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Che la situazione sia sfuggita di mano alla Questura e al Comune torinese era già evidente da giorni, dalle lamentele che prima il questore, poi il vicesindaco e quindi l’Appendino hanno rilasciato ai giornali dopo il corteo di sabato. Sorpresi dell’enorme solidarietà arrivata dopo lo sgombero dell’Asilo e gli arresti, hanno espresso in coro la loro stizza, con patetici e affannati appelli a chi era sceso in piazza ad isolare i violenti. La riprova della confusione che alberga in via Grattoni e Palazzo di Città è poi arrivata questa mattina, quando decine di agenti in borghese e altrettanti celerini hanno dapprima bloccato il tram 4 all’inizio di via Milano in mezzo al mercato di Porta Palazzo, per poi far scendere in fretta e furia tutti i passeggeri. Obiettivo dell’operazione identificare una decina di compagni che, armati di uno striscione e una cassa preamplificata, stavano raggiungendo via Garibaldi e il presidio per contestare la sindaca sottoscorta. Svuotato il tram, difatti, celerini e borghesi hanno fatto irruzione sul 4 elargendo spintoni e scudate ai compagni, sotto gli occhi sbigottiti di ambulanti e frequentatori del  mercato.

Il presidio è quindi cominciato davanti a un folto uditorio, mentre camionette e cordoni di celere chiudevano la strada che porta al Comune. Via Milano non è stata certo l’unica strada chiusa dalla Questura in centro città, decine di blindati hanno creato una vasta zona rossa attorno a Palazzo di Città il cui confine si è esteso fino a piazza Statuto. E pensare che in fondo si trattava solo di un presidio di contestazione alla sindaca.

Nel frattempo naturalmente continuavano a rimanere in piedi i check-point in Aurora nelle vie adiacenti all’Asilo e il presidio si è quindi trasformato in un corteo che si è diretto verso questo quartiere, militarizzato ormai da un settimana. Una militarizzazione che sta esasperando gli animi di molti abitanti della zona costretti, ogni qual volta rientrano in casa dopo aver fatto la spesa, accompagnato i bambini a scuola o portato il cane a pisciare, a passare in mezzo alla celere e fornire i propri documenti. Chi poi non ha la residenza o non è disposto a sottoporsi a questo stillicidio di controlli è costretto ad arrangiarsi come può magari chiedendo ospitalità a amici o familiari, come hanno avuto modo di raccontarci alcuni abitanti di via Alessandria.

Non c’è male, insomma, se pensiamo alle dichiarazioni dell’Appendino subito dopo lo sgombero fatto, a suo dire per riportare finalmente la normalità in quartiere.

Ma in fondo ognuno ha la sua idea di normalità… ed è proprio contro l’idea di normalità che questo governo sta cercando di imporre, a colpi di manganello e leggi liberticide contro immigrati e contro chiunque alzi la testa, che tanti stanno scendendo in strada in questi giorni, carichi di rabbia e determinazione. In ballo non c’è più solo lo sgombero di un occupazione storica di Torino o l’arresto di sei compagni per associazione sovversiva.

macerie @ Febbraio 13, 2019

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