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Donna si ribella agli abusi: lettera di Elis dal carcere di Torino

Questa lettera che riceviamo da internet con la richiesta di diffonderla è di Elis Gonn, reclusa nel carcere delle Vallette di Torino con l’accusa di tentato omicidio per aver accoltellato l’uomo che, secondo la sua difesa, l’avrebbe molestata sul luogo di lavoro. Elis è conosciuta per essere un’attivista e una femminista di origine russa.

 

“Ciao!
Mi rallegro molto di aver ricevuto la tua lettera mi hanno messo da sola in una cella e sto facendo lo sciopero della fame perché mi mettano con una compagna. Pero adesso che ho ricevuto la tua lettera mi sento meno sola e ho più coraggio ti spiego come veramente sono andate le cose: ho letto un annuncio che in un bar si cercava una barista. Quando sono venuta a fare il colloquio il padrone del bar ha detto di venire a fare la prova in minigonna, vestita così per “ attrarre i clienti”. Quando ero venuta a fare la prova qualche giorno dopo ho scoperto che non dovevo piacere solo ai clienti , pero soprattutto a lui. Nella cucina del bar, lui mi ha chiesto di mostrargli una foto dei miei disegni( sono un’ artista) e mentre gli mostravo le foto mi ha toccato il seno e le parti intime. Mi ha detto che darà il lavoro alla ragazza più “disponibile con lui”. Poi mi ha chiesto d mostrargli altre foto… e mi ha toccata di nuovo. Io provavo schifo però siccome avevo bisogno del lavoro, l’ho lasciato fare. Poi quando lui ha chiuso il bar , mi ha detto: “ te ne vai senza neanche farmi un massaggio?”. A questo punto mi ero ribellata e ho detto che non ero una prostituta. Quando tornavo a casa, ho pensato a tutte le altre ragazza, straniere, povere, di cui lui sicuramente si rea approfittato come ha fatto con me. Soprattutto adesso con il covid quando la gente è disperata per il lavoro. E sono tornata al bar il giorno dopo per accoltellarlo. Era sicuramente un gesto impulsivo che pagherò caro, però l’ho fatto per tutte voi. Perché i porci come lui sono tanti. Sicuramente passerò molti anni in carcere.
Però ti dirò una cosa: sono confortata dal pensiero che almeno lui penserà adesso 2 volte prima di mettere le mani sporche su una ragazza che viene a lavorare. Magari ci penserà 1000 volte. E ho la coscienza pulita. Mi hanno messo tentato omicidio. Pero lui è andato in ospedale in codice giallo….figurati! Sono felice che non è morto. Lui ha due figli e anche se è un porco, i figli hanno diritto al padre. Non lo volevo ammazzare. Volevo solo che smettesse di farlo con le ragazze…..
Perché se fanno questo alle donne è perché pensano che siamo indifese… a un uomo non gli mettono le mani addosso perché di un uomo si aspettano un pugno in faccia mentre una donna….
Mi faresti un grande servizio se racconti questo ai giornalisti. Perché adesso il porco nega tutto, e forse  la mia unica speranza di provare ciò che realmente era successo è se le altre ragazze che hanno fatto la “prova“ vengano fuori e testimoniano contro di lui.
Mi piacerebbe ricevere più lettere da te però devi mettere il mittente sulla busta della lettera se no non me la danno.
Ti saluto! E se puoi, metti dentro una busta per lettere più francobollo.”

