Ultime notizie
Home » Tematiche » CIE

Archivio della categoria: CIE

Puntata del 22/11/2019 L’operazione “Scintilla”

“Scintilla” è il nome di un’operazione repressiva creata dalla Questura di Torino per arginare le iniziative di solidarietà verso chi è rinchiuso in carceri e CPR, per colpire un movimento di lotta contro queste strutture repressive e culminata con lo sgombero di uno spazio torinese autogestito da più di vent’anni (l’Asilo Occupato). Sono stati arrestati all’inizio di febbraio 2019 sei militanti anarchici (l’ultimo e settimo il 26 novembre 2019 a Cerro Veronese) accusati di “Aver promosso, costituito, organizzato e partecipato a un’associazione sovversiva (ex art. 270 c.p.) diretta e idonea a influire sulle politiche nazionali in materia di immigrazione mediante la ripetuta distruzione dei CIE/CPR e con sistematici atti di violenza e intimidazione nei confronti delle imprese impegnate nella gestione delle sopra indicate strutture di accoglienza” sono le frasi nell’ordinanza del Gruppo Antiterrorismo della Procura di Torino. Tra gli episodi sotto la lente della Procura vi sono anche due attacchi ad uffici postali torinesi. Ricordiamo che la compagnia aerea Mistral Air di Poste Italiane è responsabile dei rimpatri di detenuti all’interno dei CPR in Italia e quindi complice delle deportazioni per mano delle questure soprattutto con l’ultimo “decreto sicurezza bis”. Analizziamo questa operazione repressiva con le parole dell’avvocato Notaro del Foro di Torino.

25 aprile contro i CPR corteo a Modena

BASTA LAGER DI STATO

25 APRILE CONTRO IL RAZZISMO E CONTRO I FASCISTI

Se lo Stato avanza la libertà recede.

Lo Stato avanza chiudendo i porti, respingendo alla frontiera chi emigra e finanziando i lager libici, aumentando la ricattabilità degli sfruttati (stranieri o italiani che siano), inasprendo la repressione verso marginali e ribelli, rafforzando i poteri di polizia, allargando e diffondendo sul territorio galere e zone detentive d’eccezione. Lo Stato costruisce consenso intorno a un clima di rancore e paura, garantendo lauti profitti a chi finanzia e gestisce le strutture di controllo.

I CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), campi detentivi per emigranti, sono l’espressione più brutale di questo avanzamento: migliaia di persone considerate irregolari saranno internate nei lager di Stato in attesa della deportazione nei presunti luoghi d’origine. L’Europa li ha chiesti, il PD li ha creati e la Lega li riempirà: non c’è governo che si salvi.

Il CPR così come le deportazioni rimangono gli strumenti centrali di deterrenza per le persone emigranti. È l’ultimo anello di un sistema di controllo, sfruttamento e messa a valore degli individui che passa attraverso il costante ricatto dei documenti, le forme di disciplinamento del sistema d’accoglienza e le forme di lavoro gratuito, propagandato dietro false promesse.

A Modena l’ex CIE diverrà il CPR per l’Emilia-Romagna, una struttura già nota per la durezza dei trattamenti riservata agli internati, da questi ultimi definita “peggio della galera” e da essi stessi chiusa a suon di rivolte nel 2013.

È necessario contrastare questa ennesima espressione del razzismo di Stato e ricordare a chi governa che ancora una volta simili strutture troveranno opposizione. Se le nostre condizioni sono miserabili e le nostre libertà sempre più limitate è perché c’è chi, sotto di noi, subisce sfruttamento e privazione della libertà in modo ancora peggiore.

Ci opponiamo ai CPR perché:

SONO ESPRESSIONE DELLA SVOLTA AUTORITARIA

attuata dagli ultimi governi e tesa a colpire chi sta ai margini, chi non si adegua o chi si ribella, avvisaglie di un vero e proprio Stato di polizia.

