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Resoconto della biciclettata solidale fino al carcere della Dozza

Il 22 maggio a Bologna, circa 150 persone sono tornate davanti alla Dozza. Da Piazza dell’unità è partita una biciclettata che ha attraversato la Bolognina fino ad arrivare sotto le mura del carcere, facendosi sentire sia dalla sezione maschile che dalla sezione femminile. Tra i diversi interventi è stato raccontato ciò che è successo la settimana scorsa: sono stati arrestati/e 7 compagni/e perché anarchici/che perché lottano per la libertà e rifiutano la logica di sottomissione alla base di questo sistema. Gli inquirenti vorrebbero individuare nella regia di pochi la rivolta dei detenuti dello scorso marzo, come se non bastassero le condizioni inaccettabili e l’esistenza stessa di queste infami galere. I media, adeguandosi alla narrazione del potere, non ne hanno fatto neanche vaga menzione.
La solidarietà fa paura.
In tanti eravamo sotto quelle mura durante le rivolte di marzo.
In tanti siamo tornati a gridare che non ci lasceremo intimidire, che se ci vogliono silenti ci avranno ancor più determinati.
Le fiamme della rivolta, quando a Bologna la paura ha cambiato di campo, ci scaldano ancora il cuore.
Il carcere è lo specchio della società e mai come negli ultimi tempi, scanditi dall’emergenza COVID, emerge chiaramente che, per qualcuno, esistano delle vite di serie b e quindi sacrificabili.
Finché l’ingordigia di sadici burocrati produrrà lo scempio e l’abominio che è il carcere, un mondo giusto non esisterà mai.

L’unica sicurezza è la libertà.

Al fianco di Zip, Leo, Ele, Stefi, Nicole, Duccio, Guido e tutti/e i/le prigionieri/e anarchici/che.
Al fianco di tutti/e i/le prigionieri/e.
Al fianco di tutti/e i/le ribelli.
LIBERTÀ PER TUTTI E TUTTE!

Comunicato redazionale

I sette anarchici arrestati a Bologna il 13 maggio e gli altri cinque sottoposti ad obbligo di dimora, sono la dimostrazione, l’ultima ma non certo la prima, di una strategia politica preparata con cura negli ultimi anni attraverso, da un lato la subdola diffusione di un clima di panico sociale e dall’altro un uso massivo dei dispositivi penali, rafforzati da quei decreti sicurezza, a firma di Minniti prima e di Salvini poi, che a quel panico rispondono con la strategia muscolare di uno stato di polizia permanente, divenuta ormai prassi regolamentare di gestione del conflitto sociale.
Una gestione che quindi si traduce di fatto in repressione.
Anziché attuare politiche di risoluzione delle problematiche sociali ed economiche causate da una abnorme polarizzazione dei capitali nelle mani dei pochi a detrimento dei molti – polarizzazione che quest’ultima crisi sanitaria è destinata ad esacerbare – gli ultimi governi hanno preferito attuare politiche di contenimento in chiave repressiva degli effetti della crescente utenza di cittadini in condizioni di precarietà e di insicurezza economica. Il risultato di queste linee di governo sono nitidamente illustrate dalla composizione della popolazione detenuta, costituita in misura quasi esclusiva da marginali, tossicodipendenti, senzatetto, persone con disagio psichico, stranieri, dissidenti politici. Una popolazione che evidentemente avrebbe bisogno di ben altre risposte rispetto ad una cella di contenimento del loro disagio.
I compagni e le compagne colpiti il 13 maggio erano in prima linea impegnati nel denunciare l’uso strategico del carcere quale luogo di regolamentazione delle problematiche sociali e a proporre un’alternativa politica e sociale all’imperativo macroeconomico dominante. Per questo il loro arresto si caratterizza come esemplificazione di un programma politico specifico, trasversale rispetto alle diverse aree di partito che unanimemente convergono nel comune obiettivo di reprime, tanto la marginalità sociale quanto il dissenso politico al modello economico che la produce, con il pugno di ferro del codice penale.
I reati contestati agli anarchici arrestati sono infatti vistosamente esagerati: associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Un’accusa che mostra tutta la sua spropositata dismisura se paragonata all’unico fatto realmente contestato e ancora da confermare: il danneggiamento di un ponte radio. Un’accusa che dunque si presta ad essere legittimamente letta come pretesto capzioso volto a colpire in maniera esemplare ed in chiave intimidatoria chi oggi prova a contestare una prassi governativa che continua a tutelare un modello di sviluppo che produce ed alimenta iniquità economiche ed insicurezze sociali. Tutto fa presagire che la costruzione di questa solerte macchina repressiva di Stato, già all’opera nel presente, sia destinata a funzionare ancora più alacremente nell’immediato futuro, quando gli effetti di quest’ultima crisi che si prevedono devastanti, produrranno un malcontento sociale ancora più ampio e potenzialmente esplosivo.
Per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne colpiti il 13 maggio e ancora una volta rivendichiamo non solo il diritto alla contestazione ma anche il suo dovere: difendere le compagne e i compagni arrestati significa difendere la necessità spazi di agibilità politica la cui legittimità, contestata dalla forza punitiva dello stato, deve trovare fondamento nella forza propositiva dei soggetti sociali che la esprimono, a partire da chi oggi sconta con il carcere l’averlo fatto.
La redazione di Mezz’ora d’aria (Radio città Fujiko)