 

Elis Gonn
casa circondariale LoRusso Cotugno
via M.A. Aglietta 35
Torino 10151

Lettera dal carcere di Rieti

Vi riportiamo un drammatico appello lanciato dal carcere di Rieti che sta venendo pubblicato in internet in questi giorni difficili:

“Carcere Madonna del Freddo
Chieti, 19 marzo 2020

Buongiorno amore, sono le 5:00 del mattino e sarei voluto stare a letto insieme a te, invece devo stare in ostaggio di uno stato incivile e criminale. Il vero criminale è lo stato che nonostante il pericolo di farci ammalare e morire, preferisce tenerci ammassati dentro questo buco che mandarci a casa per stare vicino ai nostri cari. Forse per un’idea di stato padrone che punisce, forse per ottenere consenso popolare, forse per ottenere due voti, si comporta da vero criminale, tenendoci in ostaggio a dispetto di ogni legge, negandoci qualsiasi diritto, corriamo il rischio di non vedere più un nostro famigliare o ancora peggio di non poter uscire vivi da questo inferno. Ti chiedo di renderla pubblica questa lettera, perché da settimane cerchiamo di farci sentire, sciopero della fame, battitura tutti i giorni con le mani insanguinate, ma a quanto pare ci sentono solo i muri.
Chiediamo di tornare a casa almeno fino alla fine dello stato di emergenza, non vogliamo la libertà, vogliamo scontare la nostra pena in maniera dignitosa e civile. Sono cittadino italiano e non chiedo la luna, ma solo di essere trattato come tale, non come carne da macello che aspetta impotente la propria morte. Spero di poterti riabbracciare presto, ti amo vita mia!”

Lettera di Carmelo Musumeci: “Corte dei Carcerieri”

Non è consentito avere in cella più di tre libri: è una regola che risale ad 80 anni fa, al tempo della detenzione di Antonio Gramsci che fu autorizzato a tenere solo tre libri in cella. (Voce dal regime di tortura del 41 bis).
Signori Giudici, ventisei anni di carcere mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere.
E dopo bisogna tentare di riflettere con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa.
È quello che ho deciso di fare adesso: non sono assolutamente d’accordo con voi che avete deciso di ritenere corretta la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno. In questo modo, il “fine giustifica i mezzi” e, secondo voi, questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. A mio parere però con questa decisione avete fatto un “favore” alla mafia perché non avere tenuto conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa.
Signori Giudici, credo che pensiate in questo modo perché leggete poco, forse perché non avete tempo. Io, invece, in questi 26 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono convinto che senza libri non ce l’avrei potuta fare.
Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Vi confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e vissuto tante volte.
Una volta, una giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli anelli” perché molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi. Mi ha entusiasmato anche il libro “Il rosso e nero” di Stendhal perché mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij perché mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errore, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencato i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io lo pensano anche gli altri… a parte forse voi.
Signori Giudici, permettetemi di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. Per la prossima volta che dovrete prendere delle importanti decisioni, vi consiglio di leggere prima un buon libro, come facevano i padri della nostra Carta Costituzionale che il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista vi hanno trascorso molti anni della loro vita.
I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena: ora”: “Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato”.
Fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho iniziato a leggere, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere.
Credetemi non è stato facile leggere in carcere quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis o nei circuiti punitivi e d’isolamento, perché spesso, per ritorsione, mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina.
Penso che ci dovrebbe essere una buona legge per “condannare” i detenuti a tenere più libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare i giudici della Corte Costituzionale a leggere di più.

Carmelo Musumeci
Marzo 2017
www.carmelomusumeci.com

 

Carmelo Musumeci: “Quindi, il carcere ti ha fatto bene?”

Spesso chi conosce la mia storia e viene a sapere che sono entrato in carcere solo con la quinta elementare, ma che ho preso tre laure, che pubblico libri, che ho ricevuto vari encomi, che svolgo attività di consulenza ai detenuti e agli studenti universitari nella stesura delle loro tesi di laurea sul carcere e sulla pena dell’ergastolo,  mi chiedono: “Quindi, il carcere ti ha fatto bene?”.

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Lettera di Maurizio Alfieri

Carissime/i compagne/i, come vedete insieme a questo mio scritto ho allegato un articolo scritto da un “pennivendolo” che si chiama Paolo Cittadini del quotidiano “Il Giorno”. Mettono in risalto un semplice gesto di alcune agenti di custodia (donne) che si sono mobilitate in una colletta per l’acquisto del latte in polvere per una “puerpera” mamma e il suo bimbo di soli 2 mesi sbattuto in galera.