RENDONO CHIUNQUE PIÙ RICATTABILE

La minaccia dell’espulsione porta ad accettare anche le peggiori condizioni pur di mantenere il lavoro necessario per il rilascio dei documenti, producendo un generale peggioramento delle condizioni lavorative e di vita di tutti.

DIFFONDONO XENOFOBIA E RAZZISMO

Se chi emigra è trattato da nemico, la solidarietà fra sfruttati va in pezzi a tutto vantaggio di chi ci sfrutta e su ciò l’attuale governo continuerà a guadagnare consensi.

E se paura e rancore dilagano il neofascismo prolifera.

A Modena esso gode di luoghi sicuri, come “Terra dei Padri”, dove i fascisti in camicia nera, l’altra faccia del razzismo di Stato, si preparano a venir fuori appena padroni e governanti lasceranno le briglie. Scendere in strada contro lo Stato di polizia significa scendere in strada anche contro i suoi fiancheggiatori.

Scendiamo in strada il 25 aprile contro tutto ciò.

Solidali con chi è prigioniero perché ha lottato e si è ribellato contro tutto ciò.

OPPORSI AI LAGER DI STATO!

OPPORSI AL RAZZISMO E ALLO STATO DI POLIZIA!

OPPORSI AI FASCISTI!

CONTINUARE A LOTTARE!

PIAZZA DELLA POMPOSA – MODENA – H. 15:00

Il 2 ottobre proiezione del documentario “Human flow” di Ai Weiwei a Bologna… da non perdere

Recensione dal sito “CCB Circuito Cinema Bologna” (https://www.circuitocinemabologna.it/):

Genere: Documentario

Regia: Ai Weiwei

Con: Boris Cheshirkov, Marin Din Kajdomcaj, Princess Dana Firas Of Jordan, Abeer Khalid

Durata: 140

Trama: Oltre 65 milioni di persone nel mondo sono state costrette a lasciare le proprie case per sfuggire alla carestia, ai cambiamenti climatici e alle guerre. È il più grande esodo umano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Il documentario racconta con grande espressività visiva, l’epica migrazione di moltitudini umane, mettendo in scena la sconcertante crisi dei profughi e il suo impatto profondamente umano. Girato nel corso di un anno carico di eventi drammatici, seguendo la straziante catena di vicissitudini umane, il film spazia in 23 Paesi tra cui Afghanistan, Bangladesh, Francia, Grecia, Germania, Iraq, Israele, Italia, Kenya, Messico e Turchia ed è la testimonianza della disperata ricerca, da parte di queste persone, di un porto sicuro, di un riparo, di una giustizia. Dal sovraffollamento dei campi profughi ai pericoli delle traversate oceaniche fino alle barriere di filo spinato che proteggono le frontiere, i profughi reagiscono al doloroso distacco con coraggio, resistenza e capacità di adattamento, lasciandosi alle spalle un passato inquietante per esplorare le potenzialità di un futuro ignoto. Un film puntuale, presentato proprio nel momento in cui la tolleranza, la compassione e la fiducia sono più necessarie che mai. Questa intensa opera cinematografica esprime l’incontrovertibile forza dello spirito umano e pone una delle domande che caratterizzeranno questo secolo: riuscirà la nostra società globale a superare la paura, l’isolamento, gli interessi personali e ad accogliere l’apertura, la libertà e il rispetto dell’umanità?

