Ultime notizie
Home » Archivio

Archivio della categoria: Archivio

Puntate del 2 ottobre 2021

Letture di testi e poesie di Sante Notarnicola a cura di Elio Germano, Pino Cacucci e tanti altri.

Il podcast è diviso in due parti.

Prima parte:

Seconda parte:

Puntata del 25 settembre 2021

Rieccoci con la nuova stagione, è dalla primavera del 2013 che radio Città Fujiko ci sopporta, un grazie agli amici della Radio per la pazienza.
E’ dalla primavera del 2013 che vi diamo notizie da dentro e fuori il carcere, da 8 anni e mezzo siamo ancora qua a dirvi che un mondo senza gabbie è un
mondo migliore, che ci può essere una giustizia dettata dagli uomini e non dai governi, dettata dai popoli in pace, dalla solidarietà e dalla tolleranza. Riprendiamo da dove abbiamo lasciato: dai pestaggi e le torture di Santa Maria Capua Vetere.

Solidarietà con i detenuti di Oristano

A Oristano, nel carcere di Massama, alcuni detenuti hanno annunciato una serie di proteste pacifiche se non saranno ascoltati. In 160 hanno firmato un appello indirizzato al Presidente della Repubblica e alla Ministra della Giustizia. Difficile vivibilità nel carcere costruito nel 2012 ma con già le problematiche di un edificio di 50’anni: infiltrazioni d’acqua piovana nelle celle, citofoni che non funzionano mettendo a repentaglio la salute dei detenuti in caso di emergenza, sovraffollamento, carenze trattamentali, muffa, umidità. “Siamo stanchi di subire, ingiustamente, restrizioni e privazioni di ogni tipo in modo del tutto gratuito. Sia ben chiaro, non chiediamo niente di straordinario. Chiediamo solo di vivere i giorni, o anni che siano, in modo dignitoso e con il rispetto della persona!”
Questo è il contenuto della lettera dei prigionieri in Alta Sorveglianza che sono disposti ad arrivare fino allo sciopero della fame e della sete pur di veder esaudite le loro richieste. Una situazione incompatibile con le minime tutele in materia di dignità umana, situazione resa ancora più difficile con le temperature che questa estate hanno reso l’aria irrespirabile. Le proteste dovrebbero iniziare il prossimo 10 novembre.

Naufragio delle coscienze

A luglio un peschereccio con 62 migranti a bordo s’inabissa a 500 metri dall’isola di Lampedusa. 46 i naufraghi salvati dalla Guardia Costiera. Per 16 migranti non c’è stato, però, nulla da fare: 7 i corpi ripescati immediatamente, tutte donne di cui una in stato di gravidanza. Gli altri nove hanno seguito l’imbarcazione a 80 metri di profondità, 2 bambini accanto a quelle che potrebbero esser forse le loro madri, altre tre donne e l’unico corpo maschile tra i 16 morti, quello dello scafista intrappolato sul ponte di comando. I drammi tra i flutti sono sempre quelli: se non arrivano immediati i soccorsi sul luogo di un naufragio i primi a morire sono i bambini, seguiti dalle loro madri e dalle donne.
50.000 euro il prezzo per ripescarli con i mezzi della Marina Militare, ma il governo non li ha stanziati. 50.000 euro è il prezzo che devi pagare se sei un migrante che muore in mare. Molto meno costa il funerale di qualsiasi italiano. Allora si è mossa la solidarietà delle persone e delle associazioni ma non basta: la Marina Militare non può ricevere fondi da privati quindi ha le mani legate. L’opzione di recuperare i corpi resta quella di reclutare società private ma i costi salirebbero alle stelle e i 50.000 euro non sarebbero più sufficienti. Soluzione: restano in fondo al mare finché ci dimenticheremo di loro.
Ad oggi non è stato possibile ripescare quei corpi che da più di due mesi giacciono in fondo al mare, in fondo alle nostre coscienze, giacciono sotto una frontiera e sotto la politica di accoglienza europea.

