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Archivio della categoria: Scrivere ai detenuti

Ruggeri Silvia

Pittalis Antonio

Mangione Stefano

Altoè Daniele

Eddi Karim

Lettera dal carcere di Trieste

Carissim* compagn*, sono Eddi Karim vi scrivo dal lager di Trieste dove sono stato trasferito dal carcere di Vicenza; lì hanno tentato di farmi fuori con dei complotti diabolici. Sanno che sono asmatico ed hanno fatto portare (era l’8 luglio) dei detenuti (bisognosi di cure) che avevano bruciato le celle in altre sezioni, nella sezione punitiva dove c’ero io. Proprio il detenuto che hanno messo davanti alla cella dove ero io, chiama la guardia perché stava male, le guardie non rispondevano, ma se la ridevano. La sera verso le 22 il detenuto, che avevano messo davanti a ne, ha incendiato il cuscino, dei giornali, buttandoli nel corridoio, proprio davanti a me… che, per salvarmi, ho dovuto chiudere il blindo e spruzzarmi in viso lo spray Ventolin – Salva Vita. Nessuno è intervenuto per spegnere il fuoco, per diminuire il fumo!

La sera successiva un altro detenuto portato lì ha compiuto gli stessi gesti, la sezione si riempie di fumo, ma stavolta tutti i detenuti gridano per uscire all’aria perché stiamo soffocando. L’ultima cosa che ricordo prima di svenire. Dopo, i detenuti mi hanno raccontato, è accaduto hanno aperto a tutti la cella, saltando la mia e quella di un altro fatto di psicofarmaci, che dormiva. Mezzora dopo quel caos due detenuti rumeni si sono accorti della mia senza ed hanno cominciato ad urlare il mio nome insieme al resto dei detenuti ch’erano nelle scale. A sto punto non è rimasto niente alle guardie che venire a tirarmi fuori (magari con la speranza di trovarmi morto). Invece mi hanno trovato svenuto per terra con lo spray in mano. Mi hanno trascinato all’ascensore, davanti ai detenuti sulle scale che urlavano “l’avete ucciso siete contenti?”

Alle 24,40 mi sono svegliato in infermeria con il medico di turno, che mi ha raccontato che mi hanno portato in extremis. Un’ora dopo mi sentivo un poco meglio e ho deciso di tornare in cella. Le guardie mi hanno detto che mi hanno dimenticato per colpa del caos; gli ho risposto che l’hanno fatto apposta, che hanno provocato il detenuto.

Il giorno dopo al telegiornale regionale Rai3 (sempre a Vicenza) hanno parlato di questo fatto raccontando che quattro guardie sono rimaste intossicate e basta. A quel punto ho scritto a compagn* a Venezia, alla Garante regionale dei diritti dei detenuti, che il 23 luglio è venuta a trovarmi. Il giorno dopo sono stato trasferito a Trieste.

Qui il primo ostacolo, ancora non risolto, è quelle delle telefonate famigliari, che nonostante siano autorizzate dal tribunale di Venezia, loro non me le danno perché dicono che ora sono ricorrente, che perciò non sono più sotto il tribunale. Secondo me è solo un abuso di potere, per vendicarsi. In più mi hanno messo in una sezione, dove ci sono solo stranieri, piena di cimici piccole, succhiano il sangue. Ai detenuti italiani invece hanno cambiato brande, materassi, hanno disinfettato le celle.

Il direttore è assente, l’ufficio comando esiste solo per gli italiani, il dirigente sanitario non esiste, i medici sono inesperti ecc. Per dirla corta sono scappato dal lager di Vicenza e sono inceppato in un pozzo buio senza scintille di luce, in compagnia di cimici di cui sono allergico; cioè Trieste, che fortuna!

Prima di salutarvi voglio esprimere la mia totale solidarietà al mio caro amico Maurizio Alfieri e al compagno Davide Delogu, raccomandandogli di non mollare. Un abbraccio a voi e ai compagni di Venezia, Vicenza e a tutti quelli in lotta. Karim

8 agosto 2016

Pasquale de Feo

ingarra

Dal carcere di Massama (Oristano) è uscito un libro

“Ciao compagni, vi mando la locandina del libro che è uscito in questi giorni. Non si perda la memoria di questa pagina buia del paese, in modo che non venga manipolata la storia da parte dello Stato.