Note IN CONCORSO ALLA 74ma MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA. HA OTTENUTO MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO FAIR PLAY CINEMA, PREMIO FONDAZIONE MIMMO ROTELLA AD AI WEIWEI, PREMIO ENRICO FULCHIGNONI-CICT-UNESCO, MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO HUMAN RIGHTS NIGHTS AL CINEMA DEI DIRITTI UMANI E SEGNALAZIONE CINEMA FOR UNICEF 2017 DEL PREMIO LEONCINO D’ORO AGISCUOLA

“L’ordine delle cose” di Andrea Segre in concorso a Venezia: docu-film realistico e attualissimo sui rapporti tra Libia e Italia in materia di Immigrazione e diritti umani

Aggiornamento dal C.i.e. di Brindisi-Restinco

Giovedì 30 luglio 2016, abbiamo raggiunto ancora una volta le mura del Cie di Brindisi-Restinco. I fogli di via mirati a scoraggiare la solidarietà esterna non hanno impedito un ennesimo saluto ai detenuti del centro. Dopo il presidio dello scorso 20 febbraio, un contatto costante con l’interno per rompere l’isolamento con la lotta è ancora possibile.

A distanza di quattro mesi, il Cie di Brindisi risulta essere affollato: 8 persone sono rinchiuse per ogni stanza delle 3 sezioni, le nazionalità sono varie – Nigeria, Marocco, Egitto, Kosovo, Albania, Russia, Pakistan, Afghanistan…

Come di frequente, una parte dei detenuti in contatto con noi sono individui stabilizzati in Italia da tempo, che da un momento all’altro hanno subito un troncamento della loro vita comune con un blocco di polizia, per poi trovarsi catapultati nel centro di Brindisi. Questo conferma come un lager per immigrati si regga su controlli random di potenziali irregolari da incarcerare e mettere a profitto per l’arricchimento degli enti gestori dei centri in questione. La militarizzazione di molte città italiane permette l’estensione delle frontiere nel tessuto urbano, fungendo da preambolo alla detenzione allo sfruttamento di immigrati.

Oltre a ciò, non mancano le già note lamentele per il cibo fornito al Cie dalla ditta Ladisa spa. Cibo scadente, maleodorante, e che – a detta di alcuni detenuti- provoca forti dolori allo stomaco e prurito diffuso.

Le condizioni igieniche tendono a peggiorare nel corso dell’estate: scarafaggi e altri parassiti infestano le stanze del Cie. Inoltre, dalla sezione B un detenuto sostiene che gli addetti alle pulizie passano così raramente che le stesse persone rinchiuse si trovano costrette a ripulire con le scope la propria galera. Una situazione di ulteriore umiliazione che, da quanto dichiarato dallo stesso contatto, è anche occasione di derisione di parte di alcuni operatori del centro.

Varie persone hanno anche testimoniato di pestaggi e minacce da parte delle guardie nei confronti di chi protesta. A tal proposito, sembra che all’uso punitivo della stanza di isolamento sia subentrata l’usanza di condurre i dissidenti al cortiletto della sezione per essere pestati.

Il saluto di giovedì scorso è stata un’occasione per sentire da dento il forte desiderio di evadere e mettere fine a questa gabbia. Desiderio espresso nelle parole urlate dei detenuti dalle finestre inferriate, dai loro insulti contro militari e poliziotti, e nell’entusiasmo di un piccolo momento di rottura con la mortificante normalità di quel lager.

Nemici delle frontiere – Lecce

Bologna e il miraggio dell’asilo politico

134035432-0dfc83b8-6016-467c-b537-402c0ec9bed9

Scorriamo da articoli in rete alcuni dati sul tema rifugiati e asilo politico a Bologna, che ci danno il senso di cosa vuol dire fuggire dal proprio paese di origine, rischiare tutto in mare per poi finire come un numero sulla scrivania di un’annoiata burocrazia, un’infinitesimale parte della ruota dei diritti che scricchiola e si deforma sotto il peso della guerra globale.

Ne snocciola i numeri Adolfo Valente, l’attuale presidente della Commissione Territoriale di Bologna, dalla pagina ingrigita di un quotidiano di regime. Dal 2014 a oggi sono state registrate 12.537 persone all’ex C.I.E. di via Mattei, e delle oltre 7.000 domande presentate, ne sono state esaminate 4.007 di cui 3.134 hanno avuto esito positivo. Sono per lo più eritrei (2.432 identificati dal 2014), nigeriani (1.909), siriani (925), gambiani (860) e pakistani (625). Dopo il “passaggio” all’ex C.I.E., entrano nel limbo dell’attesa di ciò che ne sarà della loro permanenza nel nostro paese, sparsi tra i 51 strutture di accoglienza nella provincia bolognese.