Già il fatto che un giudice e un governo (di infami) mettono in galera un cucciolo e la sua mamma, mi fa imbestialire … e i sindacati hanno scritto che: questo gesto mette in risalto “l’umanità e la sensibilità di lavora tra mille difficoltà”.

A questo giornalista, alla redazione del giornale voglio dire di finirla di scrivere solo articoli che occultano i crimini che quotidianamente avvengono in questi “lager e luoghi di tortura”. E adesso vi racconto io di cosa fanno qui a Opera ai bambini di soli 2 mesi e alle loro mamme.

Vi piacerebbe, a voi (pennivendoli) sapere che qui ai colloqui spogliano i bambini, le donne e anche anziani portatori di handicap?

Non ci sono scuse per questi vigliacchi perché ci sono mezzi meno invasivi e più dignitosi per perquisire i nostri familiari; ci sono i cani anti-droga e metaldetector, invece vogliono traumatizzare i bambini e umiliare i nostri familiari, per cui, quando un detenuto aggredisce qualcuno di costoro non scrivete per quale motivo accade. Voi ipocriti del “c….o” non scrivete mai dei pestaggi-umiliazioni e abusi a cui il detenuto e i suoi cari sono sottoposti.
Io insieme ad altri 49 compagni siamo ubicati in sezioni chiuse (4° piano 1° padiglione sez. A), perché ci ritengono “pericolosi”, dato che non accettiamo le loro regole, fatte di ricatti e umiliazioni; e la direzione di questo istituto pensa solo ad apparire in tv e sui vostri sporchi giornali con il teatro e altre iniziative che coprono le loro violenze.

E adesso vi dico una cosa che (noi) non abbiamo bisogno di pubblicare a differenza di voi “luridi servi del potere”. Più di un mese fa abbiamo raccolto fondi da destinare ai bambini colpiti dal terremoto. I soldi sono arrivati a destinazione, eppure la direzione e chi per lei, su questo gesto di solidarietà non hanno detto niente a nessuno. Non si sono degnati neanche di chiamare uno solo dei miei compagni, i ragazzi che hanno donato anche solo 5 euro, e che per questo non hanno potuto scrivere ai loro cari non avendo disponibilità economiche.

Noi non vogliamo compassione e ringraziamenti dalla direzione. L’anno scorso abbiamo partecipato alla colletta alimentare per i poveri, non perché c’era di mezzo la direzione, se no avremmo fatto a meno di aderire con dei criminali vestiti dell’autorità della direzione.

In sezione e in isolamento ci sono detenuti malati terminali, ragazzi con seri problemi psichici. L’altro imboccavo uno di loro, Umberto, ed erano 10 giorni che andavo dai dottori (veterinari), adesso sta morendo in ospedale, ecco quello di cui dovete dare notizie.

Voi non sapete che siamo noi a prenderci cura dei ragazzi malati che ogni sera in sezione ci impegniamo per far fare loro la doccia, per farli mangiare, e per tutto il resto, quello che la direzione di questo ignobile carcere non fa. Eppure voi giornalisti esaltate questi esseri indegni, non indagate su quanti si sono suicidati qui a Opera, non parlate più di quelle merde che l’anno scorso nei social network esultavano per la morte di un detenuto suicidatosi in isolamento … e (le merde) dopo una settimana di sospensione sono stati reintegrati – sempre qui a Opera. Siete solo dei “lecca culo” e farabutti.

Perché non ci sono altri “Corona” chiusi qui a Opera, vero? S no voi, Signorini, Barbara D’Urso e molti altri avreste dato spazio a trasmissioni e quotidiani, vero? Vaffanculo voi e Corona (merde) mentre i detenuti muoiono per incuria, per mancanza di cure mediche, per istigazioni, per disperazione, e mentre altri vengono pestati, umiliati, derisi e trasferiti a 1000 km lontano dai loro cari e dai propri figli. Ecco che ci sono giornalisti più infami di chi commette tutti questi crimini.