Sull’ergastolo ostativo

Novità per chi è condannato all’ergastolo ostativo: la Prima sezione Penale, con sentenza n. 3374, ha affermato che per l’ammissibilità della domanda del permesso premio avanzata dal detenuto non collaborante, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 253 del 2019, è sufficiente sia dimostrare di non aver avuto più rapporti con l’organizzazione criminale per la quale era stata motivata la condanna per reati associativi, sia dimostrare di non essere più un soggetto pericoloso. Ma come funzionava prima? Per legge a un detenuto condannato all’ergastolo ostativo, cioè non collaborante, non potevano essere riconosciti permessi premio, il Tribunale di sorveglianza aveva queste direttive: nessuno può uscire, in contrasto con le direttive della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In parole povere, mentre prima si determinava l’inammissibilità di una domanda, ora si prende in considerazione la finalità rieducativa e non vessativa della detenzione, esautorando l’autorità giudiziaria e mettendo tutto nelle mani di un giudice che esaminerà il percorso riabilitativo del detenuto richiedente. Un piccolo passo verso la possibilità di veder riconosciuti i legami familiari e affettivi di diritto per tutti gli esseri umani.

News da Modena

Sembra che finalmente nel consiglio comunale di Modena si sia capito che per un carcere cosi complesso come il Sant’Anna sia necessaria la figura del Garante per i detenuti anche nel territorio modenese, quindi il partito di maggioranza presenterà a breve un ordine del giorno per poterlo istituire. Dopo un 2020 da dimenticare con una rivolta sedata nel sangue, con detenuti massacrati di botte e ben 9 morti, per 8 di loro – ricordiamo – la procura cittadina ha chiuso frettolosamente e senza vergogna il capitolo addebitando il decesso a overdose di metadone, senza curarsi dei ritardi nei soccorsi e il fatto che alcuni di loro sono stati lasciati morire dopo il trasferimento in altri istituti. Dopo un anno e mezzo è ora che il territorio modenese si doti di una figura necessaria per monitorare la situazione detentiva e le sue criticità. Speriamo bene….

News da Piacenza

A fine agosto si è aperto un processo per lesioni commesse nel carcere cittadino delle Novate di Piacenza, stavolta sotto indagine un ispettore capo della Polizia Penitenziaria, che tra l’altro si trova già a processo con un altro agente per un episodio simile, ma di un anno prima e sempre nello stesso istituto piacentino. Il Gip del tribunale, Luca Milani, ha voluto vederci chiaro e ha ordinato nuove indagini per il pestaggio subito da un detenuto tunisino il 20 luglio 2017. Nonostante la procura abbia richiesto l’archiviazione del fascicolo, il Gip ha accolto l’opposizione del legale del prigioniero che lamentava alcune contraddizioni nelle dichiarazioni rilasciate dall’agente. Il giorno prima del pestaggio ci sarebbe stata una protesta nella sezione del carcere che vide protagonista il detenuto tunisino. Successivamente sarebbe avvenuto il raid punitivo da parte di alcuni agenti dove la vittima riconobbe proprio l’ispettore capo ora sotto processo per lesioni.

News da Ferrara

Si tratta di una delle prime condanne in Italia per tortura. Gli accusati sono agenti penitenziari del carcere di Ferrara e un’infermiera; La vittima è Antonio Colopi, detenuto condannato per omicidio, oggi si trova nel carcere di Reggio Emilia. Nel dettaglio la sua testimonianza: “Mi accusavano di essere stato io ad aggredire. Così ho deciso di denunciarli”. “Mi hanno fatto spogliare e mettere in ginocchio. Poi mi hanno attaccato con le manette al letto. Mi hanno colpito con calci allo stomaco e colpi in faccia e in testa, anche con il ferro di battitura”. I fatti risalgono al settembre del 2017 quando a seguito di una perquisizione della cella inizia il calvario per il prigioniero. Per Pietro Licari, 51 anni, agente della polizia penitenziaria del carcere di Ferrara, la condanna a 3 anni per reato di tortura è già stata emessa in rito abbreviato con le aggravanti di crudeltà e violenza grave. Per lo stesso reato sono a processo ordinario altri due agenti: il sovrintendente Geremia Casullo e l’assistente capo Massimo Vertuani. Secondo la ricostruzione, mentre uno di loro faceva il palo in corridoio, gli altri due infierivano sul prigioniero. Il sovrintendente si guadagnò una testata da parte del detenuto che si difendeva dal pestaggio che in risposta subì ulteriori violenze. Anche un’infermiera del carcere ferrarese, Eva Tonini, è accusata di favoreggiamento e falso poichè, sembra per coprire gli agenti, dichiarò di aver visto il detenuto sbattere la testa contro il portone blindato della cella. Di falso e calunnia ora potrebbero essere chiamati a rispondere anche gli agenti che hanno dichiarato nel rapporto di essersi difesi da un’aggressione.
Il 1° settembre, sempre all’Arginone di Ferrara, muore suicida un 29’enne arrestato a Cento per detenzione di stupefacenti e di un’arma, una pistola semi-automatica, risultata rubata. Ora la Procura estense mette al vaglio la posizione di una decina di persone a vario livello nel carcere, che hanno avuto un ruolo nella carcerazione del ragazzo. Si vuole capire se ci siano responsabilità e mancanze in una morte che poteva essere evitata.

