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Ecco due appuntamenti per venerdì 14 giugno per continuare a sostenere chi sta lottando dentro le quattro mura del carcere.

Silvia sarà di nuovo presente, proiettata su uno schermo, durante un’udienza al Tribunale di Torino. L’ultima volta che l’abbiamo “vista”, il 29 maggio, dopo aver annunciato l’inizio dello sciopero della fame ha salutato le persone accorse in aula. Questo saluto ha permesso alla polizia penitenziaria di muovere contro di lei un rapporto disciplinare. Secondo le guardie, Silvia non avrebbe rispettato la disciplina comportamentale richiesta in udienza, salutando i compagni e gli amici li avrebbe incitati a far chiasso. Quindi, è ancora più opportuno andarla a salutare e sostenere in aula, nonostante la distanza imposta dalla videoconferenza.

L’appuntamento è per venerdì 14 Giugno, alle ore 9, in aula 7 del Palagiustizia di Torino.

Durante il pomeriggio invece in via Milano nel concept store FreedHome, uno spazio del Comune lasciato in concessione al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, aperto tramite il finanziamento dell’Intesa San Paolo, in cui vengono venduti prodotti fatti in carcere, tramite il lavoro sfruttato dei detenuti, si terrà “l’esperienza di realtà virtuale offerta da VR Free”. Gli avventori potranno immergersi nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino tramite il film girato con la tecnologia 360°. Le carceri che sono tutti i giorni la discarica del sistema umano diventano un mondo da scoprire, una frontiera distopica e voyeuristica. Gli organizzatori promettono che indossati i visori “quello che ti attende è un vero e proprio percorso alla scoperta di un mondo, quello della detenzione, in cui si mischiano necessità della pena e volontà di riscatto“.

La sofferenza di chi è detenuto e di chi patisce l’ingiustizia sociale continuerà a esistere finché ci saranno luoghi di reclusione, i progetti in cui qualcuno da fuori ficca il naso dentro le mura non sono che una presa in giro e uno strumento di legittimazione aggiuntiva ai luoghi in cui la violenza dello Stato è schietta e fisica. Lavoro e progetti all’interno delle mura, inoltre, non sono che altre forme di controllo, modi per tener a bada corpi ed energie rinchiusi.
L’invito, mentre questa “esperienza” verrà presentata, è di stare in strada per far riverberare le voci che raccontano cos’è la reclusione, come si vive sotto il 41bis attraverso la lettura di missive che arrivano da dentro. Non per commuoverci o accrescere conoscenza, ma per convincerci ancora di più nel prendere posizione ed essere ai ferri corti con ciò che ci viene imposto e propinato.

Lo spettacolo “Le Cayenne italiane. Pianosa e Asinara: il regime di tortura del 41 bis” sarà venerdì 14 giugno, alle 17, in via Garibaldi 25, davanti alla chiesa dei Santi Martiri.
Qui la locandina da far girare.

macerie @ Giugno 11, 2019

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