Dovete fare il vostro lavoro con la vera onestà che la deontologia vi avrebbe dovuto insegnare. Venite qui fuori ad intervistare i nostri familiari, che sono liberi cittadini, che pagano le tasse, e che qui trattano peggio dei cani.
Scrivete che non permetteremo più questi abusi; e se i detenuti pestano uno di questi parassiti che fanno abusi ai colloqui, tutti noi detenuti ne saremo fieri e orgogliosi. La stessa cosa e per i giornalisti indegni e di parte come voi.

Da una cella d’isolamento, a testa alta, Maurizio

Non ricevo più posta, avvisate; ho scritto parecchie volte lettere normali, in modo che arrivano a destinazione. Scrivete al direttore, alla direttrice, insulti. Parolacce e i miei saluti. Vi abbraccio con tanto bene. Abbraccio compagne/i sorelle e fratelli di tutti i centri sociali: Hasta la victoria siempre! W l’anarchia!

Fraternamente, Maurizio

Abusi nel carcere di Opera

Riportiamo questa lettera-denuncia pubblicata sull’opuscolo 115 di OLGa, scaricabile dal sito http://www.autprol.org/olga/

Lettera collettiva dal carcere di opera

“Carissimi amici e compagni, siamo un gruppo di detenuti 4° piano 1° padiglione che vogliamo raccontare cosa è successo a salazar (un bravissimo ragazzo filippino che non poteva nuocere ad una mosca) e che quando c’è stata la manifestazione di antigone lui, per questo, aveva bruciato il materasso. Questo dopo che chiedeva da 4 giorni di andare in isolamento, perché ha tre bambini piccolissimi, e non gli danno il lavoro.

Così, dopo l’intervento degli agenti è stato picchiato dal 4° piano fino al 2° piano, un agente gli ha sferrato un pugno, ma salazar si è abbassato, essendo piccolissimo (pesa 40 kg), all’agente si è girato il ginocchio ed è caduto, battendo la fronte sui gradini delle scale. Questi aguzzini non hanno perso tempo a fare pubblicare sul giornale su una pagina intera che “un agente è stato aggredito selvaggiamente da un detenuto”, invece di dire che (il detenuto) è stato picchiato da decine e decine di agenti, perché loro vogliono sempre passare per vittime, invece di dare il lavoro ad un uomo con tre bambini piccoli (uomo mite e sempre sorridente) che noi sappiamo come sono i filippini quando lavorano – anima e corpo. Questa è la verità di quello che è successo e non di quello che hanno scritto i giornalisti in concomitanza con quello che la direzione vuole coprire per giustificare eventuali pestaggi.

Un abbraccio da tutti noi detenuti 1°padiglione 4°piano in solidarietà con salazar vittima di questo sporco e infame sistema.

Grazie di tutto, ciao!”

fine luglio 2016

Lettera-denuncia dal carcere di Opera (MI)

 

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“Ciao,

di operatori in questa sezione ce ne sono quattro, ma sono qui solo per guidarci nel progetto, per tutto il resto non hanno voce in capitolo; però c’è da dire che per tutte le nostre lamentele loro ci sono e fanno da portavoce, purtroppo inutilmente.

Il ragazzo marocchino, salvato da uno di noi dalla morte, dopo il suo gesto estremo è stato portato in isolamento a cella liscia, senza tv, lenzuola e tutto il resto, praticamente 14bis. Il paradosso è che dopo il suo gesto hanno iniziato a dargli le giuste cure per il suo dolore ai testicoli ed ora sta bene. Mi domando, uno che sta male per essere curato deve arrivare a tanto? Boh. Secondo le guardie, soprattutto i loro capi, è tutta simulazione. Ma, mi domando, se non gli veniva tolto il cappio dal ragazzo che l’ha trovato impiccato, sarebbe morto: chi morirebbe par una simulazione? Non c’è dubbio che il suo male, dolore è stato trascurato da medici e guardie, come spesso accade qui. Al ragazzo che l’ha salvato non hanno detto parola, però quando c’è da fare rapporti e buttare i detenuti in isolamento lo fanno subito.