Dopo 8 anni e mezzo inizia la nuova stagione

Rieccoci con la nuova stagione, è dalla primavera del 2013 che radio Città Fujiko ci sopporta, un grazie agli amici della Radio per la pazienza. E’ dalla primavera del 2013 che vi diamo notizie da dentro e fuori il carcere, da 8 anni e mezzo siamo ancora qua a dirvi che un mondo senza gabbie è un mondo migliore, che ci può essere una giustizia dettata dagli uomini e non dai governi, dettata dai popoli in pace, dalla solidarietà e dalla tolleranza.

Perché quella giustizia che ci è imposta dall’avidità delle economie globali, che ci è imposta dalla repressione di polizia e tribunali, la giustizia delle frontiere, degli eserciti, degli arricchiti, del lavoro di merda sottopagato, quella del razzismo di chi non si sente razzista, quella giustizia la conosciamo già, la viviamo giorno dopo giorno, la giustizia dell’ingiustizia.

I detenuti oggi in Italia sono 53.557, di cui 17.066 gli stranieri, ovvero quasi il 32% sul totale. La percentuale del sovraffollamento rispetto la capienza consentita è del 5%. Sono circa 300 prigionieri in meno di un anno fa, quindi si può dire che un anno di pandemia non ha sortito alcun effetto sulla popolazione detenuta. Il primato spetta come sempre alla Lombardia con 7.736 ristretti, seguita dalla Campania con 6.432 e dalla Sicilia con 5.888.

L’Emilia Romagna si piazza settima con 3.224 detenuti, il 7.6% in più del consentito, il 47% è di origine straniera. Il carcere della Dozza a Bologna conta 736 ristretti, il 47% in più del consentito. Parma al secondo posto con 665 ristretti, esattamente il numero consentito. Al terzo posto Piacenza con 372 detenuti, ben sotto la capienza regolamentare.

Le percentuali della popolazione detenuta di origine straniera ci disegna una mappa dell’Italia disomogenea, con bassissime percentuali al sud mentre molto alte invece al nord, con concentrazioni in regioni di frontiera e lungo i tragitti delle migrazioni verso il centro-nord dell’Europa. Questo ci ricorda che dove c’è molta ricchezza si trova anche molta emarginazione, dove c’è più chiusura delle frontiere si vivono tensioni sociali più elevate.

Il naufragio della coscienza

 

A luglio un peschereccio con 62 migranti a bordo s’inabissa a 500 metri dall’isola di Lampedusa. 46 i naufraghi salvati dalla Guardia Costiera. Per 16 migranti non c’è stato, però, nulla da fare: 7 i corpi ripescati immediatamente, tutte donne di cui una in stato di gravidanza. Gli altri nove hanno seguito l’imbarcazione a 80 metri di profondità, 2 bambini accanto a quelle che potrebbero esser forse le loro madri, altre tre donne e l’unico corpo maschile tra i 16 morti, quello dello scafista intrappolato sul ponte di comando. I drammi tra i flutti sono sempre quelli: se non arrivano immediati i soccorsi sul luogo di un naufragio i primi a morire sono i bambini, seguiti dalle loro madri e dalle donne.
50.000 euro il prezzo per ripescarli con i mezzi della Marina Militare, ma il governo non li ha stanziati. 50.000 euro è il prezzo che devi pagare se sei un migrante che muore in mare. Molto meno costa il funerale di qualsiasi italiano. Allora si è mossa la solidarietà delle persone e delle associazioni ma non basta: la Marina Militare non può ricevere fondi da privati quindi ha le mani legate. L’opzione di recuperare i corpi resta quella di reclutare società private ma i costi salirebbero alle stelle e i 50.000 euro non sarebbero più sufficienti. Soluzione: restano in fondo al mare finché ci dimenticheremo di loro.
Ad oggi non è stato possibile ripescare quei corpi che da più di due mesi giacciono in fondo al mare, in fondo alle nostre coscienze, giacciono sotto una frontiera e sotto la politica di accoglienza europea.

Scroll To Top