“Le Cayenne italiane – Piano e Asinara: il regime di tortura del 41bis”

Il libro è composto da un’ampia introduzione e da una nota autobiografica di Pasquale De Feo che ha avuto anche l’idea di dedicare questa speciale edizione alle violenze avvenute a Pianosa e all’Asinara (1992/2001). Su queste torture scrivono soprattutto i detenuti che le hanno provate sulla propria pelle, ma anche i loro parenti, magistrati, avvocati e uomini politici.…

Chi vuole avere una o più copie di questo libro scriva a: Associazione Liberarsi – Casella Postale 30 – 50012 Grassina (Firenze). Chi può mandi 10 euro sul c/c postale 92826684 intestato a:

Associazione Liberarsi Firenze.

Un abbraccio a voi tutti con sincero affetto Pasquale.

24 agosto 2016

Lettera dal carcere di Parma

Cari amici,
mi chiamo De Feo Pasquale sono in carcere a Parma. Sto scontando l’ergastolo da tantissimi anni: sono entrato in carcere che ero un ragazzo e ora viaggio verso i 50 anni. Sono nato e cresciuto in provincia di Salerno. Ho girato molti carceri e da 15 anni giro nei vari gironi infernali degli speciali.
Attualmente sono da 4 mesi sottoposto al regime di tortura del 14 bis con la motivazione: “ha turbato l’ordine costituito”. Solo per avere reclamato i miei diritti mi hanno punito sottoponendomi a questo regime infame. Inizio a parlare dell’ergastolo perchè è la ferita che più sanguina: l’ergastolo è una pena di morte diluita nel tempo.
Questo era molto chiaro ai compilatori del codice penale francese del 28 settembre del 1791 che pur prevedendo la pena di morte avevano abolito l’ergastolo perchè ritenuto peggiore della pena capitale. L’ergastolo è disumano, illegittimo, inaccettabile. E’ solo legittimato in nome di una pretesa superiore ed inevitabile ragion di Stato della nostra presunta “moderna democrazia”.
Credo che già sapete che il 1° di dicembre tutti gli ergastolani protesteremo con uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo e contiamo che buona parte della società esterna digiuna qualche giorno insieme a noi. (Si può avere un ampia documentazione andando sul sito www.informacarcere.it nella sezione “mai dire mai”).
La nostra idea folle è che dietro questo progetto nasca un movimento di centomila persone (ovviamente anche grazie ai nostri familiari) che appoggiano un gruppo di ergastolani così che qualche partito capisca che con l’abolizione dell’ergastolo i voti non li perde ma li guadagna. Dove vogliamo arrivare? Non pretendiamo che facendo lo sciopero della fame aboliscano l’ergastolo ma pretendiamo che siano rispettate le regole dello Stato di diritto e della democrazia. Da un importante partito che sta sostenendo questo governo sono stati presentati due disegni di legge, uno alla camera ed uno al senato, ebbene vogliamo che siano discussi.
Non sono mai stato in regime di art.90, che fu abrogato nel 1986. Nel 1992 mi fu applicato l’art. 41 bis e trasferito all’isola dell’Asinara. Quelli furono tempi duri, un vero e proprio lager anche il cibo e l’acqua erano
insufficienti e con il caldo soffrivamo persino la sete. Incredibilmente, dato che al peggio non c’era mai fine, ci consolavamo pensando che nel carcere dell’isola della Pianosa i nostri compagni stavano peggio di noi
perchè prendevano botte tutti i giorni. Infatti, nel 1998/99 la commissione per la prevenzione della tortura non condannò l’Italia per un solo voto: Luigi Manconi, deputato di quella legislatura e attuale sottosegretario alla Giustizia, dichiarò: “Moralmente l’Italia è stata condannata. A Pianosa sono sicuramente successe
cose gravissime”.
Non si sbagliava, c’era mio fratello e mi ha raccontato in che abisso di barbarie vivevano. Il regime del 41 bis è un regime indegno di un paese civile, una tortura “democratica”, censurato anche dalla Commissione Europea dei diritti
dell’uomo.
Il regime del 41 bis è stato fatto diventare un totem, come se fosse la soluzione a tutti i problemi d’Italia, ma lo Stato, con questa repressione barbara, inumana e inaccettabile per la “patria del diritto”, dovrebbe spiegare cosa hanno risolto dal 1992 ad oggi? Ormai è diventato anche un business, pertanto l’interesse sulla carne umana non può essere toccato. Ma questo non è tutto, quando il tribunale di sorveglianza o in rari casi il ministero della giustizia revoca il 41 bis, si viene trasferiti nelle sezioni a regime e.i.v. (Elevato indice di vigilanza). In questo modo si cade dalla padella alla brace, perchè il regime e.i.v. è uguale al 41 bis, tranne per alcune cose come il colloquio senza vetro e il numero di colloqui che da uno al mese passano a 4 mensili. Riguardo alla vivibilità dipende dagli umori dei vari direttori di turno.