Dei ragazzi che hanno subito punizioni per la raccolta di firme su richieste di mettere fine a tante schifoserie, ti posso dire che stanno tutti bene e che sono in sezione, alcuni devono ancora pagare il periodo di isolamento. Si vedrà.

Passare l’estate qui a Milano so che non è bello, da libero è capitato anche a me, comunque grazie a questo sporco sistema retto da indegni politici mangia soldi, tante persone si trovano in una situazione di disagio senza lavoro e soldi. Ti giuro darei fuoco alla Camera e al Senato, puzzano tutti di marcio, ma in galera non ci finiscono mai, a differenza dei poveri disgraziati come me che, per far mangiare i propri figli vanno a fare reati.

Saluta tutti/e i/le compagni/e sempre a pugno chiuso e a testa alta”.

Settembre 2016

Saccheggi nel carcere di Livorno

Lettera-denuncia dal carcere di Livorno circolata in rete:

“Ciao ragazzi,

sono arrivati i libri, sono bellissimi, specialmente Charlie Bauer. Non immaginate quanto tempo mi sono impegnato a leggerli; mi è passato più veloce il tempo, mentre leggevo con la testa evasa da queste mura. Quei libri mi hanno aiutato tanto distraendomi un po’ e facendo passare prima le lunghe giornate di noia che ci sono. I libri cambiano in meglio le nostre giornate.

Il caldo è insopportabile, si soffoca, siamo pieni di zanzare e scarafaggi in cella, per non parlare dei topi grandi come gatti che girano intorno al carcere. Le zanzare ci mangiano, compriamo tutti gli zampironi. Ci siamo inventati una trappola per dare la caccia alle zanzare. In pratica è una bottiglia di plastica capovolta con infilato nel foro del tappo il manico della scopa; la bottiglia viene bagnata di olio, il bastone lo si lega alla branda innalzandolo verso l’alto, nel volare le zanzare prima o poi si posano sulla bottiglia e ci rimangono attaccate, muoiono. Quasi tutti ne abbiamo costruita una, ci arrangiamo come si può.

Le guardie della spesa per la cucina dei detenuti prendono da questa tutto quello che gli serve a casa per cucinare e mangiare; gli oggetti che ci vendono nel sopravvitto i prezzi sono da insulto, inoltre tutto quello che avanza se lo prendono le guardie addette. E’ tutto un mangia mangia che va contro di noi, che subiamo; qualcuno diventa lecchino, viene insomma messo a tacere dai regali delle guardie. Pochi riescono a sottrarsi a questi traffici.

Anche leggendo questi libri si vede chiaramente com’è cambiato il detenuto. L’unione e le rivolte di un tempo sono sempre più rare, l’unione tra detenuti non è più comune come prima. Ogni problema che si ha con la polizia penitenziaria è solo tuo, e combatti da solo contro loro. E queste cose sono all’ordine del giorno. Una volta non era così.

Ciao ragazzi vi auguro una buona estate”

(luglio 2016)

Lettera di Maurizio Alfieri da Opera

Il 21 luglio ricorre l’anniversario dell’assassinio di Stefano Frapporti (5 anni) e Stefano è sempre in tutte le nostre lotte, vive con noi! Ciao fratello!

Carissime/i compagne/i,
dopo la fine del 14bis ho preso una forte contrazione alla schiena e un’allergia che ancora oggi mi chiude le narici … Questa è la (Macumba) che mi hanno fatto a Opera per il mancato trasferimento e soli 3 mesi di 14 bis (4 mesi e g. 5) passati sempre attivamente con ginnastica e contestazioni quando ce n’era bisogno, ma tutti erano educati. Adesso mi hanno fatto l’ennesima proroga della censura. Ma quello che mi tiene nervoso è l’isolamento dato ai miei compagni (cioè a cinque ragazzi che, dopo la rituale settimana di punizione imposta a Maurizio, chiedevano ai capi delle guardie perché non faceva ritorno…). Al direttore ho detto che è stato un abuso perché gli hanno dato “mancato rientro in cella”, quando chiedevano di parlare con un responsabile, dalle 16,30 alle 18,30, orario in cui hanno parlato con l’ispettore, mentre la chiusura delle celle avviene alle 19,30. E’ evidente l’abuso di potere fatto per stroncare la solidarietà.

