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Archivio della categoria: Notizie

Nuovo decesso tra i detenuti della Dozza

Apprendiamo di un nuovo decesso per Corona virus tra i detenuti della Dozza. Arrestato pochi mesi fa, il detenuto 67’enne affetto anche da altre patologie, sarebbe morto il 7 di maggio nel reparto COVID dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Anche se microfoni e telecamere si sono spenti sulla situazione carceraria in Italia, l’emergenza sanitaria continua ad esistere.

Pestaggi nel carcere di Caserta

Alta tensione nel carcere casertano di Santa Maria Capua Vetere dove vengono riportate notizie di rivolte di detenuti e pestaggi da parte delle guardie. I fatti risalgono a domenica 5 aprile, quando una cinquantina di detenuti hanno iniziato una protesta dopo aver appreso che un detenuto è risultato positivo al COVID-19. E’ stata occupata un’intera sezione, il reparto “Nilo”, alla richiesta di maggiori controlli sanitari per garantire la salute dei prigionieri. Il giorno dopo la risposta delle guardie, feroce e spietata. “Ci picchiano a turno: una volta a uno, una volta un altro … Vengono e dicono che tanto dobbiamo morire tutti prima o poi…” è la drammatica testimonianza di chi sta dentro, più di 200 agenti coinvolti, 150 del reparto G.O.M. in supporto agli agenti di servizio nella struttura. Barbe e capelli tagliati, denti che saltano, contusi e feriti, video-chiamate e colloqui con i parenti sospesi per nascondere e tacere i pestaggi. La stessa Camera Penale del foro casertano solleva la questione e chiede chiarimenti al Direttore del carcere Francesco Uccella, al provveditore dell’amministrazione penitenziaria ed al Garante Samuele Ciambriello. Diversi parenti dei detenuti hanno protestato sotto i cancelli dell’istituto chiedendo verità e garanzie sull’incolumità dei prigionieri.

Questo messaggio è stato inviato tramite WhatsApp da alcuni parenti dei detenuti a testimonianza dell’accaduto:

“#FATEGIRARE
Hanno picchiato i detenuti nel carcere di  Santa Maria Capua Vetere tutto è successo Perché sono stati trovati 3 detenuti positivi al corona virus i detenuti hanno fatto una rivolta per avere tamponi la rivolta inizia dalle 8:30 è finita a mezzanotte i detenuti sono rientrati nella loro celle alle 3 del mattino mentre Stavano dormendo sono stati picchiati da 400 poliziotti penitenziari con caschi blu e Manganelli hanno proibito ai detenuti di fare le videochiamate per non far vedere ai loro familiari che avevano segni in faccia perché sono stati massacrati i detenuti non possono dire di essere stati maltrattati durante la notte perché la Polizia ha minacciato che se usciva qualcosa fuori riguardo a ciò che è successo durante la notte avrebbero preso delle conseguenze ci sono familiari moglie e figli e mamme detenuti che non sanno che fine hanno fatto e come stanno i loro familiari”

Non dimentichiamo Egidio

Egidio è morto a 82 anni nel carcere duro di Parma dopo un anno di reclusione: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La drammatica vicenda risale a poco più di un anno fa, quando Egidio si ritrova a varcare le porte del carcere parmense perché nel 2012 aiutò un migrante dell’est a varcare il confine italiano. Non era un trafficante di esseri umani, non aveva guadagnato niente da quell’episodio se non il piacere di aver dato una mano a qualcuno che aveva bisogno di aiuto. Egidio è un migrante da quando aveva 17 anni, da quando partì per andare a fare il saldatore in Argentina. Lui sapeva cosa erano le frontiere. Tornato in Italia, chi lo conosceva bene ci parla di un’esistenza ai margini della società vissuta sempre con dignità. Grazie ad una associazione che promuove lotte per il diritto di tutti ad avere una casa, finalmente l’aveva ottenuta dal comune di Parma. Ma la condanna per quel reato continuava a covare sepolta sotto di lui e a dicembre del 2018 è stato arrestato e condannato al regime 4bis come un pericoloso criminale. Anziano e senza avvocati, alcuni attivisti erano riusciti, trovandogli un avvocato di fiducia, a fargli ottenere gli arresti domiciliari grazie al ricovero ospedaliero. Tutto vano. Si è spento il 6 di settembre dopo appena una settimana di ricovero, ucciso da un tumore ai polmoni.

Puntata del 28/09/2019 Rassegna stampa e notiziario

Notizie su ciò che è avvenuto nel “pianeta carcere” durante l’estate 2019

Un ricordo per Mario

Apprendiamo della triste notizia che pochi giorni fa è morto in ospedale Mario Trudu, detenuto in ergastolo ostativo dal 1979, esclusa una “pausa per latitanza” di dieci mesi nel 1986. Lo abbiamo conosciuto grazie ai suoi libri che ci proiettano in un’esperienza di vita drammatica e al limite, e di una terra ruvida, l’Ogliastra, carica di odori, di suoni e di colori. Questo regime, il 41bis, non lo ha mai abbandonato e per 41 anni è stato il suo duro pane quotidiano, lo ha sepolto fino a Massama quando è finalmente riuscito ad ottenere il permesso di curarsi fuori dal carcere. Dopo pochi giorni si è spento nell’ospedale di Oristano. Ti abbiamo voluto bene, Mario, e continueremo a farlo tra le righe delle tue pagine.

…”Occorre prendere coscienza che l’ergastolano ha una vita uguale al nulla e che volendo spingere la fantasia verso previsioni future, resta tutto più cupo del nulla”….

Totu Liberos!!