In certi carceri il regime e.i.v. è peggio del 41 bis.
In tutti e due i regimi l’accesso ai benefici è praticamente impossibile. Mentre il regime del 41 bis ha tutela giurisdizionale, con l’e.i.v. non puoi rivolgerti da nessuna parte perchè è un atto amministrativo penitenziario,
pertanto sogetto all’arbitrio dell’amministrazione penitenziaria, insomma: una sorta di ergastolo in bianco.
Come recita la circolare DAP 9 luglio 1998 n. 3479/5929 il regime e.i.v. è una continuazione storica dell’art. 90, ma nell’insieme tutto è lasciato alla discrezionalità delle direzione e la vivibilità viene ristretta e limitata secondo il loro arbitrio, con situazioni paradossali e di cecità che sfocia in alcuni casi nella cattiveria gratuita. Il ministero della giustizia conosce la situazione, ma non interviene, lo fa solo in rari casi di proteste e scioperi collettivi. Normalmente sfrutta questa situazione con il metodo del bastone e la carota: se ti adatti, ti lasciano tranquillo, in caso contrario ti mandano in un carcere che “interpreta” arbitrariamente i diritti dei detenuti.
Il governo dei carceri è come il doppio consolato dell’antica repubblica romana: il direttore e il comandante della polizia penitenziaria comandano insieme. L’uno senza l’altro non possono prendere decisioni incisive e quindi sono
costretti a scendere a compromesso, ciò comporta la restrizione e la limitazione nei confronti dei detenuti: i doveri ci sono tutti ma i diritti diventano concessioni. I detenuti nel constatare che i responsabili del governo dei carceri non rispettano le loro regole e le infrangono senza remore, sicuri della loro immunità, metabolizzano che il potere può tutto. Questo comporta non un insegnamento delle regole ma una scuola criminale che diventa odio e rabbia verso la Stato. In questo modo, non si rende un buon servizio alla società, perchè un giorno questi detenuti finiranno di scontare la pena e molti scaricheranno l’odio e la rabbia, derivati dalle ingiustizie e dalle frustrazioni subite, sulla società.
L’articolo 41 bis mi fu revocato nel 1996 dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari, all’epoca si veniva allocati nel regime A.S., due anni dopo nel 1998 fu emanata la circolare e.i.v.. L’A.S. (alta sorveglianza) è una sorta di scatola cinese perchè ogni carcere decide come gli pare. Questo regime viene applicato in base ai reati dell’art. 4
bis. Quando si finisce di scontare il reato ostativo dell’art 4 bis, ci sono carceri che declassificano automaticamente, altri no. Purtroppo c’è un’ottusa burocrazia dell’amministrazione penitenziaria che dispoticamente impera.
In questi regimi non esiste nessuna forma di recupero, la riabilitazione consiste ad adattarsi alle regole imposte, in caso contrario si è pericolosi perchè si è destabilizzatori, sobillatori e facinorosi. Chi non si adatta alle regole delle singole direzioni e chiede i propri diritti per educare gli altri detenuti gli viene applicato il 14 bis.
La direzione propone e il ministero burocraticamente firma l’autorizzazione.
Il regime 14 bis restringe ancora di più la vivibilità: si viene esclusi da qualsiasi attività in comune, tolgono lo specchio per farti sentire un ombra, ti tolgono il fornello e la macchinetta del caffè, come se ti facessi un caffè
al giorno può essere pericoloso.  Ti censurano la posta per toglierti la solidarietà esterna e l’intimità dei
tuoi sentimenti. Il regime 14 bis è un arma nelle mani del direttore per minacciarti e farti diventare un suo schiavo per meglio governare il suo carcere.
La commissione dei diritti dell’uomo a gennaio 2006 ha emanato una sentenza che condanna l’Italia per i regimi di e.i.v. e il regime 41 bis: è passato un anno e mezzo e gli organi competenti non hanno fatto niente.
Alcuni mesi fa il senatore Fosco Giannini ha presentato un’interrogazione parlamentare sul regime e.i.v. ma anche la parte buona della politica nulla può contro l’illegalismo del sistema penitenziario. Purtroppo non esiste nessuna forma di controllo e di intervento reale sul sistema penitenziario, governato da un potere apparato burocratico che agisce in modo assolutamente discrezionale e illegale (in violazione delle norme e delle leggi) costituito dalla direzione del DAP e dalle singole direzioni penitenziarie, nonchè dalla piramide di comando della polizia penitenziaria.
Mentre la politica non si interroga della condizione dei detenuti e delle carceri, i detenuti che osano denunciare carenze, abusi e vessazioni subiscono la dura vendetta delle direzioni e del DAP.
La pena secondo la costituzione non deve essere nè afflittiva nè vendicativa invece continua a essere la vendetta dei forti.