A me il direttore ha detto che ho altri 150 giorni di isolamento, che li ha sospesi; mentre sugli altri miei compagni di sezione sono sospesi ’18 rapporti’ con richiesta di 14bis. Io, se portano un mio compagno alle celle sono pronto a prendermi 18+18+18 rapporti e il 14bis. Dato che un mag. di sorv. (Cossa) ieri ha dato torto ad un compagno dimostrando l’ignobile e infame sistema della giustizia che copre crimini e abusi, invito tutti/i compagne/i e solidali ad una forte protesta al trib. di sorv. Appena saprete che io sono in isolamento per solidarietà a tutti i miei compagni. Metterò in atto ogni tipo di protesta perché per colpire me non dovevano fare questo abuso.

Sono cambiate molte cose in meglio. L’ispettore che al 2° padiglione picchiava i ragazzini e si faceva chiamare (Beautiful, camorrista) è stato tolto dopo l’ultimo pestaggio ad un ragazzino per uno spinello. L’ispettore che c’era qua (Trainito), un essere ignobile, a lui è dovuto il mio 14bis, inquisito per pestaggi e impiccati (sospetti), è stato tolto dal 1° padiglione e il rapporto con i nuovi responsabili è umano e rispettoso. Per cui comandante e direttore hanno fatto una “depurazione”: celle imbiancate e agenti comprensibili, che non hanno la parola (rapporto) in bocca. Se capitano a me non ci metto un attimo a riempirli di parole, perché le minacce di quel tipo mi fanno imbestialire. Quando mi dicono: ‘ Alfieri essere anarchico le costerà tanto’, io rispondo a costoro (lecchini dei loro padroni), che ho sempre espropriato le banche, che sono ladri e assassini dei poveri) e in questi anni ho scoperto con gioia e felicità che i miei ideali di uomo libero e ribelle, vicino al popolo, ai poveri e bisognosi e a ogni anarchico/a compagne/i e solidali, fiero di tutto non un passo indietro. E se non vi sono bastati 10 anni di isolamenti (in 22 anni, totale), solo quando sarò morto si placherà la mia ribellione.

Il 17 novembre siete tutte/i invitate/i a Udine, all’inizio del processo di Tolmezzo; ci sarà il comandante del carcere (Barbieri) e l’agente (corrotto) sporco giochista (Sanfilippo). Invito tutte/i in questo dibattimento che ho scelta senza sconti di pena per dimostrare che i presidi e le notizie, uscite da Tolmezzo su abusi e pestaggi, hanno permesso a dei vigliacchi di architettare una trappola degna degli esseri infami più ignobili sulla faccia della terra. Il giudice, una donna, a detta dei miei avvocati è professionale e umanamente scrupolosa a cercare la verità; anche a me ha dato un’ottima immagine. Poi in aula dimostreremo cosa ha cercato di fare il pm Bonocore, ideatore e promotore di tutto e responsabile di tutti gli abusi che creano in carcere. Non sarò solo, tutti/e noi guarderemo in faccia gli aguzzini, sempre a testa alta, perché, se condanneranno me sarà una rappresaglia contro le nostre lotte. Non avrei patteggiato neanche un anno, anche se ora ne rischio cinque. Patteggiare significava occultare pestaggi-abusi- e torture, scendere a compromesso.

Tutto questo non ci appartiene. I compagni Sacco e Vanzetti furono giustiziati innocenti in America nel 1922, oggi tanti/e compagne/i, dopo quasi un secolo, vengono incarcerati in paesi come la Grecia, l’Italia, l’America Latina ecc. Tante/i sono uccise/i, torturate/i solo perché hanno il sogno (della libertà) e di un mondo senza schiavi e padroni, proprio per quel sogno che loro vogliono soffocare attraverso il codice Rocco (fascista), rappresaglie processuali, 14bis che a me regalano ogni anno, come quest’ultimo che, dopo l’infamia di scrivere che facevo prepotenze ai miei compagni-amici- e fratelli in sezione.

