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Baldacci

Diario

Una settimana fa è morto Fathi Hassan Nejl, magrebino di 38 anni.

È morto perché non aveva i documenti.
È morto perché la Legge lo ha chiamato: «clandestino».
È morto perché una organizzazione umanitaria — la Croce Rossa italiana — lo ha lasciato agonizzare senza cure.

È morto nel nuovo Centro di Permanenza Temporanea di Torino — inaugurato poche ore prima con il pestaggio di Said, colpevole di aver tentato di riprendere per sé la libertà.
È morto e forse nessuno saprà mai come, perché la polizia sta deportando chi quella notte era accanto a lui a vedere e a sentire.

È morto perché gli uomini del dottor Antonio Baldacci — direttore clinico del Centro — hanno fatto finta di non vedere il trambusto e di non sentire le urla di chi da dietro le gabbie chiedeva soccorso.

È morto perché nessuno si indigna quando Antonio Baldacci — medico e colonnello nello stesso tempo — dichiara ai giornali che delle urla dei clandestini è meglio non curarsi perché «sapete che tipo di persone sono. Non si sa neppure quale sia la loro vera identità.»

È morto perché i vicini di casa di Antonio Baldacci — crocerossino e carceriere — hanno ancora lo stomaco di salutarlo ogni mattina quando lo incrociano sul marciapiede, di stringergli la mano sorridenti oppure ancora di augurargli una buona giornata.

È morto perché sono pochi a sapere che Antonio Baldacci — cinico profittatore dell’affare umanitario — abita a Chieri, in via Riccardo Zandonai 8 e che c’è sempre tempo per bussare alla sua porta e dirgli che il mondo che lui contribuisce a costruire è un mondo terribile e ingiusto.

È morto perché nessuno sa che allo 011-9477685 è Antonio Baldacci a rispondere e che ogni ora è buona per spiegargli che il mondo che lui sta costruendo è un mondo che — con tutte le forze — non vogliamo.

(Questo testo è stato distribuito nella mattinata del due di giugno durante un rumorosissimo e numeroso presidio tenutosi di fronte al cancello della villa del colonnello Baldacci: quasi due ore di pentole sbattute, fischietti, trombe da stadio e cori. In barba agli uomini del vicequestore Petronzi - nella foto - che, arrivando sul posto dopo quasi un’ora di presidio, hanno dimostrato che la velocità e la fantasia possono fare fronte agevolmente alle intimidazioni - anche a mezzo stampa - e al controllo poliziesco).

Ascolta le dirette dall’iniziativa trasmesse da Radio Blackout.
Ore 11.45:

Ore 13.00:

Leggi gli articoli:
Torino Cronaca: Gli anarchici “assediano” il direttore del Cpt

Il Giornale del Piemonte: Gli antagonisti presidiano casa di Baldacci


La Repubblica: Gli anarchici assediano la casa del direttore del Cpt

Scarica, fotocopia e diffondi il volantino su Antonio Baldacci.

macerie @ Giugno 2, 2008

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