Carcere di Parma. Settembre 2007
Pasquale De Feo.

Claudio Perrone

  • Lettera di Claudio dal Mammagialla di Viterbo - È Ora di Liberarsi dalle Galere (OLGa) olga2005@autistici.org – http://www.autprol.org/olga/ Lettera dal carcere di Viterbo Ciao carissimi amici e compagni/i, mi diletto a farvi sapere cosa succede qui a Viterbo, e quello che ho letto sull’opuscolo è veramente brutto che al giorno d’oggi e specialmente nel nostro paese: anzi in Italia, ci sono tanti problemi, ...

Carmelo Musumeci

Abram Alessio

Ciao compagni,

innanzitutto grazie ho ricevuto opuscoli, libri e regolamento…

Sono in carcere da 2 mesi proprio oggi, sono entrato venerdì 13/11 a causa di 7 definitivi per un totale di 4 anni, per violazione del Daspo, misura di divieto a competizioni sportive con relativa firma.

Fino a qualche anno fa ero anche un ultras dell’Ancona. Queste violazioni commesse dal 1999 al 2006. Dopo una settimana di detenzione un altro definitivo ha portato a 5 anni+1 mese.  Il totale della condanna, dopo l’applicazione del cumulo e del continuato è, ad oggi, 3 anni e 4 mesi, ma gli avvocati ha fatto ulteriore ricorso.

Faccio parte da sempre dei centri sociali delle Marche, più precisamente del C.S.A. Asilo Politico di Ancona e della polisportiva antirazzista Assata Shakur Ancona 2001, una delle prime realtà palestre popolari in Ancona.

Oltre a vecchi reati da stadio che sto già pagando con la detenzione, ho diversi processi in corso per manifestazioni, occupazioni di case e edifici comunali per immigrati e senza-tetto e scontri con F. N.

In una città vero capoluogo di provincia, ma che conta poco più di 100.000 abitanti, le lotte che portiamo avanti al fianco dei No Tav, Trivelle Marche Zero. Case occupate, No Expo…. E via dicendo tutte le lotte che ci vedono protagonisti. E’ davvero troppo per una città piccola e provinciale.

Conscio del perché, di quello che sto pagando, ringrazio tutti e tutte i/le compas che mi stanno ogni giorno vicino.

E così di colpo scopro, anzi sto scoprendo, piano piano questa nuova lotta per me da intraprendere in carcere, da abolire perché tra l’altro così com’è pensato non serve a niente. Eppure a qualcosa e a qualcuno serve eccome. E così, grazie anche al vostro aiuto, capire per tentare di cambiare.

Approfondirò nella vostra corrispondenza per capire realmente cosa possiamo fare:

  • regolamenti non rispettati
  • prezzi troppo alti
  • sanità? Tutta da verificare.

Sono 45 giorni che ho che ho chiesto una visita oculistica per un improvviso abbassamento della vista, non solo faccio difficoltà a leggere, ma ho spesso mal di testa e giramenti.

Cari compagni, non saranno di certo queste 4 mura a fermare la nostra voglia di cambiare questo mondo che non ci piace.

A pugno chiuso

Insieme a me in questo carcere c’è un altro ragazzo come me, qui per altri reati, insieme daremo il nostro piccolo contributo.

14 gennaio 2016

Kuljit Tawari

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