti come macigni che si porta dietro, sarebbero rimaste tombate nel silenzio.

2) […] “In tale quadro, l’intervento, oltre alla sua natura repressiva per i reati contestati (ma ciò non dovrebbe avvenire a processo concluso? Cioè una volta eventualmente accertate le responsabilità?), assume una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla particolare descritta situazione emergenziale possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta antistato” oggetto del citato programma criminoso di matrice anarchica. ” […]. E la valenza preventiva connaturata a qualsiasi misura cautelare, non dovrebbe riferirsi al pericolo di reiterazione di un qualche reato, un po’ più specifico di un opinabile “istigazione” al limite del “delitto d’opinione”?

Certo, se la custodia cautelare è già considerata come repressione dei reati contestati, è evidente che si può affermare senza problemi che in questo già claustrofobico momento bisogna prevenire, anche tramite la privazione della libertà, l’azione di chiunque si permetta di mettere in discussione la natura e le scelte dello stato (che nel mentre ha mostrato cosa – e chi – è sacrificabile) … come se non fossero esse stesse a provocare la tensione sociale.

Oggi più di sempre possiamo solo dire di essere orgogliose/i di avere delle compagne e dei compagni che anche nei periodi più difficili non rinunciano a battersi per ciò che si ritiene giusto! Contro ciò che risulta inaccettabile! E che sempre più persone arriveranno a comprendere volenti o nolenti, non perché lo dicono gli anarchici, ma perché, come questi tempi hanno reso evidente, lo stato non fa sconti a nessuno.

In quanto alla formula del terrorismo, a onor del vero usata e abusata nel corso del tempo, e sempre spendibile strumentalmente nel teatrino mediatico, non sprechiamo parole.

Ad Elena, Stefi, Nicole, Zi peppe, Guido, Duccio, Leo, rinchiusi nelle varie sezioni penitenziarie di Alta Sicurezza adibite ai sovversivi e alle sovversive; ad Emma, Otta, Martino, Tommi, Angelo, colpiti dalle altre misure restrittive, va tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno, il nostro affetto.

LIBERE SUBITO, LIBERI SUBITO!

Roma, 13 maggio 2020.

NED-PSM

Nuovo decesso tra i detenuti della Dozza

Apprendiamo di un nuovo decesso per Corona virus tra i detenuti della Dozza. Arrestato pochi mesi fa, il detenuto 67’enne affetto anche da altre patologie, sarebbe morto il 7 di maggio nel reparto COVID dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Anche se microfoni e telecamere si sono spenti sulla situazione carceraria in Italia, l’emergenza sanitaria continua ad esistere.

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