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Todde Paolo

Attivista e antimilitarista, è stato arrestato il 30 ottobre 2017 a seguito di una rapina all’ufficio postale di via Zagabria a Cagliari.

SARDINNA NO EST ITALIA 15/09/2020

Saluti a totus.

Non che le cose andassero poi così bene nel carcere di Uta prima del COVID 19, anzi, tra pestaggi razzistici, minacce più o meno velate… e di converso miserie umane, ruffianerie e codardie varie… le prime dei secondini, le seconde da parte nostra… questo era all’incirca l’andazzo in questo carcere, dove da quel che ricordo io (ci sono 35 mesi) solo e soltanto una volta c’è stata una protesta generalizzata (fine 2017, inizi 2018) perché da giorni non consegnavano il tabacco, perché se no la regola in quasi tutti i casi è sempre stata quella di -TOKAD A FAI SU SHINPRU PO NO PAGAI DATZIU- cioè, bisogna fare i tonti per non pagare pegno. Sia chiaro, non tutti erano e sono così, però nella stragrande maggioranza così è se vi pare… non solo, coloro che invece sfuggono a questo andazzo sono ben conosciuti da tutte le componenti carcerarie e pertanto vige una regola non scritta che dice che si faccia di tutto affinché non si incontrino fra loro. E questo è un carcere dove la separazione abbastanza rigida della componente prigioniera è una prassi, accettata passivamente da tutti noi, anche perché in un luogo come questo tipo di carcere, uno dei pochi motivi di uscita dalle sezioni è più che altro fatto per “esigenze” da tossicodipendente.

Invece l’arrivo del ciclone COVID 19 ha portato n po’ di verve all’atteggiamento dei prigionieri alla/nella loro carcerazione, i primi sintomi di cambiamento si sono visti on il blocco dei colloqui in maniera repentina, lì ci sono state resistenze generalizzate con rifiuti al rientro in cella e poco più. In quella fase l’amministrazione carceraria (eravamo nella prima metà di marzo 2020) ha cercato di utilizzare la carota spacciando questa immotivata chiusura come temporanea, come un atto dovuto per difendere l’integrità sanitaria di tutti noi, visto che il problema di tutto ciò erano i nostri parenti, mentre tutti quanti loro (secondini, educatori, sanitari) entravano senza nessun tipo di protezione, e quindi i più presenti in carcere, però a detta loro -con fare strafottente- immuni dal COVID 19. Quando poi questo viene presentato al direttore, questi non sa che dire e fare… ci deve pensare… salvo poi (dopo uno scontro verbale con me) decidere che tutti loro dovranno potare le mascherine.

Questo viene imposto anche a noi, tanto che decidiamo che verranno date due mascherine alla settimana per tutti quanti… anche qui c’è un “rincorrersi” fra i prigionieri nel rispettare le regole, fra le poche eccezioni ci sono io che rifiuto di utilizzarla / indossarla… abdicherò soltanto quando verrà a colloquio L. nel mese di maggio, ma in tutte le altre situazioni terrò duro mai indossandola, perché poi quando fai colloquio con gli avvocati, tutte quelle rigide disposizioni anticontagio utilizzate nei colloqui con i familiari, vengono meno… pertanto, perché utilizzare le mascherine?

In quella fase di chiusura dei colloqui vengono allestite postazioni per le videochiamate, viene aumentato il numero di telefonate senza che non si creino momenti di attrito con alcuni secondini che pretendono di presenziare all’interno dei gabbiotti, per ascoltare ciò che si dicono in quel momento le persone in videocollegamento… questo, sia chiaro, non con la maggioranza dei prigionieri, ma con un’infima minoranza… almeno qui io ne sono fuori, visto che rifiuto di fare telefonate e videochiamate, penso di essere uno dei pochi, ma se non altro questo mi avvicina a tutti quei prigionieri maghrebini, di colore ed extracomunitari che non avendo utenze telefoniche a casa loro (Asia, Africa, Americhe ed Europa) sono privati i qualsiasi affettività.

Con la riapertura dei colloqui piano piano viene tagliato il numero di telefonate e videochiamate, da qui si risolleva la tensione e, a fine luglio, c’è un rifiuto di rientro nelle celle, come al solito l’ufficiale più alto in grado arriva con il suo codazzo di servi… ed anche in quella occasione ripartono con la solita tiritera che anche loro sono comandati, non possono venir meno a degli ordini superiori, però nel possibile cercheranno di esaudire le situazioni più complicate, e qui la componente prigioniera comincia ad ondeggiare. C’è qualcuno che fa finta di niente e cerca di mostrarsi duro e crudo, e altri invece pronti a rinchiudersi da soli in cella… è un teatrino il DIVIDE ET IMPERA ha fatto il suo effetto tanto che anche lì sono l’unico (nella mia sezione) ad avere uno scontro verbale con i guitti. Nella serata (questo lo saprò molti giorni dopo) un po’ di prigionieri alla coatta verranno prelevati per poter fare una videochiamata (pacificazione nel carcere) con i parenti.

E non pensiate che io non abbia sempre detto a tutti quanti che questo ondeggiare fra di noi non sia deleterio per una lotta comune (tra l’altro molto riformista)… a parole tutti ti danno ragione, ma nei fatti l’egoismo, la ruffianeria sono ben più forti di tutto quello che potresti “rubare” con una lotta (ripeto, riformista, di circostanza) a ranghi compatti.