MERDE – CESSI – CHIAVICHE

Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo:

Queste sono le parole che abbiamo sentito risuonare in questi ultimi mesi dalle bocche di numerosi familiari di persone detenute, riferite per lo più all’operato vigliacco e vendicativo di giudici, magistrati, ministri e viceministri operanti nella sfera della sorveglianza, della repressione, della reclusione. Della “Giustizia”, insomma… che in questo periodo di emergenza-Covid, ha preferito mostrare il pugno di ferro invece di mettere in atto misure adeguate a preservare veramente la vita di chi si trova in carcere.

Oggi, più di sempre, ci uniamo a questo coro.

Oggi, che lo Stato ci strappa, arrestandoli, altri 7 tra compagni e compagne, i nostri cari.

Oggi, che la procura di Bologna rende operativi dei mandati di cattura ideati, ed eseguiti in piena notte, dai Reparti Operativi Speciali dei carabinieri, e impone ad altri/e 5 l’obbligo di dimora a Bologna, rientro notturno e firme quotidiane.

L’inchiesta ripercorre il modus operandi di ormai decine di altre in passato, il ciclico e strumentale utilizzo dell’articolo 270 bis, l’associazione con finalità di terrorismo, che tutto giustifica. Soprattutto i mezzi impiegati, i soldi spesi per farlo, e i tempi d’indagine prolungati.

Questa inchiesta infatti è un po’ datata (sembra prendere avvio nel 2018)… ma una nota della procura ci chiarisce il perché, nonostante la richiesta delle custodie cautelari fosse depositata nei loro uffici già dal luglio 2019, proprio ora viene accordata.

Non è nostra abitudine citare certe fonti, ma questa volta ce la sentiamo, ché questa nota ci suggerisce un paio di considerazioni: 1) […] “Le evidenze raccolte in questo ultimo periodo, caratterizzato dalle misure di contrasto all’emergenza epidemiologica del Covid-19, hanno evidenziato l’impegno degli appartenenti al sodalizio[…] ad offrire il proprio diretto sostegno alla campagna “anti-carceraria”, accertando la loro partecipazione ai momenti di protesta concretizzatisi in questo centro” (Bologna).

Come spesso accade, è la generosità – e l’impegno, certo -, delle compagne e dei compagni che viene punita.

Non ci fossero state le rivolte a rivendicare vita e dignità, e le iniziative fuori a sostenerle, la “questione carcere” e le morti, pesanti come macigni che si porta dietro, sarebbero rimaste tombate nel silenzio.

