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Le voci che dal presidio, tenutosi sotto le mura del carcere di Cuneo, sabato 8 giugno, nell’ambito della campagna contro il 41bis, hanno dato animo ai detenuti non sono state ascoltate solo dalle orecchie attente dei reclusi ma anche da quelle mai distratte dello Stato.

Spostando delle lose da un muretto che costeggia il sentierino, nel punto più vicino alle sezioni in 41bis, in cui abitualmente i presidianti sistemano l’impianto, un compagno attento ha notato uno strano pacchetto avvolto in un sacco di plastica nero. Al suo interno è stato trovato un dispositivo di registrazione per immagini e suoni (formato da un monitor e uno slot per schede SD), una powerbank, un microfono e una telecamera nascosta dietro a una pietra a cui era stato praticato un foro.

Il dispositivo in questione non aveva possibilità di inviare i dati ma li salvava nella scheda SD. Gli agenti contavano di recuperare il tutto a fine presidio e visionare con calma negli uffici della questura le immagini registrate. Sbirciando tra le ore di video già salvate si è scoperto che la memoria era stata “attivata” il 3 Giugno e che la telecamera era stata istallata il pomeriggio del 7, il giorno prima del presidio.

Con buona pace di giudici e detective la rabbia contro questi luoghi di detenzione non è placata, come testimonia la battitura che ha preso il via nelle celle durante il presidio, come dimostra la rabbia del ragazzo che il giorno dopo ha incendiato la sua cella e aggredito alcuni agenti e come palesano le rivolte avvenute in giro per le carceri d’Italia in questi ultimi mesi.

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macerie @ Giugno 12, 2019

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