Qua un po’ di prigionieri mi esortavano a scrivere una lettera da spedire al quotidiano di Cagliari (L’unione sarda), cosa che io ho fatto (anche lì, a malavoglia) e che è stata controfirmata da oltre 50 prigionieri di varie sezioni… ebbene quella lettera è sparita, non è stata spedita e non so che fine abbia fatto. Piuttosto, chi doveva spedirla, ad un certo punto è stato messo a lavorare, ed oggi le poche volte che mi capita di vederlo, il tipo sfugge il mio sguardo pieno di astio. In tutte queste situazioni non è che siano mancate anche delle soddisfazioni, l’imparare a conoscere più a fondo le persone e pescarne (brutto termine) quelle ferme nelle loro convinzioni e per nulla pronti a tradire la parola data… certo, sono arrivate le minacce (non solo a me) di finire in 14bis, però anche questo si può risolvere.

Adesso la situazione è quella di un’attesa e penso che qualcuno stia covando qualche altra protesta… i motivi sono sempre gli stessi, molto personali, che in qualche modo cercano di rendere generali. Non so quanto tempo ci vorrà prima che il tutto riesploda, io cercherò di essere spettatore (dopotutto personalmente disinteressato) e so che come sempre ci ricascherò (è più forte di me), ma ormai ho fatto il callo a tutto… in tutto questo non mi aspetto nulla e so (almeno per ora) che i 5 anni di condanna li sconterò del tutto. Intanto nell’autunno e nell’inverno entranti come si evolverà la situazione fuori? Se, come penso io, la situazione andrà a peggiorare con il COVID 19, e quindi qua dentro la situazione riprecipiterà come nei mesi di marzo/aprile/maggio scorsi, in che maniera risponderà la componente prigioniera qua ad Uta? Non ho la sfera di cristallo, non credo alle carte, a maghi ed illusionisti da strapazzo, per tanto per ora mi tengo sulle mie, in seguito si vedrà.

Paulu Todde Fois

Presoneri Indhipendhentista sardu

Cattini Samuele

Attivista arrestato il 19 aprile 2020 a Torino, quando, per difendere dal brutale arresto due immigrati raggiunti dalle forze di Polizia davanti l’ingresso di uno spazio occupato in Corso Giulio Cesare, si sono vissuti momenti di tensione in seguito alle provocazioni degli agenti giunti sul posto. E’ accusato di favoreggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Assieme a lui sono stati arrestati anche altri 3 attivisti: Giordana Laera, Maria Francesca Giordano e Altoè Daniele.

Giordano Maria Francesca

Attivista arrestata il 19 aprile 2020 a Torino, quando, per difendere dal brutale arresto due immigrati raggiunti dalle forze di Polizia davanti l’ingresso di uno spazio occupato in Corso Giulio Cesare, si sono vissuti momenti di tensione in seguito alle provocazioni degli agenti giunti sul posto. E’ accusata di favoreggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Assieme a lei sono stati arrestati anche altri 3 attivisti: Altoè Daniele, Laera Giordana e Cattini Samuele.

Laera Giordana

Attivista arrestata il 19 aprile 2020 a Torino, quando, per difendere dal brutale arresto due immigrati raggiunti dalle forze di Polizia davanti l’ingresso di uno spazio occupato in Corso Giulio Cesare, si sono vissuti momenti di tensione in seguito alle provocazioni degli agenti giunti sul posto. E’ accusata di favoreggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Assieme a lei sono stati arrestati anche altri 3 attivisti: Altoè Daniele, Maria Francesca Giordano, Samuele Cattini.

Sciacca Giuseppe

Militante anarchico arrestato a Cerro Veronese (VR) il 26/11/2019 dopo una perquisizione domiciliare alla ricerca di armi e materiale esplodente. E’ indagato dalla Procura di Torino all’interno dell’operazione Scintilla per l’invio di 15 plichi esplosivi alle sedi di aziende coinvolte nella gestione dei CPR, che nella collocazione di sei ordigni rudimentali presso uffici postali di Torino, Bologna e Genova.

Bruna Giuseppe

Militante anarchico arrestato il 21 maggio 2019 assieme ad atri due compagni per un’indagine dei carabinieri del ROS chiamata operazione “Prometeo” . Sono accusati dell’invio di tre plichi esplosivi destinati al pm Antonio Rinaudo (da sempre impegnato nel torinese contro le Brigate Rosse ieri ed i No Tav oggi), al pm Roberto Sparagna (anch’esso torinese ed impegnato da sempre nella caccia all’anarchico) e al direttore a Roma del Dipartimento Amministrativo Penitenziario Santi Consolo.

Savio Natascia

Militante anarchica arrestata il 21 maggio 2019 assieme ad atri due compagni per un’indagine dei carabinieri del ROS chiamata operazione “Prometeo” . Sono accusati dell’invio di tre plichi esplosivi destinati al pm Antonio Rinaudo (da sempre impegnato nel torinese contro le Brigate Rosse ieri ed i No Tav oggi), al pm Roberto Sparagna (anch’esso torinese ed impegnato da sempre nella caccia all’anarchico) e al direttore a Roma del Dipartimento Amministrativo Penitenziario Santi Consolo.

 

Lettera di Natascia pubblicata il 22/8/2020:

https://www.autistici.org/mezzoradaria/uno-scritto-di-natascia-dal-carcere-piacentino-delle-novate/

 

 

Dolce Luca

Militante anarchico arrestato in Trentino il 19/02/2019 nell’Operazione Renata assieme ad altri sette compagni.

– Lettera di Luca dal carcere –

Berdusco Giulio

Casa circondariale 

via Paluzza n. 77
33028 TOLMEZZO (UD)

 

Militante anarchico arrestato in Trentino il 19/02/2019 nell’Operazione Renata assieme ad altri sette compagni.

Parolari Andrea

Casa Circondariale

Via Basilio Dalla Scola, 150
36100 Vicenza (VI)

 

Militante anarchico arrestato in Trentino il 19/02/2019 nell’Operazione Renata assieme ad altri sette compagni.

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