2) […] “In tale quadro, l’intervento, oltre alla sua natura repressiva per i reati contestati (ma ciò non dovrebbe avvenire a processo concluso? Cioè una volta eventualmente accertate le responsabilità?), assume una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla particolare descritta situazione emergenziale possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta antistato” oggetto del citato programma criminoso di matrice anarchica. ” […]. E la valenza preventiva connaturata a qualsiasi misura cautelare, non dovrebbe riferirsi al pericolo di reiterazione di un qualche reato, un po’ più specifico di un opinabile “istigazione” al limite del “delitto d’opinione”?

Certo, se la custodia cautelare è già considerata come repressione dei reati contestati, è evidente che si può affermare senza problemi che in questo già claustrofobico momento bisogna prevenire, anche tramite la privazione della libertà, l’azione di chiunque si permetta di mettere in discussione la natura e le scelte dello stato (che nel mentre ha mostrato cosa – e chi – è sacrificabile) … come se non fossero esse stesse a provocare la tensione sociale.

Oggi più di sempre possiamo solo dire di essere orgogliose/i di avere delle compagne e dei compagni che anche nei periodi più difficili non rinunciano a battersi per ciò che si ritiene giusto! Contro ciò che risulta inaccettabile! E che sempre più persone arriveranno a comprendere volenti o nolenti, non perché lo dicono gli anarchici, ma perché, come questi tempi hanno reso evidente, lo stato non fa sconti a nessuno.

In quanto alla formula del terrorismo, a onor del vero usata e abusata nel corso del tempo, e sempre spendibile strumentalmente nel teatrino mediatico, non sprechiamo parole.

Ad Elena, Stefi, Nicole, Zi peppe, Guido, Duccio, Leo, rinchiusi nelle varie sezioni penitenziarie di Alta Sicurezza adibite ai sovversivi e alle sovversive; ad Emma, Otta, Martino, Tommi, Angelo, colpiti dalle altre misure restrittive, va tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno, il nostro affetto.

LIBERE SUBITO, LIBERI SUBITO!

Roma, 13 maggio 2020.

NED-PSM

Ecco la loro “ripresa”

Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo:

Ancora arresti, ancora compagne e compagni sequestrati, ancora sedi collettive perquisite e case messe sotto sopra.
Ancora accuse di associazione sovversiva, articolo 270bis…
Ancora una volta dei lavoratori, dei precari, degli studenti impegnati nella critica sociale e politica contro questo sistema vengono colpiti con la repressione.

Tutto questo:
– mentre continua la demente e demagogica guerra contro il “nemico” Covid, orchestrata ad arte per nascondere le reali responsabilità delle migliaia di morti causate da anni di tagli al sistema sanitario nel suo complesso, da disorganizzazione e meschini giochi di potere finalizzati solo alla difesa degli interessi economici di padroni e speculatori;

– mentre continua l’esclusione capillare dalle cosiddette “necessità primarie” di ogni forma di libertà di espressione e di organizzazione sindacale e politica (primario è solo “poter” lavorare e “poter” riprodursi);

– mentre si prospetta già come, nel prossimo futuro, questa crisi verrà fatta pagare ai lavoratori e alle fasce sociali più deboli, già pesantemente colpite da questi mesi di lock down, con sacrifici e azzeramento “per emergenza” di ogni diritto e di ogni strumento di salvaguardia;

– mentre continuiamo ad assistere all’arbitrio impunito di forze dell’ordine di vario genere, finalmente libere (loro sì) di scorrazzare in ogni territorio per colpire, multare, umiliare;

– mentre (come succede proprio a Bologna in questi giorni) chi sfrutta bestialmente sia i lavoratori e le lavoratrici straniere e sia le persone bisognose di assistenza viene bonariamente messo agli
arresti domiciliari… perché evidentemente sfruttare è consentito, ma questa ha davvero esagerato un po’!