Oggi sono ancora insieme a tutti loro. Se la direzione vuole ripristinare la legalità devono sospendere l’isolamento che hanno erogato, se no siamo pronti a scrivere molto altro e l’isolamento non ci fermerà.

Resto fiducioso che prevalga il buon senso.
Un abbraccio anarchico e No Tav – Liberi/e tutte/i.
(Non ricevo posta, sappiatelo … vvb Maurizio)

7 luglio 2016

Maurizio Alfieri, via Camporgnago 40 – 20090 Opera (Milano)

Lettera dal carcere di Opera di luglio 2016

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… Questa mattina è accaduto un fatto brutto: in diversi detenuti siamo riusciti a salvare un giovane marocchino che si era impiccato, abbiamo fatto in tempo ad alzarlo. Dopo una sosta in infermeria l’hanno portato purtroppo in isolamento ‘per motivi di sicurezza’. Spero al più presto lo riportino qui.

Tutto questo è accaduto per lo smisurato menefreghismo di Opera. La sua situazione, che a dir poco è sconvolgente. Praticamente più di un anno fa questo ragazzo ha preso un colpo ai testicoli. Da quel momento ha patito un dolore allucinante. Ha passato un anno sempre lamentando il dolore, ha fatto un paio di visite e qualche controllo; tutti privi di esiti su cosa gli provocasse il dolore.

Così, come accade sempre, è stato messo nel dimenticatoio di Opera. Lo vedevo quanto soffriva, non riusciva a sedersi, a camminare e non dormiva. Parlava con tutti, si sfogava, diceva sempre che non sopportava più quel dolore. L’altra sera gli hanno fatto un’iniezione; prima lo curavano con le bustine antinfiammatorie. Quella puntura gli ha provocato una reazione allergica. Fortunatamente non è andato in shock anafilattico (grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte), comunque, il forte dolore e questo menefreghismo l’hanno portato a commettere l’estremo gesto. Per fortuna o per puro caso, ringrazio il destino che l’ha salvato.

Un’altra angheria e prepotenza viene dagli educatori, in primis Pizzuto, la direzione. Qui continuano a mettere dei bandi per trasferimenti in altri istituti. Qui in ogni sezione siamo 50, ebbene in certe sezioni almeno 20 chiedono di essere trasferiti, di andare via. Qui si sono chiesti cosa c’è che non va, perché così tanti se ne vogliono andare.

Così è stata fatta una riunione con i richiedenti trasferimento. Molti hanno detto che era per avvicinamento colloqui, altri per lavoro, altri ancora hanno detto che è per il modo di operare di Opera, non sei seguito e aiutato da educatori e assistenti sociali. Non c’è una sanità decente. Non ci sono possibilità di lavoro. Insomma Opera ti porta a fine pena. Visto che è così allora vogliamo finire la pena in altri istituti dove non sei tutti i giorni torturato psicologicamente.

Ma alla fine tutte le richieste di trasferimento sono state bloccate. Ti rendi conto di che cosa è Opera; qui davvero se non hai un minimo di forza per lottare contro gli abusi e le torture, vieni assorbito da queste mura e dall’situazione sporca e capitalista, fino a commettere atti di autolesionismo. Questo perché Opera ti lesiona il cervello: parlando tra detenuti, a tutti ci viene la frase “Opera ti devasta psicologicamente”, assurdo davvero.

Qui tutti ringraziano che l’altra sera, nonostante il temporale, siete venuti a manifestare la vostra solidarietà, una cosa che accresce domande, interesse in tanti a capire meglio il senso della nostra lotta.

Un saluto a pugno chiuso a tutte/i le/i compagne/i, grazie per tutto, alla prossima, sempre a testa alta.

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