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Eddi Karim

Lettera dal carcere di Belluno

[…] Insieme alle, agli altr* compagn* dispersi in tutta Italia e nel mondo, con i volantini, presidi, manifesti, opuscoli ci siete d’aiuto enorme a tutt* noi; tutt* insieme riusciamo a superare tanti ostacoli.
Parlo per esperienza personale da quando ero a Opera o a Vicenza nel 2015 dove ho rischiato di essere ucciso varie volte e poi ce l’ho fatta a essere trasferito vivo in un altro carcere, ce l’ho fatta anche questa volta a essere trasferito dal lager di Verona in tempo.
Ed ora sono a Belluno, sono ancora di nuovo qua, e quello che ho notato è che c’è tanta differenza tra qua e Verona. E sempre carcere è, ma dal comportamento dell’operatore, delle guardie noti che sono più umane, so che è presto per dirlo, ma con la mia lunga esperienza purtroppo so distinguere il meno peggio dal peggio.
Ora qua sono un po’ tranquillo e vedremo se si muoverà la procura di Verona per la denuncia che ho spedito, speriamo che non venga archiviata, nonostante la lunga lista di testimoni, vedremo. Questo grazie ai compagni di Verona, che ho sempre avuto il loro sostegno, sia con presidi che nel contattare l’avvocato, con la corrispondenza ecc. ecc.
Gli sono molto grato, non smetterò mai di ringraziarli, mi sono stati molto vicini e solidali; fatto che vale lo stesso per i vecchi compagni di Venezia che hanno tutta la mia solidarietà per lo sgombero dell’ospizio e per i compagn* di Torino per lo sgombero dell’Asilo. Prego tutt* di non mollare e occupare altri edifici, magari mettendo la bandiera russa (ah! ah!), così Salvini e i suoi cani non li prenderanno di mira…
Approfitto di salutare tutt* compagn* in lotta e un abbraccio forte a Davide Delogu che gli hanno riattivato il visto di controllo a Rossano Calabro, sperando che gli fanno ricevere questa mia ultima lettera che gli ho inviato oggi e un abbraccio forte a Maurizio Alfieri che di sicuro segue le nostre battaglie da fuori (libero) che deve godere la libertà e a tutt* voi un saluto a pugno chiuso.

3 ottobre 2019

Lettera dal carcere di Trieste

Carissim* compagn*, sono Eddi Karim vi scrivo dal lager di Trieste dove sono stato trasferito dal carcere di Vicenza; lì hanno tentato di farmi fuori con dei complotti diabolici. Sanno che sono asmatico ed hanno fatto portare (era l’8 luglio) dei detenuti (bisognosi di cure) che avevano bruciato le celle in altre sezioni, nella sezione punitiva dove c’ero io. Proprio il detenuto che hanno messo davanti alla cella dove ero io, chiama la guardia perché stava male, le guardie non rispondevano, ma se la ridevano. La sera verso le 22 il detenuto, che avevano messo davanti a ne, ha incendiato il cuscino, dei giornali, buttandoli nel corridoio, proprio davanti a me… che, per salvarmi, ho dovuto chiudere il blindo e spruzzarmi in viso lo spray Ventolin – Salva Vita. Nessuno è intervenuto per spegnere il fuoco, per diminuire il fumo!

La sera successiva un altro detenuto portato lì ha compiuto gli stessi gesti, la sezione si riempie di fumo, ma stavolta tutti i detenuti gridano per uscire all’aria perché stiamo soffocando. L’ultima cosa che ricordo prima di svenire. Dopo, i detenuti mi hanno raccontato, è accaduto hanno aperto a tutti la cella, saltando la mia e quella di un altro fatto di psicofarmaci, che dormiva. Mezzora dopo quel caos due detenuti rumeni si sono accorti della mia senza ed hanno cominciato ad urlare il mio nome insieme al resto dei detenuti ch’erano nelle scale. A sto punto non è rimasto niente alle guardie che venire a tirarmi fuori (magari con la speranza di trovarmi morto). Invece mi hanno trovato svenuto per terra con lo spray in mano. Mi hanno trascinato all’ascensore, davanti ai detenuti sulle scale che urlavano “l’avete ucciso siete contenti?”

Alle 24,40 mi sono svegliato in infermeria con il medico di turno, che mi ha raccontato che mi hanno portato in extremis. Un’ora dopo mi sentivo un poco meglio e ho deciso di tornare in cella. Le guardie mi hanno detto che mi hanno dimenticato per colpa del caos; gli ho risposto che l’hanno fatto apposta, che hanno provocato il detenuto.

Il giorno dopo al telegiornale regionale Rai3 (sempre a Vicenza) hanno parlato di questo fatto raccontando che quattro guardie sono rimaste intossicate e basta. A quel punto ho scritto a compagn* a Venezia, alla Garante regionale dei diritti dei detenuti, che il 23 luglio è venuta a trovarmi. Il giorno dopo sono stato trasferito a Trieste.

Qui il primo ostacolo, ancora non risolto, è quelle delle telefonate famigliari, che nonostante siano autorizzate dal tribunale di Venezia, loro non me le danno perché dicono che ora sono ricorrente, che perciò non sono più sotto il tribunale. Secondo me è solo un abuso di potere, per vendicarsi. In più mi hanno messo in una sezione, dove ci sono solo stranieri, piena di cimici piccole, succhiano il sangue. Ai detenuti italiani invece hanno cambiato brande, materassi, hanno disinfettato le celle.

Il direttore è assente, l’ufficio comando esiste solo per gli italiani, il dirigente sanitario non esiste, i medici sono inesperti ecc. Per dirla corta sono scappato dal lager di Vicenza e sono inceppato in un pozzo buio senza scintille di luce, in compagnia di cimici di cui sono allergico; cioè Trieste, che fortuna!

Prima di salutarvi voglio esprimere la mia totale solidarietà al mio caro amico Maurizio Alfieri e al compagno Davide Delogu, raccomandandogli di non mollare. Un abbraccio a voi e ai compagni di Venezia, Vicenza e a tutti quelli in lotta. Karim

8 agosto 2016

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