Ma lo dichiarano loro stessi! L’operazione ha “una strategica valenza preventiva” per “evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale causati dall’attuale situazione emergenziale” possano verificarsi “altri momenti di più generale ‘campagna di lotta anti-stato”, considerato che le e gli indagate/i avrebbero partecipato “all’organizzazione di incontri riservati per offrire il proprio diretto sostegno alla campagna ‘anti-carceraria’”, ed è stata accertata “la loro partecipazione ai momenti di protesta” alla Dozza.

Bene, è proprio per questo che noi stiamo dalla loro parte!

Perché per noi è chiaro che in questo momento è sempre più importante non accettare che questa ennesima “emergenza” venga usata per assestare il colpo definitivo ad ogni opposizione sociale, cancellando nel contempo ogni conquista ottenuta con anni di lotte del secolo scorso.

Ed è per questo che esprimiamo loro amore, solidarietà, fratellanza! Invece ai padroni, agli sfruttatori, agli speculatori, a chi li difende con la toga o con la divisa, ai veri responsabili di questo disastro sociale non possiamo che augurare… che PESTE LI COLGA!

Solidali

Solidarietà a Bologna – comunicato redazionale

Il 13 maggio sono stati arrestati a Bologna sette attivisti anarchici. Elena, Nicole, Stefania, Duccio, Guido, Giuseppe e Leonardo, che ricordiamo sempre in prima linea in tantissime lotte, tra le quali quelle contro carceri e cpr. Altri attivisti hanno subito perquisizioni domiciliari e alcuni di loro misure restrittive della libertà con obblighi di dimora e di firma. Un’indagine per il solito articolo 270bis, ovvero associazione sovversiva e terrorismo che parte da lontano, dal 2018, ma che la solidarietà verso le ultime rivolte all’interno delle carceri ha portato la procura sbirresca di Bologna a spiccare i mandati di arresto. Questo dicono le carte: “Le evidenze raccolte in questo ultimo periodo, caratterizzato dalle misure di contrasto all’emergenza epidemiologica del Covid-19, hanno evidenziato l’impegno degli appartenenti al sodalizio[…] ad offrire il proprio diretto sostegno alla campagna “anti-carceraria”, accertando la loro partecipazione ai momenti di protesta concretizzatisi in questo centro“. E ancora “In tale quadro, l’intervento, oltre alla sua natura repressiva per i reati contestati, assume una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla particolare descritta situazione emergenziale possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta anti-stato” oggetto del citato programma criminoso di matrice anarchica“.
Queste righe però ci dicono di più: di un paese, l’Italia, in un regime di polizia, non diverso da tanti altri paesi che consideriamo repressivi nei diritti sociali e nelle libertà, dove criminali senza scrupoli vengono vestiti con toghe e divise nel silenzio assordante della quotidianità, dove la scusa dell’emergenza sanitaria viene usata per giustificare ogni abuso delle autorità. Non basteranno gli arresti, i processi e le intimidazioni per fermare la lotta contro ogni forma di carcere e contro questo Stato assassino.

I veri criminali sono ROS e Procura di Bologna.
Solidarietà incondizionata agli attivisti prigionieri e agli indagati.
A fuoco le galere e chi le gestisce.
Tutti liberi!

 

Indirizzi a cui fare arrivare solidarietà e sostegno:

Riva Elena Casa Circondariale, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza

Savoia Nicole Casa Circondariale, Strada delle Novate 65, 29122 Piacenza

Cenni Duccio Casa Circondariale, via dell’Arginone 327, 44122 Ferrara

Paoletti Guido Casa Circondariale, via dell’Arginone 327, 44122 Ferrara

Caprioli Giuseppe Casa di Reclusione, Strada Alessandria 50/A, 15121 San Michele (AL)

Neri Leonardo Casa di Reclusione, Strada Alessandria 50/A, 15121 San Michele (AL)

Carolei Stefania Casa di Reclusione, Via Gravellona 240, 27029 Vigevano (PV)

Le proteste dei detenuti non si fermano!