Sembra addirittura che qualcuno, stanco di aspettare, decida da solo per il proprio futuro e si dia alla macchia….

Per gli altri, la Commissione decide in base alla gravità di minacce incombenti, di rischi personali, dall’età del richiedente e dal suo passato traumatizzante. In caso di esito positivo (si noti l’ironia del termine) possono quindi ricevere:
– lo status di rifugiato, con validità di 5 anni, automaticamente rinnovato e con canale privilegiato per ottenere la cittadinanza;
– la protezione sussidiaria, anch’essa con validità di 5 anni ma rinnovabile con l’assenso della Commissione;
– la protezione umanitaria con validità 2 anni, rinnovabile con l’assenso della Commissione.

Chi non ha questi requisiti è destinato alla deportazione, ma dietro a questi numeri ci sono corpi a cui nessuno può negare un futuro migliore, né tanto meno può distinguere chi ha diritto o meno a un’opportunità. E’ certo che l’ottenimento dello status di rifugiato non sottintende automaticamente integrazione. Ce lo spiegano meglio le parole di Adolfo Valente, che intervistato dalla giornalista aggiunge:” Si ricorda i braccianti di Rosarno? Si diceva che erano clandestini, poi si scoprì che erano quasi tutti rifugiati, ma vivevano in condizioni di semi-schiavitù. Il punto è che purtroppo la vera integrazione non passa da un foglio di carta. In tempi di crisi ancora di più”.

Identificazione forzata dei migranti

cie_torino_dietro_le_sbarre

Apprendiamo con sgomento che è stata trasmessa ai sindacati di polizia, una circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, datata 16 marzo 2016, dove si cita la norma che verrà presto varata in materia di Hot Spot e di “accoglienza” dei migranti irregolari.

L’uso della forza somministrata agli immigrati in caserme e commissariati non è nuovo, non ci sorprende ed è ampiamente testimoniato da chi l’ha subita. Fino ad oggi era silenziata, oscurata dal solito velo di omertà mafiosa che avvolge solitamente gli episodi di questo tipo. Ciò che ci inorridisce è che venga palesemente legittimata dal Ministero, che dovrà allora illustrarci cosa intende con l’uso della forza (specie se utilizzata da pubblici ufficiali) su donne e uomini che non vogliano farsi prendere le impronte digitali. Ci spieghi se è prevista una “scala del dolore” a cui sottoporre le persone da identificare. Ci chiarisca che tipo di sofferenza può infliggere un “rappresentante dello Stato” pur di raggiungere il suo obiettivo.

A seguire, alcuni video trovati in rete che esemplificano la tematica e, ovviamente, la circolare in questione.

circoforza16mar2016

http://www.youtube.com/watch?v=nC0frtdupWs

http://www.youtube.com/watch?v=_g0lNm1Lnwg

Documento programmatico per la riforma del sistema CIE

Pubblichiamo il documento programmatico per la riforma del sistema CIE, che sostanzialmente non cambia la loro natura di campi di prigionia e disumanizzazione, e anzi ne rafforza questa natura e realtà, aldilà delle speranze alimentate ultimamente dalla chiusura di diversi CIE. Sperando che i CIE continuino a chiudere e che questa riorganizzazione più repressiva e schiacciante non veda mai la luce…

documento programmatico sui CIE – 2013

i CIE oggi

Di seguito il testo integrale sui CIE, del quale è stata letta una parte nella puntata 8, andata in onda il 21 novembre 2013.

 

In un CIE ci finisci se non hai i documenti che riconoscono il tuo diritto a transitare o vivere sul territorio europeo, e in particolare italiano. Continua a leggere »

Scroll To Top