 

Ragazza muore in ospedale a Bergamo

Orrore nel reparto psichiatrico di Bergamo dove una ragazza di soli 19 anni, Elena, è deceduta il 13 agosto in seguito le ustioni riportate in un incendio nella struttura. Era legata ad un letto di contenzione e non ha potuto trovare scampo dalle fiamme. Si riaccende così il dibattito sull’uso dei letti di contenzione, pratica violenta ancora troppo spesso utilizzata in ospedali, cliniche private e REIMS. Ben l’85% sembra che oggi ne faccia ancora uso. Intendiamo sicuramente approfondire questa terribile vicenda nelle prossime puntate.

Inasprito il reato di oltraggio a pubblico ufficiale

Il decreto sicurezza bis entrato in vigore il 10 di agosto contiene l’inasprimento delle pene per diversi reati tra cui l’oltraggio a pubblico ufficiale. il primo comma dell’art. 339 del codice penale nei reati di violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale e violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti, prevede l’aggravante qualora si commettano durante manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico.
Inasprito il reato di oltraggio a pubblico ufficiale: ora, chi in luogo pubblico o aperto al pubblico, e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
E’ stata inoltre resa inapplicabile la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto.
Inoltre la generalizzazione su quella che è la figura del funzionario nell’atto di svolgere pubbliche funzioni non è riferita solo agli appartenenti alle forze armate e dell’ordine, ma inserisce un’enorme quantità di persone che vanno dal vigile urbano al docente, dall’impiegato dell’agenzia delle entrate al controllore dei biglietti nelle aziende di trasporto comunali, dagli ufficiali giudiziari ai parlamentari, e così via, rischiando così di creare un caos infinito nei tribunali italiani.

Lo sciopero della fame in cella è sanzionato

Si è pronunciata la Cassazione in merito a chi fa sciopero della fame all’interno del carcere. La vicenda riguarda una protesta avvenuta in un carcere calabrese nel 2015 quando alcuni prigionieri avevano manifestato pacificamente contro la cattiva qualità del vitto fornito da una ditta esterna e per ottenere almeno l’acqua calda per lavarsi. Da qui la decisione di intraprendere uno sciopero della fame. La risposta del tribunale di sorveglianza di Catanzaro fu dura contro due di loro che vennero individuati come i fomentatori: 9 giorni di carcere duro. I due detenuti non si sono arresi e hanno impugnato il provvedimento di fronte alla Cassazione, che ora ha confermato la linea del magistrato di sorveglianza: lo sciopero della fame era un’azione dimostrativa di scontro e di ostilità verso le istituzioni e, dunque, pericolosa e sediziosa, perché idonea in concreto a scuotere e porre in pericolo l’ordine interno all’istituto, a turbare il normale svolgimento della vita carceraria, con il pericolo concreto di degenerare anche in un ingestibile allarme sanitario per il numero delle persone coinvolte nello sciopero della fame.

Aggiornamento dei morti in carcere

In cella si continua a morire. Troppo lunga la lista dei decessi e dei suicidi avvenuti questa estate negli istituti di pena italiani.
17 suicidi da metà giugno a fine settembre, 6 morti per malattia e un caso ancora da accertare. Siamo a Bologna. Il 19 giugno si impicca in cella un detenuto di 59 anni accusato di aver commesso un omicidio nel 1999, delitto per molto tempo rimasto irrisolto seguito da indagini complesse ancora da definire. L’11 di luglio: stavolta è un detenuto del carcere di Ferrara a togliersi la vita impiccandosi. Il 16 settembre un detenuto di 20’anni si toglie la vita nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Grotto. Il 14 muore annodandosi un lenzuolo al collo un detenuto 29’enne, nonostante i tentativi di rianimazione fatti dai suoi compagni di cella. Era da un mese in carcere per rapina impropria e stalking. I prigionieri dell’istituto ravennate decidono uno sciopero della fame in rispetto del ragazzo deceduto. Mistero invece sulla morte di un ragazzo iracheno di 21 anni il 15 sempre di settembre, trovato esanime da altri detenuti nel carcere del Coroneo a Trieste. Il ragazzo era in isolamento. I risultati delle prime indagini escludono una morte violenta. Si ipotizza un’overdose di farmaci, forse tranquillanti. A fine agosto un altro detenuto in isolamento si toglie la vita stavolta nel carcere di Perugia. Si tratta di un tunisino di 37 anni arrestato per tentata rapina, avrebbe visto la fine della pena nel 2020. In seguito a questo tragico fatto inizia la protesta di alcuni prigionieri che hanno appiccato il fuoco ai materassi e hanno fatto la battitura.

Torture nel carcere di San Gimignano (SI)

15 agenti di custodia indagati con l’accusa di tortura, è il primo caso in Italia contestato a personale in divisa dall’entrata in vigore nel 2017 della nuova legge. Siamo nel carcere senese di massima sicurezza di San Gimignano. I fatti risalgono all’11 ottobre 2018 quando un detenuto viene prelevato dalle guardie e, credendo di andare a fare la doccia, prende con sé accappatoio e ciabatte. La realtà è ahimè diversa. Una volta lì viene accerchiato da 15 agenti e pestato fino a perdere conoscenza. Il fatto è stato ripreso anche dalle telecamere dell’istituto, in parte schermate volutamente dai corpi degli stessi agenti. L’accaduto è emerso solo ora dopo che le varie testimonianze degli altri prigionieri sono arrivate alle orecchie, troppo frequentemente con gravi problemi di udito, della magistratura. Nessun arresto: in 4 sono sospesi dal servizio e in tutto 15 sono gli indagati per lesioni e minacce, falso ideologico e, appunto, tortura.

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