Appello dai semi-liberi in carcere a Torino

APPELLO E RICHIESTA DI AIUTO

Questo è il disperato appello e richiesta di aiuto che gli ospiti della palazzina dei semiliberi ,oggi occupata da soggetti in articolo 21 per lavoro esterno, lanciano a tutti gli amministratori e tutori della salute e della vita altrui.
Viviamo in un ambiente di circa 100 metri quadrati suddiviso in più camere per un totale di 45 persone, 2 servizi igienici per tutti e al pian terreno di questa struttura ci sono anche delle mamme con dei bambini innocenti che continuano ad essere rinchiusi.
Alle nostre, critiche e disperate, condizioni assistono anche gli operatori della polizia penitenziaria, vittime anch’essi del totale menefreghismo istituzionale onnipresente e oggi ancor più irritante.
Siamo da giorni isolati a causa dell’accertamento della contaminazione da virus di un soggetto tra noi. Non veniamo visti da nessuno e nessuno ne parla per voler nascondere la realtà di un lazzaretto che lascerà alle spalle morti preannunciate, e forse volute, nella più totale indifferenza.
Pandemia, terza guerra mondiale, #state a casa, #ce la faremo: giuste considerazioni del momento che attraversiamo, ma fatte solo esclusivamente per tirare acqua al proprio mulino.
Allo stato attuale nella nostra palazzina permangono i semiliberi che si son visti rigettare richiesta di licenza premio come previsto e disposto dal Dpcm ( scritto con l’apparente obbiettivo di sfollare i carceri). A testimonianza di una non volontà di assicurare, in un momento di così altamente critico e rischioso, la tutela della salute e della vita.
Non privilegiano coscienza, sentimenti umanitari e ragionevolezza, termine quest’ultimo spesso adoperato in sede di formulazione delle sentenze di condanna quando si presentano non poche incertezze e lati oscuri. Poltrona, autorità e potere è ciò che sovrasta ogni cosa compresa la vita. Eppure Cesare Beccaria già nel lontano 1700 lottava contro la pena di morte e contro la tortura che a secoli di distanza trova diversa applicazione nelle condizioni psicofisiche che viviamo: massacranti ed insopportabili.
Pure l’OMS, l’ISS e la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri consigliano, obbligano, sanzionano, per effetto di direttive salvavita paradossalmente escluse e nascoste all’interno delle carceri, bombe ad orologeria che coinvolgono figli, mogli, madri, fratelli angosciati dal cattivo e sempre più incerto futuro che ci aspetta. Ma dove sono finiti i diritti umani riconosciuti e sanciti nelle costituzioni di società e paesi che ancora oggi hanno il coraggio di auto-dichiararsi civili, industrializzati, sviluppati e anche democratici? Il razionale è fortemente discriminante!
Oggi purtroppo si registra il primo detenuto morto per COVID 19, o forse il primo che hanno avuto il coraggio di rendere pubblico dopo tanti silenziosi casi. La situazione può precipitare in tutto il paese se dal carcere vengono a svilupparsi i cosiddetti contagi di ritorno.

E allora perché non prevenire questa ecatombe attraverso provvedimenti pro tempore? Almeno fino al perdurare dell’emergenza sanitaria, magari attraverso l’ampliamento dell’applicazione dell’articolo 124 del decreto legge 18/2020 nei confronti di coloro che abbiano già dato prova di buona condotta, nei confronti di chi gode di permesso premio, con obbligo di permanere presso il proprio domicilio o altro luogo di assistenza.
Il nemico attuale è invisibile, imprevedibile e silenzioso per tutti ma letale per qualcuno. Chi, potendo farlo, non interviene oggi, sarà suo complice in responsabilità soggettive e oggettive di esiti criminali contro la salute e contro la vita.
Aiuto è ciò che chiediamo, aiuto è ciò che ci dovete. Già è troppo tardi…fate presto!

Domenica 5 aprile
I DETENUTI RECLUSI E ISOLATI NELLA PALAZZINA DEI SEMILIBERI DEL CARCERE DI TORINO

Lettera dal carcere di Rieti

Vi riportiamo un drammatico appello lanciato dal carcere di Rieti che sta venendo pubblicato in internet in questi giorni difficili:

“Carcere Madonna del Freddo
Chieti, 19 marzo 2020

Buongiorno amore, sono le 5:00 del mattino e sarei voluto stare a letto insieme a te, invece devo stare in ostaggio di uno stato incivile e criminale. Il vero criminale è lo stato che nonostante il pericolo di farci ammalare e morire, preferisce tenerci ammassati dentro questo buco che mandarci a casa per stare vicino ai nostri cari. Forse per un’idea di stato padrone che punisce, forse per ottenere consenso popolare, forse per ottenere due voti, si comporta da vero criminale, tenendoci in ostaggio a dispetto di ogni legge, negandoci qualsiasi diritto, corriamo il rischio di non vedere più un nostro famigliare o ancora peggio di non poter uscire vivi da questo inferno. Ti chiedo di renderla pubblica questa lettera, perché da settimane cerchiamo di farci sentire, sciopero della fame, battitura tutti i giorni con le mani insanguinate, ma a quanto pare ci sentono solo i muri.
Chiediamo di tornare a casa almeno fino alla fine dello stato di emergenza, non vogliamo la libertà, vogliamo scontare la nostra pena in maniera dignitosa e civile. Sono cittadino italiano e non chiedo la luna, ma solo di essere trattato come tale, non come carne da macello che aspetta impotente la propria morte. Spero di poterti riabbracciare presto, ti amo vita mia!”

Appello dal carcere di Rieti

Pubblichiamo questo drammatico appello lanciato dai parenti dei detenuti del carcere di Rieti, teatro anch’esso di una rivolta nei giorni scorsi.

 

“Mi ha chiamato mio marito dal carcere di Rieti la situazione e’ brutta vengono tutti picchiati, cercano di salvarsi almeno la testa. E mi ha pure detto che non mi può dire tutto, ovviamente, sappiamo che le telefonate sono controllate”

Visto che siamo chiuse in casa, anche distanti da Rieti, tempestiamo la direzione del carcere di mail: Criminali siete voi, giù le mani dai prigionieri!
Facciamolo tutte e tutti, in modo che sappiano che non aspetteremo altri morti e si sentano guardati a vista.

Scriviamo tutt* alla direzione carcere di Rieti: cc.rieti@giustizia.it
Per non essere subito individuat* come spam, consigliamo di cambiare l’oggetto e di evitare account con autistici/inventati

La Pec, per chi ce l’ha, è  cc.rieti@giustiziacert.it

STRAGE DI STATO

A tutti i detenuti e a chi non lo è: LIBERTA’!

In questi giorni si è scritta una pagina nuova nella storia delle lotte carcerarie, almeno degli ultimi 30’anni, segnata da aspre proteste che hanno coinvolto gran parte degli istituti di pena italiani e culminata con alcuni morti tra i detenuti nelle carceri del nostro paese. Le recenti restrizioni imposte ai cittadini nell’obiettivo di arginare un virus influenzale si sono dimostrate altamente repressive quando sono state inflitte alla popolazione detenuta. Gli eventi accaduti in questi giorni nel nostro paese ci hanno scosso moltissimo, specialmente se pensiamo a tutto ciò che si trova dietro quelle immagini che abbiamo visto trasmesse dai nostri schermi. Cosa ci sia dietro prigionieri che ci guardano dai tetti degli istituti penali in rivolta, dietro le colonne di fumo che salgono dalle sezioni date alle fiamme, dietro corridoi e guardiole allagati e devestati. Sappiamo cosa c’è sul retro di quelle immagini: abusi quotidiani, emarginazione, assenza di diritti, indifferenza. Siamo certi che l’eco di queste rivolte non si spegnerà in breve tempo e porterà a nuove tensioni nell’ambiente carcerario.

A tutti e detenuti e a chi lotta per abbattere tutti i muri: SOLIDARIETA’!

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